Titolo originale: The final diagnosis
Anno: 1959
Casa Editrice: Selezione del Libro
traduzione di Magda de Cristofaro
pagine: 161
L’ultima diagnosi su aNobii
Questo libro partecipa alle sfide delle pagine, infinita e collettiva – 2 e dell’ALFABETO.
Trama:
L’ultima diagnosi è quella del patologo. Ultima perché fatta nell’autopsia, quando al paziente non serve più, ma può essere molto d’aiuto ai vivi. Ultima anche in caso di tumori, perché è il patologo che dice “benigno” o “maligno”, cambiando con una sola parola la vita di una persona. O almeno così accadeva sul finire degli anni ’50, periodo in cui è stato scritto questo libro. Nell’Ospedale delle Tre Contee, in Pennsylvania (USA), il nuovo giovane primario vuole apportare molte modifiche e miglioramenti, ma si scontra con la vecchia guardia conservatrice e, soprattutto, legata ai finanziatori. In mezzo a tutto ciò, drammi personali, casi particolari, storie d’amore e chi più ne ha più ne metta.
L’inizio di questo libro non mi ha entusiasmato. Sì, era interessante, ma un po’ si perdeva in tecniche spiegazioni mediche, poi presentava questi amori che in quattro e quattr’otto sfociano in matrimonio… poi, diciamo la verità, con l’arrivo dei drammi la storia è diventata più interessante, e nel finale mi ha presa molto di più. Una bella delineazione dei personaggi, con errori e trionfi, pecche e virtù, e tutte le più varie sfumature della vera umanità. Alla fine, per ognuno ho potuto provare un po’ d’affetto, anche per quelli più odiosi. Il personaggio che mi è piaciuto di più è stato il dottor Dornberg, brava persona e ottimo medico, ma soprattutto molto onesto, con gli altri e con se stesso. E poi, per aumentare un po’ la dose di realismo (anche crudele), entrambi i matrimoni che, come dicevo prima, parevano sbocciati in quattro e quattr’otto, alla fine sono andati a monte.
Nel complesso, insomma, una piacevole lettura!
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