scritto da Phoebes
mercoledì 31 20 Ottobre12
alle 22:10
Categoria : De Luca, Matino

Alture dell’Antico e del Nuovo Testamento
di Erri De Luca e Gennaro Matino


Una scalata è una costruzione di passi verso l’alto, un’opera sul vuoto.

(“Voce del verbo scendere”, pagina 15)

Ho ricevuto in regalo questo libro a Natale… del 2010! Bè, si sa che sono un’accumulatrice! Ma ecco che finalmente l’ho letto! Purtroppo non mi è piaciuto quanto speravo! O meglio, metà m’è piaciuto molto, metà un po’ meno!

La storia sacra vista attraverso le alture, dall’Ararat al Golgota, dal monte dell’alleanza a quello delle tentazioni.
Il libro è diviso in due parti, la prima (Voce del verbo scendere) scritta da Erri de Luca, la seconda (Salite e risalite per i monti cari al Vangelo) da Gennaro Matino.

Voce del verbo scendere

di Erri De Luca

Questa prima parte del libro mi è piaciuta molto. Erri De Luca si concentra soprattutto su passi dell’Antico Testamento, spiegandoci i testi a partire dall’aramaico e all’ebraico. In particolare cita spesso i valori numerici delle parole, una particolarità della lingua ebraica che non ho mai compreso appieno.
Si parla di salite e di discese, ma soprattutto di salite, di scalate, e sapendo che Erri ama arrampicarsi il tutto acquista un sapore più vero.
Una lettura molto bella e interessante, arricchita dal fascino di una lingua antica e complicata. Vi riporto qui la scansione di pagina 25, in cui sul testo ebraico c’è la traduzione scritta immagino proprio da De Luca.

Salite e risalite per i monti cari al Vangelo

di Gennaro Matino

Come si evince dal titolo in questa seconda parte le alture riguardano soltanto il Nuovo Testamento. Mi è piaciuta assai meno questa parte, per diversi motivi. Innanzitutto lo stile di Matino non ha lo stesso fascino di quella di De Luca, e avendola letta subito dopo il paragone è stato inevitabile e a scapito del primo. Poi la lingua con cui ci mette a confronto è il greco, molto meno intrigante dell’ebraico antico. Infine, a differenza di De Luca che parla della alture basandosi su svariati episodi biblici in questa seconda parte le riflessioni sono più per argomenti, e si soffermano per un sacco di tempo sugli stessi. Inoltre, avendo io una certa esperienza di esercizi spirituali e lectio divina, ho trovato nel testo anche un certo che di “saputo”, “già visto”, insomma, nulla di nuovo.
A parte tutti questi lati negativi questa seconda parte non mi è però totalmente dispiaciuta, ci sono stati anche qui dei brani interessanti. In particolare mi ha colpito il discorso delle salite che in realtà non finiscono mai, e questo concetto mi ha anche ricordato un po’ la religione descritta in Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, con la scatola empatica che metteva i “fedeli” in contatto col “profeta” che saliva, saliva, saliva…

Il mio commento generale all’intero libro è quindi un po’ tiepidino, con una prima parte che mi è piaciuta molto e una seconda così così. L’ambientazione sulle alture di Antico e Nuovo Testamento lo rende comunque una lettura piacevole per questo interessante punto di vista sulla storia sacra.

Copertina e Titolo
Il titolo è simpatico e accattivante, anche se non immediatamente collegabile al tema del libro, ma c’è il sottotitolo che serve egregiamente a questo scopo. Bellina anche la copertina, con la torre di Babele in costruzione (che poi, come spiega Erri De Luca, queste immagini sono in un certo inesatte, perché quando Dio punisce gli uomini creando appunto una Babele di lingue, la Torre è già finita).

Dammi 3 parole

…e le risalite!
(in riferimento alle “discese ardite” di Lucio Battisti)

Scheda del libro


Titolo: sottosopra
Sottotitolo: Alture dell’Antico e del Nuovo Testamento
Autore: Erri De Luca (sito non ufficiale) e Gennaro Matino
Nazionalità: italiana
Anno prima pubblicazione: 2007
Ambientazione: grossomodo Medio Oriente, da alcuni millenni avanti al primo secolo dopo Cristo
Casa Editrice: Mondadori
Copertina: Pieter Bruegel il Vecchio, La Torre di Babele (Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemaeldegalerie)
Pagine: 108
Link al libro: ANOBIIGOODREADS
inizio lettura: 10 agosto 2012
fine lettura: 18 ottobre 2012

Segnalibri: quello che ho usato durante la lettura (a destra) MI è stato regalato insieme al libro, per cui m’è sembrato giusto usarlo per leggere propri questo!

Un po’ di frasi

La geografia dell’Antico Testamento appartiene al paesaggio di una rivelazione. L’intenzione di quella divinità insiste sopra un suolo e sopra un piccolo reparto dell’umanità cambiandone i connotati. Nessuno di noi può identificarsi in Abramo, nessuno può dire con certezza: questo è il Sinai. Essi sono epicentro di scosse che sciamano fino a noi.
[incipit di “Voce del verbo scendere”]

Vado alle montagne per approfondire il sentimento di essere un intruso del pianeta, il contrario del possidente. Mi aiuta l’origine meridionale, residenza di vulcani e scosse periodiche, maestre di tarantella e di precarietà.
(“Voce del verbo scendere”, pagina 11)

In scrittura sacra unico riparo è la divinità, la salvezza è affidarsi al suo sbaraglio. Perché mai da lei proviene una prudenza, una via di mezzo: si deve conquistare la terra promessa in schiacciante inferiorità numerica, Mosè è spedito all’assurda impresa di staccare un popolo di schiavi dalla superpotenza dell’Egitto, Geremia va a gridare in Gerusalemme assediata la resa a Nabucodonosor, Giona ad annunciare il finimondo a Ninive.
(“Voce del verbo scendere”, pagina 12)

Nessuno stenografa, nessuno prende appunti. Le orecchie allora possedevano capacità di ascolto e di memoria inarrivabili per noialtri oggi.
(“Voce del verbo scendere”, pagina 18)

“Lieti gli abbassati di vento”: qui si fonda il sottosopra, la sovversione delle precedenze in terra. Essi sono i primi del mondo.
(“Voce del verbo scendere”, pagina 21)

Dopo il diluvio è la condizione di tutta l’umanità, il mondo è vuoto, una stanza nella quale si è ospiti. Poi verrà il tempo di credersi padroni di suolo, acqua, aria. Dopo ogni catastrofe l’umanità prende coscienza della sua vulnerabilità, poi dimentica.
(“Voce del verbo scendere”, pagina 28)

costruirono: l’opera è completa, il verbo è al passato. Quando vediamo nelle illustrazioni la torre di Babele interrotta a metà, sappiamo che si tratta di un errore. La torre è costruita. […] La testa non è affatto arrivata nei cieli, ha solo raggiunto il fondo del vicolo cieco che ogni cima dimostra. Da lì si può solTanto scendere.
(“Voce del verbo scendere”, pagina 35)

Da lì l’umanità dilagherà sopra i volti di tutta la terra, dai ghiacciai ai deserti, diventando inestirpabile.
[explicit]

Parole.
Composti suoni, impasto di spirito e materia. Più spirito in verità.
[incipit di “Salite e risalite per i monti cari al Vangelo”]

Si può essere costretti a perdere e a subire la privazione, ma se si sceglie di perdere liberamente, allora è un dare potente, inaudito.
(“Salite e risalite per i monti cari al Vangelo”, pagina 53)

Aveva una gran fame il Maestro.
Ora poteva mangiare: il digiuno era finito-
Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli angeli gli si accostarono e lo servivano.
Mattero 4,11
[explicit]

Argomenti


2 commenti per sottosopra

  1. Strawberry scrive:

    Non conoscevo questo libro…qui da te mi acculturo…:-)


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