A LEONE WERTH:
Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa perdsona grande è il miglior
amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza:
questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano,
dedicherò questo libro al bambino che questa persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne
ricordano). Perciò correggo la mia dedica: A LEONE WERTH quando era un bambino.
Incipit
Io credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici.
"Quello che è importante, non lo si vede..."
"Certo..."
"E' come per il fiore. Se tu vuoi bene a un fiore che sta in una stella, è dolce, la notte, guardare il cielo. Tutte le stelle sono
fiorite".
"Certo..."
"E' come l'acqua. Quella che tu mi hai dato da bere era come una musica, c'era la carrucola e c'era la corda... ti ricordi... era
buona".
"Certo..."
"Guarderai le stelle, la notte. E' troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. E' meglio così. La mia
stella sarà per te una delle stelle. Allora, saranno tue amiche. E poi ti voglio fare un regalo..."
Rise ancora.
"Ah! ometto, ometto mio, mi piace sentire questo riso!"
"E sarà proprio questo il mio regalo... sarà come per l'acqua..."
"Che cosa vuoi dire?"
"Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non
sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Per il mio uomo d'affari erano dell'oro. Ma tutte
queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha..."
"Che cosa vuoi dire?"
"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero.
Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"
E rise ancora.
"E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di
ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il
cielo. Allora tu dirai: 'Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!' e ti crederanno pazzo.
"T'avrò fatto un brutto scherzo..."
E rise ancora.
"Sarà come se t'avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere..."
E rise ancora.