scritto da Phoebes
sabato 8 Maggio 2010
alle 16:24
Categoria : Lao-Tzu

Tao-teh-ching
di Lao-Tzu

Titolo: Il libro del Tao
Sottotitolo: Tao-teh-ching
Titolo originale: Tao Te Ching (in Wade-Giles), Dàodéjīng (pinyin), 道德經 (cinese)
Genere: saggio, filosofia
Autore: Lao-Tzu
Nazione: Cina
Anno prima pubblicazione: VI secolo a.C.
Casa Editrice: Newton Compton
Traduzione: Girolamo Mancuso
Pagine: 85
Link al libro: ANOBII


La via che si può considerare la via non è una via invariabile; i nomi che si possono considerare nomi non sono nomi invariabili.

[incipit]

Quando Lao-Tzu vide la decadenza di Zhou, decise di partire verso Occidente. Giunto al confine, il doganiere gli chiese come “pedaggio” di scrivere un libro. E lui scrisse il libro del Tao.

Questo libro l’avevo iniziato molto tempo fa, e poi abbandonato. Ora la sfida della filosofia mi ha dato l’occasione per leggerlo, finalmente!

È un testo difficile, fatto di brevissimi capitoli spesso molto criptici, ma proprio per la brevità e la concisione si legge comunque con piacere.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura.

Molto bella questa edizione della Newton, ricca di note del traduttore che approfondiscono ogni tanto alcune frasi*, riportando le parole cinesi e motivando le scelte della resa in italiano, o fornendo a volte qualche versione alternativa. Nell’interessante introduzione, scritta sempre dal traduttore Girolamo Mancuso, viene riportato un brano di Fung Yu-lan: per ben fatta che sia, la traduzione finisce sempre con l’essere più povera dell’originale: per coglierne tutta la ricchezza, bisognerebbe leggere tutte le traduzioni già fatte e quelle ancora da fare. Fung si riferisce sempre a questo libro, ma è una considerazione secondo me valida un po’ per tutti i libri. Leggevo proprio ieri su QUESTO BLOG una frase di Pennac: «È vero ancora che Yasmina Melaouah, Manuel Serrat Crespo, Evelyn Passet e alcuni altri miei amici traduttori dubitano che “la finestra”, “a janela”, “das Fenster”, “the window” o “la fenêtre” indichino esattamente la stessa cosa, poiché nessuna si affaccia sugli stessi rumori né si richiude sulle stesse musiche.» Infatti già normalmente quando leggo un libro tradotto mi faccio mille problemi, mi secca non essere in grado di leggere l’originale, e di dover “sottostare” alla versione propostami da un altro, che, per quanto bravo (e non sempre i traduttori, purtroppo, lo sono!) mi dà comunque la sua interpretazione. In questo caso la difficoltà risulta esasperata, in quanto pare che questo testo sia considerato dai più come intraducibile. Paradossalmente forse proprio per questo è il testo cinese antico più tradotto in Occidente!

Va bè, tra le tante lingue che mi piacerebbe non dico parlare, ma almeno sapere leggere, il cinese è abbastanza in fondo alla lista, per cui mi accontento del comunque ottimo lavoro fatto da Mancuso! :)

Ovviamente da un libro fatto di massime non potevo che tirare fuori un sacco di frasi da condividere: ammetto che alcune non le ho capite, ma mi sono sembrate bellissime lo stesso!

Sfide

Un po’ di frasi

Trenta raggi si uniscono in un mozzo: e nel suo non-essere sta l’utilità del carro.
Si cuoce l’argilla per fare un vaso: nel suo non-essere sta l’utilità del vaso.
(Capitolo 11)

Ciò che è spezzato diventerà intero.
Ciò che è curvo diventerà diritto.
Ciò che è vuoto diventerà pieno.
Ciò che è consumato diventerà nuovo.
Chi ha poco otterrà.
Chi ha molto verrà ingannato.
[…]
[Il saggio]
Non si mette in mostra, e perciò risplende.
Non si afferma e perciò si manifesta.
Non si vanta e perciò gli viene dato merito.
Non si gloria e perciò viene esaltato.
Infatti, poiché non contende, nessuno al mondo può contendere con lui.
(Capitolo 22)

Un buon parlatore non ricorre agli insulti.
[…]
Così il saggio è sempre un buon salvatore di uomini, perché non respinge nessuno.
(Capitolo 27)

Quando un dotto di prim’ordine sente parlare della via, la segue rispettosamente.
Quando un dotto di mezza levatura sente parlare della via, ora la mantiene ora la perde.
Quando un dotto d’infimo ordine sente parlare della via, si fa una grande risata.
Se egli non ne ridesse, non meriterebbe di essere la via.
(Capitolo 41)

La Corte è ben ripulita, ma i campi sono pieni di erbacce e i granai sono completamente vuoti; indossano vesti ricamate, portano alla cinta spade affilate, si rimpinzano di cibo fino alla nausea, possiedono ricchezze in sovrabbondanza. Questo si chiama vanto di rapina, non è certo la via.
(Capitolo 53)

Le imprese più difficili del mondo devono pur partire da ciò che è facile; le imprese più grandi del mondo devono pur partire dal piccolo.
(Capitolo 63)

Un albero che un uomo riesce appena ad abbracciare è nato da un ramoscello sottile come un pelo; una torre di nove piani è sorta da un mucchio di terra; un viaggio di mille miglia comincia da sotto i piedi.
(Capitolo 64)

Non c’è sventura più grande che prendere alla leggera l’avversario. Se prendo alla leggera il mio avversario, probabilmente perdo i miei tesori. Perché, quando eserciti opposti s’affrontano, vince quello che soffre.
(Capitolo 69)

Sapere di non sapere è saggezza suprema, non sapere di sapere è un male.
(Capitolo 71)

La via del cielo (è questa): non lottare, eppure saper vincere; non parlare, eppure saper rispondere; non chiamare, eppure far sì che gli altri accorrano da soli; essere lenti, ma saper progettare.
La rete del cielo è immensa; le sue maglie sono larghe, ma nulla le sfugge.
(Capitolo 73)

Non c’è nulla al mondo più molle e debole dell’acqua, eppure nell’attaccare ciò che è duro e forte nulla può superarla, non c’è nulla che la sostituisca.
Che il debole vince il forte, e il tenero vince il duro, nessuno al mondo lo ignora, ma nessuno sa metterlo in pratica.
(Capitolo 78)

Chi è capace non discute, chi discute non è capace.
(Capitolo 81)


* Tra l’altro, ho trovato interessantissima una curiosità che Mancuso ha inserito anche se non è direttamente collegata col testo. Riguarda il termine xing che significa “nome di famiglia, cognome”: questa parola è scritta con un carattere che ha come chiave semantica il carattere “donna”: è probabile quindi che all’epoca in cui fu inventata la scrittura in Cina esisteva un sistema di discendenza matrilineare.

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