Inizia la poesia di Natale
(e poi continua)

La poesia di Natale
non può essere una poesia triste.
Perciò faremo una poesia allegra!

La poesia di Natale, però,
non può essere una poesia sguaiata.
Perciò faremo una poesia composta!

La poesia di Natale, però,
non può essere una poesia melensa.
Perciò faremo una poesia festosa!

La poesia di Natale, però,
non può essere una poesia bizzarra.
Perciò faremo una poesia commovente!

D’accordo? Sì? Bene.
Ora abbiamo deciso come sarà la nostra poesia di Natale:
sarà allegra, composta, festosa e commovente.
Vi pare che vada bene così?

Se a qualcuno non va bene, pazienza.
Noi speriamo che venga apprezzato il nostro sforzo
per fare una poesia di Natale fatta come si deve.

Ma, volendo essere più precisi,
come dev’essere esattamente una poesia di Natale?

Dovrà essere interpersonale?
Dovrà essere circoscrizionale?
Dovrà essere socioculturale?
Dovrà essere motivazionale?
Dovrà essere bidimensionale?
Dovrà essere anticongiunturale?
Dovrà essere interprovinciale?
Dovrà essere chippendale?
Dovrà essere preterintenzionale?
Dovrà essere comportamentale?
Dovrà essere precongressuale?
Dovrà essere extracontrattuale?
Dovrà essere vicecomitale?
Dovrà essere trascendentale?
Dovrà essere mandamentale?
Dovrà essere risorgimentale?
Dovrà essere postrinascimentale?
Dovrà essere intercompartimentale?

No, mi dispiace, la poesia di Natale non può essere
niente di tutto questo.

Voltiamo pagina.

Da quando esiste il Natale
sono state scritte moltissime poesie di Natale.
Tutti noi ne conosciamo qualcuna.

Le poesie di Natale si fanno recitare ai bambini
come se fossero cose da bambini.
Invece le poesie di Natale si fanno recitare ai bambini
perché i bambini sono più vicini al Natale.

I bambini non sanno niente della loro nascita,
eppure la loro nascita è vicina a loro.
Dentro il loro corpo, la loro nascita
è ancora presente.

Ora, mettiamoci una mano sulla fronte,
e l’altra mano sulla pancia.

Proviamo a pensare che la nostra nascita è presente.
È qui, è dentro il nostro corpo.
Non è ancora completata e sta avvenendo proprio in questo momento.

È una bella cosa, la nascita.
Tutti noi siamo molto felici di essere nati,
anche se da quando abbiamo cominciato a nascere
ci sono successe cose belle e cose brutte.

Tutti noi siamo molto felici di continuare a nascere
e continueremo a nascere in continuazione
perché noi vogliamo che la nostra vita non stia mai ferma
così come i bambini non stanno mai fermi.

Perché noi, siamo bambini.
I bambini sono i nostri amici più piccoli.
Noi siamo i loro amici più grandi.
Noi e loro, siamo tutti bambini.

Ora però, voltiamo pagina.

Noi vogliamo che la poesia di Natale
ci ricordi qualcuno a cui vogliamo bene.
Noi vogliamo che la poesia di Natale
ci lasci nel cuore un sentimento da conservare.

Quindi, ora, chiuderemo gli occhi.

Tenendo gli occhi chiusi, concentriamo i nostri pensieri
sui nostri amici più piccoli.
Pensiamo che ciascuno di loro, tra qualche anno,
sarà grande e grosso.
Pensiamo che tra qualche anno questi amici più piccoli
diventeranno donne, uomini, persone adulte.
Il nostro pensiero, ora, è per loro.

Continuiamo a tenere chiusi gli occhi.

Il nostro desiderio è che questi nostri amici più piccoli
crescano in fede, felicità e pace.
Poiché noi lo desideriamo, questi nostri amici più piccoli
cresceranno veramente in fede, felicità e pace.
Questo è il nostro desiderio, questo è il desiderio di tutti.
E il nostro desiderio si avvererà.

Ora riapriamo gli occhi.

È strano tenere gli occhi chiusi, non è vero?
Eppure, a volte è piacevole farlo.

Ora però, voltiamo pagina.

La poesia di Natale continua per molte pagine,
perché a Natale ci sono molte cose da dire.
Naturalmente non pretendiamo di dirle tutte
e nemmeno le più importanti.
Diremo quelle che ci farà più piacere dire.

In questi giorni, abbiamo molti pensieri.
Molti pensieri sono buoni, altri sono meno buoni.
Forse abbiamo addirittura dei pensieri cattivi.
È un problema, quando abbiamo dei pensieri cattivi.

Eppure, non è così importante, se abbiamo dei pensieri cattivi.
L’importante è che le nostre azioni siano buone.
Ai pensieri non si comanda, lo dobbiamo dire.

Ci sono pensieri oscuri.
Ci sono pensieri che ci fanno paura.
Ci sono pensieri dei quali ci vergogniamo.
Ci sono pensieri che preferiremmo non fare.
Ci sono pensieri stupidi.
Ci sono pensieri che dipendono dalle situazioni.
Ci sono pensieri dai quali non riusciamo a liberarci.
Ci sono pensieri che ci invadono il corpo.
Ci sono pensieri che non ci lasciano stare.

Ora, tutti questi sono solo pensieri.
I pensieri sono pensieri e non sono cose vere.
Le cose vere sono quelle che facciamo veramente.
Le cose vere sono quelle che succedono davvero.

E oggi, una cosa è successa davvero.
Non esattamente oggi, ma nel giorno che oggi celebriamo.
Ci è stato dato un salvatore.
Noi, saremo salvati.

Qualunque cosa facciamo.
Qualunque pensiero concepiamo.
Qualunque desiderio abbiamo.
Qualunque sbaglio commettiamo.
Qualunque mancanza ci sfugga.
Qualunque distrazione ci svii.
Qualunque errore ci malconsigli.
Qualunque paura ci spaventi.

Qualunque cosa accada, noi saremo salvati.
Basta che lo vogliamo.
E l’unica cosa vera
è che veramente basta
che lo vogliamo.

Ora, voltiamo pagina.

La fiducia nella nostra salvezza è una cosa che ci conforta.

Non abbiamo però la certezza della vita,
non abbiamo la certezza della salute,
non abbiamo la certezza del lavoro,
non abbiamo la certezza della casa,
non abbiamo la certezza dell’integrità,
non abbiamo la certezza del rispetto,
non abbiamo la certezza del diritto,
non abbiamo la certezza della giustizia,
non abbiamo la certezza della giusta mercede,
non abbiamo la certezza del buongoverno,
non abbiamo la certezza dell’onestà.

Certo, la vita la salute il lavoro la casa l’integrità il rispetto il diritto la giustizia la giusta mercede il buongoverno l’onestà: tutto questo ci è dovuto. Ma non è detto che ci sarà dato.

Perciò, ora chiudiamo gli occhi.

Continuando a tenere gli occhi chiusi, ripetiamo mentalmente:

Accetterò l’onestà e la mancanza dell’onestà.
Accetterò il buongoverno e la mancanza di buongoverno.
Accetterò la giusta mercede e la mancanza della giusta mercede.
Accetterò la giustizia e la mancanza della giustizia.
Accetterò il diritto e la mancanza del diritto.
Accetterò il rispetto e la mancanza del rispetto.
Accetterò l’integrità e la mancanza dell’integrità.
Accetterò la casa e la mancanza della casa.
Accetterò il lavoro e la mancanza del lavoro.
Accetterò la salute e la mancanza della salute.
Accetterò la vita e la mancanza della vita.

Apriamo gli occhi.

Sono cose dure, queste, e non sono facili da dire.
Io mi sono preso l’incarico di dirle, e spero di non aver sbagliato.
Se avessi sbagliato, vi prego di perdonarmi.

Ora io dico: non permetterò
che la presenza o la mancanza di ciò che mi è dovuto
determini la mia felicità.
Non sarò un uomo che cammina sulle sabbie mobili.

Ora, voltiamo pagina.

Ci resta ancora un’altra cosa da dire.
Se ne potrebbero dire tante, ma tra tante
a me è sembrato importante dire questa.

Ora, ognuno di noi tocchi il corpo del suo vicino.

Ora, ognuno di noi guardi negli occhi i suoi vicini.

Ora, ognuno di noi si scambi di posto con un suo vicino.


La cosa che volevo dire è questa:
spero che ci ritroveremo, tra un anno, qui o altrove
e che potremo toccarci, potremo guardarci negli occhi,
potremo scambiarci di posto.

Se sarà così, ne saremo felici.
Se non sarà così, saremo felici ugualmente.

Se qualcuno di noi sarà lontano, sarà con noi ugualmente.
Se qualcuno di noi non ci sarà più, sarà con noi ugualmente.

Nel giorno di Natale, le distanze sono cose che non esistono.
E a dire il vero, anche negli altri giorni.

Ora, voltiamo pagina.

Non vorrei che questa poesia di Natale sembrasse una poesia triste.
A guardarla bene, è una poesia molto allegra.

Questa poesia è allegra perché ha molta fiducia nel futuro.
Non in un futuro che sarà così o cosà, come noi lo desideriamo.
I nostri desideri, lo sappiamo bene, spesse volte ci ingannano.
E anche i nostri timori, spesse volte ci ingannano.

Quante volte i nostri desideri si sono rivelati falsi?
Quante volte i nostri timori si sono rivelati inutili?
Quante volte i nostri desideri si sono rivelati egoisti?
Quante volte i nostri timori si sono rivelati insensati?
Quante volte desideri e timori ci hanno tormentati
senza che ci fosse una ragione vera?

Così diciamo: noi abbiamo molta fiducia nel futuro.
Semplicemente, in un futuro che accadrà,
che non avremo scelto noi,
che ci sarà dato e che noi accetteremo.

Il nostro futuro è iniziato oggi.
Non siamo più soli, siamo in compagnia
di un bambino sorprendente.

Questo bambino non farà mai quello che vogliamo,
farà sempre quello che vuole lui.
Perché lui, è tutta la volontà che c’è.

Forse non sono queste le parole più adatte.
Scusate, queste sono le parole che ho trovate.
Il mio mestiere è cercare le parole più adatte,
a volte le trovo e a volte no.

Se le trovo le ringrazio.
Se non le trovo, ringrazio ugualmente.
Perché lui, è tutta la grazia che c’è.

Forse non sono questi i pensieri più giusti.
Scusate, questi sono i pensieri che ho fatti.
Mi sono preso l’incarico di fare dei pensieri,
posso averli fatti bene oppure no.

Se li ho pensati bene, sono nel giusto.
Se non li ho pensati bene, mi affido alla sua giustizia.
Perché lui, è tutta la giustizia che c’è.

Perché, da quando sono al mondo
e vivo e respiro e percepisco e penso e voglio e decido e amo
so che c’è una persona che è
tutta la vita, tutto il respiro, tutta la percezione,
tutto il pensiero, tutta la volontà, tutta la giustizia,
tutto l’amore che c’è.

Questa persona, da oggi c’è.

Ora però, per l’ultima volta voltiamo pagina.

So che le cose che ho dette sono cose banali.
So che queste cose le sappiamo tutti.
Volevo soltanto dirle ad alta voce
qui, davanti a voi e con voi,
per il nostro conforto e per il nostro ricordo.

Ora, ho finito.
La nostra festa può continuare.
La nostra festa sarà ininterrotta.
Perché l’interruzione che ci attende,
quando avverrà,
non sarà un’interruzione.
Lo sappiamo da sempre.

Questo è tutto. Grazie. State bene.

dicembre 1999

(Giulio Mozzi)


<-- 'poesie'

<-- 'Giulio Mozzi'