scritto da Phoebes
mercoledì 19 20 Maggio10
alle 22:54
Categoria : Bulgakov


di Michail Afanas’evič Bulgakov

Titolo originale: Мастер и Маргарита (Master i Margarita)
Anno: 1966
Casa Editrice: Mondadori
traduzione di Maria Serena Prina
pagine: 477
Il Maestro e Margerita su aNobii

Questo libro partecipa a La Sfida A PUNTI, La sfida nascosta, La sfida della grammatica, La sfida dell’ambientazione e Il giro del mondo in 80 libri.

[le strisce colorate sono spoiler, selezionare per leggere]

Il suo sguardo fu attirato dal letto sul quale era seduto colui che solo pochissimo tempo prima il povero Ivan, agli stagni Patriaršie, aveva tentato di convincere che il diavolo non esisteva. Colui che non esisteva era seduto sul letto.

«Please allow me to introduce myself/I’m a man of wealth and taste/I’ve been around for a long, long years/Stole many a man’s soul and faith…»
Questa la prima strofa di
Sympathy For The Devil, canzone degli Stones a quanto ne so ispirata a questo libro. Prendo in prestito questi versi per riassumere un po’ la trama di questo libro, perché, in due parole, si tratta appunto del Diavolo che decide di passare un po’ di tempo nella Mosca staliniana, e divertirsi un po’ con gli ingenui moscoviti, prima di dedicarsi al suo reale scopo, che ha a che fare con un uomo che si fa chiamare Maestro, e la sua Margherita…

Capperi, c’ho messo più di due mesi a leggere questo libro! Rimanendo così ancora più irrimediabilmente indietro col Giro del mondo in 80 libri!
Il problema è che ho faticato davvero molto ad ingranare con la lettura. Fin da subito si è dimostrato interessante, ma poi dopo poche pagine l’interesse già scemava, lo trovavo un po’ ripetitivo, rallentavo nel proseguire con la lettura. Poi qualche altro bel capitolo che mi prendeva… e di nuovo noia. Non riesco bene a spiegarmi il perché di questo gradimento altalenante.
Probabilmente un po’ di colpa ce l’ha la mia versione: si tratta di un’edizione integrale che comprende anche tutte le parti che erano state tagliate e censurate alla prima pubblicazione del libro. Bè, il motivo della censura mi è stato chiaro solo pochissime volte, mentre quello del taglio era ben più evidente: per la maggior parte si trattava di brani, anche piuttosto corposi alle volte, totalmente superflui. Soltanto tre volte ho pensato che sarebbe stato un peccato non aver potuto leggere il brano incriminato. Devo ammettere, però, che anche solo per questi tre brani, valeva la pena leggere questa “versione estesa”!
I capitoli che mi sono piaciuti più di tutti sono stati quelli ambientati a Gerusalemme nel I secolo d.C., con protagonista Ponzio Pilato. Quest’ultimo è una figura che mi ha sempre affascinato molto. Nei Vangeli si parla poco di lui, così i vari film & simili su Gesù l’hanno presentato in maniera sempre diversa. Spesso però in comune i vari Pilato hanno questa simpatia per Gesù, e un reale desiderio di non mandarlo a morte (cosa che in effetti se non ricordo male dicono anche i Vangeli). Ricordo per esempio quello di Jesu Christ Superstar, uno tra i miei preferiti. Anche in questo romanzo è presentato così, la differenza però è che negli intermezzi storici è Pilato l’unico protagonista, Gesù è relegato quasi a comparsa. Indubbiamente, quando ripenso alla lettura appena ultimata, questi capitoli spiccano sugli altri, hanno un fascino incredibile, mi spiace che siano così pochi!
Ma detto così sembra che il resto del libro non mi sia piaciuto per niente, e non è vero. Ho amato moltissimo, per esempio, il personaggio di Woland/Satana, anche lui così fascinoso, fin dalla prima descrizione! Curiosi e a modo loro intriganti personaggi anche i suoi tre aiutanti demoniaci. E poi Margherita, “strega per amore”, molto più presente e viva del Maestro, segna con la sua entrata in scena l’inizio della parte più interessante del romanzo: andando avanti con la lettura, ho provato sempre più interesse, fino al finale che mi è piaciuto moltissimo con la liberazione di Pilato dopo 2000 anni di angoscia e attesa, nonché l’accenno alla familiarità dei rapporti tra Woland e Gesù.

Un libro di una bellezza strana, solo a tratti coinvolgente, ma innegabile. Prima o poi penso che lo rileggerò, magari sorvolando sulle parti integrate, sperando di metterci meno tempo e poterne gustare meglio, quindi, la continuità.

Questo libro costituisce la TAPPA del Giro del mondo in 80 libri: EUROPA, Ucraina, Kiev
Ecco la cartolina che ho mandato ai partecipanti alla sfida:

Un po’ di frasi.

Nell’ora di un caldo tramonto di primavera agli stagni Patriaršie fecero la loro comparsa due cittadini. Il primo, sui quarant’anni, indossava un completo estivo tendente al grigio, era basso di statura, scuro di capelli, ben pasciuto, stempiato, teneva in mano una dignitosa lobbietta e aveva il volto accuratamente rasato e sormontato da un paio di occhiali dalle dimensioni addirittura sovrannaturali, con una montatura di corno nero. Il secondo, un giovinotto dalle spalle larghe, fulvastro, tutto arruffato e con un berretto a quadretti spinto all’indietro sulla nuca, indossava una camicia da cow-boy, pantaloni bianchi tutti spiegazzati e un paio di scarpette leggere, nere.
Il primo altri non era che Michail Aleksandrovič Berlioz, il direttore di una grossa rivista letteraria e presidente di una delle massime associazioni letterarie di Mosca, nota con la sigla MASSOLIT, mentre il suo giovane compagno era il poeta Ivan Nikolaevič Ponyrëv, in arte Bezdomnyj.
[incipit]

Con addosso un mantello bianco foderato di stoffa color sangue, con un’andatura strascicata da cavaliere, all’alba del quattordicesimo giorno del mese primaverile di Nisan, sul colonnato coperto tra le due ali del palazzo di Erode il Grande, uscì il procuratore di Giudea Ponzio Pilato.

Questo è un fatto. E un fatto è la cosa più ostinata del mondo.

– Ma allora, per convincersi che Dostoevskij era uno scrittore, era davvero necessario chiedergli la tessera? Ma prenda cinque pagine a caso di un suo qualsiasi romanzo e senza bisogno di alcuna tessera si convincerà di avere a che fare con uno scrittore. […]
– Lei non è Dostoevskij.
– E chi lo sa? Chi lo sa?
– Dostoevskij è morto.
– Protesto! Dostoevskij è immortale!
Korov’ëv, una cittadina, e Behemoth


Il segnalibro qui a destra è quello che ho usato durante la lettura, e mi è stato regalato da ilaria in occasione del primo scambio di segnalibri nel gruppo Readers Challenge.
Invece il segnalibro qui a sinistra, dedicato al libro, è mio!

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4 commenti per Il Maestro e Margherita

  1. zetabò scrive:

    l’ho trovato un pò ostico anch’io, specie all’inizio, ma in effetti il personaggio di Woland è intrigante

  2. Phoebes scrive:

    Ah, meno male, ovunque ne sento solo parlar straordinariamente bene, credevo di essere l’unica ad aver avuto difficoltà nell’apprezzarlo! Poi, per carità, mi è piaciuto molto, ma che fatica! ;)

  3. Fragola scrive:

    Gran libro, ma ache io in alcune parti l’avevo trovato meno coinvolgente e in altre iriinnunciabile. Personaggio geniale Woland e anche a me sono piaciuti tanto i capitoli di Gerusalemme…la storia di Gesù raccontata così l’ho trovata eccellente e opera davvero di un genio! :-)

  4. Phoebes scrive:

    Vero, hai detto bene, un libro comunque irrinunciabile, nonostante qualche punto ostico! :)


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