scritto da Phoebes
giovedì 31 Agosto 2006
alle 13:47
Categoria : Cruz Smith


di Martin Cruz Smith

Ispettore Arkady Renko
Stella polare
Havana

Non importa quanto sia assurda una bugia, se questa bugia è la tua unica speranza di scappare. […] Non importa quanto sia ovvia la verità, se la verità è che non ci riuscirai mai, a scappare.
Irina

Tre cadaveri nel gelo di Gorky Park. I volti sfigurati, le ultime falangi recise. Impossibile identificare questi corpi, che la neve ha celato per mesi. Arkady Vasilevich Renko, un Ispettore Capo, incaricato delle indagini, cerca solo di trovare una scusa per scrollarsele di dosso. Ovviamente, non ci riuscirà, ma le porterà avanti fino alla fine, facendone, ad un certo punto, un fatto personale. Vedendo cambiare continuamente intorno a sé gli amici in nemici, e viceversa. Costretto a lottare contro intrighi di tutti i tipi, rischiando la vita, sua e degli altri, per cercare l’unica cosa che gli interessa, «la verità nascosta dietro le apparenze.»

La Repubblica ha commentato così questo romanzo: «Appassionante fino all’ultimo.» Vero, anzi, la fine è stata la parte del romanzo che ho amato più, in tensione fino alle ultime righe, e un bel finale davvero.
“Aperto” al punto giusto da non lasciare delusi, proprio per niente. Non so se riesco a spiegare bene questa cosa del finale… sapete, a volte, un libro termina spiegandoti tutto quello che accade dopo la fine della storia ai protagonisti, il che è buono per soddisfare la curiosità, e anche per via dell’affetto che uno non può fare a meno di provare per loro. Però a volte, specie se il romanzo è stato molto emozionante e ricco di tensione, un finale così può lasciare delusi. Viceversa, quei finali in cui non si capisce cosa succederà, come andrà a finire la vicenda, proprio non li sopporto!
Questo, è il giusto mezzo, secondo me, tra i due. E, comunque, è proprio un bel finale! :)

Un po’ di frasi

Sì, sono piuttosto notevoli. Più robusti di noi quasi tutti, a volte dotati di capacità cerebrale superiore alla nostra, persino contemporanei a noi per certi versi… ma condannati dalla loro incapacità a scrivere testi sull’evoluzione…
Andreev, un antropologo, commentando delle ricostruzioni di ominidi del passato

L’amore non è una violetta che sboccia e appassisce. L’amore è un’erbaccia che cresce anche al buio.

Arkady non l’aveva mai saputo, di avere tante lacrime. Ricordò quando aveva il coltello di Unmann infilato nella pancia: l’unica altra volta in cui qualcosa era sgorgato da lui, così copiosamente. E il dolore non era poi tanto diverso.

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