scritto da Phoebes
lunedì 7 Luglio 2008
alle 0:12
Categoria : Faletti

di Giorgio Faletti

Anno: 2008
Casa Editrice: Baldini Castoldi Dalai
sito ufficiale dell’autore: Giorgio Faletti
Pochi inutili nascondigli su aNobii

Questo libro partecipa alla sfida 50 libri per un anno.

Come definire questo libro di Faletti che contiene 5 racconti inediti più altri 2 già pubblicati? Cioè, a che genere attribuirlo? A suo tempo uno dei due racconti non inediti fu inserito in un’antologia di racconti noir, ma io non lo definirei così. Né lo classificherei come giallo o thriller. Volendo dargli una definizione di genere, potrei dire horror o fantasy. Sperando di non risultare spoiler per qualcuno, in tutti questi racconti c’è sempre la presenza di un elemento soprannaturale, a volte come protagonista del racconto, altre più in sordina, ma comunque sempre presente. Indipendentemente da questo sono tutte comunque bellissime storie. Alcune più crude (e crudeli) di altre, alcune più tristi, altre più angoscianti. Ma tutte belle.
Il mio giudizio è ovviamente un po’ di parte, io Faletti lo adoro! Ho amato moltissimo Io uccido, forse un po’ meno Niente di vero tranne gli occhi, e di nuovo un po’ di più (anche se non come il primo) il suo ultimo romanzo, Fuori da un evidente destino. E i due racconti che avevo già letto mi erano piaciuti parecchio. Desideravo questo libro non appena ho saputo della sua esistenza! Mi piace proprio tutto di Faletti, il suo modo di scrivere, le sue storie, i suoi personaggi, la sua fantasia.

Veniamo più nello specifico ai vari racconti.

“Una gomma e una matita”
Questo primo racconto è iniziato un po’ così così, poi mi ha preso moltissimo! Anche se alla fine forse credi sia quelli che mi è piaciuto di meno, la storia, l’espediente che si inventa Faletti sono sempre favolosi!

«La casa è piuttosto strana, però di qua la vista è stupenda!»
In piedi sulla soglia, Marco si girò verso la sorella. Stava ritta sulla scogliera che precipitava a picco nel mare, una ventina di metri oltre il piccolo giardino delimitato da un muretto bianco.
Il suo maglione rosso era una macchia sullo sfondo blu cobalto dell’Egeo.
[incipit]

“L’ultimo venerdì della signora Kliemann”
All’inizio questo racconto pare banale e scontato ma non mi sono lasciata ingannare, e infatti non avrei mai immaginato la conclusione finale. Ma soprattutto, come sempre bellissime le descrizioni dei vari personaggi, anche quelli minori! Carina poi la divisione in giorni, sapendo che il titolo è “l’ultimo venerdì”, l’ansia della lettura è aumentata dall’attesa di questo giorno.

Il paese ha il tempo spezzato in due parti.
Tutta l’isola, d’altronde, vive da sempre questa frattura estate-inverno, una specie di effimero tessuto double-face da rivoltare e indossare come un indumento adatto al mimetismo della stagione.
[incipit]

“Graffiti”
Questo è stato il racconto che mi ha colpito di più. Perché il protagonista per certi versi mi pareva simile a me, e quando va peggiorando sempre più mi ha spaventato l’affinità provata all’inizio! In ogni caso, è un personaggio davvero ben costruito, perché a volte lo odi tantissimo, altre provi comunque un moto di compassioni, poi lo odi di nuovo, poi speri allora che possa migliorare, poi torni a odiarlo, poi trovi giusto che possa prendersi delle rivalse. Non svelo se alla fine cosa prevale.

Froci. Maledetti froci drogati. Rotti in culo. Schifosi inutili parassiti. Pezzi di merda. teste di cazzo. Maledette, fottute teste di cazzo…
Questo pensava il professor Claudio Marino mentre guardava i ragazzi della sua classe. Roversi, uno spilungone secco con la faccia piena di brufoli, alzò la testa dal foglio su cui stava chino e incrociò il suo sguardo. Fu un salto nel nulla. Gli occhi del professore lo superarono vagando per la stanza come se non esistesse.
Scrivi, merdina, scrivi…
[incipit]

“Spugnole”
E’ stato uno dei miei preferiti, il più bello tra quelli inediti, m’è piaciuto un sacco!

Il vecchio lasciò il riparo del portico e appena fuori alzò la mano per coprire gli occhi dal gioco del sole fra i rami. La fila di alberi sulla cresta della collina si stagliava nera in controluce e dall’alto proiettava l’ombra a dipingere di scuro la conca sottostante. le macchie di boscaglia erano una schiuma nera intorno al rio che costeggiava i campi a ovest del paese. Nonostante gli anni passati a tenere il contro delle stagioni, il vecchio non riusciva a considerare un tramonto semplicemente un tramonto.
[incipit]

“La ragazza che guardava l’acqua”
Primo dei racconti che avevo già letto (e commentato QUI). Il mio preferito. Bello come la prima volta che l’ho letto!

La prima volta che vidi la ragazza, piangeva.

“L’ospite d’onore”
Secondo racconto già letto (e commentato QUI). Affascinante. Inquietante. Diviso in due parti, quando pare che stia finendo cambia totalmente registro. Il finale lascia molte domande…

Stavo seduto con aria beata in una comoda poltrona d’ufficio e davanti a me Mario Manni, direttore di «Scout» e titolare dell’ufficio e relative comode poltrone, mi stava guardando con l’aria di chi ha visto l’uomo che ha visto l’uomo che ha lanciato il sasso nello stagno.
[incipit]

“Physique du rôle”
L’ultimo racconto, molto corto, molto bello, a causa del titolo forse un po’ prevedibile, ma non del tutto (almeno per me!).

«Stop. Buona!»
Andrea Marchesini gridò l’ordine e gli attori sul set fermarono l’azione. L’assistente alla ripresa andò verso l’operatore, portando il treppiede che serviva da supporto alla pesante steadycam e lo aiutò a rimuoverla dall’imbracatura. Tutti i presenti che si erano immobilizzati e avevano fatto silenzio durante lo shooting in presa diretta, tornarono a muoversi e a parlare fra di loro, facendo i commenti del caso.
[incipit]

Devo però evidenziare una nota molto negativa: questo libro è pieno di errori! Ne ho trovati davvero tantissimi: lettere in pi o in meno, e un paio di volte verbi sbagliati. Ho controllato gli errori trovati ne “La ragazza che guardava l’acqua” con la versione dei Corti di Carta. Lì gli errori non ci sono!! Quindi è una mancanza della casa editrice! E una mancanza grave, secondo me: detesto gli errori nei libri!!!

Dai ringraziamenti finali dell’autore:

E infine, un grazie con l’inchino e il cappello piumato e svolazzante a chiunque stia leggendo queste parole. Se è arrivato fino a questo punto, significa proprio che è un lettore affezionato e merita dunque tutto il mio affetto e tutta la mia riconoscenza. E un nuovo libro quanto prima, of course.

Ok, io aspetto fiduciosa!!!

Il segnalibro è stato realizzato da eLyZaBeTh.

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2 commenti per Pochi inutili nascondigli

  1. Daria scrive:

    Non ho letto il post per non rovinarmi la sorpresa…giusto un giudizio velocissimo: nel complesso ti sono piaciuti i racconti?
    Sono indecisa se comprarlo o meno, i romanzi li ho letti tutti e tre e mi sono piaciuti ma con i racconti brevi in generale non ho un grande feeling…che mi consigli?
    P.S. complimenti per la grafica, molto carina l’idea della biblioteca della Bella e la Bestia!!

  2. Phoebes scrive:

    Ciao!
    Sì, mi sono piaciuti molto i racconti! Neanche io amo il genere, preferisco i romanzi, però qualunque cosa riguardi Faletti la leggo sempre con piacere! Due racconti poi li avevo già letti, uno era uscito coi Corti di Carta e l’altro nell’antologia "Crimini" mi erano piaciuti molto ed ero quindi andata col sicuro. Non è il solito Faletti in quanto a genere, quindi non posso assicurarti che ti piaceranno, ma lo stile è sempre il suo e io li ho trovati bellissimi, alcuni più di altri! Anzi, se poi li leggerai anche tu mi farebbe piacere sapere la tua "classifica" per confrontarla con la mia!


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