scritto da Phoebes
lunedì 20 novembre 2006
alle 12:35
Categoria : Pontiggia
Continuo con le frasi da questo libro con una bellissima e poeticissima descrizione, della… come potrei dire? utilità, o meglio, della “missione” di un classico:

Ma i classici, in un tempo ciclico, realizzavano un destino, non correvano una avventura seguendo la freccia del tempo. Occupavano o difendevano spazi sotto il cielo uguale della tradizione.

Poi, una citazione di Isaac Newton che vuole darci, secondo Pontiggia, una immagine memorabile della speranza, della bellezza e dei limiti del sapere: «Non so come posso apparire agli occhi del mondo, ma a me sembra di essere stato soltanto come un fanciullo che giocava sulla riva del mare e che si divertiva a trovare di tanto in tanto un ciottolo più levigato o una conchiglia più bella del comune, mentre il grande oceano della verità si stendeva sconosciuto davanti a me.»

Infine, finalmente, Pontiggia ci dona una definizione di classico:

Noi non leggiamo un classico per le sue qualità, ma per l’importanza e la bellezza di quello che ci dice. Un classico è una esperienza radicale, un incontro che ci modifica, non un ritrovamento di aspetti reperibili in altri.

e poi ancora più avanti:

L’esperienza dei classici ci dice il contrario. Non sono nostri contemporanei, siamo noi che lo diventiamo di loro. Dimenticarli in nome del futuro sarebbe il fraintendimento più grande. Perché i classici sono la riserva del futuro.

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