scritto da Phoebes
venerdì 2 Luglio 2010
alle 22:13
Categoria : Tolstoj

di Lev Nikolaevič Tolstoj
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La musica mi costringe a dimenticarmi di me stesso, a dimenticare la mia situazione concreta, e mi trasporta in una situazione diversa, che non è la mia; sotto l’influenza della musica mi sembra di sentire ciò che in realtà non sento, di capire ciò che non capisco, di poter fare cose che in realtà non posso fare. Io me lo spiego nel senso che musica agisce come uno sbadiglio, come una risata: non ho voglia di dormire, eppure sbadiglio se vedo qualcuno che sbadiglia; e così, anche se non c’è nessuna ragione di ridere, io rido se sento qualcuno che ride.
Di colpo la musica mi trasporta direttamente nella condizione spirituale in cui si trovava il suo autore al momento di scriverla. La mia anima si fonde con la sua, ed io mi vengo trasferendo insieme a lui da uno stato d’animo all’altro, ma perché questo accada io non lo so.
Vasja Pozdnyšev

Il narratore incontra in treno uno strano tipo, che ad un certo punto attacca bottone, desideroso di raccontare la sua storia, la sua angoscia, e la rivelazione che ha ottenuto a caro prezzo, assassinando sua moglie.

Affascinante davvero questa descrizione cinica e sofferta della società russa, ma un po’ del mondo intero, di ieri e di oggi. Non il miglior Tolstoj, ma comunque mi è piaciuto. Mi ha impressionato molto la lucidità di Pozdnyšev nel raccontare e analizzare ogni più piccola emozione provata, il suo coraggio nell’ammettere ogni bassezza per spiegare come è giunto al suo stato di “comprensione” attuale. Bellissimo il brano in cui descrive i sentimenti che ha provato ascoltando la Sonata a Kreutzer di Beethoven (che poi è quello che ho riportato in alto): ho provato ad ascoltare anch’io questo brano un paio di volte mentre leggevo il romanzo, e mi spiace dire di non aver avuto un’impressione così potente! Invece, ho letto nell’introduzione, a Tolstoj fece proprio lo stesso effetto del suo personaggio! Mi è piaciuto scoprire nell’introduzione di Pacini la genesi di quest’opera: pare che dopo un concerto in cui venne eseguita appunto questa sonata, Tolstoj ne rimase così colpito che propose al pittore Repin e all’attore Andreev-Burlak, di descrivere, ognuno nel linguaggio artistico che gli competeva, l’emozione provata ascoltando quel pezzo. Se dovessi giudicare dal libro, comunque, direi che l’emozione di Tolstoj fu soprattutto negativa! Il romanzo infatti a me è parso intriso di pessimismo.
Ho letto, sempre nell’introduzione, che alla sua uscita Sonata a Kreutzer suscitò scandalo, ma fu anche molto ben accolta dai lettori, che però la interpretarono male, pare, e sembra proprio che anch’io mi sia sbagliata. Leggendo in fatti la postilla in cui l’autore spiega le motivazioni di questa opera, ho scoperto che Tolstoj era d’accordo in ogni sillaba col pensiero post-omicidio di Pozdnyšev, e che riteneva il suo modo di pensare l’unico che rispecchiasse veramente gli insegnamenti di Cristo! Non per niente nell’epilogo della sua storia, Pozdnyšev spiega: Cominciai a comprendere il terzo giorno, come una resurrezione del suo animo che attraverso la comprensione e l’accettazione della sofferenza (data e ricevuta) raggiunge la Verità.
Mi ha lasciato piuttosto perplessa tutta questa spiegazione di Tolstoj, non avevo ancora letto niente che avesse scritto dopo la conversione, non sapevo quanto fosse stata totale, però non sono proprio in disaccordo con tutto quello che ha detto, per esempio condivido la critica alla tendenza (che vedo in atto ancora oggi) di alcuni genitore di crescere i figli non in vista di quei compiti della vita umana che si proporranno loro quali esseri amanti e ragionevoli, bensì esclusivamente in vista del piacere che essi possono procurare ai loro genitori.
Inoltre, non riesco a non pensare che anche Pozdnyšev abbia le sue ragioni nell’amarezza che mette nel tratteggiare la depravazione della società sua contemporanea: siamo nel 2010 e ancora tante persone hanno della donna un tale concetto di merce sessuale, quasi di cosa inanimata (o forse il quasi lo posso anche levare).

Insomma, il romanzo m’è piaciuto, ma preferisco sicuramente il Tolstoj pre-conversione!

Scheda del libro


Titolo: Sonata a Kreutzer
Autore: Lev Nikolaevič Tolstoj
Titolo originale: Крейцерова соната
Anno prima pubblicazione: 1891
Casa Editrice: Feltrinelli
Traduzione: Gianlorenzo Pacini
Pagine: 142
aNobii: LINK

Ho deciso di leggere questo libro dopo averne sentito parlare QUI.

Segnalibri: quello che ho usato durante la lettura (qui a destra) è stato realizzato da me.

Un po’ di frasi

Si era all’inizio della primavera. Era già il secondo giorno che ero in viaggio. Capitava spesso che nel vagone entrassero persone che percorrevano brevi distanze e dopo un po’ scendevano. Ma tre passeggeri, oltre a me, erano in viaggio fin dalla città di partenza del treno: una signora non bella e non più giovane, che fumava molto, dal volto emaciato, con indosso un soprabito di foggia maschile e un berretto in testa; un suo conoscente, uomo loquace sui quaranta, che portava un abito nuovo e di un’eleganza piuttosto ricercata, e infine un uomo che si teneva un po’ in disparte, di bassa statura, dai movimenti bruschi, non ancora vecchio, ma con certi capelli crespi incanutiti precocemente e degli occhi straordinariamente brillanti che si spostavano velocemente da un oggetto all’altro.
[incipit]

Lei teme che il genere umani si estingua? Ma c’è forse qualcuno che, qualunque sia la sua concezione del mondo, possa dubitare di questo? Si tratta di un dato assolutamente certo, com’è certa la morte. Infatti secondo tutte le dottrine religiose un giorno o l’altro arriverà la fine del mondo, e secondo tutte le dottrine scientifiche si arriva alla stessa conclusione.
Vasja Pozdnyšev

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