Incipit
Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo
fascino.
La sollevò e cominciò a salire le scale. La testa di lei posava sul suo petto e Rossella udiva il martellare del suo cuore. Si sentiva
soffocare; provò a gridare, sgomenta. Egli continuò a salire nelle tenebre. Era un estraneo, un pazzo; e nell'oscurità che l'atterriva
era più buia della morte. Lui stesso era come la morte; e la trasportava su braccia nodose che le facevano male. Egli si fermò sul
pianerottolo e voltandole improvvisamente il capo la baciò con una violenza che distrusse in lei ogni altra sensazione, eccetto il buio
in cui si sentiva sprofondare e quelle labbra sulle sue. L'uomo tremava, come se fosse scosso da un vento di tempesta; e le sue labbra,
scendendo dalla bocca di lei, trovarono la carne morbida che lo scialle, cadendo, aveva lasciato scoperta. Mormorava parole che ella non
udiva; le sue labbra suscitavano in lei sensazioni mai provate. Ella era immedesimata nella tenebra; ed egli pure era tenebra; nulla era
mai esistito prima di quel momento se non l'oscurità e quelle labbra di fuoco. Cercò di parlare, ma egli le chiuse ancora la bocca con la
sua. E ad un tratto ella provò un brivido che non aveva mai conosciuto: gioia, terrore follia, eccitazione, abbandono a braccia che erano
troppo forti, labbra troppo cocenti, fato troppo rapido. Per la prima volta in vita sua aveva trovato qualcuno più forte di lei, qualcuno
che non poteva tiranneggiare, né spezzare, qualcuno che la tiranneggiava e la spezzava. E le morbide braccia di le si strinsero al collo
maschile e le sue labbra tremarono sotto quelle di lui mentre essi salivano ancora nell'oscurità dolce e vorticosa che li avvolgeva
completamente.