
di Marguerite Yourcenar

Voto: 9/10

Ora, mi propongo ancor più: ho concepito il progetto di raccontarti la mia vita.
[...]
La verità che mi propongo d’esporre qui non è particolarmente scandalosa, o meglio non lo è se non nella misura in cui non c’è verità che non susciti scandalo.
[...]
Qui ti offro [...] un racconto scevro di preconcetti e di astrazioni, tratto dall’esperienza d’un uomo, me stesso. Ignoro a quali conclusioni mi trascinerà questo racconto. Conto su questo esame dei fatti per definirmi, forse anche per giudicarmi o, almeno, per conoscermi meglio prima di morire.
(Pagina 21)
Giunto ormai alla fine della sua vita l’Imperatore Adriano scrive una lettera al nipote adottivo Marco, futuro imperatore, e si lascia andare ai ricordi.
Chi è Adriano?
Publio Elio Traiano Adriano noto semplicemente come Adriano (latino: Publius Ælius Traianus Hadrianus; Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10 luglio 138) è stato un imperatore romano della dinastia degli imperatori adottivi che regnò dal 117 alla sua morte.
Il padre, Publio Elio Adriano Afro, era imparentato con l’imperatore Traiano. La madre, Domizia Paolina, era originaria di Cadice. Entrambi morirono nel 85/86 quando Adriano aveva solo nove anni.
Traiano, non avendo avuto figli, divenne di fatto il tutore del giovane e anche la moglie, Plotina, aiutò notevolmente Adriano nel cursus honorum.
Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai adottato ufficialmente, tramite la presentazione in senato. Il suo avvento al potere fu conseguente a una presunta nomina effettuata da Traiano morente. In realtà è molto probabile che si sia trattato di una messinscena organizzata da Plotina. Tuttavia la ratifica da parte dell’esercito, che acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione.
Il regno di Adriano fu caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari: la politica di Adriano fu tesa a tracciare confini controllabili a costi sostenibili. Le frontiere più turbolente furono rinforzate con opere di fortificazione permanenti, la più famosa delle quali è il possente Vallo di Adriano in Gran Bretagna.
Adriano si dimostrò, oltre che esperto di cose militari, anche un grande riformatore della pubblica amministrazione.
Altro caposaldo della politica adrianea fu l’idea di ampliare, quando possibile, i livelli di tolleranza, per esempio si fece promotore di una riforma legislativa per alleggerire la posizione degli schiavi.
Appena il suo potere fu sufficientemente consolidato, Adriano intraprese una serie di viaggi in tutto l’Impero: Gallia, Germania, Britannia, Spagna, Mauritania, Oriente, Africa. In questi lunghi viaggi non si occupò solo di questioni legate alla difesa dei confini ma anche di cercare di migliorare lo standard di vita delle province.
Adriano protesse notevolmente l’arte essendo egli stesso un fine intellettuale.
Villa Adriana a Tivoli fu l’esempio più notevole di una dimora immensa costruita con passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi come il Pecile ateniese o Canopo in Egitto.
[fonte: Wikipedia]
Avevo iniziato a leggere questo libro tempo fa, per qualche sfida che neanche ricordo, ma, per quanto comunque mi stesse piacendo, l’avevo abbandonato perché si tratta di un tipo di lettura un po’ difficile per me, con cui solitamente non procedo speditamente. Ma il desiderio di leggerlo mi era rimasto, così appena un’altra sfida me ne ha dato l’occasione l’ho ricominciato, e stavolta l’ho anche finito. E mi è piaciuto molto.
Ma chi è questo Adriano che tanto affascina con le sue memorie? Per quanto la storia romana mi sia sempre piaciuta, sono passati un bel po’ di anni dall’ultima volta che l’ho studiata, e la memoria è quella che è, per cui prima di iniziare la lettura ho sentito il bisogno di rinfrescarmela un po’ riguardo a questo imperatore, a cui riuscivo ad associare solo il Vallo nel Regno Unito che porta il suo nome, e non ricordavo altro, né in che periodo fosse vissuto, né quali altri imperatori l’avessero preceduto e seguito. Ecco perché ho voluto inserire questo box qui a destra che riassume (molto brevemente!) la sua vita, per venire incontro a chi eventualmente dovesse avere le mie stesse lacune e la mia stessa curiosità, ma soprattutto come promemoria per me.
[Qui a sinistra una veduta del Vallo di Adriano presso Greenhead (immagine presa dalla Wikipedia)]
Ma, diciamo la verità, Adriano l’ho conosciuto veramente solo leggendo queste sue memorie. Ne è emersa (almeno ai miei occhi) la figura di un uomo eccezionale perché ha saputo essere onesto con se stesso. Prendendo in prestito le parole della stessa Yourcenar,
Memorie di Adriano è
uno studio sul destino umano, l’immagine di un uomo che delle sue virtù e dei suoi difetti, delle sue esperienze personali e della sua cultura poco a poco si compone una sorta di saggezza prammatica d’amministratore e di principe.*
Non, quindi, la storia di un imperatore, ma la storia di un uomo, che divenne imperatore. L’uomo è sempre al centro di queste pagine, inteso in senso stretto (l’uomo Adriano) e in senso lato (l’umanità). E come accade in tutti i grandi romanzi, ci sono anch’io, ovviamente, in queste pagine.
E, giusto per non farci mancare proprio nulla, si parla anche spesso di libri in questo libro. Confesso che è stata una delle cose che mi ha reso fin da subito simpatico Adriano: l’amore per la letteratura e la parola scritta in generale traspaiono spesso nei ricordi dell’imperatore. Da questo romanzo infatti ho tratto alcune delle più belle frasi sui libri che mi è mai capitato di leggere, che aggiungerò subito a quelle che scorrono nella colonna qui a fianco (e intanto le trovate alla fine del post). Come spiega lei stessa nei “Taccuini di appunti” che seguono il romanzo, l’autrice si è molto documentata anche da questo punto di vista: Uno dei modi migliori per far rivivere il peniero d’un uomo: ricostruire la sua biblioteca. (Pagina 285)

In una lettera alla traduttrice italiana di questo libro la Yourcenar si stupisce dal fatto che i lettori italiani abbiano dato molta importanza alle pagine dedicate ad
Antinoo, che sono a suo dire meno di un quinto dell’intera opera. Mi spiace deluderla ma non posso negare di essere rimasta anch’io molto colpita da questa parte del romanzo, e probabilmente per un motivo molto banale: il dolore di Adriano per la perdita dell’amato giovane è forse il momento in cui più l’ho sentito umano, vicino, perché così fallibile e impotente. E mi ha affascinato moltissimo l’idea del culto di Antinoo, iniziato dall’imperatore perché sentiva il bisogno di fare qualcosa per superare il dolore, ed impiantatosi ben presto nel pantheon delle divinità romane, senza contare poi le innumerevoli effigi (statue, monete, fregi…) che lo ritraggono, volute sempre da Adriano:
[un] esempio unico nell’antichità, di sopravvivenza, di moltiplicazione nella pietra d’un volto che non era quello d’un uomo di stato o d’un filosofo, ma che fu, semplicemente, amato. (Taccuini di appunti, pagina 292).
Ma soprattutto tra tutti i personaggi che passano nella vita dell’imperatore durante la narrazione Antinoo è quello che mi ha colpito di più per questo suo amore smisurato per Adriano, in cui secondo alcuni sarebbe da ricercare la causa di questa sua morte improvvisa (o almeno così mi è parso di capire… confesso che l’episodio mi ha lasciato alquanto perplessa).
[L'immagine a destra (trovata QUI) è un bassorilievo di Antinoo attribuito ad Antoniano di Afrodisia]
Altri personaggi che hanno solleticato la mia fantasia sono i suoi due successori, Antonino e Marc’Aurelio. Il primo compare di sfuggita, il secondo praticamente non lo vediamo mai ma in un certo senso è sempre presente essendo indirizzata a lui la lunga lettera in cui Adriano riversa le sue memorie. Tra l’altro devo ammettere che un po’ mi stranisce ‘sta cosa delle adozioni imperiali: di punto in bianco l’imperatore ti annuncia che ti adotta, e perciò diventerai padrone della metà del mondo!

Ma bando alle ciance: che altro dire di quest’opera, di quest’uomo? Direi di concludere, come si conviene, con la fine: per le ultime parole di Adriano la Yourcenar si affida a lui stesso, riportando la traduzione di quella poesiola (“Animula vagula blandula”, vedi frasi più in basso) messa come citazione iniziale del romanzo. Uno degli explicit più belli che abbia mai letto! Semplicemente perfetto, come del resto tutto questo libro.
Avevo detto che stavo concludendo, ma mi sbagliavo, perché in realtà mi accorgo che ho ancora (molto!) altro da dire. Per esempio che lo stile della Yourcenar è semplicemente perfetto. La lettura mi ha totalmente trasportata ai tempi di Adriano, ogni tanto mentre leggevo mi dimenticavo che non era veramente lui a parlare, ma un persona vissuta solo nel secolo scorso. Non per niente il lavoro di raccolta di informazioni per questo romanzo è durato moltissimi anni, la Yourcenar ha cercato davvero con passione di far rivivere quest’uomo da cui ci separano quasi 2000 anni di Storia:
…prendere come punto di contatto con quegli uomini soltanto ciò che c’è di più duraturo, di più essenziale in noi, sia nelle emozioni dei sensi sia nelle operazioni dello spirito: anche loro, come noi, sgranocchiarono olive, bevvero vino, si impiastricciarono le dita di miele, lottarono contro il vento pungente, contro la pioggia accecante, l’estate cercarono l’ombra di un platano, gioirono, pensarono, invecchiarono, morirono.
(Taccuini di appunti, pagina 290)

Al termine del romanzo nella mia edizione ci sono dei testi aggiuntivi, il primo dei quali è il famoso
Taccuini di appunti. Devo dire la verità: non mi andava di leggerli, questi taccuini, perché il romanzo purtroppo ormai era finito, quindi cosa poteva darmi di più questo libro? Invece mi sbagliavo, i Taccuini di appunti mi sono piaciuti moltissimo! In questo breve testo la Yourcenar racconta praticamente la sua vita in riferimento al romanzo
Memorie di Adriano, a partire dalla prima volta in cui ha pensato a questo libro, nel 1924, leggendo una frase di
Flaubert:
Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo. Ho trovato incredibile il fatto che ad un cero punto della sua vita l’autrice aveva rinunciato a scrivere questo romanzo, e solo un fortuito ritrovamento l’ha spinta a proseguire.
Memorie di Adriano è da molti definito il capolavoro della Yourcenar, e non posso che essere d’accordo, non solo per la grande bellezza del libro, ma anche per tutta la passione che ne ha contraddistinto la stesura. Infatti leggendo questi Taccuini ho scoperto come questo libro sia stato presente nella vita dell’autrice per così tanti anni, non posso fare a meno di pensare che sia davvero l’opera della sua vita!
[L'immagine qui sopra rappresenta il Teatro marittimo con sullo sfondo, la Biblioteca greca di Villa Adriana (immagine presa dalla Wikipedia]
Dopo i Taccuini nella mia edizione era presenta anche una Nota dell’autrice riguardante le sue fonti. Di nuovo non mi andava di affrontare questa lettura, di nuovo per curiosità e amore di completezza ho provato a leggerla lo stesso, e di nuovo, come per i Taccuini, mi sono dovuta ricredere! Infatti in mezzo alla marea di titoli che ho allegramente saltato a piè pari, la Yourcenar rivela alcune delle libertà che si è presa rispetto alla Storia (che comunque quasi sempre non sono modifiche ma invenzioni, come a dire: non sappiamo se è successo proprio così, ma potrebbe benissimo!) e parla in generale di alcune sue scelte narrative.
Siccome non imparo mai, quando, finita la Nota, mi sono trovata davanti il testo
Una traduzione e un’amicizia di
Lidia Storoni Mazzolani, ho pensato di nuovo che non valeva la pena di leggere pure quello, di nuovo mi sono sforzata di farlo, di nuovo mi sono ricreduta!

Infatti anche questa è stata una lettura piacevole e interessante! Come recita il titolo la Storoni Mazzolani racconta le vicende che hanno accompagnato la pubblicazione della versione italiana di questo romanzo e che hanno portato le due donne, autrice e traduttrice, a sviluppare un’amicizia, per lo più epistolare, durata fino alla morte della Yourcenar. Di questo testo, oltre ai begli stralci dalle lettere scambiate tra le due mi ha colpito scoprire che la prima pubblicazione italiana di
Memorie di Adriano fu storpiata da una mancata revisione e una serie di tagli arbitrari ad opera dell’editore che sfociarono in una causa intentata dalla Storoni Mazzolani e una seconda edizione riveduta e corretta presso l’Einaudi.
Ultimissima cosa davvero, e poi concludo. Alla fine c’ho preso gusto, e mi sono letta anche la Biografia dell’autrice, e anche questa si è rivelata una lettura molto interessante. La cosa che mi ha colpito di più sono state le lingue che ha studiato: ha iniziato, se non ricordo male, a 11 anni con l’inglese e il latino (!!!), e… bè, penso non abbia mai smesso, se si considera che a 75 si è messa ad imparare il giapponese!
Bene, ho scritto veramente tanto riguardo a questo libro, e ora vorrei tirare le somme in un commento generale, ma mi riesce difficile sintetizzare cosa mi ha lasciato un libro così. Posso dire solo che è stata una bellissima lettura, non del mio genere, non propriamente entusiasmante come i libri a cui do di solito 5 stelline, ma bellissima. Tanto che un pochino mi dispiace aver conosciuto la Yourcenar proprio con questo libro, perché ora sono molto interessata a lei, e vorrei leggere altri suoi romanzi, ma temo che non li troverò mai all’altezza di questo.
Copertina e Titolo
Entrambi, nella loro semplicità, mi piacciono molto.
Come dico sempre: quando un libro diventa così famoso il titolo diventa così familiare che mi riesce difficile giudicarlo obiettivamente. Insomma, è questo, e mi sembra perfetto!
Per quanto riguarda la copertina mi piace molto da un punto di vista estetico, con il volto di pietra che “guarda” fuori campo, e lo sfondo nero; avrei però preferito un’immagine di Adriano invece che di Antinoo, perché mi piace sempre poter avere un’idea di come sono fatti i personaggi di cui leggo.
Davvero un capolavoro
Scheda del libro

Titolo: Memorie di Adriano
Titolo originale: Mèmoires d’Hadrien, suivi de Carnets de notes de Mèmoires d’Hadrien
Autore: Marguerite Yourcenar, nata Marguerite de Crayencour
Nazionalità: francese e statunitense
Anno prima pubblicazione: 1951
Ambientazione: Italia, Europa, Medio Oriente, Africa mediterranea; I e II secolo a.C.
Personaggi: Adriano
Casa Editrice: Einaudi (Super ET)
Traduzione: Lidia Storoni Mazzolani
Copertina: Ritratto di Antinoo, particolare di una statua dalla Villa Adriana a Tivoli, che si trova ora al Museo dell’Hermitage a San Pietroburgo.
Pagine: 350
Link al libro: IN LETTURA – ANOBII – GOODREADS
inizio lettura: 23 giugno 2012
fine lettura: 14 luglio 2012
Segnalibri: sia quello che ho usato durante la lettura (a destra) che quello in alto a sinistra, dedicato al libro, sono miei!
Un po’ di frasi
Siccome stavolta sono proprio taaaaante le frasi che mi sono piaciute, metto qui sotto le mie preferite tra le preferite, e poi più in basso le altre, visibili cliccando su “leggi”.
Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis,
Quae nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos…
Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti…
P. Aelius Hadrianus, Imp.
(Poesia in stile ellenistico composta da Adriano poco prima della morte. Traduzione di Lidia Storoni Mazzolani)
(Pagina 1)
Mio caro Marco,
Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d’accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d’un uomo che s’inoltra negli anni ed è vicino a morire di un’idropisia del cuore.
[incipit]
Le mie virtù, le ho utilizzate come ho potuto. Dei miei vizi, ne ho fatto buon uso.
(Pagina 238)
| Frasi sui libri & simili |
Leggi> |
Ho letto, più o meno, tutto quel che è stato scritto dai nostri storici, dai nostri poeti, persino dai favolisti, benché questi ultimi siano considerati frivoli, e son loro debitore d’un numero d’informazioni, forse, maggiore di quante ne abbia raccolte nelle esperienze pur tanto varie della mia stessa vita. La parola scritta m’ha insegnato ad ascoltare la voce umana [...]. Viceversa, con l’andar del tempo, la vita m’ha chiarito i libri.
(Pagina 22)
Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.
(Pagina 32)
Purtuttavia, ho voluto bene ad alcuni dei miei maestri, mi sono stati cari quei rapporti stranamente intimi e stranamente evasivi che si stabiliscono tra insegnante e alunno, e le Sirene che cantano in fondo a una voce chioccia quando vi rivela per la prima volta un capolavoro o vi palesa un’idea nuova: il più grande seduttore, in fin dei conti, non è Alcibiade, è Socrate.
(Pagina 33)
La lettura dei poeti produsse in me effetti ancor più conturbanti: non sono del tutto certo che conoscere l’amore sia più inebriante che scoprire la poesia. Quest’ultima mi trasformò: l’iniziazione alla morte non mi inoltrerà più avanti in un mondo diverso di quanto abbia fatto un crepuscolo virgiliano.
(Pagina 33)
Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.
(Pagina 121)
Sentivo sempre più il bisogno di raccogliere e conservare antichi volumi, e d’incaricare scrivani coscienziosi di trarne nuove copie. Nobile compito; non meno urgente – pensavo – dell’aiuto ai veterani o dei sussidi alle famiglie prolifiche e disagiate; qualche guerra, dicevo a me stesso, la miseria che la segue, un periodo di volgarità e d’incultura sotto un cattivo principe basterebbero a far perire per sempre i pensieri pervenuti fino a noi mediante quei fragili oggetti di pergamena e d’inchiostro. Ogni uomo così fortunato da beneficiare, più o meno, di quei legati di cultura, mi sembrava responsabile verso tutto il genere umano.
(Pagina 204)
|
| la vita, l'amore, la morte |
Leggi> |
E’ difficile rimanere imperatore in presenza di un medico.
(Pagina 5)
Non ho mai affondato i denti nella pagnotta delle caserme senza meravigliarmi che quella miscela rozza e pesante sapesse mutarsi in sangue, in calore, fors’anche in coraggio.
(Pagina 10)
Accetterò di assimilare l’amore alle gioie puramente fisiche (ammettendo che ve ne siano) quando avrò visto un ghiottone anelare di piacere davanti alla sua pietanza favorita come un innamorato sulla spalla dell’essere amato. Di tutti i nostri giochi, questo è il solo che rischi di sconvolgere l’anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione, ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone.
(Pagina 13)
Non ignoro che bisogna fare i conti con le iniziative personali di quell’estraneo affascinante che resta, malgrado tutto, ogni essere amato.
(Pagina 163)
Quel corpo tanto docile si rifiutava di lasciarsi riscaldare, di rivivere. Lo trasportammo a bordo. Tutto crollò attorno a me, tutto sembrò spegnersi. Zeus Olimpico, il Padrone di tutte le cose, il Salvatore del Mondo precipitò: non vi fu più che un uomo dai capelli grigi che singhiozzava, sul ponte d’una barca.
(Pagina 187)
L’esistenza m’ha dato molto, o, perlomeno, io ho saputo ottenere molto da lei; in questo momento, come ai tempi in cui ero felice, e per ragioni completamente opposte, mi sembra che non abbia più niente da offrirmi; ma non sono certo di non aver più nulla da imparare da lei.
(Pagina 263)
Ma tutte le teorie sull’immortalità m’ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d’un giudizio. D’altra parte, mi accade altresì di trovar troppo banale la soluzione opposta, il puro nulla, il vuoto ove risuona la risata d’Epicuro. [...] Il viaggiatore racchiuso nel corpo del malato orami sedentario per sempre s’interessa alla morte perché essa rappresenta una partenza. [...] Se, per miracolo, qualche secolo venisse aggiunto ai pochi giorni che mi restano, rifarei le stesse cose, persino gli stessi errori, frequenterei gli stessi Olimpi e i medesimi Inferi. Una constatazione simile è un argomento eccellente in favore dell’utilità della morte, ma nello stesso tempo m’ispira dubbi sulla totale efficacia di essa.
(Pagina 271,2)
Non mi bisticcio più con i medici; i loro sciocchi rimedi m’hanno ucciso; ma la loro presunzione, la loro pedanteria ipocrita è opera nostra; mentirebbero meno se noi non avessimo paura di soffrire.
(Pagina 273)
|
| altre frasi |
Leggi> |
Non ci sono al mondo persone più volgari dei nostri complici. L’occhiata obliqua dell’oste che mi riserva il vino migliore, e per conseguenza ne priva qualcun altro, bastava già, nei giorni della mia giovinezza, a ispirarmi un profondo disgusto per gli svaghi di Roma. Non mi piace che un essere umano ritenga di conoscer già il mio desiderio, prevederlo, adattarsi meccanicamente a quella che suppone la mia scelta.
(Pagina 17)
Quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco.
[...]
Tutto quel che ciascuno di noi può tentare per nuocere ai suoi simili o per giovar loro, almeno una volta, è già stato fatto da un greco.
(Pagina 34)
…gloria, se vogliamo dare questo bel nome appassionato alla nostra smania di sentir parlare di noi.
(Pagina 36,7)
Non ch’io disprezzi gli uomini: se lo facessi, non avrei alcun diritto, né alcuna ragione, di adoperarmi a governarli. So bene che sono vanitosi, ignoranti, avidi, irrequieti, capaci quasi di tutto pur di arrivare, pur di farsi valere, anche solo ai propri occhi, o anche soltanto per evitare di soffrire. Lo so bene: sono fatto anch’io come loro.
(Pagina 39,40)
Invidio coloro che riusciranno a compiere il giro dei duecentocinquantamila stadi greci calcolati così bene da Eratostene, percorrendo i quali ci si ritroverebbe al punto di partenza. M’immaginavo nell’atto di prendere semplicemente la decisione di continuare a camminare davanti a me, sulla pista che ormai sostituiva le nostre strade. Questa idea mi piaceva… [...] Va da sé che era solo un sogno, il più breve di tutti. [...] Ciò nonostante, quel sogno mostruoso, che avrebbe fatto fremere i nostri avi, saggiamente confinati nella loro terra del Lazio, io l’ho fatto, e l’averlo avuto solo un istante mi rende diverso da essi per sempre.
(Pagina 47,8)
Pochi mesi dopo la grande crisi, ebbi la gioia di veder formarsi nuovamente la fila delle carovane in riva all’Oronte; le oasi si ripopolavano di mercanti che commentavano le notizie alla luce dei bivacchi, e che ogni mattina, insieme alle loro merci, starei per dire caricavano, per trasportarle in paesi sconosciuti, parole, pensieri, costumi intimamente nostri, che poco a poco avrebbero dilagato nel mondo in modo più sicuro che non le legioni in marcia.
(Pagina 93)
Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce, forse perché allora ci si aspetta di vederci smettere di esercitarle.
(Pagina 100)
A ogni sforzo per migliorare la condizione umana si oppone una obbiezione: forse, gli uomini non ne sono degni. Ma mi è facile eluderla: sino a che resterà irrealizzato il sogno di Caligola, e il genere umano tutt’intero non si ridurrà a una sola testa offerta alla scure, ci toccherà tollerarlo, raffrenarlo, volgerlo ai nostri fini; la cosa più vantaggiosa per noi sarà di servirlo. [...] E ascoltavo a metà i bene intenzionati i quali affermano che la felicità snerva, che la libertà infiacchisce, che la dolcezza vizia coloro sui quali si esercita. Può darsi: ma, se consideriamo come va il mondo, seguire costoro è come rifiutarsi di nutrire a sufficienza un uomo emaciato, per paura che tra qualche anno gli capiti di diventare pletorico. Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell’uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l’amore non corrisposto, l’amicizia respinta o tradita, la mediocrità d’una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni: tutte le sciagure provocate dalla natura divina delle cose.
(Pagina 108,9)
Non credo che alcun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt’al più, ne muterà il nome.
(Pagina 110)
Quella vecchia cieca che dal fondo d’una provincia barbara s’incammina alla volta dell’imperatore è divenuta per me quel ch’era stato in altri tempi lo schiavo di Tarragona: il simbolo delle popolazioni dell’impero che ho governate e servite. La loro immensa fiducia mi compensa di vent’anni di fatiche che in fondo non mi sono dispiaciute.
(Pagina 266)
Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine.
(Pagina 274)
|
| explicit |
Leggi> |
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…
|
| dai 'Taccuini di appunti' |
Leggi> |
Se quest’uomo non avesse conservato la pace nel mondo e rinnovato l’economia dell’impero, le sue gioie, le sue sventure mi interesserebbero meno.
(Taccuini di appunti, pagina 291)
Questo libro è il condensato d’un’opera enorme elaborata per me sola.
(Taccuini di appunti, pagina 296)
In certi momenti, rari peraltro, m’è accaduto persino di sentire che l’imperatore mentiva. In questi casi, bisognava lasciare che mentisse, come noi tutti.
(Taccuini di appunti, pagina 296)
|
* Da una lettera scritta dall’autrice alla traduttrice Lidia Storoni Mazzolani, riportata nel testo “Una traduzione e un’amicizia”, pagina 327 e 328 della mia edizione.
Argomenti
5 stelline, ambientati in Egitto, ambientati in Italia, ambientati nel 1° secolo, ambientati nel 2° secolo, autori del 20° secolo, autori francesi, autori statunitensi, epistolare, europa, explicit, frasi dai libri, Gara d'autore 2012, Historical Fiction Challenge 2012, incipit, La sfida infinita o quasi...quinta edizione 2012, OBIETTIVO 2012, segnalibri, Sfida Ridammi 3 Parole, Sfida Salva-Comodino 2012, Solo Donna 2011, storico, voto 9
Memorie di Adriano è un libro che mi ha sempre incuriosito ma che non ho ancora mai letto per paura della sua pesantezza…ma questa tua eccellente recensione mi ha entusiasmato e per quanto non sia una lettura semplicissima, credo possa regalare belle soddisfazioni…insomma ora lo metto in wl e appena posso me lo procuro e lo leggo! ^^
Bè, sì, esatto! Non è una lettura facile, soprattutto se non è il tuo genere, però secondo me merita sicuramente!! :)
letto qualche anno fa: anch’io avevo paura che fosse pesante, e invece. Un testo meraviglioso
Verissimo! Sono forse le soddisfazioni letterarie maggiori, queste, quando affronti un libro con un po’ di “paura”, e poi invece ti conquista!
Sono proprio contenta che ti sia piaciuto! E’ uno dei miei libri preferiti in assoluto e concordo con molti punti che hai evidenziato nel tuo commento :)
Sìììì!!! :) E devo dire che è stato il tuo entusiasmo a spingermi a riprenderlo in mano, perché avevo paura di bloccarmi di nuovo! :)
Allora sono doppiamente felice! :DDDD