Incipit
(novembre 2003 e novembre 2004)



novembre 2003

Era il principio basilare di Pluthero Quexos, il più celebre drammaturgo del Secondo Dominio, che in ogni racconto, non importa quanto ambizioso il fine o profondo l'argomento, ci fosse spazio unicamente per tre attori principali. Tra re in guerra, un paciere; tra spose adoranti, un seduttore, o un bambino. Tra gemelli, lo spirito del grambo. Tra amanti, la morte. Altri attori potevano attraversare il dramma in gran numero, persino a migliaia, ma potevano essere solo spettri, comparse o, in rare occasioni, riflessi dei tre esseri reali e vigorosamente caratterizzati che stavano al centro dell'azione. E neppure questo trio essenziale sarebbe rimasto intatto, o almeno così egli insegnava. Si sarebbe ridotto costantemente nel corso della storia: i tre sarebbero diventati due, i due uno, finchè la scena fosse rimasta deserta. [...]
Era una filosofia dura, ma egli affermava che fosse immutabile e universale, valida tanto nel Quinto Dominio, chiamato Terra, quanto nel Secondo. E, cosa più importante, certa nella vita come nell'arte.
Imagica di Clive Barker

PREFAZIONE
Per coloro che si appoggiano sull'infinito sostenitore, l'oggi è fecondo di benedizioni. Il pastore vigilante vede i primi deboli raggi del mattino, prima ancora che appaia il pieno splendore di un nuovo giorno. Così brillò la pallida stella ai pastori-profeti e, attraverso la notte, giunse là dove, cullato nell'oscurità, giaceva il bambino di Betlemme, l'araldo umano del Cristo, Verità, che avrebbe resa chiara alla comprensione ottenebrata la via della salvezza per mezzo di Cristo Gesù, affinchè dopo una notte di errore sorgessero i primi raggi del mattino e risplendesse la stella guida dell'essere. I Magi furono guidati a vedere e seguire questa stella mattutina della Scienza divina, che illumina la via verso l'armonia.
L'ora dei pensatori è giunta. La Verità, indipendente da dottrine e sistemi onorati nel tempo, picchia al portale dell'umanità. Il compiacimento nel passato e il freddo convenzionalismo del materialismo stanno crollando. L'ignoranza su Dio non è più la pietra di passaggio verso la fede. L'unica garanzia di obbedienza sta nel comprendere correttamente Colui che, conosciuto giustamente, è Vita eterna. Benchè gli imperi cadano "l'Eterno regnerà in perpetuo".
Un libro introduce nuovi pensieri, ma non può farli comprendere rapidamente. E' compito del pioniere vigoroso abbattere l'alta quercia e tagliare il granito grezzo. Le età future dovranno proclamare ciò che il pioniere ha compiuto.
Scienza e Salute, con chiave delle Scritture di Mary Baker Eddy

Barrabàs arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia.
La casa degli Spiriti di Isabel Allende

PROLOGO: IL DIAMANTE. Estratto da un documento di famiglia. Se oggi prendo in mano la penna per raccontare eventi passati che avrei preferito lasciare nell'oblio più profondo, se la mente è costretta a riportare alla luce un ricordo che avrebbe preferito tener celato per sempre, è solo perchè voglio chiarire quale fu la ragione dei dissapori che alienarono il mio affetto nei confronti di mio cugino John Herncastle il giorno in cui le truppe inglesi entrarono in Seringapatam.
La causa di tutto fu un diamante conosciuto col nome di Pietra di luna, un enorme diamante che un tempo brillò sulla fronte del dio indiano Visnù. Il gioiello di inestimabile valore, cui la superstizione attribuì subito influssi particolari, forse per la strana caratteristica di variare il suo splendore con il mutar delle fasi lunari, fu ben presto legato ad avventure tragiche che valsero a conferirgli l'attributo di -maledetto- dal quale non andò mai disgiunto. Si racconta che...
La pietra di luna di William W. Collins

Tra poco sarà finita, e poi potrò tornare a Tara.
Rossella, di Alexandra Ripley

Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino.
Via col vento di Margaret Mitchell

Io credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici.
Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry

A LEONE WERTH:
Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa perdsona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: A LEONE WERTH quando era un bambino.
Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry

I bambini vennero presto per assistere all’impiccagione.
I Pilastri della Terra di Ken Follett

Quando avevo quindici anni la trovata di Odisseo di dire a Polifemo che si chiamava Nessuno mi entusiasmò a al punto che finii col chiedere a mio padre di cambiarmi nome: volevo anch’io esser chiamato Nessuno. Lui, però, poco amante dei classici, mi rispose alquanto bruscamente: « Pensa piuttosto a diventare Qualcuno a non mi scocciare! »
Nessuno di Luciano De Crescenzo

Guardo una foto di quando avevo sedici anni e ne guardo una d’oggi. Dio, come sono cambiato! Poi mi chiedo: ma quando è successo? Di notte? Mentre dormivo? E come mai il mattino dopo non me ne sono accorto?
Panta rei (tutto scorre), Luciano De Crescenzo

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Kitchen di Banana Yoshimoto

La primavera era all'inizio. Viaggiavamo già da due lunghe giornate. Nella vettura si avvicendavano persone dirette a mete diverse, ma tre provenivano, come me, fin dalla stazione di partenza del convoglio: una signora d'una certa età e non troppo avvenente, fumatrice, dai lineamenti stanchi, che portava in capo un berretto e indossava un pastrano di taglio quasi maschile; un suo conoscente, uomo ciarliero sulla quarantina, con tutte le sue valige nuove e ben curate; e quindi un po' in disparte, un signore non molto alto nè anziano, dai movimenti impetuosi, capelli ricci precocemente incanutiti, e gli occhi stranamente lucidi e sempre in rapido moto da un oggetto all'altro.
La sonata a Kreutzer di Leone Tolstoi


Hari Seldon... nato nell'anno 11.988 dell'Era Galattica, morto nel 12.069. Nel calendario ora in uso dell'Era della Fondazione, queste date corrispondono agli anni meno 79 e 1 E.F. Nato da genitori della media borghesia di Helicon, nella regione di Arturo (dove suo padre, secondo una leggenda, era coltivatore di tabacco nelle piantagioni idroponiche del pianeta), Seldon tivelò fin dalla prima giovinezza, una spiccata attitudine alle scienze matematiche. Gli aneddoti riguardanti questa sua qualità sono innumwerevoli e anche contradditori. Si dice che all'età di due anni...
... La psicostoria fu senza dubbio la scienza alla quale egli diede il maggior contributo. Seldon trovò un settore che era poco più di una raccolta di vaghi assiomi, e lo lasciò come un'approfondita scienza statistica...
...Il documento più importante che possediamo sulla sua vita è la biografia scritta da Gaal Dornick il quale, in gioventù, aveva conosciuto il grande matematico due anni prima che questi morisse. La storia del loro incontro...
ENCICLOPEDIA GALATTICA

Nota a piè pagina:
Tutte le citazioni qui riportate sono riprese - per gentile concessione dell'editore - dall'Enciclopedia Galattica, 116a edizione, pubblicata nel 1020 E.F. dalle Edizioni Enciclopesia Galattica, Terminus.

La Prima Fondazione di Isaac Asimov


Sul finire dell'estate di quell'anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c'erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l'acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell'anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca, se non per le foglie.
Addio alle armi di Ernest Hemingway

Rae, cara! Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne val la pena.
Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
Non vedo l’ora di essere da te!
Nessun luogo è lontano di Richard Bach

Petronio si destò soltanto verso mezzogiorno, stanchissimo, come al solito. La sera prima aveva partecipato, da Nerone, a un banchetto, che si era protratto fino a notte alta. Da qualche tempo la sua salute declinava. Egli stesso confessava di svegliarsi al mattino con le membra intorpidite e il pensiero greve. Ma il bagno del mattino e accurati massaggi praticati da schiavi esperti accelleravano via via la lenta circolazione del sangue, lo rianimavano, gli ridavano le forze, così che all'unctorium, ultimo reparto del bagno, usciva ancora come rinato, gli occhi scintillanti di spirito e di allegria, ringiovanito, vivace, elegante, l'incomparabile arbiter elagantiarum che neppure Ottone riusciva ad eguagliare.
Quo Vadis? di Henryk Sienkiewicz


E' l'ora in cui Rann, il Nibbio, riconduce la notte
Che Mang, il Pipistrello, ha liberato...
Le mandre son chiuse nelle stalle e nelle capanne
Perché noi liberi erriamo fino all'alba.
Questa è l'ora dell'orgoglio e della forza,
Zampa, zanna e artiglio.
Oh, udite, udite! Buona caccia a tutti coloro
Che rispettano la Legge della Giungla!
(canto notturno nella Giungla)

Eran le sette di sera, d'una serata caldissima fra le colline di Seeonee, quando Babbo Lupo si svegliò dal suo riposo diurno.

Il Libro della Giungla di Rudyard Kipling


Copenaghen 1629
Tigli e lillà
Si accende una lampada.
La fiamma zuurrina del lume crepita, per poi ingiallire e placarsi nel globo ornato. Fino a questo momento il giovane è rimasto stordito dall'intensa oscurità nella quale è sèrofondato di colpo al suo arrivo, a sera inoltrata, nel palazzo di rosenborg. Stanco del lungo viaggio per mare, gli occhi brucianti, il passo nalfermo,si domanda quale sia lòa natura di tale oscurità. Perchè non gli sembra un mero fenomeno esterno, una temporanea essenza di luce: è piuttostocome se emanasse da lui stesso, quasi avesse varcato infine la soglia della propria disperazione.
L'angelo della musica di Rose Tremain

C’è un freddo straordinario, 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica, e nella lingua che non è più mia la neve è qanik, grossi cristalli quasi senza peso che cadono in grande quantità e coprono la terra con uno strato di bianco gelo polverizzato.
Il senso di Smilla per la neve, Peter Hǿeg,

Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse.
Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Ci fu una volta, soltanto una volta, in cui si trovarono tutti insieme. Si incontrarono molti anni fa, quando erano giovani, prima che tutto questo accadesse; ma l'ombra di quell'incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni. Accadde la prima domenica di novembre del 1947, per essere precisi; ciascuno di loro incontrò tutti gli altri anzi, per pochi minuti si trovarono tutti in una stanza.
Triplo di Kenn Follett

Quando mi trasferii nell'High Glen House mi dedicai subito con passione al giardinaggio, e fu così che trovai il collare di ferro. [...]
Era molto rozzo, probabilmente era stato fatto da un fabbro di paese [...] Il cerchio era spezzato, ed era stato piegato. Cominciai a pensare che fosse il collare imposto a un prigioniero. [...] Lo portai a casa e cominciai a pulirlo. [...] Mentre lo lucidavo con uno straccio, diventò visibile un'iscrizione.
Era incisa a caratteri antiquati e svolazzanti, e impiegai un pò di tempo a decifrarla. Ma ecco cosa diceva:
Quest'uomo è proprietà di Sir George Jamisson di Fife.
A.D. 1767

Adesso è qui, sulla mia scrivania, accanto al computer. Lo uso come fermacarte. Spesso lo prendo e lo giro tra le manie rileggo l'iscrizione. Se il collare di ferro potesse parlare, mi chiedo, quale storia racconterebbe?
Un luogo chiamato libertà di Kenn Follett

Alta sulla città, in cima a una colonna, s’ergeva la statua del Principe Felice. Era interamente ricoperta di foglioline d’oro puro, per occhi aveva due grandi zaffiri e sull’elsa della spada fiammeggiava un grosso rubino.
Il Principe Felice di Oscar Wilde

Il 24 febbraio 1815, la sentinella della Madonna della Guardia avvistò il tre alberi 'Faraone' proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.
Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas

L'inverno era inoltrato, una densa nebbia giallognola penetrava le strade di Londra, illuminate, nella notte, da una pallida luce, così come lo erano le vetrine dei negozi. Una carrozza avanzava lungo la via principale: al suo interno, su morbidi cuscini, vi era una bimba, appoggiata al suo papà. I suoi occhi erano strani, pensosi mentre guardava fuori dal finestrino, la gente passare.
La piccola Principessa di Frances H. Burnett

In un chiaro mattino di dicembre di tanti anni fa, due ragazzi vestiti poveramente se ne stavano inginocchiati sulla banchina di un canale ghiacciato, in Olanda.
I Pattini d'argento di M. Mapes Dodge

- Natale non sembrerà Natale, senza regali- brontolò Jo, sdraiata sul tappeto.
Piccole donne di Louisa May Alcott

Molti, molti secoli fa un guerriero francese, il duca Guglielmo di Normandia, sbarcò in Gran Bretagna e, sconfitti gli inglesi nel corso di una battaglia che rimase memorabile, si proclamò re d'Inghilterra.
Robin Hood di Dumas Alexandre

Scriverò una storia che mi fu raccontata da uno che la udì raccontare da suo padre che l'aveva sentita da suo padre, il quale, a sua volta, l'aveva ascoltata da suo padre, e così via, andando indietro per più di trecento anni. I padri l'avevano trasmessa ai figli, e in questo modo è giunta fino a noi. Può essere una storia vera, potrebbe essere solo una leggenda, una tradizione. Può essere accaduta come può non essere accaduta: ma potrebbe essere veramente accaduta.
Il principe e il povero di Mark Twain

Sollecitato dal conte Trelawney, dal dottor Livesey e dal resto della brigata di scrivere la storia della nostra avventura all'Isola del Tesoro, con tutti i suoi particolari, nessuno escluso, salvo la posizione dell'isola, e ciò perchè una parte del tesoro vi è ancora sepolta, io prendo la penna nell'anno di grazia 17...
L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

1801. Sono appena rientrato dopo aver fatto visita al mio padrone di casa: l’unico vicino, un uomo solitario, che mi potrebbe infastidire.
Cime tempestose di Emily Brontë

Le famiglie felici si assomigliano sempre l’una con l’altra: ogni famiglia infelice lo è in modo particolare.
Anna Karenina di Lev Nikolaevič Tolstoj

« Nella mia fine è il mio principio... » È una frase che ho sentito citare spesso. Suona bene, ma che cosa significa in realtà?
Esiste forse un solo particolare su cui puntare il dito e dire: cominciò quel giorno, in quel tal posto e a quella tal ora, con quell’avvenimento?
Nella mia fine è il mio principio di Agatha Christie

Otairauqitna ilodnairoc odarroc olrac eralotit
Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma naturalmente così la si vedeva solo guardando attraverso il vetro dall’interno del locale in penombra.
La Storia Infinita di Michael Ende

TOBRUK
L'ultimo cammello crollò a mezzogiorno. Era il maschio chiaro di cinque anni che aveva acquistato a Gialo. Dei tre, il più giovane e robusto, e il meno bizzoso. Lo amava quanto un uomo può amare un cammello: in altre parole, lo odiava con moderazione.
Il codice Rebecca di Ken Follett

INGHILTERRA
Era l'aereo più romantico che fosse mai stato costruito. Sul molo di Southampton, alle dodici e mezzo del giorno della dichiarazione di guerra, Tom Luther scrutava il cielo e attendeva l'aereo con il cuore colmo di ansia e di paura.
Notte sull'acqua di Ken Follett

Sentì la mano di sua madre stringere, fredda, la sua.
La paura, mentre camminavano in fretta lungo la strada, era una pulsazione rapida, profonda, che gli martellava nella mente da quella di sua madre. Nella mente gli pulsavano cento altri pensieri, provenienti dalla gente che gli passava accanto e dalle case ai due lati della via. Ma solo i pensieri della madre erano chiari e coerenti... e pieni di terrore.
Slan di A.E.Van Voght

Ho appreso questa strana storia da un tale che non aveva alcuna ragione di raccontarla, né a me né ad altri. Il principio mi fu narrato in grazia di certe vecchie bottiglie di vino che ebbero il potere di sciogliere lo scilinguagnolo di quel tale; e, quanto al seguito, debbo esserne grato alla mia incredulità.
Tarzan delle Scimmie di Edgard Rice Burroughs

Sono molto vecchio, non so esattamente quanto. Forse ho cent'anni, forse di più; ma non posso dirlo perché non sono mai invecchiato come gli altri uomini e non ricordo neppure di aver avuto un'infanzia. Fin dove la mia memoria arriva, ricordo di essere sempre stato adulto: un uomo di circa trent'anni. Oggi il mio aspetto è identico a quello di quaranta e più anni fa, eppure sento che non posso vivere per sempre; che un giorno affronterò la vera morte dalla quale non c'è più resurrezione. Non so perché dovrei temere la morte, io che sono morto due volte e sono sempre in vita, ma tuttavia, al suo pensiero, provo lo stesso orrore che provate voi, che non siete mai morti. Ed è a causa di questo terrore della morte, credo, che sono così convinto che morirò.
John Carter di Marte di Edgard Rice Burroughs

1 Comincia la fine
Quando un giorno che secondo voi dovrebbe essere mercoledì, vi sembra fin dall'inizio domenica, potete star certi che qualcosa non va. Ebbi questa impressione fin dal primo momento, svegliandomi.
Il Giorno dei Trifidi di John Wyndham

L'alta figura ammantata di bianco si voltò di scatto e imprecò sottovoce, portando la mano all'elsa della scimitarra. Gli uomini non si aggiravano alla leggera di notte per le vie di Asgalun, capitale della shemita Pelishtia. In quell'oscuro vicolo tortuoso del malfamato quartiere in riva al fiume poteva accadere di tutto.
- Perché mi segui, cane? - La voce era aspra, e impastava le gutturali Shemite con l'accento dell'Hyrkania.
Dalle ombre uscì una seconda figura imponente, avvolta come la prima in un mantello di seta bianca, ma senza l'elmo a cupola.
- Hai detto "cane"? - L'accento era diverso da quello dell'hyrkano.
- Sì, cane. Mi hai seguito... -
Prima che l'hyrkano potesse proseguire, l'altro si avventò con la rapidità accecante di una tigre. L'hirkano tentò di estrarre la spada. Prima che la lama uscisse dal fodero, un pugno enorme lo colpì a un lato della testa.
Conan il pirata di Robert E. Howard

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.
Orlando Furioso di Ludivico Ariosto

America del nord, anno 1300
Presenze invisibili si aggiravano per il villaggio di Talon. Ballavano al suono del tamburo sfiorando i danzatori che davano vita alle forze delle stelle, delle nuvole, del lampo. Anche Lungo Corno e le Teste di Fango erano arrivati. E, dietro, i fratelli della guerra danzavano accarezzando il cielo con mani invisibili. Erano scesi dalle Montagne Scintillanti per unirsi alla Danza del Grano di Primavera e assistere agli avvenimenti di quel giorno decisivo per la stopria degli uomini. Ballavano alla melodia dolce del flauto, battendo con piedi spettrali il ritmo che aveva creato il mondo.
Invisibili a tutti, tranne a una bambina che danzava con la testa rovesciata all'indietro e la voce che si alzava come un battito d'ali nella luce intensa del tramonto.
La Donna della Pioggia di Kathleen e Michael Gear

Queste sono le memorie di Myrdin Emreis, druido del bosco sacro di Gleva che i Romani chiamarono Meridius Ambrosinus, scritte affinchè i posteri non dimentichino le vicende delle quali sono l'ultimo testimone. Ho varcato ormai da tempo le soglie dell'estrema vecchiezza e non so spiegarmi perchè la mia vita continui a protarsi oltre i limiti che solitamente la natura assegna agli esseri umani. [...]
Quanto tempo è passato! Quanto tempo dai giorni tumultuosi di sangue e di odio, dagli scontri, dalle convulsioni di un mondo agonizzante che ho visto crollare e che credevo immortale ed eterno. [...]
Troppa è la ressa dei ricordi, troppo forte il groppo che mi serra la gola, e la mano cade impotente sulla pagina bianca. Dovrò prima evocare quelle immagini, ridare forza a quei colori, alla vita e alle voci affievolite dagli anni e dalla lontananza. Ricreare anche ciò che personalmente non vidi, come fa il drammaturgo che rappresenta nelle sue tragedie scene che non ha mai vissuto.
Nevica sui colli di Carvetia. Tutto è bianco e silenzioso e l'ultima luce del giorno si spegne lentamente.
L'ultima Legione di Valerio Massimo Manfredi

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco generose travolse alme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò.
Iliade di Omero

Romilda era talmente stanca da non riuscire a stare in piedi.
Le scuderie erano buie: l'unica illuminazione era fornita da una lanterna accuratamente schermata che pendeva da una trave. Ma gli occhi del falco erano lucenti, indomiti e pieni di rabbia come sempre. No, si corresse la ragazza; non solo rabbia, ma terrore.
'Ha paura. Non mi odia; è solo terrorizzato.'
Sentì nella propria mente il terrore che pulsava dietro la collera, e alla fine non fu più in grado di distinguere le proprie sensazioni - stanchezza, bruciore agli occhi, desiderio di buttarsi sulla paglia come un fagotto, priva di forze - da quelle che le giungevano dalla mente del falco: odio, paura, una selvaggia frenesia di sangue e di libertà.
La donna del Falco di Marion Zimmer Bradley

Prologo
Il re era morto: su questo non c'erano dubbi.
Il vecchio s'era recato al castello e veva visto i cavalieri in armatura cerimoniale che trasportavano la salma del sovrano al lago lasciandola poi andare alla deriva su una chiatta funebre.
Più tardi, quando i cavalieri si furono allontanati, il vecchio scese al lago e recuperò la spada ingemmata del re dalle acque dove l'avevano gettata. La portò con sé nella grotta dove ormai trascorreva in solitudine gran parte del tempo.
Per molte notti, nella luce guizzante del fuoco, contemplò la spada. E più di una volta pianse per il giovane che era stato suo allievo e amico e per il quale aveva nutrito grandi speranze. Un tempo aveva addirittura osato pensare che il giovane avrebbe regnato in eterno.
Ma ormai quella speranza era morta.
Tutto moriva, pensò amaramente il vecchio.
Rimase in luttuosa meditazione fino al novilunio, poi tornò al campo presso il castello e mescolò sabbia e calcare polverizzato con l'acqua.
Scavò una fossa, vi collocò delicatamente la spada, quindi vi versò la calce fino a ricoprirla.
L'arma non sarebbe mai stata ritrovata. Con il passare del tempo anche il castello sarebbe stato distrutto. Nessuno avrebbe scritto canti o storie sul re defunto. Sarebbe stato come se non fosse mai esistito, come se nulla fosse accaduto.
E forse era meglio così. Forse era meglio lasciar morire i sogni di giustizia.
Fu per questo che il vecchio indugiò accanto alla calce ormai quasi asciutta dov'era racchiusa la spada e, con l'indice, tracciò un messaggio?
Lo faceva, si disse, perché era un vecchio sciocco superstizioso. Poi si incamminò voltando le spalle al castello ciclopico, e tornò alla piccola grotta dove si avvolse nelle pelli animali e si sdraiò per morire.
Ma si addormentò.
...e sognò.
...e attese.
Re per sempre di Molly Cochran e Warren Murphy

Clelia Marsdon, giovane, ricca e infelice se ne stava rannicchiata in una sedia a sdraio all'estremità della nuova piscina e ascoltava distrattamente le chiacchiere dei suoi ospiti per quel week-end.
Al di là della piscina, sopra la siepe di ligustro e il pergolato di rose, si allungava la linea disordinata dei tetti del castello del Sussex, Medfield Place. La casa di Richard. E anche la sua, adesso. "Signora del Castello" Un castello che aveva visto secoli di signore.
Verde oscurità di Anya Seton

- Nutrice -, disse Angelica, - perchè Gilles di Retz uccideva tanti fanciulli? -
- Per il demonio, figlia mia. Gilles i Retz, l'orco di Machecoul, voleva essere il più potente signore del suo tempo. Nel suo castello non c'erano che storte, ampolle, pentole piene di rosse brode e di orrendi vapori. Il diavolo voleva che gli fosse offerto in sacrificio il cuore di un bambino. Così cominciarono i delitti. E le madri atterrite s'indicavano il nero torrione di Machecoul circondato di corvi, tanti erano nelle prigioni i cadaveri degli innocenti. -
- Li mangiava tutti? - chiese con voce tremante Maddalena, la sorellina di Angelica.
- Non tutti, non ce l'avrebbe fatta -, rispose la nutrice China sul paiolo dove cuocevano a lento fuoco il lardo e il cavolfiore, ella stette un po' in silenzio a rimestare la zuppa. Ortensia, Angelica e la piccola Maddalena, le tre figlie del barone di Sancé di Monteloup, aspettavano con il cucchiaio pronto accanto alle scodelle, prese da angoscia, il seguito del racconto.
Angelica, la marchesa degli Angeli di Anne & Serge Golon

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: « Sia la luce! ». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
La Bibbia, Libro della Genesi

J. D. Sauvage, specialista in contatti alieni, volteggiò a gravità zero e attese il messaggio da una civiltà sconosciuta.
Passaggio alle stelle di Vonda N. McIntyre

Secondo me, non si possono creare personaggi se non dopo aver studiato a lungo gli uomini, così come non si può palare una lingua straniera se non la si è imparata molto bene.
Non ho ancora l’età in cui s’inventa, quindi mi accontenterò di raccontare.
La signora delle camelie di Alexandre Dumas

Il fantasma dell’Opera è esistito. Non fu affatto, come si è a lungo creduto, un’ispirazione di artisti, una superstizione di direttori, la sbiadita creazione di quei cervelli esaltati delle signorine del corpo di ballo, delle loro madri, delle maschere, degli addetti al guardaroba e della portineria.
Sì, è esistito, in carne e ossa, benché si desse tutte le apparenze di un vero fantasma, vale a dire di un’ombra.
Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux

DOMENICA, 28 MAGGIO 1944
Un minuto prima dell'esplosione, nella piazza di Sainte-Cecile regnava la calma assoluta. La sera era calda e una coltre di aria immobile avvolgeva la città. La campana della chiesa batteva pigri rintocchi, chiamando a raccolta i fedeli con poca convinzione, ma per Felicity Clairet suonavano come un conto alla rovescia.
Le Gazze Ladre di Ken Follett

PROLOGO
Un uomo con una gamba di legno avanzava lungo il corridoio dell'ospedale. Sulla trentina, basso ma di corporatura forte e atletica, indossava un completo grigio scuro e scarpe nere. Camminava a passo svelto, ma si capiva che era zoppo dalla leggera irregolarità dell'andatura: tap-tap, tap-tap. Il volto era contratto in un'espressione severa, come se stesse soffocando un'emozione profonda.
Il volo del calabrone di Ken Follett

LA CONFESSIONE DI ANTOINETTE GIRY Ospizio delle suore di carità dell'ordine di St-Vincent-de-Paul, Parigi Settembre 1906.
C'è una crepa nell'intonaco del soffitto sopra la mia testa e lì accanto un ragno sta tessendo la sua tela. Strano pensare che quel ragno mi sopravviverrà, che srà ancora qui quando io me ne sarò andata, fra poche ore. Buona fortuna, piccolo ragno, che tessi la tela per catturare una mosca con cui famare i tuoi picoli.
Il fantasma di Manhattan di Frederick Forsyth

La neve era scesa durante la notte, una spruzzata impalpabile, fine come una nebbia lieve, portata dal vento dell’ovest. Era una neve che veniva certamente da molto lontano. Vi si sentiva ancora l’aroma del mare, che ora esalava dalla vasta e spoglia tundra mentre il calore del primo sole mattutino cominciava a scioglierla.
Il figlio del tempo di Isaac Asimov e Robert Silverberg

Marley era morto, tanto per incominciare, e su questo non c’è alcun dubbio. Il registro della sua sepoltura era stato firmato dal ù sacerdote, dal chierico, dall’impresario delle pompe funebri e da colui che conduceva il funerale. Scrooge lo aveva firmato, e alla Borsa il nome di Scrooge era buono per qualsiasi cosa che decidesse di firmare. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta.
Un canto di Natale di Charles Dickens

PRIMA STREGA: - Quando c’incontreremo di nuovo, tutt’e tre, nel tuono, nel lampo o nella pioggia?
SECONDA STREGA: - Quando il tumulto e la confusione saran cessati, quando la battaglia sarà perduta e vinta.
TERZA STREGA: - Questo avverrà prima che il sole tramonti.
Macbeth di William Shakespeare

Non so davvero perché sono tanto triste. E questa tristezza mi stanca, e voi stessi dite d’esserne stanchi. Ma ho ancora da sapere dove l’ho presa, dove me la son trovata, come me la sono guadagnata, di che diavolo è fatta, da dov’è spuntata. Ed essa mi stordisce così che stento a riconoscere me stesso.
Antonio
Il mercante di Venezia di William Shakespeare

Se la musica è cibo dell’amore suonatene in eccesso, così che, ormai sazia, la mia fame si plachi e muoia. Quel motivo ancora, dalla cadenza che si spegne al fondo; mi giunse all’orecchio simile a un dolce stormire che respira su un cespuglio di viole la cui fragranza esso carpisce ed effonde.
La dodicesima notte di William Shakespeare

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la dritta via era smarrita.
La Divina Commedia di Dante Alighieri

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare de quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero la fanno somigliare a una sega: talché non c'è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon prezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quella terre,e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in temo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stridette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde , alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte compeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piuttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.
I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Nacqui un venerdì, a mezzanotte. Qualcuno, anzi, notò che l'orologio cominciò a battere e io a strillare, contemporaneamente. Proprio in considerazione del giorno e dell'ora della mia nascita la levatrice e alcune comari dichiaranono che non avrei avuto fortuna nella vita. Spetterà alla mia storia dimostrare quanto questa previsione si sia avverata.
David Copperfield di Charles Dickens

In una giornata straordinariamente calda del principio di luglio, un giovane uscito dalla stanzetta che aveva in subaffitto nel vicolo di S. scese in strada e lentamente, con l'aspetto di una persona indecisa, s'avviò verso il ponte di K.
Per la scala riuscì ad evitare l'incontro con la sua padrona di casa. La stanzetta del giovane era situata proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani e rassomigliava piuttosto a n armadio che a un'abitazione. La padrona di casa, che gli dava in fitto quel bugigattolo, includendo nel prezzo desinare e servizio, dimorava una tesa di scala più in bassoin un quartierino separtato; quindi per scendere in strada non poteva fare a meno di passare davanti alla cucina della donna..........
Delitto e castigo di Dostoèvskij

Erano circa le 3 d'un pomeriggio d'inverno. A Tai-o-hae, capitale e porto delle isole Marchesi, soffiava un vento impetuoso e presagio di burrasche; sul lido sassoso i marosi rumoreggiavano;e lo schooner da guerra, di 40 tonnellate, che portava la temuta bandiera della Francia tra quel gruppo d'isole, tuttora abitate da cannibali,andava ad ancorarsi sotto Prison-Hill.....
Il saccheggiatore di relitti di R. L. Stevenson

Lo studio era pieno dell'odore intenso delle rose, e quando la brezza estiva passava tra gli alberi del giardino, penetrava dalla porta aperta il profumo pesante del glicine o la fragranza + delicata del biancospino.
Dall'angolo del divano di cuscini persiani sul quale stava disteso, fumando,com'era suo costume, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena scorgere lo splendore dei fiori di citiso, che hanno la dolcezza e il colore del miele.....
Il ritratto di Dorian Gray di O. Wilde

Eravamo in aula a studiare, quando entrò il rettore seguito da un nuovo vestito in borghese e da un bidello che portava un grande banco. Quelli che dormivano di svegliarono. Tutti si alzarono come se fossero stati sorpresi nel fervore del lavoro. Il rettore ci fece cenno di sedere, poi rivolto all'assistente: Sig. Roger-disse a mezza voce,-le raccomando questo allievo. Entra in quinta. Se il suo profitto e la sua condotta lo meriteranno, passerà tra i grandi, come vorrebbe la sua età.
Madame Bovary di G.Flaubert

Era l'ultimo ricevimento da Lady Windermere prima i Pasqua e Bentinck House appariva anche + affollata che di consueto. C'erano sei ministri pieni di decorazioni reduci da una udienza dal presidente della Camera dei Comuni; tutte le belle signore presenti indossavano i loro abiti + eleganti; in fondo al salore dei ritratti stava la principessa Sofia di Carlsruhe, una dama pesante dall'aspetto tartaro, con minuscoli occhi neri, e enormi smeraldi, parlava un cattivo francese a voce altissima e rideva a squarciagola di qualsiasi cosa le si dicesse.
Il delitto di Lord Savile di O.Wilde

Quando il sig. Hariman B. Otis, vice-ambasciatore degli Stati Uniti, acquistò Canterville Chase, tutti gli dissero che aveva fatto una grossa stupidaggine, perchè non v'era dubbio che quel luogo fosse infestato dai fantasmi. E a dir la verità lo stesso Lord Canterville, uomo scrupolosissimo s'era sentito in dovere di far menzione del fatto al sig. Otis, quando erano state discusse le condizioni dell'acquisto.
Il fantasma di Canterville di O.Wilde

La leggenda narra di un uccello che canta una sola volta ella vita, più soavemente di ogni altra creatura al modo. Da quando lascia il nido cerca e cerca un grande rovo e non riposa finché non lo abbia trovato. Poi, cantando tra i rami crudeli, si precipita sulla spina più lunga e affilata. E, mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l’allodola e l’usignolo. Una melodia suprema il cui scotto è la vita. Ma il modo tace per ascoltare, e Dio, in Paradiso, sorride. Al meglio si perviene soltanto con grande dolore… O almeno così dice la leggenda.
Uccelli di rovo di Colleen Mc Cullough

Non lontano dal villaggio di Olsizyn, nel fiume dei mulini che scorre nella grande pianura polacca, fra terre incolte, sabbie e foreste, c'è un'isola. Di fronte, sulla riva, era cresciuto, tutto inclinato e sospeso sull'acqua come un ponte, un pioppo enorme i cui rami raggiungevano quasi l'isola: sarebbe bastato gettare due pertiche fra i rami+ alti x avere una passerella abbastanza agevole. Queste pertiche le portarono da Olszyn due cugini; Mariano Petrik e Giulio Miler, aiutati da Pesca Ubiszowa e Ula Zalewka; insieme, alla fine del lavoro, dichiararono l'isola di loro proprietà e decisero di tener segreta la notizia della sua esistenza.
Lo straniero di Irena Jurgielewicz

Nel direttissimo, dopo il vorticoso susseguirsi degli eventi, la fuga, il passaggio del confine, dopo un turbinio di tensioni e avvenimenti, di emozioni e pericoli, ancora profondamente sorpreso che tutto fose andato bene, Friedrich Klein sprofondò completamente in se stesso.........
Klein e Wagner di H.Hesse


PROLOGO

La pioggia era caduta per tutto il giorno, ora battente, ora ridotta a sprazzi, ma senza cessare mai del tutto. Le donne avevano portato in casa le rocche e i fusi per filare accanto ai focolari, e i bambini stavano acquattati sotto i tetti sporgenti del cortile, e si avventuravano allo scoperto per pochi istanti tra un'acquata e l'altra per sguazzare nelle pozzanghere e lasciare tracce di fango all'interno dell'abitazione. Prima di sera la più vecchia tra le donne sedute accanto al fuoco cominciava a pensare che sarebbe impazzita per le grida e gli spruzzi, per le cariche dei minuscoli eserciti, il fragore delle spade di legno sugli scudi di legno, i rumori dei giocattoli rotti e i litigi conseguenti, il passaggio di consegne da un comandante all'altro, le urla dei "morenti" e dei "feriti" che venivano esclusi dal gioco.
La pioggia che scendeva attraverso l'apertura nel tetto era troppo forte per permettere di cucinare sul focolare; e via via che la giornata invernale diventava più buia, i fuochi venivano accesi nei bracieri. E quando incominciarono a diffondersi gli odori appetitosi della carne e del pane che cuoceva al forno, uno dopo l'altro i bambini rientrarono e si accovacciarono come cuccioli affamati, e fiutarono l'aria rumorosamente continuando a litigare sottovoce. Poco prima di cena, si presentò alla porta un ospite: un cantore itinerante che la lira legata alla spalla rendeva ben accetto dovunque. Quando ebbe fatto un bagno ed ebbe ricevuto cibo e panni asciutti, il cantore venne a sedersi accanto al fuoco, nel posto riservato agli ospiti più graditi. Incominciò ad intonare lo strumento; accostò l'orecchio ai bischeri di tartaruga e procò il suono con un dito. Poi, senza chiedere il permesso, poichè anche a quei tempi un aedo faceva quello che voleva, strimpellò un acordo vibrante e declamò:

Io canterò le battaglie e i grandi che le combatterono,
gli eroi che per dieci anni assediarono le mura di troia,
e gli dei che alla fine abbatterono quei bastioni,
Apollo Signore del Sole e Poseidone Enosigeo.
Canterà l'ira del possente Achille, nato da una Dea,
così invincibile che nessun'arma poteva ucciderlo;
e la storia del suo orgaglio, e la grande battaglia
che combattè con il grande Ettore sulla piana di Troia;
il fiero Ettore e il valoroso Achille, i centauri e le amazzoni,
gli Dei e gli eroi, Odisseo ed Enea, e tutti coloro
che combatterono e caddero davanti alle muro di Troia...


- No!- esclamò bruscamente la vecchia. Lasciò cadere il fuso e si alzò di scatto. -Non voglio! Non voglio sentire queste assurdità nella mia casa! -
L'aedo lasciò ricadere la mano sulle carde dello strumento in una brusca dissonanza. Il suo viso aveva un'espressione sgomenta e stupita, ma il tono era gentile.
- Mia signora...? -
- Ti dico che non permetto che queste stupide menzogne vengano cantate accanto al mio focolare! - ribadì la vecchia in tono veemente.
I bambini mormorarono proteste, e la donna li zittì con un gesto imperioso. - Cantore, tu sei il benvenuto, e con piacere ti ho offerto un pasto e un seggio al mio focolare; ma non voglio che riempia le orecchie dei bambini con false storie. Non fu così che avvennero i fatti. -
- Davvero? - chiese l'aedo con la stessa cortesia. - Come lo sai, signora? Io canto la storia come l'ho appresa del mio maestro e come viene cantata ovunque, da Creta a Colchide... -
- Può darsi che venga cantata in questo modo, da qui fino al confine del mondo - disse la vecchia. - Ma non fu così che accadde. -
- Come lo sai? - ripetè il cantore.
- Lo so perchè ero presente e vidi tutto -, rispose la vecchia.
I bambini proruppero in mormorii ed esclamazioni.
- Non ce l'hai mai detto, nonna. Conoscevi Achille, ed Ettore e Priamo e tutti gli eroi? -
- Gli eroi! - disse la vecchia in tono sprezzante. - Sì, li conoscevo. Ettore era mio fratello. -
Il cantore si protese verso di lei e la scrutò attentamente. - Ora so chi sei -, disse.
La vecchia chinò la testa canuta.
- Quindi, signora, sei tu che dovresti raccontare la storia. Io servo il Dio della Verità e non voglio narrare menzogne agli uomini. -
La vecchia rimase a lungo in silenzio. Finalmente disse: - No, non posso rivivere quei momenti - . I bambini protestarono di nuovo, delusi. - Non sai qualche altra storia da cantare? -
- Ne conosco molte -, rispose l'aedo. - Ma non desidero cantarne una che tu giudichi menzognera. Non vuoi dirmi la verità, perché io possa narrarla dovunque? -
La vecchia scosse la testa con fermezza. - La verità non è altrettanto interessante. -
- Non puoi dirmi almeno dove il mio racconto si discosta dalla realtà, in modo che io possa correggerlo? -
La vecchia sospirò.
- Un tempo avrei tenato -, disse. - Ma nessun uomo vuol credere alla verità: perché la tua storia parla di eroi e di re, non di regine, e di dei, non di Dee. -
- Questo non è vero -, replicò il cantore, - perchè la storia parla della bellissima Elena che fu rapita da Paride; e di Leda, madre di Elena e di Clitennestra, che fu sedotta dal grande Zeus quando il Dio assunse l'aspetto di suo marito il re... -
- Sapevo che non avresti capito -, disse la vecchia. - Infatti in questa terra dapprima non c'erano re ma soltanto regine, figlie delle Dee, e sceglievano i consorti che volevano. E poi giunsero nel nostro paese gli adoratori degli Dei del Cielo, i cavalieri che usavano il ferro; e quando le regine li presero come consorti, costoro si proclamarono re e pretesero il diritto di governare. Perciò gli Dei e le Dee si contrapposero, e venne un tempo in cui il loro dissidio esplose a Troia...- La vecchia s'interruppe all'improvviso.
- Basta così-, soggiunse poi. - Il mondo è cambiato. So che mi giudichi una vecchia svanita. E' sempre stato il mio destino: dire la verità senza essere mai creduta. E' sempre stato così e così sarà. Canta ciò che preferisci: ma non irridere la mia verità accanto al mio focolare. Vi sono tante storie che puoi narrare. Parlaci di Medea, signora di Colchide, e del Vello d'Oro che Giasone rubò dal suo Tempio... se così fu. Credo che anche in quella vicenda la verità fosse diversa, ma non la conosco né mi curo di conoscerla. Da molti anni non ho più messo piede in Colchide. - Riprese il fuso e incominciò a filare in silenzio.
L'aedo chinò la testa. - Così sia, nobile Cassandra-, disse. - Tutti ti credevano morta a Troia o poco più tardi a Micene. -
- Questo dovrebbe dimostrarti che, almeno in qualche particolare, la storia non narra la verità -, disse a voce bassa la vecchia.
E' ancora il mio destino: dire sempre la verità ed essere creduta pazza. Neppure adesso il Signore del Sole mi ha perdonata...
La Torcia di Marion Zimmer Bradley


I numeri balenarono sullo schermo: 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3..., poi qualcuno spense il proiettore e accese le luci nelle nicchie lungo i muri della sala.
La voce dell'operatore uscì fievole e metallica dal citofono. "Quando vuole, signor Starr. Noi siamo pronti."
T. Darryl Starr, unico spettatore presente, schiacciò il pulsante che aveva davanti a sé. "Hei, capo. Dimmi una cosa. A che servono tutti quei numeri prima dell'inizio di un film?
"Si chiama 'start', signore," rispose l'addetto al proiettore. "L'ho attaccato alla pellicola per scherzo."
"Scherzo?"
"Sì, signore. Voglio dire che... vista la natura del film... mi sembrava divertente presentarlo come un cortometraggio pubblicitario, non le pare?"
"Perché divertente?"
"Be', non so... oggi che tutti si lamentano per la violenza che si vede al cinema..."
T. Darryl Starr grugnì e si grattò il naso col dorso del pugno chiuso, poi tornò ad abbassare sugli occhi le lenti da pilota che aveva spinto sui capelli tagliati a spazzola la prima volta che si era spenta la luce.
Scherzo? Voglio pensare che non sia uno scherzo, perdio! Se qualcosa è andato storto, mi faranno un culo così. E se qualcosa è andato storto, anche una cosa piccola così, come il mio dito mignolo, puoi scommetterci le palle che Diamond e i suoi scagnozzi se ne accorgeranno. Bastardi ficcanaso! Da quando dirigevano le operazioni della CIA nel Medio Oriente, sembrava che si godessero la vita a segnalare ogni minimo errore.
Il ritorno delle gru di Trevian

West Maui / Hawaii / Tokyo / Giappone
PRIMAVERA: OGGI
Non un'altra notte.
L'uomo noto come lo Zibetto aprì gli occhi. Un geco verde-grigio lo guardava fisso. La miniscola lucertola, immobile, sembrava aggrappata al fiore di anthurium diseganto sulla tappezzaria. Teneva il capo girato e continuava a fissare lo Zibetto.
Non un'altra notte.
Al di là della porta-finestra schermata dalle palme da cosso stormivano dolcemente ai venti freschi provenienti dalle montagne di West Maui, che avvolgevano le fronde lunghe e voluttuose in una carezza da innamorato. Era prorpio lì, in quello speciale punto delle Hawaii, che lo Zibetto veniva sempre dopo un incarico. Dopo una rimozione. Ma questo andava al di là perfino della morte.
Lo Zibetto si asciugò il sudore dalla fronte spaziosa. Lo spirito di quell'incubo ossessionante gli faceva tremare le dita. Ma la presenza di un incubo perlomeno stava ad indicare che lui aveva dormito.
Sì, un'altra notte.
Vide la pallida luce dorata che inondava le cime delle palme, mentre il sole si levava sopra i picchi ad oriente, e pensò: Ho superato un'altra notte.
Zero di Eric Van Lustbader

Nell'oscurità c'è la morte.
Era la prima cosa che gli avevano insegnato e non l'aveva mai dimenticata. Sapeva muoversi inosservato anche di giorno; in altri modi. Ma la notte era la sua amica particolare.
Il suono acuto e lacerante dell'antifurto sovrastò tutti gli altri rumori notturni: lo stridere delle cicale, il rimbombo delle onde che si rompevano sulla sabbia grigia e le rocce nere venti metri più in basso, il gracchiare selvaggio di un corvo disturbato, lontano, sopra l'ammassarsi delle cime degli alberi.
Bruscamente le foglie dell'antico sicomoro si dorarono all'accendersi delle luci dentro la casa, ma lui era già lontano dall'auto, nascosto nell'ombra protettrice della siepe ben tagliata. Non c'era gran bisogno di quella protezione perchè era vestito di nero opaco: stivaletti bassi, pantaloni di cotone, camicia con le maniche lunghe, guanti e un cappuccio che gli copriva tutta la faccia salvo una striscia all'altezza degli occhi che erano stati spalmati di fuliggine mista a polvere di carbone impalpabile per eliminare ogni possibilità di riflesso; ma l'addestramento gli era stato inculcato al punto che non considerava sicuro nessun obiettivo. Evitava così ogni errore di valutazione che avrebbe potuto indurlo ad allentare le misure di sicurezza.
Ninja di Eric Van Lustbader


novembre 2004

Farò il mio rapporto come se narrassi una storia, perché mi è stato insegnato, sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione di immaginazione. Il più solido dei fatti può soccombere o prevalere, a seconda dello stile in cui è esposto: come quel bizzaro gioiello organico dei nostri mari, che si fa più brillante quando una donna lo indossa e, indossato da un’altra, sbiadisce, si fa opaco e diventa polvere. Fatti non sono più solidi, coerenti e rotondi, e reali, di quanto non lo siano le perle. Entrambi, però, sono sensibili.
La mano sinistra delle tenebre di Ursula K. LeGuin

O'Leary Montagu chiuse il libro. Era così felice. Sentiva già il profilo di una lacrima inumidirgli l'occhio. Tuttavia non la forzò. In momenti come quello, sapeva, era importante lasciare che le lacrime scendessero naturalmente. La concentrazione, persino la consapevolezza, avevano la tendenza a interferire, contaminare. Mise da parte il libro, poggiò la testa contro il finestrino. Il suo sguardo si posò fuori sui campi. La loro multitudine, il loro ritmo, ebbero su di lui un effetto da prima calmante, poi ipnotico, tanto che presto si estraniò da ogni cognizione di lacrime, dimenticandosi persino di dimenticarle.
Kilbrack di Jamie O'Neill

"Innazitutto quando si è randagio non si fanno tante storie!"
E' la Spepa che squittisce. Ha una voce terribilmente acuta. E parole rimbalzano contro i muri, il soffitto e il pavimento della cucina. Si mescolano al tintinnio delle stoviglie. Troppo rumore. Il Cane non ci capisce un'acca. Si limita ad appiattire le orecchie aspettando che passi. E poi ne ha sentite di peggiori. Che gli si dia del randagio non lo tocca poi tanto. Sì, è stato un randagio, e allora? Non se n'è mai vergognato. Le cose stanno così. Ma santo cielo, com'è acuta la voce della Spepa. E quanto parla! Se non avesse bisogno delle quattro zampe per reggersi dignitosamente in piedi, il Cane si tapperebbe le orecchie con le zampe davanti. Ma si è sempre rifiutato di scimmiottare gli uomini.
Abbaiare Stanca di Daniel Pennac

Soltanto i giovani hanno momenti simili. Non voglio dire i giovanissimi. No. I giovanissimi a dire il vero, non hanno momenti. E' privilegio della prima giovinezza vivere oltre il presente, nella bella e ininterrotta speranza che non conosce pause o introspezioni.
Ci si chiude alle spalle il cancelletto della pura fanciullezza e si entra in un giardino incantato. Persino le sue ombre brillano di speranza, ogni svolta del sentiero ha le sue seduzioni. E non perché si tratti di un paese inesplorato. Si sa bene che tutta l'umanità ha percorso quella strada. E' il fascino dell'esperienza universale, dalla quale ci si aspetta una sensazione personale o straordinaria - un po' di noi stessi.
Riconoscendo le orme dei predecessori si va avanti, eccitati, divertiti, facendo tutt'uno della cattiva e della buona sorte - del buono e del cattivo tempo, come si dice - la pittoresca sorte comune che serba tante possibilità per chi ha qualità o, forse, fortuna. Già, si va avanti. E anche il tempo va avanti, finché si scorge innanzi a noi una linea d'ombra che ci avverte che la regione della prima giovinezza, anch'essa, la dobbiam lasciare indietro.
Linea d'ombra di Joseph Conrad

Si pensa, talvolta, che di draghi non ce n'è più neanche uno. E neppure di prodi cavalieri. E neppur l'ombra di una principessa che vaghi per foreste misteriose, incantando col suo sorriso cerbiatti e farfalle.
Pensiamo, talvolta, che la nostra sia un'età senza più frontiere, senza più avventure. Il destino è al di là dell'orizzonte; quelle ombre che passavano al galoppo, rilucenti, si sono ormai dileguate.
Che bello, sbagliarsi! Principesse e cavalieri, incantesimi e draghi, avventura e mistero... non solo son qui pure adesso, ma sono tutto quel che c'e' e c'e' sempre stato!
Un ponte sull'eternità di Richard Bach

Alta sopra la città, su una lunga, esile colonna sorgeva la statua del Principe. Era tutto dorato di sottili faglie d'oro fino, i suoi occhi erano lucenti zaffiri, e un grande rubino rosso luccicava sull'elsa della sua spada.
Tutti lo ammiravano."E' bello come una banderuola," osservò un giorno uno degli assessori di città che ambiva farsi una reputazione d'uomo di gusto;"però è meno utile", si affrettò a soggiungere,per timore che algente lo giudicasse privo di senso pratico,cosa che egli no era affatto.
"Perchè non sai comportarti come il Principe Felice?" chiese una madre piena di buon senso al suo bambino che piangeva perchè voleva la luna. "Il Principe Felice non si sogna mai di piangere per nulla".
Il Principe Felice di Oscar Wilde

In una giornata straordinariamente calda del principio di luglio, verso sera, un giovane, uscito dalla stanzetta che aveva in subaffitto nel vicolo di S. scese in strada e lentamente, con l'aspetto di una persona indecisa, s'avviò verso il ponte di K.
Per la scala riuscì ad evitare l'incontro con la sua padrona di casa. La stanzetta del giovane era situata proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani e rassomigliava piuttosto a un armadio che a un'abitazione. La padrona di casa, che gli dava in fitto quel bugigattolo, includendo nel prezzo desinare e servizio, dimorava una tesa di scala più in basso, in un quartierino separato;quindi, per scendere in strada, egli non poteva fare a meno di passare davanti alla cucina della donna, la cui porta era quasi sempre spalancata sulla scala. Ogni volta che passava provava una sensazione di paura morbosa della quale si vergognava e che gli faceva aggrottare le ciglia: aveva un grosso debito verso la padrona di casa e perciò temeva d'incontrarla.
Delitto e castigo di F. Dostoevskij

Venerdì 6 giugno a Richmond pioveva.
L'acquazzone incessante, cominciato all'alba, aveva infierito sui gigli riducendoli a nudi stelli e sparso foglie sull'asfalto e sui marciapiedi. Rivoli d'acqua correvano per le strade;nei campi da gioco e nei prati si allargavano grandi pozze. Andai a dormire con il sottofondo della pioggia che scrosciava sulle lastre di ardesia del tetto e, mentre la notte sfumava nella nebbia dell'aurora del sabato, feci un sogno orribile.
Postmortem di P. Cornwell

La carrozza varcò di gran carriera la porta d'Aix e si infilò nei vicoli angusti e oscuri della città vecchia di Avignone. Il sole ancora alto batteva sulle mura,indorava le merlature e i torrioni quadrati,traeva dei lampi dal fiume languido le cui acque giallastre scorrevano pigramente sotto le superstiti arcate del vecchio ponte Saint-Bénezet, mezzo diroccato. Sulla torre più alta dell'imponente palazzo dei Papi la statua della vergine brillava come una stella. Marianne, per vedere meglio,aveva abbassato il vetro impolverato e respirava con gran piacere l'aria tiepida, pregna di tutti gli aromi della Provenza,che sapeva di olivo,di timo e di rosmarino.
Marianne e Jason dei quattro mari di J. Benzoni

Sono già oggi trascorsi 348 anni 6 mesi e 19 giorni da che i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che suonavano a distesa nella tripla cerchia della Citè, dell'Univeritè e dell'intera città.
Il 6 gennaio 1482 non è però un giorno che la storia ricordi. Nulla di rimarchevole nell'evento che così scuoteva,fin dal mattino, le campane e i borghesi di Parigi. Non si trattava né di un assalto di piccardi o di borgognoni, né di un reliquiario portato in processione,nè di una rivolta di scolari nella vigna di Laas, né di un ingresso del nostro temutissimo signor Messere il re, nemmeno di una bella impiccagione di briganti e di brigantesse in Place de la Justice a Parigi.
Notre-Dame de Paris di V. Hugo

Fino a quando esisterà, per causa delle leggi e dei costumi, una dannazione sociale, che crea artificialmente, in piena civiltà, degli inferni e che complica con una fatalità umana il destino, che è divino; fino a quando i tre problemi del secolo, l'abbrutimento dell'uomo per colpa dell'indigenza, l'avvilimento della donna per colpa della fame e l'atrofia del fanciullo per colpa delle tenebre, non saranno risolti; fino a quando, in certe regioni, sarà possibile l'asfissia sociale; in altre parole, e, sotto un punto di vita ancor più esteso, fino a quando si avranno sulla terra, ignoranza e miseria, i libri del genere di questo potranno non essere inutili.
I miserabili di Victor Hugo

E' una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di una moglie.
Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: "No, non voglio vedere la televisione!" Alza la voce, se no non ti sentono: "Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!" Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: "Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!" O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino

Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.
La ragazza, che un giorno sarà seduta nell’oscurità come in una poltrona, ne avrà avuto a sufficienza dell’uno e dell’altra per averne paura. Avrà imparato fon troppo bene e a sue spese che la vista a volta non è una fatto ma mentale. Improvvisamente, i fari di una macchina di passaggio disegneranno un riquadro luminoso che percorrerà le pareti con rapida, furtiva curiosità, come alla ricerca di un punto immaginario. Poi, dopo la prigionia della stanza, quel ritaglio di luce ritroverà la libertà della finestra e tornerà fuori, all’inseguimento della macchina che l’ha generato. Oltre la cortina delle tende, oltre i vestiti, oltre i muri, nel buio giallastro di mille luci e di mille neon, ci sarà ancora quella follia incomprensibile che chiamano New York, la città che tutti dicono di detestare e che tutti continuano ostinatamente a percorrere con l’unico scopo non dichiarato di capire quanto l’amano. E col terrore di scoprire quanto poco ne sono riamati. Così, si ritrovano a essere solo uomini, uguali a quelli che popolano tutto il resto del mondo, semplici esseri umani che si rifiutano di avere occhi per vedere, orecchie per sentire e una voce da contrapporre ad altre voci che gridano forte.
Niente di vero, tranne gli occhi di Giorgio Faletti

Sono nato ad Assisi otto secoli fa ed anche se sono trascorsi ottocento anni qualcuno mi ricorda ancora.
Quando mi chiedo il perché di questa sopravvivenza nel cuore degli uomini la risposta me la dà Gesù nel vangelo il quale anche in Cielo rimane il testo fondamentale: « Beati i miti perché erediteranno la terra».
Sì, ve lo confesso: sono stato mite o almeno ho desiderato tanto di esserlo e in più ho tentato di far qualcosa per riuscirci.
io, Francesco di Carlo Carretto

E' difficile decidere da quale punto iniziare questa storia, ma comunque ho scelto un certo mercoledì all'ora di pranzo, al Vicariato. La conversazione, benché nel complesso non abbia niente a che vedere con la storia che intendo raccontare, contiene però un paio di elementi interessanti se visti in prospettiva.
Avevo appena terminato di affettare del manzo bollito (che tra l'altro era duro come il legno) e, mentre tornavo a sedermi al mio posto, osservai, con spirito assai poco consono alla mia veste sacerdotale che se qualcuno avesse ucciso il colonnello Protheroe avrebbe reso un grosso servizio all'umanità. "Lo diremo in tribunale" scherzò Dennis , mio nipote "quando troveranno il vecchio in un bagno di sangue. Verrà anche Mary a testimoniare contro di te, non è vero, Mary? Descriveremo anche l'aria minacciosa con cui brandivi il coltello.
La morte nel villaggio di A. Christie

Trafelata, la sig.ra McGillicuddy seguiva affannosamente il facchino che le portava la valigia. La signora McGillicuddy era bassa tarchiata, il facchino alto, con il passo scattante. In aggiunta la sig.ra McGillicuddy era carica di una quantità di pacchi, risultato di una giornata di acquisti natalizi. Di conseguenza, la sua era una gara già perduta in partenza e, infatti, quando il facchino svoltò l'angolo in fondo al marciapiede, la signora McGillicuddy si era appena lasciata dietro le spalle i cancelli d'ingresso.
Il marciapiede n.1 non appariva molto affollato in quel momento perchè era appena partito un treno; invece in quella specie di terra di nessuno che era la pensilina retrostante, una folla disordinata si precipitava di qua e di là, salendo e scendendo dai sottopassaggi della metropolitana, entrando e uscendo dai depositi bagagli, dal buffet, dagli uffici informazioni, fermandosi davanti ai tabelloni degli orari, varcando in un continuo flusso e riflusso i cancelli degli arrivi e delle partenze............
Istantanea di un delitto di A. Christie

Nell'ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell'ombra del bosco di Sal, all'ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco, insieme all'amico suo, Govinda, anch'egli figlio di Brahmino.
Siddharta si Herman Hesse

Manfredi, principe di Otranto, aveva un figlio e una figlia: quest'ultima, una vergine di rara bellezza, aveva diciotto anni e si chiamava Matilda. Corrado, il figlio di tre anni più giovane, era un fanciullo pallido e malaticcio, di natura tutt'altro che promettente; eppure era il prediletto del principe, che non aveva mai mostrato alcun segno d'affetto per Matilda. Manfredi aveva combinato per suo figlio un matrimonio con Isabella, figlia del marchese di Vicenza, la quale era già stata consegnata dai suoi tutori nelle mani di Manfredi,così che le nozze potessero venire celebrate non appena la salute cagionevole di Corrado lo avesse permesso.
Il Castello di Otranto di H. Walpole

Con dolce violenza il sig. Aghios si staccò dalla moglie e a passo celere tentò di perdersi nella folla che s'addensava all'ingresso della stazione.
Bisognava abbreviare quegli addii ridicoli se prolungati fra due vecchi coniugi. Ci si trovava bensì in uno di quei posti ove tutti hanno fretta e non hanno il tempo di guardare il vicino neppure per riderne, ma il sig. Aghios sentiva costituirsi nell'animo proprio il vicino che ride. Anzi lui stesso intero diveniva quel vicino. Che strano!
Corto viaggio sentimentale di I. Svevo




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