Il vecchio della montagna

di Grazia Deledda


Zio Pietro venne di là, dal bosco umido e brillante; scese dalle roccie come una Deità montana, cieca e forte come le pietre, solenne e mite come gli elci eretti al puro cielo del mattino.

(Pagina 31)

Ho deciso che voglio leggere di più di questa autrice, peccato però che questo romanzo non mi abbia entusiasmato come i precedenti che ho letto.

Melchiorre Carta vive con il pare Pietro e il loro lavorante Basilio nel loro ovile sul monte Orthobene. È innamorato della cugina Paska, con la quale era fidanzato. Da quando lei ha rotto il fidanzamento, il giovane non si dà pace.

Non sapevo bene come riassumere la trama di questo breve romanzo, perché ovviamente sarebbe molto riduttivo pensare che l’amore non corrisposto di Melchiorre per Paska sia il succo di tutta la storia. È sicuramente il centro della vicenda, però, attorno a cui si muovono le vite loro e degli altri personaggi.

Pagina 47

L’ambientazione è sicuramente la cosa che mi è piaciuta di più. Siamo prevalentemente sull’Orthobene, ma ogni tanto scendiamo a Nuoro. La storia inizia un mattino d’agosto della fine del XIX secolo, e attraversa un paio d’anni. La descrizione della natura così tanto presente nella vita delle persone, che in quell’epoca e in quel luogo regolava tutta la loro esistenza con i suoi ritmi, è sicuramente la cosa che mi ha affascinato di più!

Per il resto il romanzo è una storia fatta di piccole cose: il lavoro, soprattutto, qualche svago, le relazioni (familiari e non). Non mi dispiace questo tipo di romanzi, che mostrano un piccolo mondo per parlare più universalmente, quindi non è sicuramente questo che non mi ha convinto appieno. Penso che a non conquistarmi come invece era successo nelle mie precedenti letture di questa autrice sono stati i personaggi: tutti un po’ meschini, poco appariscenti, difficile affezionarcisi. L’unico che forse spicca è Pietro Carta, zio Pietro, che penso sia il vecchio della montagna del titolo. Questo mi è parso strano a romanzo finito, perché non mi era sembrato affatto lui il protagonista, più Melchiorre, anche Basilio (a cui è dedicato anche il finale). Però a ben vedere come ho detto è il personaggio che mi è rimasto più impresso, questo vecchio cieco che continua a lavorare come se ci vedesse ancora, ma non è in grado di lasciare da solo la montagna per scendere a Nuoro. Tutti gli altri hanno ammiratori e detrattori, ma lui con la sua onestà e gentilezza sembra l’unico ad essere amato da tutti, su cui non si possa dire nulla di negativo. Sì, lui sicuramente un po’ mi ha affascinato, forse anche perché, come nella descrizione che ho postato all’inizio del post, è assimilabile alla natura che lo circonda: come una Deità montana, cieca e forte come le pietre, solenne e mite come gli elci eretti al puro cielo del mattino.

zio Pietro (Pagina 54)

Commento generale.

Meno bello degli altri di questa autrice che avevo letto, troppo triste e con personaggi per lo più dimenticabili. Fa eccezione il vecchio del titolo, zio Pietro, l’unico ad avermi veramente colpito. La cosa più bella del libro però è stata l’ambientazione: se la storia dei personaggi non mi ha convinto, la natura è riuscita senza dubbio ad affascinarmi.

Copertina e titolo

La copertina non mi piace particolarmente, l’immagine è piccola e l’uomo rappresentato non mi fa pensare affatto a Pietro Carta. Il titolo è semplice ma molto interessante, mi ha messo curiosità.

Momento più…

interessate: il romanzo ha più di duecento anni, ma si legge facilmente, l’italiano non è pesante o astruso, però c’è una cosa che mi ha colpito, ed è come si scrivevano i plurali delle parole terminanti con CIA. Mi spiego: “traccie”, “roccie”, oggi la regola vuole che se la C è preceduta da una consonante la I si ometta (“tracce”, “rocce”) ma evidentemente prima non era così.
strano: nel romanzi tra i personaggi ci sono padroni e servitori; ad un certo punto assistiamo ad una serata in cui si divertono, giocano, si prendono in giro… ma sempre dandosi del lei! L’ho trovato così buffo!

Curiosità

Deledda ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 1926 con la seguente motivazione: per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi.

Pagina 31

Titolo: Il vecchio della montagna
Genere: romanzo
Autore: Grazia Deledda (autobiografiaWikipedia)
Nazionalità: italiana
Prima pubblicazione: 1899
Ambientazione: Monte Orthobene, Nuoro; fine XIX secolo
Personaggi: Melchiorre Carta, Pietro Carta, Paska Carta, Basilio
Copertina: Autoritratto di Gustave Caillebotte
Pagine: 125
ISBN: 979-8465913379
ASIN: B09DMXZ9XJ
Provenienza: comprato online il 27 marzo 2026
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSPAGEBOUND
inizio lettura: 1 aprile 2026
fine lettura: 18 aprile 2026

Sfide

Un po’ di frasi

Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile.
[incipit]

Il gatto invece, che aveva fame, venne fuori dalla mangiatoia coi baffi impigliati in una ragnatela e alcuni fuscelli di paglia tra il pelo arruffato, e si sfregò sbadigliando sui piedi di zio Pietro; poi lo precedette a piccoli passi, facendolo ogni tanto inciampare.
(Pagina 40)

Dal mare saliva l’aurora aranciata e i gridi delle gazze attraversavano l’aria quieta.
(Pagina 47)

Siamo tutti nati per soffrire, per portar la nostra croce.
Pietro
(Pagina 54)

Ella [zia Bisaccia] dice che, finché ha dei figli fuori del carcere, e le verrà rubata qualche cosa, non dubiterà mai d’altri…
Uno dei figli di zia Bisaccia
(Pagina 66)

All’alba si assopì e Paska gli tornò vicina, soave e tenera; il piccolo viso splendeva, le labbra calde e rosse si posavano sulle sue con infinita, infinita dolcezza. Era il torpore strano dei meriggi sulla montagna, la luce intensa e la dolcezza snervante del sole, la carezza delle erbe, il susurro della selva e del vento.
(Pagina 81)

Perché l’anima della donna è uno stagno, nelle cui profondità dormono mostri che un lieve soffio può destare.
(Pagina 97)

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