Come acchiappare un asteroide

Viaggio alla scoperta dei corpi celesti minori che ci aiuteranno a salvare la Terra

di Adrian Fartade

Il Sistema solare
Su Nettuno piovono diamanti


Se qualcuno mi chiedesse di descrivere l’esplorazione spaziale in una frase, quella che sceglierei è proprio: «Trasformare puntini in mondi meravigliosi e pieni di storie».

(Pagina 147)

Questo libro conclude la “trilogia” sull’esplorazione del Sistema Solare, mi è piaciuto un po’ di meno degli altri per motivi che spiego nel post, ma è stato comunque una lettura avvincente ed estremamente interessante!

L’eplorazione dei mondi più piccoli dei Sistema Solare, le minacce globali che vengono da fuori ma, soprattutto, da dentro, un po’ di scenari da fine del mondo che non fa mai male, ma anche prospettive e speranze per il futuro. Il tutto mentre si va a caccia di meraviglie!

Questo è il terzo libro della “trilogia” (lo metto tra virgolette perché non so se si può parlare di saghe quando si tratta di non fiction) di Adrian Fartade dedicata all’esplorazione del Sistema Solare. Agli altri due libri avevo dato senza esitazione 5 stelline piene. Con questo qui non me la sono sentita, e vado subito a spiegare il perché così ci togliamo via immediatamente la parte negativa (che poi il libro mi è comunque piaciuto molto!).

L’asteroide 25143 Itokawa fotografato dalla sonda Hayabusa della JAXA nel 2005.

Innanzitutto gli altri libri avevano un andamento più lineare, avevamo i pianeti in ordine di distanza dal Sole, mi risultava tutto più ordinato e quindi facile da seguire. Anche questo libro segue un certo ordine, ma io mi sono trovata comunque un po’ spaesata. Soprattutto, comunque, secondo me il problema più grande di questo libro è che c’è troppa roba dentro! Con tutto quello che aveva da dire (e più volte ci sottolinea come ha anche dovuto eliminare un sacco di cose interessanti!) poteva farci uscire anche un altro paio di libri, e io li avrei felicemente comprati e letti!! Non so se è stata una sua decisione oppure se è stato il volere della casa editrice, comunque un po’ mi spiace. Infine, visto che mi sto dedicando alle critiche, aggiungo anche che la veste grafica del libri precedenti mi piaceva tantissimo, e qui manca del tutto! Le immagini sono messe tutte al centro in delle pagine speciali (è una cosa che odio!) e non ci sono più le belle immagini dei capitoli. Ma non lamentiamoci, è già bellissimo che si pubblichino dei libri così, e comunque leggerlo mi è piaciuto tanto! 🙂

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da Dolcinea, che me l’ha regalato in occasione dello scambio di Segnalibri@Tema di marzo 2010 (tema: FAVOLE) nel gruppo Readers Challenge. L’ho scelto senza nessun motivo particolare, ma a lettura ultimata trovo che la scelta sia stata anche azzeccata perché questo libro parla di avventure non meno meravigliose, fantastiche e incredibili di quelle di Alice!

La cosa che sicuramente mi è piaciuta di più sono le incredibili storie raccontante! In mezzo a un po’ di informazioni tecniche, il solito entusiasmo e unità di misura fatte di gatti e T-Rex, Adrian ci racconta non solo di straordinarie scoperte ma anche di tutto il lavoro che c’è dietro ogni missione, degli umani che ci hanno messo il cuore oltre a anni di lavoro, studio ed esperienza. E io vorrei proprio condividerne qualcuna con voi! Non necessariamente le migliori, ma quelle che mi hanno colpito di più! E, come Adrian, avrei voluto scrivere molto di più ma vi assicuro che mi sono contenuta il più possibile!

Partiamo dalle scoperte, sia nel senso del racconto di scoperte astronomiche sia scoperte per me che sono appassionata di astronomia (se non si era capito!) eppure queste cose le ignoravo!

10199 Chariklo è un centauro (asteroidi che hanno un orbita compresa tra quella di Giove e quella di Nettuno), con un diametro di 225 km e ha degli anelli!!! Ma wow!!!!

Conoscevo la cintura di Edgeworth-Kuiper (molto in breve, una zona del Sistema Solare che si trova dopo l’orbita di Nettuno piena di corpi minori) e la nube di Oort (una nube sferica che circonda tutto il Sistema Solare probabile “serbatoio” di comete), ma non sapevo nulla del disco di Hills! È solo ancora una teoria, ma molto affascinante: una sorta di “ciambella” interna alla nube di Oort ed esterna alla fascia di Kuiper anche questa piena di potenziali comete!

Macchie scure corrispondenti ai siti di impatto della cometa Shoemaker-Levy nell’atmosfera di Giove

La cometa Shoemaker-Levy 9 è diventata famosa perché nel 1994 si è schianta su Giove! Uno spettacolo affascinante e che ci ha insegnato tanto, e anche impaurito non poco, perché è stato un impatto tremendo per Giove, immaginate una cosa del genere sul nostro pianeta! (O_O) È grazie a questo evento che le agenzie spaziali hanno iniziato a preoccuparsi di mappare gli oggetti potenzialmente pericolosi per la Terra e provare a ideare metodi per agire in caso di qualche possibile impatto.

229762 G!kún||’hòmdímà, che ci crediate o no, è il nome vero di un asteroide della fascia di Edgeworth-Kuiper, che tra l’altro ha anche una luna che si chiama GǃòʼéǃHú. Non sono dei nomi bellissimi?!?! Per dare nomi agli oggetti celesti continuiamo la tradizione millenaria di usare figure mitologiche, e ci stiamo espandendo su altre culture. Questi nomi vengono dalla mitologia !Kung, dell’Africa centrale (QUI potete ascoltare la pronuncia).

L’asteroide Ida e la sua luna Dattilo.

Vogliamo poi parlare delle missioni? Molte le conoscevo ma ne ignoravo tanti particolari che le hanno precedute o caratterizzate. Come il fatto che la missione Galileo diretta a Giove durante il viaggio sia stata la prima in assoluto a sorvolare un asteroide e a fotografarlo relativamente da vicino. In particolare ha fotografato l’asteroide Ida scoprendo che aveva una luna: era la prima volta che trovavamo satelliti intorno a qualcosa che non fosse un pianeta!

Parlando sempre di prime volte, la missione NEAR Shoemaker della NASA ha ben due primati: è stata la prima ad orbitare intorno ad un asteroide, e anche la prima ad atterrarci sopra! Tra l’altro fu una missione importantissima per gli americani perché per la prima volta arrivarono su un corpo celeste per primi, visto che erano stati battuti dall’allora Unione Sovietica un po’ dappertutto. E io di tutto questo non ho memoria! Dov’ero quando si faceva la storia dell’esplorazione spaziale?!?!

Immagine del rientro della capsula con i campioni prelevati dalla sonda Hayabusa

Anche la missione Hayabusa non la conoscevo proprio, cioè sapevo solo che esisteva perché è la predecessora di Hayabusa 2, missione che sto seguendo al momento, ma non sapevo altro, ed è stata una missione veramente bellissima e tanto emozionante! Il suo scopo primario era prendere del materiale da un asteroide (25143 Itokawa) e portarlo sulla Terra per studiarlo. È fantastica soprattutto perché è stata un sacco sfigata, tra gli altri guai che ha avuto doveva far atterrare sull’asteroide un robottino chiamato Minerva ma questo ha mancato il bersaglio e ora se ne sta lì in orbita solo solo! 🙁 Hayabusa (che tra l’altro è un nome bellissimo, significa “falco pellegrino”) è comunque riuscita a portare qualcosa a casa, e anzi è stata la prima sonda a portare pezzi di un asteroide sul nostro pianeta, quantità piccolissime che comunque hanno permesso un sacco di studi molto entusiasmanti! E pensare che a dicembre Hayabusa 2 arriverà sulla Terra con il suo di carico di materiale dall’asteroide Ryugu, e fra qualche anno un’altra missione, OSIRIS-REx, porterà frammenti di un altro asteroide, Bennu (ne ho parlato di recente QUI): chissà quante altre meravigliose scoperte ci attendono ancora!!!!

Il nucleo della cometa di Halley fotografato dalla sonda Giotto nel 1986.

Giotto è stata una missione bellissima, la prima missione interplanetaria indipendente dell’ESA partita insieme a tante altre a “caccia” della cometa di Halley nel 1986, è stata la prima a fotografare il nucleo di una cometa, ed ha avuto anche un sacco di altri primati: la prima missione europea nello spazio profondo, la prima missione di questo tipo a cambiare orbita e tornare verso la Terra per una manovra di fionda gravitazionale, fece il più vicino fly-by (volo ravvicinato) di una cometa (circa 200 km). Infine con l’estensione della sua missione con Giotto è stata anche la prima volta che una sonda veniva messa in letargo per alcuni anni per poi continuare con un obiettivo nuovo, la cometa Grigg-Skjellerup, ed è stato un successo! E grazie a questo Giotto è anche diventata la prima sonda a incontrare ben due comete!

Queste erano missioni che conoscevo poco e a suo tempo non avevo seguito, ma il libro parlava anche di missioni più recenti che ho seguito online con molto interesse negli ultimi anni, e vorrei dire qualche parola anche su due di queste perché mi hanno emozionato particolarmente. La prima è la missione Dawn della NASA che ha esplorato da vicino ben due corpi minori entrambi nella fascia degli asteroidi. Prima ha sorvolato l’asteroide Vesta, e poi si è dedicata ad esplorare Cerere, diventando così la prima missione a volare vicino a un pianeta nano, battendo di qualche mese New Horizons che si dirigeva verso Plutone.

Infografica che riassume le pietre miliari della sonda Rosetta per il Sistema Solare.

Dulcis in fundo vorrei parlare un po’ di Rosetta che è una delle mie missioni preferite in assoluto. Sono sempre stata appassionata di astronomia ma non so perché a un certo punto ho avuto come un po’ un distacco, non volontariamente, semplicemente non ero più aggiornata, non seguivo le missioni e infatti ci sono tante cose successe tra gli anni 90 i primi anni 2000 che sto scoprendo adesso e mi chiedo: possibile che non me le ricordo?!? Anche se è indubbiamente vero che non c’era ancora internet e quindi non era facile come adesso rimanere aggiornati, alcune erano davvero eccezionali! O ho proprio poca memoria, oppure non le seguii con tanta attenzione, o mi sfuggirono completamente. Fatto sta comunque che è stata proprio la missione Rosetta a farmi tornare questa incredibile voglia di saperne di più sulle missioni spaziali.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko fotografata durante la sua attività al perielio dalla sonda Rosetta (11 September 2015)

Sicuramente grande merito va ai meravigliosi cartoni animati realizzati per presentare la sonda (e il lander), ma fu proprio una missione straordinaria, che per la prima volta ci regalò immagini del nucleo di una cometa mentre arrivava al perielio, vedendo quindi come iniziava a diventare attiva e produrre la famosa coda. E per la prima volta abbiamo fatto atterrare un lander su una cometa, Philae. Quanto mi è piaciuta questa missione è evidente anche dalle tante volte in cui ne ho parlato su questo blog. Sono davvero molto affezionata alla missione Rosetta, vorrei raccontare tante cose ma ho promesso di contenermi e allora vi dico solo una cosa: tra i tanti strumenti che la sonda si è portata appresso ce n’è uno chiama Rosina, e lo trovo il nome più adorabile che strumento abbia mai avuto! Potrebbe sembra sciocco chiamare Rosina uno strumento della sonda Rosetta, ma il bello è che ci sono riusciti con un acronimo! ROSINA infatti sta per Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis (spettrometro per analisi ionica e neutra dell’orbiter Rosetta).

Questo è il momento del lancio della sonda Dawn avvenuto a Cape Canaveral il 27 settembre 2007

Come ho detto in questo libro mi hanno emozionato anche le storie delle persone, e se dovessi scegliere un “protagonista” questo sicuramente sarebbe Robert W. Farquhar, non solo perché penso sia stato nominato tantissime volte, ma anche perché davvero molte di queste missioni non sarebbero state così di successo, o in alcuni casi non sarebbero proprio esistite se non fosse stato per lui. Farquhar (nome che, non posso farci niente, ma mi fa sempre pensare a Lord Farquaad di Shrek!) era un astrodinamicista, cioè era esperto in orbite, specie nel pianificare quelle che una sonda doveva seguire per arrivare a destinazione, e si è “inventato” certi percorsi per far fare alle varie sonde cose meravigliose, specie quando ne ha presa una la cui missione era finita da tempo ma che era ancora funzionate ed è riuscito a mandarla in orbita intorno ad un altro oggetto da studiare.

“I dinosauri non avevano agenzie spaziali”, noi sì, ed è importante ricordarci che tra le tante cose meravigliose che fanno, sono anche l’unica speranza che abbiamo di proteggerci dall’impatto con asteroidi.

Infine un’altra cosa che mi ha sorpreso, e che mi sorprende sempre a proposito di Scienza, è quanto siano recenti alcune scoperte che per me sono cose ormai scontate. Per esempio non avevo idea che la correlazione tra crateri e meteoriti (e più in generale impatti di oggetti extraterrestri) e la storia dell’ estinzione dei dinosauri causata da un asteroide, sono entrambe considerazioni molto recenti, stiamo parlando degli anni settanta del secolo scorso!

Poi le prime missioni ad avvicinare asteroidi sono degli anni 1990, quindi durante il corso della mia vita: prima di allora non si sapeva veramente niente degli asteroidi, se non che esistevano! Abbiamo fatto veramente tanti passi avanti in relativamente pochissimo tempo!

Commento generale.

Un libro con talmente tanta roba dentro che secondo me ce ne sarebbero usciti altri due, e questo eccesso di informazioni mi ha reso la lettura un po’ confusionaria e solo per questo ho abbassato il voto di una stellina, perché i precedenti, più corti e “ordinati”, mi erano piaciuti di più. Ma a parte questo Come acchiappare un asteroide è un libro davvero bellissimo, leggerlo mi ha divertito ed emozionato e fatto scoprire tante cose entusiasmanti che mi ero persa nel corso degli anni: spero non succeeda più, perché se è stato così elettrizzante leggerne a distanza di anni, vivere in diretta tutte le nuove straordinarie missioni che ci aspettano sarà sicuramente ancora più emozionante!

Copertina e titolo

La copertina mi piace, è l’unica cosa del libro ad aver conservato la veste grafica dei precedenti che tanto mi era piaciuta! Il titolo, paragonato ai due precedenti, sicuramente sfigura, perché a confronto con A piedi nudi su Marte e Su Nettuno piovono diamanti questo qui sembra quasi banale! Se lo considero da solo però comunque lo trovo carino e tutto sommato azzeccato.

Curiosità

La lettura di questo libro mi ha fatto aggiungere ben due titoli alla mia wishlist! Il primo è The Travel Tales of Mr. Joseph Jorkens di Lord Dunsany (non credo che esista in italiano) di cui Adrian ha citato uno dei racconti, “Our distant cousins”. Si tratta a quanto ho capito di racconti di fantascienza molto datati, che mi incuriosiscono non poco! Poi ho scoperto che nelle sue Naturales quaestiones Seneca parla anche delle “comete”, con idee molto più vicine alle conoscenze attuali che alle credenze del suo tempo, e siccome i libri di Scienze dell’antichità sono un’altra cosa che mi incuriosisce molto (anche se non ne ho ancora mai letto nessuno) lo aggiungo alla lista dei desideri.

Bonus
Di seguito vi lascio dei link di approfondimento di tutte le missioni che ho nominato nel post.

  1. Galileo (NASA, 1989-2003), esplorò Giove e le sue lune
  2. NEAR Shoemaker (NASA, 1996-2001), esplorò l’asteroide Eros e vi atterrò sopra, prima sonda in assoluto a fare entrambe le cose
  3. Hayabusa 2 (JAXA, 2014-ancora attiva), ha prelevato campioni dall’asteroide 162173 Ryugu e nel dicembre 2020 li riporterà a casa, per poi cambiare obiettivo. Non ho trovato la pagina ufficiale della prima missione Hayabusa, che ha avuto una storia emozionante (ne hanno anche fatto dei film!) però la trovate (in italiano) QUI.
  4. Dawn (NASA, 2007-2018) ha esplorato due corpi nella fascia degli asteroidi, Vesta e Cerere (credo sia stata la prima sonda ad avere fin dall’inizio due obiettivi così distinti)
  5. Giotto (ESA, 1985-1992), partita per studiare insieme a tante altre la cometa di Halley è stata una missione dalle mille “prime volte”, ed è riuscita a studiare da vicino anche un’altra cometa.
  6. Rosetta (ESA, 2004-2016), anche lei a caccia di comete, la mia missione preferita (finora) a cui sono molto affezionata!

Mini recensione

Ancora tantissime meraviglie!

Come i precedenti anche questo libro ha delle pagine “interattive”, e questo è il mio contributo quando, a pagina 114, Adrian ci chiede di dare un nome ad un #asteroidecaldissimo, conosciuto finora solo con la sigla 2005 HC4.

Titolo: Come acchiappare un asteroide
Sottotitolo: Viaggio alla scoperta dei corpi celesti minori che ci aiuteranno a salvare la Terra
Serie: Il Sistema Solare (3)
Genere: saggio, scienza, astronomia
Autore: Adrian Fartade (YouTubeTwitterInstagramWikipedia)
Nazionalità: italiana, rumena
Prima pubblicazione: 2020
Casa Editrice: Rizzoli
Copertina: Francesca Leoneschi (art director), Studio Prodesign (progetto grafico), theWorldofDOT (adattamento)
Pagine: 430
ISBN: 978-88-17-14645-6
Provenienza: Amazon, 17 giugno 2020
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSANOBII
inizio lettura: 30 giugno 2020
fine lettura: 9 novembre 2020

Sfide

Un po’ di frasi

Non fidatevi mai delle introduzioni. Sono le ultime parole sul letto di morte di un libro.
[incipit]

Ci siamo solo noi, insieme ai miliardi di altre forme di vita su questo pianeta, che cerchiamo di capire il nostro senso e scopo, e come ci siamo vestiti con pelli e stoffe per proteggerci dalle intemperie, così ci siamo vestiti di storie e racconti per pararci dal caos e dalla solitudine.
(Pagina 9)

È palese che l’universo non voleva che ci avvicinassimo. Ma d’altra parte, non voleva nemmeno che volassimo o che mettessimo ananas sulla pizza, eppure…
(Pagina 68)

Facciamo finta che siamo sul divano in pigiama, con della cioccolata calda, a raccontarci aneddoti divertenti, come quella volta in cui ho parlato per cinque minuti buoni con qualcuno mentre scrivo al computer, salvo poi girarmi e rendermi conto che in realtà era solo una giacca appesa su una sedia girata… Ecco, quelle storie lì che capitano a tutti, no? Solo a me? Vabbè non ha importanza, il punto è che poi all’improvviso uno del gruppo chiede come si potrebbe dividere in modo chiaro che cos’è una cometa da che cos’è un asteroide (questo invece vi sarà sicuramente capitato).
(Pagina 118)

Il 28 febbraio 2001, all’inizio dell’inverno di Eros, la sonda mandò un ultimo segnale di saluto e cessarono tutte le comunicazioni. È ancora la, e ci resterà per milioni di anni, a testimonianza di uno di quei momenti della nostra storia in cui ci siamo ricordati di alzare lo sguardo verso orizzonti lontani, e sognare in grande.
A proposito della sonda NEAR Shoemaker
(Pagina 153)

Se c’è una cosa però su cui gli umani non cambieranno mai, è che non prenderanno sul serio una minaccia finché non è troppo tardi. I danni che l’emergenza climatica in atto sta già facendo e continuerà a fare sempre di più non sono gravi quanto quelli dell’impatto di un asteroide, ma dato che non sono sempre facile vedere né concentrati in singolo momento, trattiamo questa minaccia con sufficienza, senza fare abbastanza o abbastanza in fretta.
(Pagina 256)

L’impatto che vi ho appena descritto è venuto in Arizona, […]. Oggi è il cratere meglio conservato sulla Terra e lo abbiamo battezzato col nome poco creativo “Meteor Crater”.
Potete anche andare a vederlo dal vivo! Io mi accontento di avere davanti a me ora, mentre scrivo, un frammento ferroso proprio del meteorite che ha colpito la Terra quel giorno. […] Lo porto sempre con me come memento mori. C’è chi ha i teschi, chi i commercialisti, mentre io ho dei meteoriti.
(Pagine 263-264)

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2 pensieri riguardo “Come acchiappare un asteroide

  1. Da questo post si percepisce tutto il tuo entusiasmo per l’astronomia.

    Mi ha incuriosita molto la notizia dell’asteroide Ida e della luna Dattilo perché non credevo che gli asteroidi potessero esercitare attrazione gravitazionale.

    1. Sì, anche io ne rimasi sorpresissima quando lo scoprii! E penso sia stata una notizia inaspettata per tutti gli astronomi in generale, nessuno aveva mai pensato ad una cosa del genere!

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