scritto da Phoebes
martedì 26 Aprile 2011
alle 20:29
Categoria : Pratchett

di Terry Pratchett

Mondo Disco (Discworld)
Il colore della magia (The Colour of Magic)
L’arte della magia (Equal Rites) →
Scuotivento (Rincewind)
Il colore della magia (The Colour of Magic)
Sourcery

Titolo: La luce fantastica
Serie: Mondo Disco (2) – Scuotivento (2)
Titolo originale: The Light Fantastic
Genere: fantasy
Autore: Terry Pratchett (sito ufficialeWikipedia))
Nazionalità: britannica
Anno prima pubblicazione: 1986
Ambientazione: Mondo Disco
Personaggi: Scuotivento, Duefiori, il Bagaglio
Casa Editrice: TEA
Traduzione: Natalia Callori
Pagine: 219
Link al libro: GOODREADSANOBII
inizio lettura: 12 aprile 2011
fine lettura: 24 aprile 2011


L’Octavo riempiva il locale di una luce opaca, triste. Tecnicamente, non era una luce, ma il suo opposto. L’oscurità non è l’opposto della luce, è semplicemente la sua assenza. E quella che si irradiava dal libro era la luce che emana dal limite estremo dell’oscurità. La luce fantastica.
Di un colore violaceo alquanto deludente.

Quando era un giovane studente di magia Scuotivento lesse un libro segreto e pericoloso tenuto nascosto in una camera a prova di magia nell’Università Invisibile, e memorizzò suo malgrado uno degli Otto Grandi Incantesimi, col risultato di non essere in grado di fare neanche la più piccola e semplice magia, perché qualsiasi incantesimo normale si rifiuta da allora di restare nella sua mente, troppo spaventato dalla presenza dell’Incantesimo. E ora che un pericolo giunge dagli abissi dello spazio, d’improvviso questa sua particolarità lo rende il mago più ricercato di tutto il Disco.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da LoneKiller1992.

Secondo episodio della saga del Mondo Disco, Pratchett non si smentisce! Si può intuire quanto mi sia piaciuto dalla mole di citazioni che ho riportato in basso! Divertentissimo!!! ^_^

Conosciamo più a fondo la geografia del Mondo Disco, esplorando nuove affascinanti terre, ma anche apprendendone per esempio l’astrologia, con le sue dodici costellazioni: il Canguro a due teste, il Vaso di Tulipani, la Iena, il Commesso, la Pastinaca Celeste, il Cancello del Forse, la Vacca del Cielo, i Due Grassi Cugini, il Topo Volante, la Stringa Annodata, i Cori Celesti e il Piccolo Gruppo Annoiato delle Stelle Deboli, il segno più insignificante, guarda caso quello sotto cui è nato Scuotivento! :)

Ma sopratutto conosciamo qualche altra specie che popola questo strano mondo! Ho adorato i troll, creature rocciose inconsapevolmente devastanti, ho trovato molto divertenti i maghi e le loro lotte di potere, mi sono piaciuti tantissimo druidi e folletti, ma più di tutti ho amato Morte, anche se fa solo qualche sporadica apparizione! :) Sono felice di sapere che Pratchett ha dedicato a questo personaggio, a quanto ne so, anche una sottosaga a parte!

Per ora comunque abbiamo continuato a seguire le vicende di Scuotivento e Duefiori, che arrivano finalmente con questo romanzo ad una qualche conclusione: infatti Scuotivento alla fine riesce a liberarsi dell’Incantesimo (chissà se ora sarà finalmente capace di imparare qualche magia!), e Duefiori decide di porre fine al suo viaggio e tornare a casa. Per fortuna prima di partire regala il Bagaglio a Scuotivento: mi sarebbe troppo dispiaciuto non vederlo più!!!! :)

Bellissima poi la “soluzione” del problema della stella che si avvicinava, e dei suoi strani satelliti: nient’altro che “piccole” uova da cui sono fuoriuscite otto tartarughine, ognuna con quattro elefanti sul guscio a sorreggere un nuovo piccolo Disco! Che scena meravigliosa!!!! :D

Non vedo l’ora di proseguire le avventure di questo mondo così curioso! :)

Dammi 4 parole

Bagaglio, il vero eroe

Sfide

Un po’ di frasi

Il sole sorgeva lentamente, come se non fosse sicuro che ne valesse la pena.
[incipit]

Per anni i filosofi si sono chiesti dove vada la Grande A’Tuin e spesso si sono dichiarati assai preoccupati perché potrebbero non scoprirlo mai.
Invece lo scopriranno tra circa due mesi. E allora che si preoccuperanno…

Ankh-Morpork, la più grande città delle terre intorno al Mare Circolare, riposava.
Affermazione non del tutto vera.
Da un lato, i quartieri della città che di solito svolgevano attività quali, per esempio, vendere verdure, ferrare cavalli, intagliare piccoli squisiti ornamenti di giada, cambiare denaro e fabbricare tavoli, in complesso, dormivano. A meno che gli abitanti non soffrissero d’insonnia. O, come succede, si fossero alzati di notte per recarsi in bagno. D’altro lato, molti cittadini meno osservanti delle leggi erano svegli e occupati, per esempio, a scavalcare finestre che non gli appartenevano, a tagliare gole, a derubarsi, ad ascoltare musica a tutto volume in cantine fumose e in generale a divertirsi un sacco. Ma quasi tutti gli animali erano addormentati, a eccezione dei ratti. E anche dei pipistrelli, naturalmente. Quanto agli insetti…

Svettante al di sopra dell’Università scorse la Torre dell’Arte, un edificio cupo e antico reputato il più vecchio del Disco, con la sua famosa scala a chiocciola di ottomilaottocentottantotto scalini. Dal suo tetto merlato, ricovero delle cornacchie e di vigilanti mascheroni, un mago potrebbe vedere fino al Bordo stesso del Disco. Dopo avere trascorso più o meno dieci minuti scosso da una tremenda tosse, naturalmente.

Nessuno sapeva che cosa sarebbe accaduto se uno degli Otto Grandi Incantesimi si fosse pronunciato da sé, ma tutti convenivano che il luogo migliore dal quale osservare gli effetti sarebbe stato l’universo più vicino.

Al centro dell’ottogramma l’aria vibrò e si ispessì e racchiuse a un tratto un’alta figura scura, quasi interamente nascosta da una tunica e un cappuccio neri. E probabilmente era meglio così. Essa teneva in una mano una lunga falce. Impossibile non notare che al posto delle dita c’erano delle ossa bianche.
L’altra mano scheletrica reggeva uno spiedino con cubetti di formaggio e pompelmo.

La Foresta di Skund era veramente incantata, ciò che sul Disco non aveva nulla d’insolito, ed era anche l’unica foresta in tutto l’universo a chiamarsi, nella lingua locale, Il Tuo Dito, Sciocco. Significato letterale della parola Skund.
La ragione di questo, purtroppo, è fin troppo banale. Quando i primi esploratori venuti dalle calde terre intorno al Mare Circolare s’inoltrarono nel gelido entroterra, dovevano riempire gli spazi vuoti sulle loro mappe. Lo fecero, afferrando il primo indigeno a portata di mano, puntando un dito verso un’altura lontana, staccando bene le parole a voce alta, e scrivendo qualsiasi cosa gli dicesse il poveretto confuso. Furono così immortalate in generazioni di atlanti stranezze geografiche, quali: «Solo una Montagna, Non So, Cosa?» E, naturalmente: «Il Tuo Dito, Sciocco».

Un Thaum è l’unità base della forza magica, universalmente fissata come la quantità di magia necessaria per creare un piccolo piccione bianco o tre palle da biliardo di dimensioni normali.

«Prendi un altro pezzetto di tavolino», disse Scuotivento.
«No, grazie, il marzapane non mi piace», rispose Duefiori. «E comunque, sono sicuro che non sia giusto mangiarsi i mobili altrui.»
«Non preoccuparti», lo rassicurò Swires. «Sono anni che la vecchia strega non si vede più. Dicono che sia stata fatta fuori da un paio di giovani scapestrati.»
«I ragazzi d’oggi», commentò Scuotivento.
«Io biasimo i genitori», disse Duefiori.

«Che facciamo?» disse Duefiori.
«Ci lasciamo prendere dal panico?» disse speranzoso Scuotivento. Sosteneva sempre che il panico era il miglior mezzo di sopravvivenza: nei vecchi tempi (così era la sua teoria) le persone che si trovavano di fronte tigri affamate dalle zanne affilate come lame potevano dividersi molto semplicemente in quelle che si lasciavano prendere dal panico e quelle che non si muovevano e dicevano «Che bestia magnifica!» e «Qui, gattino».

Ma di solito gli dèi non guardano il cielo e in ogni caso erano occupati a litigare con i Giganti del Ghiaccio, che si erano rifiutati di abbassare la loro radio.

Belafon: Adesso ci solleviamo. Reggetevi.
Scuotivento: A che cosa?
Belafon: Be’, mostrate soltanto la vostra riluttanza a cadere.

— Tu non sei un albero, vero?
— Non dire sciocchezze. Gli alberi non sanno parlare.
— Scusami. È solo che di recente ho incontrato qualche difficoltà con gli alberi, sai com’è.
— In verità no, io sono una roccia.

È una leggenda tramandata dalla montagna alla ghiaia fin dal tramonto* dei tempi.
Un troll
* Metafora interessante. Per i troll notturni, naturalmente, l’alba dei tempi si situa nel futuro.

Rifletté, e non per la prima volta, che essere una guerriera includeva diversi svantaggi. Non ultimo, il fatto che gli uomini non ti prendevano sul serio finché non li avevi ammazzati. E a quel punto, la cosa non aveva più nessuna importanza. […] Quanto ai servizi igienici…
Ma lei era troppo grande e grossa per essere una ladra, troppo onesta per essere un’assassina, troppo intelligente per fare la moglie e troppo orgogliosa per abbracciare l’unica altra professione aperta in genere a una donna.
Così era diventata una guerriera, e brava, e andava ammassando una modesta fortuna che amministrava con parsimonia in vista di un futuro non ancora studiato in dettaglio, ma che avrebbe certamente incluso un bidet, se fosse dipeso da lei.

— È la stella, amico. Non l’hai vista lassù nel cielo?
— Sì, era impossibile non notarla.
— Dicono che ci colpirà la Notte della Posta del Cinghiale e i mari ribolliranno e le terre del Disco si spezzeranno, i re saranno deposti e le città saranno simili a laghi di vetro. Io fuggo sulle montagne.
— Servirà a qualcosa, vero?
— No, ma la vista sarà migliore.

«C’è qualcosa che loro approvano?»
Smascellato ci pensò su per un momento. «Appiccare il fuoco», disse alla fine. «In questo sono bravissimi. Libri e roba varia. Ne fanno dei falò enormi.»
Cohen era scioccato.
«Un falò dei libri?»
«Sì. Orribile, vero?»
«Sì.» Secondo Cohen era spaventoso. Chi trascorreva una vita rude sotto il cielo aperto, conosceva il valore di un buon libro voluminoso. Che doveva servire ad accendere il fuoco per cucinare almeno un’intera stagione, se uno stava attento a come strapparne le pagine.

Il negoziante: Io dico sempre che la casa è il luogo dove si appende il cappello.
Duefiori: Uhm, no. Dove si appende il cappello è un attaccapanni.

Dentro ogni persona sana c’è un folle che lotta per venire fuori. È quanto ho sempre pensato. Nessuno impazzisce più alla svelta di una persona completamente sana.
Il negoziante

«Io sono riuscito ad andarmene in giro per anni con uno dei Grandi Incantesimi nella testa, senza impazzire per questo, no?» [Scuotivento] ponderò a lungo sull’ultima domanda. «Sì, lo hai fatto», si rassicurò. «Non ti sei messo a parlare agli alberi, anche quando gli alberi si sono messi a parlare con te

L’importante del fatto di avere un sacco di cose da ricordare è che dopo si deve andare in qualche posto dove potersene ricordare, capisci? Non si è stati mai realmente da nessuna parte, finché non si è tornati a casa. È così che la intendo io.
Duefiori

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