Sono ormai 11 anni che dalle mie parti organizzano questi incontri con gli scrittori, e purtroppo io spesso me li sono persi, o perché non c’ero, o perché l’ho saputo troppo tardi. Stavolta però, quando ho visto che sarebbero venuti Dominique Lapierre e Larry Collins, ho pensato: questa non posso farmela scappare! Stavo giusto leggendo un loro libro, non posso non andare all’incontro! E così, eccomi qui a raccontarvi com’è andata.
Alle 21 e 30 è iniziata la musica del Giampaolo Ascolese Jazz-Trio (nell’edizione di quest’anno ogni incontro era accompagnato da un “omaggio musicale”). Poi è arrivato Dominique Lapierre. Purtroppo, hanno spiegato poi, Larry Collins non ha potuto partecipare per motivi di salute. Doveva esserci una traduttrice, avevo letto sui manifesti, invece non c’era, Lapierre ha parlato in italiano, scusandosi, ma secondo me inutilmente perché lo parlava benissimo!
Ha iniziato dicendo quanto ama l’Italia, e gli italiani, e la loro magnifica generosità. Ha detto che nel Terzo Mondo ci sono più volontari dall’Italia che da qualunque altro Paese! Ci ha raccontato poi un paio di episodi curiosi riguardanti dei suoi lettori italiani. Gli ha scritto una donna di Napoli che, dopo aver letto New York brucia? ha deciso di smettere di fumare, e dare tutti i soldi che ogni anno spendeva per le sigarette ai poveri dell’India. Da Milano gli è arrivato da una coppia un pezzo di cartone con su incollate due fedi nuziali: «Le abbiamo portate per 40 anni di felicità», diceva la lettera che le accompagnava: «ora le diamo a lei per aiutare i bambini di Calcutta.» Perché Dominique Lapierre ha fatto un sacco di cose per l’India, la più importante delle quali è un ospedale per curare i bambini lebbrosi di Calcutta. Lapierre cede a questa istituzione buona parte dei suoi diritti d’autore, e ha ricevuto per questo anche la cittadinanza onoraria di Calcutta (ci ha detto poi più tardi di essere cittadino onorario anche di Schelpario, un paesino vicino Bergamo). Ha detto di sentirsi un po’ Hemingway e un po’ Madre Teresa, perché con i proventi dei suoi scritti tenta di cambiare la vita degli eroi che sono i personaggi dei suoi libri.
Ma torniamo a quello che ha detto all’incontro. Si è parlato anche di temi di “scottante attualità”, come si suol dire. Lapierre ha detto che una delle più grandi sfide del Nuovo Millennio è sapere se il ricco occidente è pronto a dividere un po’ più della sua ricchezza con i più poveri del Terzo Mondo, perché se non siamo pronti, il nostro mondo conoscerà sempre più terrorismo, disordini sociali e anche rivoluzioni. Secondo una recente statistica dell’ONU, 2 miliardi di persone nel mondo non hanno un accesso all’acqua potabile; un quarto della popolazione del pianeta (1.300.000.000 di persone) vive (o forse sarebbe meglio dire “sopravvive”) con meno di 1 euro al giorno; col denaro che spende un Paese come gli Stati Uniti per i cosmetici, si potrebbero educare tutti i bambini del mondo; basta il 4% della fortuna dei 255 uomini più ricchi del mondo per soddisfare i bisogni primari (cibo, acqua, educazione) di tutta l’umanità.
Durante questa loro visita a Calcutta, James Stevens li portò nella Città della Gioia, il quartiere che dà il nome al libro credo più famoso di Lapierre. Qui vivono 75 mila persone in un’area grande come due campi di calcio; la speranza di vita è di meno di quarant’anni. Eppure in quest’inferno Lapierre ha trovato più gioia, più festa, più sorrisi che in molte metropoli del ricco occidente.
Un altro dei suoi incontri nella Città della gioia è Padmini, una bambina di 8 anni. Ogni mattina Padmini si alza alle 5, va alla stazione, per raccogliere i pezzi di carbone che cadono dai treni, a volte ancora incandescenti. Li porta alla madre, che li divide, metà li vende, e con i soldi compra il riso per la famiglia; l’altra metà la usano per cuocere il riso. Poi Padmini prende il fratellino di nove mesi, si accoccola per strada e inizia a massaggiarlo, piano, con amore, massaggia la pelle screpolata e dura del fratellino, e sembra quasi che voglia nutrirlo con i gesti delle sue mani. E’ stato proprio vedendo quanto amore si trasmetteva tra queste due creature, quanto ne traspariva dai loro sguardi, che Lapierre ha deciso di scrivere questo libro, e fin dall’inizio aveva deciso di dare parte del ricavato a questi suoi amici.
E ora, oltre al ricovero per i bambini lebbrosi, ci sono anche altre iniziative che vanno avanti grazie ai suoi diritti d’autore, tra cui, ad esempio, 4 battelli-ospedale che navigano sul Gange per soccorrere gli abitanti delle 54 isole (che non sono presenti in nessuna cartina). E dopo l’11 settembre anche Larry Collins volle cedere i suoi diritti d’autore, e decisero così di scrivere questo libro che sono venuti a presentare, New York brucia?. Questo romanzo poliziesco parla del terrorismo, e della bomba atomica, due cose che costituiscono la più grande minaccia del mondo di oggi. Nel libro hanno immaginato una cosa molto reale: un atto terroristico nucleare in una città occidentale. Mentre raccoglievano informazioni per il libro hanno scoperto che portare una bomba in una città come New York sarebbe estremamente facile, perché ogni giorno al porto arrivano migliaia di carghi, e solo il 2% di questi viene controllato. Il Pakistan, che è un paese islamico, possiede la bomba atomica, e gli scienziati che l’hanno realizzata hanno chiaramente specificato che non la considerano una bomba pakistana, ma islamica.
Insomma, un libro d’attualità che di più non si può!
Infine, Lapierre ha concluso dicendo che se pensa ai problemi che tutti i giorni i poveri che ha conosciuto devono affrontare, non gli sembrerà più un problema così difficile cercare un parcheggio sugli Champs-Elysée!
Dopo c’è stato il momento della firma degli autografi!
Eccovi lui mentre firma
il libro che mi sono comprata per l’occasione, e il suo autografo con dedica!
Bene, ora ho finito davvero, e vi saluto! Al prossimo commento!!!
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