scritto da Phoebes
martedì 7 Giugno 2016
alle 11:46
Categoria : _gruppi di lettura_

ma fortuna anco più bisogna assai;
che senza, val virtù raro o non mai.

(Versi 46,7-8)

Dopo mille mila anni riprendo con questo gruppo di lettura. Questo Canto l’ho letto con estrema lentezza, un pezzettino alla volta, per cui il mio commento è basato su memorie anche lontanucce, spero di non aver detto fesserie! Spero anche di recuperare un poco con questo poema durante l’estate, sono rimasta veramente troppo indietro!
Il Canto inizia con la storia di Grifone, e questa parte devo dire che non entusiasma particolarmente. Per fortuna lasciamo abbastanza presto lo stolto Grifone in balia degli inganni di Orrigille.
Non però son di seguitar sì intento
l’istoria de la perfida Orrigille,
ch’a’ giorni suoi non pur un tradimento
fatto agli amanti avea, ma mille e mille;
ch’io non ritorni a riveder dugento
mila persone, o più de le scintille
del fuoco stuzzicato, ove alle mura
di Parigi facean danno e paura.
(Ottava 16)
Rodomonte by sonny93 on DeviantArt
Torniamo quindi all’assedio in un paio di strofe Ariosto ci fa il riassunto ricordandoci dove eravamo rimasti, e poi si concentra su Rodomonte, che è un cavaliere davvero terribile: è riuscito ad entrare all’interno delle mura (avevamo visto nel Canto precedente la sua manovra che era costata la vita a innumerevoli suoi soldati) e una volta dentro la città comincia ad uccidere tutti, senza distinzione di età, sesso o stato sociale, e non contento si mette anche a distruggere gli edifici.
Arriva finalmente Rinaldo dall’Inghilterra con tutto l’esercito che avevamo visto schierato e dettagliatamente descritto. Rivediamo Zerbino che per un po’ rischia di brutto. La battaglia infuria, le descrizioni sono al tempo stesso terribili e grottesche, perché abbiamo gente che muore in continuazione, a volte anche con qualche dettaglio truculento, ma spesso la scena è così piena di ironia e di presa in giro di questi straordinari eroi, sia quelli che vincono che quelli che perdono, che proprio non ce la si fa a prenderli sul serio. Mi viene da fare un piccolo confronto: la furia di Rodomonte, per quanto sicuramente eccessiva, è terrificante, non lascia spazio alla risata, perché colpisce persone inermi. Invece i cavalieri che si scontrano tra loro sono sullo stesso piano non solo in quanto a forza e corredo di armi ma anche in quanto a tracotanza e desideri belluini, per cui di loro ce la ridiamo anche quando muoiono! :)
Pare ad un certo punto che i cristiani stiano vincendo, Re Carlo in persona è uscito dalla città e si è buttato nella mischia, ma i cavalieri cristiani non sanno ancora di Rodomonte, e il Canto si chiude con Carlo che ne viene informato e si lancia all’assalto. A chi toccherà lo scontro diretto col tremendo Rodomonte?
Ora non più: ritorni un’altra volta
chi voluntier la bella istoria ascolta.
Curiosità
Mi fa ridere il fatto che Ariosto si dimentichi ogni tanto di quello che scrive precedentemente. Per esempio mi dicono le mie note che in questo Canto sbaglia l’attribuzione dei regni ai principi rispetto a quanto aveva detto prima, e poi due li fa morire, ma più in là ricompariranno vivi e vegeti! :)

Un po’ di frasi

mandando or questo or quel giù ne l’inferno
a dar notizia del viver moderno.
(Versi 83,7-8)

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