scritto da Phoebes
venerdì 15 Gennaio 2010
alle 13:12
Categoria : Adams

di Douglas Adams

Guida galattica per gli autostoppisti
Guida galattica per gli autostoppisti
La vita, l’Universo e tutto quanto

Titolo: Ristorante al termine dell’Universo
Serie: Guida galattica per gli autostoppisti (2)
Titolo originale: Restaurant at the End of the Universe
Genere: fantascienza, humor
Autore: Douglas Adams (sito ufficiale)
Nazione: Regno Unito
Anno prima pubblicazione: 1980
Casa Editrice: Mondadori
Traduzione: Laura Serra
Pagine: 245
Link al libro: ANOBII


La Guida galattica è infallibile. E’ la realtà, spesso, a essere inesatta.

I Nostri vorrebbero soltanto trovare un buon ristorante e fermarsi a mangiare, ma i fastidiosissimi vogon li seguono per finire il lavoro, e sterminare gli ultimi due terrestri rimasti in vita. Così, con il computer fuori uso a causa di una tazza di tè (che tè, però! Il migliore che Arthur avesse mai assaggiato!) sono costretti a chiedere un aiuto insperato, e iniziato così una, anzi, molte nuove avventure.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura. L’ho scelto perché era delle dimensioni giuste, e i colori mi parevano azzeccatissimi alla copertina! :)

Ci eravamo lasciati, alla fine del primo libro della serie della Guida, con Zaphod che proponeva di andare a mangiare al Ristorante al termine dell’Universo. Anche stavolta Adams non lesina sulle stranezze esilaranti e strabilianti del “suo” universo, e questo famoso ristorante è forse la cosa che mi ha colpito di più: il “termine” dell’Universo non è una fine “fisica”, bensì temporale, ovvero si mangia mentre si assiste al rantolo finale di tutta l’esistenza, all’ultimo secondo di vita dell’Universo!

Non mi dilungo a commentare il libro in sé, perché dovrei ripetere tutto quanto ho già detto sulla genialità dell’autore nel commento a Guida galattica per gli autostoppisti. Questo libro mi è piaciuto un tantino di meno dell’altro, un po’ per la storia, meno emozionante, un po’ perché (purtroppo, succede sempre così!) a tutte le stranezze ormai mi ci ero un po’ abituata. Sempre un bellissimo libro, comunque, e sempre molto molto divertente!

Zaphod, anche se non mi sta proprio simpaticissimo, mi piace sempre di più come personaggio. Anche Marvin e la sua depressione, come si può non adorarli? :) A proposito, ma è veramente morto?!?! L’abbiamo lasciato che si schiantava con la stuntcar contro una stella! Porello!

Continua la ricerca della domanda fondamentale, e non ho ben capito una cosa: Arthur, estraendo a caso lettere dello Scarabeo dal sacchetto, per cercare di stimolare il suo inconscio a produrre la domanda, tira fuori la scritta: “Che cosa ottieni moltiplicando sei per nove?”. Ma sei per nove fa 54, non 42!!!

Molto triste il finale di questo libro, e anche molto appeso! Adesso mi tocca recuperare e leggere al più presto il prossimo della saga! Mannaggia! ;)

Sfide

Un po’ di frasi

Oltre a queste citazioni, ne ho raccolta anche una molto lunga riguardante il tè, che ho postato sull’altro mio blog.

Il succo della storia fin qui.
Al principio fu creato l’Universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa.
[incipit]

Zaphod odiava la sua voce. Gli sembrava che avesse il suono di unghie sulla lavagna, e che la lavagna fosse la sua anima.

Starei meglio se mi piacesse essere me, cosa che, invece, non mi piace affatto.
Marvin

L’Universo, com’è già stato notato in altre sedi, è un posto maledettamente grande.

Trasse un respiro profondo, che in teoria non gli era necessario, visto che il suo corpo era alimentato con i gas che gli occorrevano attraverso un piccolo congegno endovenoso fissato a una gamba. Ma ci sono volte in cui, indipendentemente dal metabolismo che si ha, si è costretti a trarre comunque un respiro profondo.

Gli occhi di Zaphod brillarono di una passione che poteva essere (ma anche non) la cupidigia. Anzi, forse è meglio essere chiari su questo punto: la passione era effettivamente la cupidigia.

Zaphod si accostò alla nave come posseduto da una forza estranea, o meglio, come uno che avrebbe voluto possedere la cosa di un estraneo.

Zaphod: Ford, quante capsule di salvataggio ci sono?
Ford: Nessuna.
Zaphod: Le hai contate?
Ford: Sì, due volte.

Chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente, è proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla.

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