[Incipit dell'introduzione "Naturalmente, un manoscritto"]
"In omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro."
Cercai riposo ovunque, e in nessun luogo lo trovai se non in un angolo con un libro.
Tommaso da Kempis, citato nell’introduzione
In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell’errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.
[Incipit del Prologo]
Era una bella mattina di fine novembre. Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. Al buio, subito dopo laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole.
Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio.
[Incipit]
Monasterium sine libris est sicut civitas sine opibus, castrum sine numeris, coquina sine suppellectili, mensa sine cibis, hortus sine herbis, pratum sine floribus, arbor sine foliis…
(Un monastero privo di libriè come una città senza lavoro, un accampamento senza esercito, una cucina senza suppellettili, una mensa senza cibi, un giardino senza erbe, un prato senza fiori, un albero senza foglie…)
L’Abate Abbone
- Per il lume pensaci tu. Gira in cucina all’ora di pranzo, prendine uno…
- Un furto?
- Un prestito, alla maggior gloria del Signore.
- Se è così, contate su di me.
Guglielmo e Adso
- Ma allora viviamo in un luogo abbandonato da Dio.
- Ne hai trovati di quelli in cui Dio si sarebbe sentito a proprio agio?
Adso e Guglielmo
- Ma perché il vangelo non dice mai che Cristo ridesse? E’ davvero come dice Jorge?
- Sono state legioni a domandarsi se Cristo abbia riso. La cosa non mi interessa gran che. Credo che non abbia mai riso perché, onnisciente come doveva essere il figlio di Dio, sapeva cosa avremmo fatto noi cristiani.
Adso e Guglielmo
Non v’é nulla al mondo né uomo né diavolo, né alcuna cosa, che io non consideri così sospetto come l’amore, ché questo penetra l’anima più di qualunque altra cosa. Non esiste nulla che tanto occupi e leghi il cuore come l’amore.
Ubertino da Casale
Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui.
- E però mi dispiace ancora che l’unicorno così com’è non esista, o non sia esistito, o non possa esistere un giorno.
- Non ci è lecito porre limiti all’onnipotenza divina, e se Dio volesse potrebbero esistere anche gli unicorni. Ma consolati, essi esistono in questi libri, i quali se non parlano dell’essere reale parlano dell’essere possibile.
- Ma bisogna dunque leggere i libri senza far ricorso alla fede, che è virtù teologale?
- Rimangono altre due virtù teologali. La speranza che il possibile sia. E la carità, verso chi ha creduto in buona fede che il possibile fosse.
Adso e Guglielmo
- Io sarei molto lieto se frate Guglielmo, così abile ed eloquente nell’esporre le proprie idee, venisse a sottoporle al giudizio del pontefice…
- Mi avete convinto, signor Bernardo. Non verrò.
Bernardo Gui e Guglielmo
- In questa storia forse sono in gioco cose più grandi e importanti che non la battaglia tra Giovanni e Ludovico…
- Ma è una storia di rubamenti e vendette tra monaci di poca virtù!
- Intorno a un libro proibito, Adso, intorno a un libro proibito.
Guglielmo e Adso
Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto. Questa biblioteca è nata forse per salvare i libri che contiene, ma ora vive per seppellirli. Per questo è divenuta fomite di empietà.
Guglielmo
Forse il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, fare ridere la verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità.
Guglielmo
Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
(Della rosa primigenia [cioè prima che appassisse] rimane solo il nome, ci restano soltanto i nomi nudi).
Un narratore non deve fornire interprtazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni.
dalla postilla Il titolo e il senso
L’autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo.
dalla postilla Il titolo e il senso
Ho scritto un romanzo perché me ne è venuta voglia. Credo sia una ragione sufficiente per mettersi a raccontare. L’uomo è animale fabulatore per natura.
dalla postilla Ovviamente, il Medio Evo
Il presente lo conosco solo attraverso lo schermo televisivo, mentre del Medio Evo ho una conoscenza diretta.
dalla postilla Ovviamente, il Medio Evo
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