di Vladimir Nabokov

Cos’altro c’è al mondo se non scacchi? La nebbia, l’ignoto, il nulla…
(Pagina 122)
Una lettura che desideravo fare da tantissimo tempo… forse da troppo, perché il romanzo, seppur piacevole, non ha retto alle aspettative forse troppo cresciute.
Lužin scopre gli scacchi da piccolo, e questa passione, consumante ed estraniante, lo tormenterà per tutta la vita, rendendogli difficili i rapporti con le persone in carne ed ossa.
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| [incipit] |
Premessa: avevo questo libro in wishlist da tantissimo tempo, per due motivi. Il primo è che non ricordo chi e dove ma qualcuno mi aveva detto che il video della canzone Come deve andare degli 883 era ispirato a questo romanzo; siccome il video mi aveva molto colpito quando era uscito, mi aveva fatto incuriosire molto sul libro (spoiler: a parte gli scacchi non mi pare libro e video c’entrino niente l’uno con l’altro). Il secondo motivo è che dopo aver letto Lolita desideravo leggere altro di questo autore il cui stile mi aveva impressionato: ho confermato la stessa opinione, perché lo stile di Nabokov continua ad essere intrigante ma la storia non mi ha convinto.
La trama copre diversi anni della vita di Lužin. Iniziamo infatti che il protagonista ha 10 anni, seguiamo la sua vita di bambino già di suo un po’ asociale, fino ad arrivare alla scoperta degli scacchi che lo estraniano ancora di più dai suoi coetanei. Poi un sacco di anni passano velocemente, con solo qualche cenno, e troviamo Lužin adulto, che racconta ad una giovane donna il suo passato. Poi i due si sposeranno e dopo essersi sentito molto male ad un torneo, Lužin abbandonerà gli scacchi. Devo dire che questa parte centrale l’ho trovata più noiosa, poi il finale mi ha nuovamente preso quando il povero Lužin si perde completamente nei suoi deliri. Alla fine la “difesa di Lužin” sarebbe la morte: per evitare di soccombere ai suoi demoni, Lužin sceglie di suicidarsi. Tra l’altro il libro inizia con la frase “Da lunedì sarebbe stato Lužin”, perché i genitori gli hanno appena comunicato che d’ora in poi verrà chiamato solo con il cognome, mentre proprio le ultime parole sono il suo nome che finora era stato taciuto, Aleksandr Ivanovič.
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| (Pagina 220) |
L’ambientazione temporale ho fatto un po’ fatica a capirla, comunque l’infanzia dovrebbe essersi svolta agli inizi del Novecento, quindi da adulto saremo forse negli anni 30 o 40. Dal punto di vista fisico siamo in Russia solo all’inizio, dopo la RIvoluzione d’Ottobre Lužin non tornerà più in patria, e siamo in diverse città europpee, principalmente Parigi e Berlino. Devo dire che quest’ambientazione l’ho “vissuta” prevalentemente con gli occhi di Lužin solo quando sentiva un po’ la mancanza della natia Russia, specie quando entra in casa di altri rifugiati russi che avevano reso le loro case come piccoli pezzi di Russia. Un altro modo in cui l’ambientazione si è resa evidente è stato nei nomi diversi dati ad alcuni pezzi degli scacchi, come visir (la regina) e carro o cannone (la torre).
Il personaggio di Lužin è assolutamente preponderante rispetto a tutti gli altri. Nell’infanzia è circondato da alcuni familiari, tra cui spcca la zia che lo inizierà agli scacchi, poi sappiano che durante adolescenza e giovinezza è stato accompagnato da una sorta di mecenate, e da adulto ha la moglie e la famiglia di lei ad attorniarlo, ma figuratevi che di questo personaggio così importante nella vita del protagonista non ci viene mai detto neanche il nome. Il nome ce l’ha invece quello che potremmo definire, in un certo senso non letterale, l’antagonista di Lužin, ovvero Turati, campione di scacchi italiano. Diventa un’ossessione nella mente di Lužin che proprio per prepararsi allo scontro con lui inizia ad elaborare la difesa che dà il titolo al romanzo.
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| (Pagina 99) |
Come ho già accennato, è lo stile di Nabokov la cosa che più mi ha colpito in entrambi i suoi romanzi che ho letto. Mi piace come descrive le cose, come le introduce, le sensazioni che riesce a suscitare anche con poche parole. Mi piace come alcune cose non vengano dette esplicitamente ma lasciate al lettore da capire, soprattutto nella prima parte quando vediamo il mondo con gli occhi del fanciullo Lužin che quindi non è in grado di comprendere tutto, ma noi lettori possiamo.
Commento generale.
L’inizio mi aveva intrigato, poi ci sono stati parecchi capitoli che ho trovato molto noiosi, e poi il finale mi ha catturato di nuovo e infine sorpreso, anche se devo ammettere che mi ha lasciato parecchio perplessa! Nel complesso però non riesco a dargli più di 3 stelline per la fatica che ho fatto nella parte centrale, ma sono comunque molto contenta di averlo finalmente letto!
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| (Pagina 47) |
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