scritto da Phoebes
mercoledì 28 Ottobre 2009
alle 22:45
Categoria : Cantone

di Raffaele Cantone

Anno: 2008
Casa Editrice: Mondadori
pagine: 334
Solo per giustizia su aNobii

Questo libro partecipa alla Sfida delle pagine, La Sfida A PUNTI, La sfida infinita e collettiva – 2, La sfida della grammatica e Sfida dei consigli di lettura.

Ho deciso di leggere questo libro dopo averne sentito parlare QUI.

Sulla mia scrivania c’è uno scatolone. Devo riempirlo di tutte le mie cose che ancore si trovano in quest’ufficio. Al momento ci sto riponendo i calendari e i crest, gli scudetti decorativi che i vari comandi di carabinieri, polizia e finanza mi hanno donato nel corso degli anni. Sono come trofei, che servono a mostrare a chiunque capiti nell’ufficio di un pm come la collaborazione con le forse dell’ordine crei quei rapporti di stima e spesso anche di amicizia indispensabili per questo lavoro e capaci di renderlo meno disumano. Sono molto affezionato ad alcuni di questi crest, e a uno in particolare, che raffigura quasi sovrapposti i volti sorridenti di Falcone e Borsellino, regalo dei carabinieri di Mondragone. Troverò un bel posto dove appenderlo nel mio nuovo ufficio a Roma, anche se lì non ci saranno persone da ricevere e lo vedrò soltanto io e qualche collega di passaggio.
[incipit]

Trama:
Mentre raccoglie le ultime cose nel suo ufficio alla Dda, nel suo ultimo giorno di lavoro come pm, Raffaele Cantone ripercorre la sua carriera, raccontando alcuni episodi, i più importanti, i più significativi o i più esplicativi dei suoi anni come magistrato.



Lo scorso 30 luglio Cantone è venuto nella mia città a presentare questo libro. L’incontro era stato organizzato, tra gli altri, da un’associazione di volontariato di cui faccio parte. Conoscendo il mio amore per i libri, mi è stato chiesto di gestirne il banchetto della vendita per quella serata, e come ringraziamento la libreria per conto di cui ho venduto mi ha regalato una copia di Solo per giustizia [che ho anche fatto in tempo a far autografare! :)]. Avevo comunque già deciso di comprarlo, e la voglia di leggerlo mi è sicuramente aumentata dopo quella serata, perché Cantone mi ha fatto davvero una bellissima impressione! Però… non l’avevo ancora preso in mano, e forse avrei continuato ad ignorarlo, se non fosse stato per la sfida dei consigli di lettura (grazie Cryluna!!!). Perché? Bo, credo che semplicemente avessi un po’ paura di leggerlo. Paura di demoralizzarmi, deprimermi, scoraggiarmi. Bè, quanto mi sbagliavo!!!
Certo, ci sono nel libro storie di ingiustizie non rimediate, crudeltà, dolore, ho provato tanta rabbia, angoscia e tristezza. Ma soprattutto, non l’avrei mai detto, questo libro mi ha trasmesso speranza. Perché ha presentato un sacco di persone – poliziotti, finanzieri, segretari, avvocati, medici, preti, semplici cittadini, e ovviamente lo stesso Cantone – che ogni giorno si adoperano per la legalità. Due figure su tutte mi hanno particolarmente colpito: Federico Del Prete e Carmelina. Entrambi spontaneamente si attivano per la legalità, perché per caso o per volontà hanno capito di poter essere utili alla lotta alla criminalità, e considerano loro dovere non rimanere estranei alla cosa, anche se sanno il pericolo che corrono. Lo fanno, insomma, come Cantone, solo per giustizia. Grazie, veramente di tutto cuore.

Quindi se ora cerco di tornare all’inizio per raccontare come ci si ritrova, passo dopo passo, a svolgere un lavoro come il mio, lo faccio sia per rendere a me stesso più facile questo congedo, sia per mostrare come certi compiti non siano affatto svolti da paladini della giustizia che si vedono impegnati in una lotta manichea contro il male. Ma sono affidati alla perizia, alla responsabilità e alla capacità di collaborare di persone che per la maggior parte non hanno nulla di fuori dal normale e non aspirano a essere eroi: persone come […] i ragazzi della scorta e tanti giudici, magistrati, finanzieri, poliziotti e carabinieri che compongono l’antimafia italiana. Persone oneste ma comuni come credo di essere anch’io.

…come, in genere, è fatto il lavoro in procura. Di quanto poco tempo si abbia per prendere decisioni. Di quanto in quel breve tempo ci si debba sforzare di concentrarsi e ponderare bene tutti gli elementi. Di quanto si debba essere consapevoli che simili decisioni prese nel giro di pochi giorni possono incidere drasticamente sulla vita delle persone, e avere ripercussioni sulla propria credibilità e carriera. E di come, nonostante tutto, il nostro lavoro consista proprio nel doverle prendere in ogni caso.

Nessun altro Stato europeo, nemmeno quelli dove esiste un radicale terrorismo locale, ha la necessità di porre sotto tutela lo stesso numero di persone che dovremmo proteggere i che già proteggiamo noi in Italia.

Più volte è stato riferito dai pentiti che i clan evitavano di chiedere il pizzo a persone per le quali valutavano alto il rischio di denunce. Nelle rare occasioni, poi, in cui gli imprenditori si coalizzano in associazioni antiracket, diventano dei baluardi intoccabili.

Il segnalibro è stato realizzato da Me.

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