da
Delitto e castigo
di Fedor M. Dostoevskij
Incipit
In una giornata straordinariamente calda del principio di luglio, verso sera, un giovane, uscito dalla stanzetta che aveva in subaffitto
nel vicolo di S. scese in strada e lentamente, con l'aspetto di una persona indecisa, s'avviò verso il ponte di K.
Per la scala riuscì ad evitare l'incontro con la sua padrona di casa. La stanzetta del giovane era situata proprio sotto il tetto di un
alto casamento a cinque piani e rassomigliava piuttosto a un armadio che a un'abitazione. La padrona di casa, che gli dava in fitto quel
bugigattolo, includendo nel prezzo desinare e servizio, dimorava una tesa di scala più in basso, in un quartierino separato; quindi, per
scendere in strada, egli non poteva fare a meno di passare davanti alla cucina della donna, la cui porta era quasi sempre spalancata
sulla scala. Ogni volta che passava provava una sensazione di paura morbosa della quale si vergognava e che gli faceva aggrottare le
ciglia: aveva un grosso debito verso la padrona di casa e perciò temeva d'incontrarla.
Era l'ultimo ricevimento da Lady Windermere prima i Pasqua e Bentinck House appariva anche + affollata che di consueto. C'erano sei
ministri pieni di decorazioni reduci da una udienza dal presidente della Camera dei Comuni;tutte le belle signore presenti indossavano i
loro abiti + eleganti;in fondo al salore dei ritratti stava la principessa Sofia di Carlsruhe, una dama pesante dall'aspetto tartaro, con
minuscoli occhi neri, e enormi smeraldi, parlava un cattivo francese a voce altissima e rideva a squarciagola di qualsiasi cosa le si
dicesse.
<-- 'frasi dai libri'
<-- 'Fedor M. Dostoevskij'