scritto da Phoebes
lunedì 22 20 Dicembre14
alle 15:08
Categoria : Tarchetti

di Ugo Iginio Tarchetti

Titolo: Fosca
Genere: Romanzo d’appendice
Autore: Igino Pietro Teodoro Tarchetti, in arte Ugo Iginio Tarchetti (Wikipedia)
Nazionalità: italiana
Anno prima pubblicazione: 1869
Ambientazione: Milano, poi uno sperduto e non meglio specificato paesino lombardo; 1863
Personaggi: Giorgio, Clara, Fosca
Casa Editrice: Simplicissimus Book Farm
Pagine: 182
Provenienza: Amazon (scaricato gratuitamente)
Link al libro: IN LETTURAANOBIIGOODREADS
inizio lettura: 4 dicembre 2014
fine lettura: 17 dicembre 2014


Mi sono accinto più volte a scrivere queste mie memorie, e uno strano sentimento misto di terrore e di angoscia mi ha distolto sempre dal farlo.

[incipit]

Un romanzo cupo come la sua protagonista, bello anche se non proprio adatto a me.

Il giovane Giorgio, militare in congedo a Milano, conosce Clara e se ne innamora. La ragazza, sebbene già spostata e con un figlio, ricambia il sentimento. Ben presto però Giorgio viene richiamato in servizio e si sposta in un paesino isolato, dove fa la conoscenza di Fosca, una donna malata di nervi fin dall’infanzia, capace forse proprio per questo passioni profonde e distruttive.

Non conoscevo questo autore prima di sentirne parlare QUI. Mi ha incuriosito, e siccome era corto e disponibile gratis l’ho inserito nella sfida dell’Alfabeto alla lettera T.

La trama non è particolarmente interessante, così come l’ambientazione, presente nelle descrizioni della natura ma in poco altro. Quello che mi aveva incuriosito di questo romanzo, e che in effetti si è rivelata la cosa più interessante, è proprio Fosca. I personaggi principali sono 5, tre più importanti e due secondari, tanto da non avere nemmeno un nome (il colonnello e il dottore). I tre protagonisti sono invece conosciuti solo col nome proprio: Giorgio, che racconta in prima persona tutta la vicenda, Clara, la sua amata, e Fosca.

Giorgio non mi sta particolarmente simpatico. All’inizio della storia è preso da un mal di vivere che lo spinge a chiedere licenza per motivi di salute, poi l’amore di Clara lo guarisce. Bah! Mi ricorda un po’ il tanto odiato giovane Werther che se la crede come non mai: era ben certo che io mi innalzava sul livello delle nature comuni. Non è per fortuna ai livelli del protagonista goethiano, infatti poco dopo afferma (contraddicendosi anche un pochettino): Non mi importava di essere da più o da meno degli altri uomini, mi bastava di esserne diverso. Anche se non mi sta troppo simpatico, come personaggio non mi è dispiaciuto, e di sicuro l’ho ammirato per l’abnegazione con cui si è dedicato a Fosca.

Clara è ai miei occhi un personaggio onestamente poco riuscito. È una moglie fedifraga, con tutte le attenuanti del caso, ma mi pare un po’ eccessivo descriverla come una santa. Vero è che la vediamo solo attraverso gli occhi di Giorgio, che la ama. Di sicuro ha un carattere piacevole, ma risulta talmente chiaro l’intento dell’autore di renderla opposta a Fosca che mi risultano antipatici anche i suoi lati più belli.

Fosca by Nachan on DeviantArt

E veniamo allora alla donna che dà il nome a questo libro, il personaggio che (almeno a mio parere) eclissa gli altri con la sua prorompenza. Fosca viene introdotta con una certa dose di mistero: il posto a tavola sempre apparecchiato ma mai occupato, il rifiuto di descriverla fisicamente, la malattia, le urla: Mia cugina è la malattia personificata, l’isterismo fatto donna, un miracolo vivente del sistema nervoso ci dice il colonnello. Ecco che poi finalmente appare, e Giorgio viene immediatamente e irrimediabilmente colpito dal suo aspetto fisico: Dio! Come esprimere colle parole la bruttezza orrenda di quella donna! […] Tutta la sua vita era ne’ suoi occhi che erano nerissimi, grandi, velati — occhi d’una beltà sorprendente. e poi ancora Fui colpito dalla soavità della sua voce, più ancora di quanto nol fossi stato dalla sua bruttezza.

Quindi, insomma, una donna decisamente non bella, ma con del fascino, dovuto in parte alla sua malattia, alla sua passione, ma anche alla sua intelligenza e cultura. Mi dispiace che la sua sofferenza la porti a volte a sembrare molto ingenua, la preferisco quando sa bene cosa vuole, anche se questo la fa essere egoista e a volte anche crudele. Fa comunque pena per le sue sofferenze. Una parte che mi è piaciuta molto è quando Fosca ricorda il suo passato, e le forti passioni che l’hanno segnato. Anche lei purtroppo cade vittima della presunzione secondo la quale più si soffre per amore più ci si eleva sugli altri esseri umani: Non è la lettura, non è la solitudine che possono guarirci dell’amore, le donne non ne guariscono mai, le nature superiori ne muoiono.

Dei due personaggi minori, quello che mi ha colpito di più è il dottore, perché è lui la causa di tutti i mali di Giorgio, eppure si comporta sempre come se fosse colpa degli altri, rimproverando perfino Giorgio per il suo comportamento! L’ho trovato piuttosto assurdo come personaggio!

Lo stile di Tarchetti è indubbiamente pesante. Ora capisco davvero tutto il lavoro di Manzoni per affinare il suo italiano: I Promessi Sposi sono anche loro dell’Ottocento, ma, per quanto vetusto, il loro italiano non mi suona così alieno come quello di questo romanzo: la prima persona singolare dell’imperfetto uguale alla terza, egli usato come soggetto impersonale, un eco senza apostrofo, e i plurali in “cie” con la i anche in caso di doppia consonante (per esempio “traccie”). All’inizio tutto questo mi dava veramente fastidio, poi pian piano mi sono abitata.

Questo autore è un esponente della Scapigliatura, un movimento che, leggo sulla Wikipedia, andava contro il Romanticismo italiano. Buffo, perché a me questo romanzo è parso avere molti punti in comune con questa corrente letteraria! L’esaltazione dei sentimenti, la religiosità, l’importanza della natura, e la già citata spocchiosità del protagonista di sentirsi superiore agli altri.

La copertina di questa mia edizione è quella tipica dei classici gratuiti di Amazon, quindi niente da commentare su questo punto. Il titolo è estremamente semplice, ma molto accattivante, infatti questo nome (che in realtà è un normalissimo nome di donna, anche se forse per noi desueto) evoca un personaggio cupo e problematico, ma affascinante.

Commento generale.

Romanzo interessante, ma troppo estremo nei sentimenti per piacermi davvero. La prima parte, con la descrizione della nascita dell’amore tra Giorgio e Clara, mi ha annoiato parecchio. Con l’arrivo di Fosca, quando le cose cominciano a diventare forse un po’ più gotiche, ho provato maggiore interesse, ma non più di tanto. Fosca mi ha incuriosita moltissimo, e mi ha anche affascinato, ma il suo amore per Giorgio mi è sembrato alla fine, tutto sommato, banale come quello di Clara.

Sono contenta comunque di aver scoperto questo autore e questa corrente della letteratura italiana che ignoravo.

Mini recensione in 5 parole

Romanzo cupo come la protagonista

Grazie a…

Colorare la vita, la cui recensione mi ha fatto venire voglia di leggere questo libro.

Sfide

Un po’ di frasi

Dimenticare! È uccidersi, è rinunciare a quell’unico bene che possediamo realmente e impreteribilmente, al passato.

Ciò che noi consideriamo come la più gran colpa possibile nella donna — l’adulterio — non è spesso che una rivendicazione dei diritti più sacri che le ha dato la natura, e che la società le ha conculcato.

Quella donna divora i libri, è un tarlo da libri, legge come noi fumiamo.
Il colonnello su Fosca

Non leggo né per imparare, né per pensare — abborro i libri di morale e di metafisica — leggo per dimenticare, per conoscere quali sono le gioie che il mondo dispensa ai felici e per goderne quasi di un eco.
Fosca

Un viaggio in ferrovia è una corsa attraverso la natura: si provano le stesse vertigini del volare.

Voi siete un bel giovine, e la bellezza è cosa che si sconta quasi altrettanto come la bontà. Buoni e belli! Guai a coloro che vengono al mondo colla macchia di questo peccato originale!
Il dottore

Giorgio: Eri più felice allora?
Fosca: Sperava di divenirlo, e perciò lo era.

Fosca: Perché rifioriscono adesso le viole e le margherite, i primi fiori che sbucciano a primavera?
Giorgio: Credo che si sbaglino, il tepore dell’autunno fa loro immaginare che l’aprile sia già ritornato. Vi sono molti fiori che cadono nello stesso errore. I lillà, i rosai, i sambuchi, tutte le piante primaticce tornano a metter le gemme in autunno.
Fosca: È vero, l’autunno e la primavera si rassomigliano. È la stessa cosa che la gioventù e la vecchiezza. Chi sa se a ottant’anni si risentano le passioni di quindici!
Giorgio: Ma! è però ben certo che si riprovano le stesse debolezze.

La fortuna ci fa parere più cari gli oggetti che ci toglie, di quelli che ci dona, ed è forse così che ci riconcilia lentamente con l’idea della distruzione e della morte; nondimeno tristi quelle cose di cui esclamiamo: sono le ultime!

Vi è un beneficio grandissimo che ogni uomo è in grado di rendere ad un altro, e che è tuttavia quello che vien reso più raramente, l’astenersi dal dirne male.
Il colonnello

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2 commenti per Fosca

  1. dragoval scrive:

    Tarchetti, se da un lato recupera Leopardi ( Ultimo canto di Saffo ), dall’altro anticipa, e di moltissimo, le/i protagoniste/i dei romanzi decadenti (le donne fatali dannunziane…..e non a caso, ora che ci penso, la protagonista de Il fuoco , in cui è adombrata la grande Eleonora Duse, si chiama Foscarina Perdita :)).
    ps se ti manca l’acca, per la tua sfida, ti consiglierei Controcorrente di Joris-Karl Huysmans :)

    • Phoebes scrive:

      Sicuramente con Fosca crea un personaggio straordinario. Scritto da un (bravo) autore di oggi il libro probabilmente mi sarebbe piaciuto molto di più, e con questo non voglio dire che sarebbe stato migliore, solo più affine ai miei gusti.

      Grazie per il consiglio, lo annoto per l’anno prossimo,per il 2014 l’H l’ho già letta, sono andata in ordine! :)


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