scritto da Phoebes
venerdì 22 Maggio 2009
alle 12:04
Categoria : _gruppi di lettura_

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La storia si fa sempre più interessante, questi capitoli mi sono piaciuti più che i precedenti!

Già subito col primo ci troviamo a fare questa interessantissima scoperta sulle origini di Raul! ;) Ecco, era questa una delle poche cose che ricordavo, e Aramis parlando con d’Artagnan aveva anticipato che si diceva che Madama di Chevreuse aveva avuto un’avventura con un curato… ;)
Che bastardo però Athos a non averglielo detto prima, ma solo ora che ne aveva bisogno per la raccomandazione!
Nel GDL si parlava del maschilismo di Dumas, se c’è o no in questi libri, e io purtroppo ero una sostenitrice del sì: i suoi personaggi femminili sono quasi tutti o da proteggere o da sfruttare. L’unica eccezione è Milady, che è però malvagia fin nel profondo (quanto mi manca!!!). Però, Madama di Chevreuse si distacca dagli altri personaggi, essendo una donna amabile, arguta, intraprendente, audace, e, addirittura, pare far riconciliare Athos col sesso femminile, e non è poco! :)
Personaggio molto interessante l’abate Scarron, spero lo rivedremo ancora!
D’Artagnan, all’inseguimento del fuggiasco duca di Beaufort, investe un passante, e Dumas nota: non ci sono piccoli eventi in questo mondo, e noi vedremo che questo fu sul punto di far cadere la monarchia! Scopriamo infatti più tardi che il malcapitato era Broussel, la cui infermità rende felice il Cardinale: «Bisogna proprio riconoscere che quel Guascone è un uomo prezioso e che mi è utile anche nelle sue sbadataggini.» Ora, io sono ignorantissima in Storia (sebbene sia una materia che mi piace molto!), ma immagino che questo incidente a Broussel sia vero, e così con la solita nonchalance Dumas inserisce i suoi personaggi nella Storia!
Ma veniamo al capitolo che a mio parere è stato il clou di questa settimana: l’incontro-scontro tra i quattro vecchi amici. E’ terribile vederli alzare le armi gli uni contro gli altri, seppure ignari. Per fortuna, alla fine l’amicizia vince ogni cosa!!!
Porthos tirò: un lampo illuminò il campo di battaglia.
A quel bagliore, gli altri due combattenti gettarono ciascuno un grido.
«Athos!», disse d’Artagnan.
«D’Artagnan», disse Athos.
Athos alzò la spada, d’Artagnan abbassò la sua.
«Aramis», gridò Athos, «non tirate!»
«Ah! ah! siete voi, Aramis?», disse Porthos.
E gettò via la sua pistola. Aramis rimise la sua nella fondina e la spada nel fodero.
«Figlio mio», disse Athos tendendo la sua mano a d’Artagnan.
Era il nome che gli dava in passato nei momenti di tenerezza.
«Athos!», disse d’Artagnan torcendosi le mani, «voi dunque lo difendete? E io che avevo giurato di riportarlo vivo o morto! Ah! io sono disonorato!»
Mi è piaciuta moltissimo questa uscita di d’Artagnan, subito pensa: sono disonorato, perché non potrò catturare, come avevo promesso, il duca, se per farlo devo combattere Athos. Quest’ultimo non è da meno, visto che replica subito:
«Uccidetemi», disse Athos scoprendosi il petto, «se il vostro onore ha bisogno della mia morte»
Però… mamma mia che strage di cavalli hanno fatto!! :(
Non si è ancora tutto risolto tra i quattro, occorre un altro incontro, ma d’Artagnan non ci vuole andare. Bello il suo dialogo con Porthos:
«Ma se questo convegno nascondesse qualche cosa?»
«Oh!», protestò Porthos, «voi non lo credete, d’Artagnan.»
Era vero. D’Artagnan non credeva Athos capace di usare l’astuzia, ma cercava un pretesto per non andare a quel convegno.
Le cose paiono mettersi ancora peggio del giorno precedente, per i Nostri, soprattutto per colpa dei malfidenti d’Artagnan e Aramis (soprattutto quest’ultimo). Porthos e Athos sono più fiduciosi, invece, ma mi dispiace comunque davvero tanto vedere che non possono più essere gli amici di un tempo. Meno male che grazie ad Athos almeno si sono chiariti.
Porthos, che non aveva ancora parlato, rispose soltanto con una parola e con un gesto. Disse: «Sì», e sguainò la spada.
Aramis fece un balzo indietro e sguainò la sua. D’Artagnan si chinò, pronto ad attaccare o a difendersi.
Allora Athos tese la mano col gesto di supremo comando che era soltanto suo, si slacciò lentamente spada e fodero insieme, spezzò il ferro nella sua guaina, battendoselo sul ginocchio e gettò i due tronconi alla sua destra. […] Aramis anche più pallido, ma soggiogato da quel gesto, vinto da quella voce, spezzò con le mani la lama flessibile, poi incrociò le braccia e attese, fremente di rabbia. Quel gesto fece retrocedere d’Artagnan e Porthos: d’Artagnan non sguainò la spada, Porthos rimise nel fodero la sua.
E così i quattro si profondono in giuramenti di eterna amicizia e fedeltà, nonostante le avverse fazioni in cui si trovano schierati.
Io continuo a tifare per i frondisti, non ci posso fare nulla, mi stanno più simpatici! :) E poi il Cardinale è insopportabile!

Due commentini al di fuori della storia:

  1. la croce di Aramis su cui giurano i nostri era a mio parere un po’ pacchiana, fatta di diamanti e appesa con un filo di perle! Ma forse me la immagino troppo grande…
  2. Questo libro l’ho letto per la prima volta nel giugno del 2002 (l’ho trovato scritto nella prima pagina). Ho trovato a pagina 554 un appunto con il significato della parola “faceto”: possibile che non la conoscessi?!?! ;)

Un po’ di frasi

La sua giovinezza gli riapparve portando tutti i ricordi soavi, che sono profumi piuttosto che pensieri. Da quel passato al presente c’era un abisso. Ma la fantasia ha il volto dell’angelo e del baleno; essa varca i mari nei quali abbiamo corso il rischio di naufragare, le tenebre dove si sono perdute le nostre illusioni, gli abissi che hanno inghiottito la nostra felicità.
(pensieri di Athos)

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2 commenti per Vent’anni dopo – Capitoli XXII-XXX

  1. dragoval scrive:

    Ha un sapore decisamente più amaro, questo secondo libro della trilogia, rispetto al primo, però lo sto amando comunque; certo, lo svolgimento dell’intreccio è sempre perfettamente prevedibile, ma a Dumas perdoniamo volenieri,n’est pas? ;)


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