scritto da Phoebes
martedì 30 dicembre 2008
alle 0:38
Categoria : Lee

di Harper Lee

Titolo originale: To kill a mockingbird
Anno: 1960
Casa Editrice: Feltrinelli
traduzione di Amalia D’Agostino Schanzer
pagine: 290
Il buio oltre la siepe su aNobii

Questo libro partecipa alle sfide 5 libri (di donne) per 5 mesi, Sfida “leggera” dedicata ai curiosi/e e Sfida della “POESIA DORSALE”.

Ho deciso di leggere questo libro dopo averne letto una recensione QUI.

[gli spoiler sono in bianco su bianco, selezionare per leggere]

Trama:
Alabama, anni ’30. Jean Louise Finch, detta Scuot, vive a Maycomb con il padre, Atticus, e il fratello Jem. E’ lei a raccontarci in prima persona la vita di questa cittadina del profondo sud degli Stati Uniti, piena di ingiustizie, meschinità e pregiudizi ancora duri a cadere. Ma con tutti i bizzarri personaggi che la popolano, Maycomb potrà ancora tirare fuori onestà, coraggio, e tentativi di migliorare.

Un libro un po’ strano, questo: all’inizio, e per un bel po’ di pagine, non si capisce dove voglia andare a parare, non si riesce a capire di preciso di cosa parla. Solo a poche pagine dalla fine ho potuto dare un senso alle varie vicende raccontate che non sembrano avere un collegamento preciso tra loro: l’ho capito quando Scout immagina Boo Radley che dalla finestra “spia” la vita del quartiere e in particolare quella sua e di sui fratello, facendola diventare, in un certo senso, la sua. Ancora di più l’ho capito leggendo nella biografia della Lee che la prima bozza presentata all’editore di questo romanzo conteneva racconti separati.
Comunque, tutto ciò non è assolutamente una nota negativa, per quanto mi riguarda, a questo libro, che ho trovato bellissimo. Atticus è il personaggio che più ho amato, ma tutta la famiglia Finch, più i vari personaggi che le ruotano intorno, sono splendidi. Anche Dill, che all’inizio mi stava non so perché antipatico, ha finito col conquistarmi ( specie dopo il suo pianto in tribunale!).
Il titolo originale mi incuriosiva molto, e soltanto dopo altre metà libro sono riuscita a capirne il senso. Il titolo italiano, invece, ancora non l’ho capito, ma, non c’è che dire, è bello! ;)
Confermo le 4 stelle della sfida dei curiosi. All’inizio ero orientata sulle 3, ma da un certo punto in poi parte per le 4 alla grande, non riuscivo a smettere di leggere, e di pensarci mentre non leggevo! Poi, un libro che ti sorprende e ti emoziona fino all’ultima pagina, non può non meritarsi il massimo! Bello bello bello, e da rileggere assolutamente, prima o poi! E chissà, magari cerco anche il film, con Gregory Peck nella parte di Atticus… dev’essere bello!

When he was nearly thirteen, my brother Jem got his arm badly broken at the elbow. When it healed, and Jem’s fears of never been able to play football were assuaged, he was seldom self-conscious about his injury. His left arm was somewhat shorter than his right; when he stood or walked, the back of his hand was at right angles with his body, his thumb parallel with his thigh. He couldn’t have cared less, so long as he could pass and punt.
When enough years had gone by to enable us to look back on them, we sometimes discussed the events leading to his accident. I maintain that the Ewells started it all, but Jem, who was four years my senior, said it started long before that. He said it begun the summer Dill came to us, when Dill first gave us the idea of making Boo Radley come out.

Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere la palla al volo.
Poi, quando di anni ne furono trascorsi tanti da poterli ormai ricordare e raccontare, ogni tanto si discuteva di come erano andate le cose, quella volta. Secondo me tutto cominciò a causa degli Ewell, ma Jem, che ha quattro anni più di me, diceva che bisognava risalire molto più indietro, e precisamente all’estate in cui capitò da noi Dill e per primo ci diede l’idea di far uscire di casa Boo Radley.
[incipit]

Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?

Non è mai una vergogna sentirsi buttare addosso una parolaccia. Dimostra solo quanto sia meschina la persona che te la dice: a te non può fare alcun male.
Atticus

Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.
Atticus

Quasi tutti sono simpatici, quando finalmente si riesce a capirli.
Atticus

Il segnalibro è stato realizzato da Dreamer.
Gli ex-libris, invece, sono stati realizzati da NebulaQueen. Page Mistress.

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