scritto da Phoebes
martedì 29 novembre 2011
alle 0:29
Categoria : Roth

Una storia vera
di Joseph Roth

Titolo: Fuga senza fine
Sottotitolo: Una storia vera
Titolo originale: Die Flucht ohne Ende. Ein Bericht
Genere: romanzo
Autore: Joseph Roth (Wikipedia)
Nazione: Austria
Anno prima pubblicazione: 1927
Personaggi: Franz Tunda
Casa Editrice: Newton Compton (Grandi Tascabili Economici – Narrativa)
Traduzione: Madeira Giacci
Copertina: foto © Pavel Filatov / Alamy
Pagine: 89
Link al libro: ANOBII
inizio lettura: 18 novembre 2011
fine lettura: 26 novembre 2011


Tunda si recava al porto quando arrivavano le navi. Anche se sapeva che erano soltanto i vecchi battelli locali, che portavano gli impiegati del posto e rari mercanti di caviale stranieri, si immaginava sempre che le navi venissero da qualche mare lontano. Le navi sono gli unici mezzi di locomozione ai quali si attribuiscano viaggi avventurosi. Non è necessario che siano piroscafi. Ogni comune imbarcazione, ogni lenta zattera, ogni misera barchetta di pescatori potrebbe aver navigato tutti i mari. Per chi sta a riva tutte le acque sono uguali. Ogni piccola onda è sorella di altre più grandi e pericolose.

(Pagina 76)

Franz Tunda viene fatto prigioniero in Russia durante la Grande Guerra. Fugge dal campo di prigionia e si nasconde in Siberia, fingendosi fratello di un polacco che vive lì. Da questo momento in poi Tunda sarà sempre alla ricerca di un’identità, sentendosi fuori posto ovunque.

Non avevo mai sentito parlare di questo romanzo, e non l’avrei mai letto se non fosse stato per la sfida Random Classics. Caso buffo è che invece l’autore lo volevo leggere già da tempo, e ho a casa La cripta dei cappuccini che aspetta già da un po’, mentre pure avevo già in wishlist La leggenda del santo bevitore che si trova sullo stesso libro di Fuga senza fine.

Insomma, il mio approccio a Roth è stato abbastanza strano, perché di tre titoli che avevo a disposizione ho letto per primo l’unico che non conoscevo!

Bè, il romanzo m’è piaciuto. Non tantissimo, ma m’è piaciuto. S’è fatto leggere con facilità, e anche se la trama è secondaria rispetto all’analisi dei personaggi e soprattutto della società europea, mi ha anche appassionato ad un certo punto. L’ultima parte purtroppo m’è piaciuta di meno, ma ho apprezzato molto invece il finale, proprio quelle ultime parole che riporto in basso come explicit, in cui mi sono (ahimè) molto ritrovata!

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da Cinzix, che me l’ha regalato per il mio compleanno! :)

Del romanzo mi sono piaciuti soprattutto i personaggi. Una menzione speciale merita sicuramente l’industriale che ad una festa fa un lungo discorso a Tunda sulla società europea:

Prima l’ho capita assai bene, signor Tunda, ho capito perfettamente cosa intendesse dire con il vento di Baku. Ho capito perfettamente che lei ha vissuto molte cose e che noi ora, da ingenui, le facciamo stupide domande. […] Deve trascorrere ancora un po’ di tempo qui da noi. Poi anche lei si vedrà costretto a fare certe domande e a ricevere certe risposte. Tutti qui vivono secondo leggi eterne, e contro la propria volontà. […]

Chi mi obbliga a prendere licenze in questa lurida Russia? La Legge! Non crede che il vento di Baku mi interessi più del petrolio? Ma posso io forse farle domande sui venti? Sono un meteorologo? Cosa direbbe la legge a proposito?

Come me, mentono tutte le persone. Ognuno dice ciò che la legge gli prescrive. […] Ognuno ha il suo ruolo. […] La pelle, nella quale ognuno di noi è infilato, non è la nostra.

(Pagine 101-3)

Poi mi ha colpito molto Baranowicz, il “fratello” siberiano di Tunda, che vediamo poco, perché anche quando c’è appare così quieto che anche quando si parla di lui sembra sempre una figura di sottofondo.

In particolare poi mi ha (ovviamente, immagino) colpito proprio Franz Tunda, il protagonista della storia. In ogni circostanza, in ogni sua relazione, in ogni contatto con le altre persone (tranne forse per quanto riguarda i due personaggi citati prima) in un certo senso mi veniva naturale “tifare” sempre per Tunda. Ogni altro personaggio risultava ai miei occhi essere in torto, anche quando non c’era una vera e propria contrapposizione con Tunda. A lettura finita mi sono un po’ interrogata su questa mia parzialità, perché, a conti fatti, non è che Tunda mi piacesse poi in modo particolare. Allora la risposta che mi sono data è che Tunda è l’unico personaggio autentico del romanzo. Gli altri, e non solo gli europei, vivono in quel modo che l’industriale ha così sapientemente descritto, seguendo una Legge a cui non possono sottrarsi. Solo su una cosa l’industriale si sbagliava: Tunda non riesce mai ad inserirsi in questa Legge, e rimarrà fino alla fine un pesce fuor d’acqua, perché proprio non sarà in grado di abbandonare il suo animo romantico (nel senso più ampio del termine). Questo, a mio parere, non fa automaticamente di lui un personaggio positivo, ma lo rende di sicuro più simpatico di tutti gli altri incontrati!

Come ho detto all’inizio, ho letto questo libro per la sfida Random Classics, e il tema di questa manche era “evasione”. Bè, mi spiace dirlo ma il libro non m’è sembrato molto attinente al tema! E’ vero che tutto inizia con un’evasione, ma questo non è sicuramente il tema principale del romanzo! In realtà non sono sicura neanche di aver capito bene l’attinenza del titolo: la “fuga senza fine” è sicuramente quella di Tunda, ma da cosa? Per come l’ho interpretata io, la fuga di Tunda è un po’ allo stesso tempo una fuga da se stesso, alla ricerca di se stesso, e la fuga è senza fine perché Tunda non riuscirà mai a sentirsi a casa da nessuna parte, e avrà sempre quest’esigenza di trovare qualcos’altro, di “definirsi”.

La copertina di questa mia edizione non è male. Mi piace lo stile di questa (relativamente) nuova collana della Newton, con un colore dominante oltre al bianco, e un’immagine che occupa solo la parte superiore della copertina. In questo volume, come ho detto, oltre a Fuga senza fine c’è anche un altro romanzo, La leggenda del santo bevitore. Non conosco l’argomento di quest’altro scritto di Roth, quindi non so quanto la copertina possa rispecchiarlo, però devo dire che si adatta perfettamente a Fuga senza fine: il paesaggio freddo e desolato ricorda le distese siberiane in cui inizia la storia, e la figura umana che si staglia contro la luna descrive bene la solitudine di quest’uomo che non trova il suo posto nel mondo.

Ultimissima cosa: a pagina 115 di questo libro ho trovato un errore, e siccome sono una gran rompina, non me lo tengo per me ma ve lo faccio presente! ;) La frase incriminata è …comuni boschi di latifoglie, quali ad esempio cipressi…. Ordunque per “latifoglie” si intendono le piante provviste di foglie “larghe” (come dice il nome), cioè le foglie “normali”, contrapposte alle foglie aghiformi tipiche delle conifere, tipo pini, abeti e… cipressi! Quindi c’è una contraddizione bella e buona in questa frase! :) La mia curiosità ora sarebbe di scoprire se l’errore è avvenuto in traduzione, o è stato proprio un errore di Roth. ;)

Sfide

Dammi 5 parole

Solitudine, illegale condizione dell’umano

Un po’ di frasi

Nell’agosto dell’anno 1916 il tenente dell’esercito austriaco Franz Tunda cadde prigioniero dell’armata russa. Fu portato in un campo, situato alcune verste a nord est di Irktusk. Riuscì a fuggire grazie all’aiuto di un polacco siberiano. Nella remota, triste e solitaria cascina del polacco, ai margini della taiga, l’ufficiale rimase fino alla primavera del 1919.
[incipit]

Tunda aveva sempre immaginato così le donne soldato. Quella donna era come uscita da un libro, ed egli si arrese alla sua esistenza, sostenuta dalla letteratura, con l’ammirazione e la sommessa fedeltà di un uomo che secondo false tradizioni vede in una donna decisa l’eccezione, e non la regola.
(Pagina 65)

[Lei] restò a letto otto giorni, mentre Tunda si teneva occupato col fornello a spirito. Chi conosce questa pratica, saprà bene che nessun’altra attività riesce altrettanto bene a trasformare in critici anche gli uomini più romantici. Durante quegli otto giorni Tunda si stancò del suo amore, che lo riduceva a far solo da mangiare.
(Pagina 71)

Dal padre, ricco proprietario terriero, Klara aveva imparato ed ereditato la coscienza sociale. La coscienza sociale è un lusso che i ricchi possono permettersi, e che inoltre ha il vantaggio pratico di conservare in parte il patrimonio.
(Pagina 90)

Non potrei avere nessun lavoro in questo mondo, ameno che non mi pagassero per essere adirato con esso. Non sono adatto a nessuna delle opinioni dominanti.
Tunda
(Pagina 110)

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4 commenti per Fuga senza fine

  1. Camilla P. scrive:

    Io di Roth ho letto solo “La Cripta dei Cappuccini” e l’ho adorato :) Infatti vorrei procurarmi la bibliografia di Roth… Grazie per avermi fatto conoscere anche questo titolo :D

    • Phoebes scrive:

      Ah, che bello, il tuo commento mi ralegra molto perché io quello lo devo ancora leggere!
      In effetti devo dire che sono contenta di aver iniziato a leggere Roth da questo romanzo meno conosciuto, perché probilmente gli altri sono più belli! :)

  2. Fragola scrive:

    IO l’ho letto in un periodaccio e non l’ho apprezzato quasi per niente!! Vero che questi libri hanno bisogno di un attimo di concentrazione e io un mese fa ne avevo zero…cmq mi sono prefissa di rileggerlo…e la tua recensione mi invoglia ancor di più…
    Mia cara, ti ho invitata a partecipare a un meme…simpatico…vieni a vedere…bacini! ;-)

    • Phoebes scrive:

      Mah, veramente ho visto in sfida che a molti non è piaciuto! Se mai lo rileggerai, fammi sapere se Roth ti farà cambiare idea! :)
      Vengo subito a dare un’occhiata al meme, sono curiosissima! :)


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