scritto da Phoebes
martedì 8 20 Giugno10
alle 11:31
Categoria : Hazlitt


di William Hazlitt

Titolo originale: da Complete Works
Anno: 1934
Casa Editrice: Fazi
traduzione di Catherine McGilvray
pagine: 138
Il piacere dell’odio su aNobii

Questo libro partecipa a La Sfida A PUNTI, La sfida nascosta, La sfida degli acronimi, La sfida dell’ALFABETO – II edizione e La sfida della saggistica 2010.

L’amore si trasforma, con un po’ di pazienza, in indifferenza o disgusto: l’odio soltanto è immortale.

Raccolta di sette saggi/articoli apparsi su vari giornali e riviste dell’epoca.

Non ricordo, sinceramente, come ho conosciuto questo libro, e cosa ho letto a suo favore da desiderare di inserirlo in wishlist. Ricordo invece perché l’ho comprato: era tra i Remainders su ibs, con uno sconto del 65%!
Bè, è stata una lettura piuttosto noiosa! Nell’introduzione c’è scritto che Hazlitt è considerato “il saggista meno noioso del mondo”… immagino allora quanto deve essere soporifero il più noioso!
Non è che sia proprio tutto brutto questo libro, ogni tanto c’era qualche brano molto bello, ma il succo degli articoli mi è parso alquanto inconsistente, per non parlare poi della ripetitività: per spiegare un concetto, millemila esempi tutti uguali!
Anche quando poi non erano noiosi né ripetitivi, non sempre i contenuti erano accettabili: spesso Hazlitt risultava assurdo ed eccessivo. Un esempio è quando tenta di spiegare perché gli uomini mangiano solo alcuni animali e non altri: il motivo, secondo lui, è che l’essere umano può mangiare solo gli animali che gli piacciono, che sono teneri a vedersi e morbidi a toccarsi! Non mangia infatti, per esempio, i lupi, perché gli fanno paura. I cani e gatti, allora? Dovrebbero tutti esserne ghiotti secondo questo ragionamento! No, infatti hanno il pelo ispido, che ricorda quello dei porcospini! O.o
Hazlitt non manca poi di fare di tanto in tanto sfoggio di razzismo che, lo ammetto, mi ha dato particolarmente fastidio quando si è manifestato riguardo agli italiani (la sua critica è che siamo sporchi, e lo siamo perché viviamo più a sud).
Infine, se è vero che ogni tanto si inseriva in prima persona con i suoi difetti, per la maggior parte non faceva altro che parlare male degli altri, sia astrattamente di “altri”, “quelli che…”, ecc ecc, sia citando senza timore nomi e cognomi!
Anche i saggi che mi sono piaciuti un po’ di più, come l’ultimo, “Profondità e superficialità”, non sono stati esenti da queste brutture.
A peggiorare il tutto, questo libro era farcito di note, tutte poste alla fine, cosa che ODIO da morire.
Alla fine non ho potuto dargli più di 2 stelline (in alcuni momenti sarei scesa anche a una sola, per la verità).

Ah, una cosa che mi è piaciuta molto, però, c’è: la copertina, veramente bella e azzeccata.

Un po’ di frasi.

Mi affeziono più facilmente a un amico che abbia dei difetti di cui si possa parlare.

Se gli uomini volessero ciò che è giusto, potevano averlo da tempo.

Le due cose che si incontrano più di rado sono il buonsenso e la bontà. […] E’ stato detto e spesso ripetuto che la pura bontà appartiene agli sciocchi. Credo invece che la mancanza di buonsenso, nella maggior parte dei csi, dipenda dall’assenza di un reale e spontaneo interesse per le cose, se non quando colpiscono noi stessi; o dal trascurare la massima del buon vecchio filantropo: nihil humani a me alienum puto*.

Considero i buoni romanzi come i più autentici, nonché i più accessibili ricettacoli della storia e filosofia naturale del genere umano.

Dovremmo badare ai fatti nostri, coltivare le nostre buone qualità, se ne abbiamo, e irritarci di meno riguardo alle assurdità delle altre persone – a cui non possiamo, come non lo possono loro stesse, porre rimedio.

Sono stato spesso accusato […] di impulsività e irritabilità perché mi accaloravo su ciò che non mi riguardava. Se qualcuno desidera vedermi piuttosto tranquillo, potrà imbrogliarmi in un affare oppure pestarmi i piedi; ma il negare un verità, e la ripetizione di un sofisma, mi sconvolgono del tutto, e perdo la pazienza.

Mi irrita in modo intollerabile vedere i bambini uccidere mosche per divertimento: poiché il principio che vi soggiace è lo stesso che li condurrà ai più deliberati e depravati atti di crudeltà che potranno esercitare più tardi sul loro prossimo. E tuttavia io stesso lascio i lepidotteri morire bruciati nella fiamma della candela, poiché mi fanno diventar matto, e ritengo sia vano cercare di impedire agli stolti di correre verso la distruzione.

Mi fa ridere chi smentisce il fatto che tendiamo deliberatamente o senza necessità ad infliggere sofferenze agli altri, quando vedo fino a quanto amiamo tormentare ingegnosamente noi stessi. Cos’è il cattivo umore, nei bambini come negli adulti, se non una vendetta contro se stessi? […] Un uomo scorbutico è il nemico di se stesso.

Il segnalibro qui a destra è quello che ho usato durante la lettura, ed è stato realizzato da ilaria, che me l’ha regalato in occasione dello scambio di Segnalibri@Tema di aprile (tema: CIBO) nel gruppo Readers Challenge.
L’ho scelto perché visto il tema cupo del libro, mi faceva piacere avere un segnalibro che mi facesse sorridere ogni volta che lo vedevo! :)


* Frase di Terenzio che significa “niente di ciò che è umano considero a me estraneo”.

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