Perché parlavo da solo

di Paolo Bonolis



«Che gliene importa alla gente di quello che penso io?»
«Ma scusa, allora perché ti sei messo a scrivere?»
«Perché sennò parlavo da solo… ho mascherato la patologia.»

(Pagina 323)

Ho letto questo libro perché era un regalo, da sola non mi sarebbe mai venuto in mente di comprarlo, e forse l’ho letto prevenuta ma non m’è piaciuto per niente.

Prendendo spunto da alcuni suoi scritti, tre collaboratori di Bonolis lo convincono a scrivere un libro di sue opinioni, in cui racconta anche di sé, della sua famiglia e della sua vita.

Io sono cresciuta con Paolo Bonolis a Bim Bum Bam, quindi quando poi sono diventata un po’ più grande e l’ho visto passare a programmi più per adulti, ne sono stata felice: era senza dubbio il mio presentatore preferito. Poi, non so, sono cambiata io, o ho notato cose che prima non notavo, o ancora è cambiato lui, non so cos’è stato ma ho cominciato a sopportarlo poco. A tutt’oggi ancora lo ritengo un bravissimo presentatore, il modo in cui parla, in cui gioca con la lingua italiana è sicuramente encomiabile, però non condivido il suo modo di fare televisione basato sulla costante derisione di chiunque. In alcuni casi la cosa è palesemente orchestrata, ovviamente, penso per esempio agli sketch con Laurenti, però a prescindere da questo mi diventava veramente difficile da mandare giù.

Evidentemente questo mio disamore non è arrivato ai miei genitori che diversi Natali fa mi hanno regalato questo libro. L’ho lasciato vegetare in libreria perché proprio non mi andava di leggerlo, ma per quanto mi riguarda i regali sono sacri e quindi sapevo che prima o poi avrei “dovuto” affrontarlo, e la sfida della parola del mese me ne ha dato finalmente lo spunto, quindi adesso posso dire con cognizione di causa che non mi è piaciuto! XD

Innanzitutto non è, come pensavo, una biografia, ma più una raccolta di pensieri a caso, di opinioni, quindi proprio un tipo di libro che non fa per me! È stato una fatica leggerlo! Per onestà devo ammettere che probabilmente l’ho iniziato già un po’ prevenuta, tanto che delle volte mi seccava se mi ritrovavo d’accordo con alcune delle cose che Bonolis diceva! ^^’ Però la verità è che anche quando gli davo ragione, non potevo fare a meno però di pensare che quanto stava dicendo erano comunque delle banalità, dei luoghi comuni. Davvero non lo so se sono riuscita o no a giudicarlo in maniera oggettiva, ma d’altra parte mentre arrancavo pagina dopo pagina non facevo che pensare: è banale, banale, banale!

La copertina interna del libro

Posso almeno dire di essermi riconciliata col personaggio Bonolis? Manco per niente. Quando parla del suo stile di presentazione, quello che mi ha fatto smettere di amarlo, lo fa con orgoglio: ha inventato questo nuovo modo di fare televisione in cui si prendono in giro i concorrenti! Ma bravo! Non so, forse deridere le persone poteva essere una cosa che mi faceva ridere da ragazzina? Onestamente non ricordo ma può essere, sicuramente ora è un modo di fare che non riesco proprio ad accettare. Ovviamente lui si “difende” dicendo che si scherzava, erano prese in giro bonarie, e… be’, manco a dirlo ovviamente arriva poi la critica al politicamente corretto! Intendiamoci, da quello che scrive Bonolis mi pare una persona di mentalità aperta e ben lontano dal fare discriminazioni, però ecco che si arroga il diritto di dire “questo è razzista, quest’altro no”. Ma che ne sai? Magari è pure vero quello che dice, che le persone a cui quei commenti sono rivolti non li considerano razzisti, non lo so, ma appunto non lo posso dire io che sono bianca, men che meno lo può dire lui!

Comunque, sarei ingiusta se dicessi che è tutto negativo, ci sono state delle volte in cui ho potuto apprezzare il pensiero di Bonolis perché esponeva il suo punto di vista pur comprendendo quello degli altri, purtroppo molte altre volte però così non è stato (vedi il discorso del razzismo di poc’anzi).

Due parole anche sullo stile: qui non me la posso prendere con Bonolis perché a parte l’inizio di ogni capitolo in cui erano riportati scritti veramente suoi, il resto deriva da discussioni a voce fatte con i curatori del libro, che penso quindi siano i veri autori (anche se sul libro come autore viene citato solo Bonolis). Insomma, non so chi davvero ha scritto il libro, però anche qui non ho parole di elogio: parlando di un argomento venivano ripetute sempre le stesse cose più volte, e a volte anche in argomenti diversi si riprendevano cose già dette e ridette. Non riuscivo a leggere più di una decina di pagine al giorno, di solito, ma per fortuna i capitoli erano abbastanza corti e questo ha aiutato la lettura!

Commento generale.

Pensavo che questo libro fosse una biografia, e già così non mi andava molto di leggerlo, ma ho poi scoperto che è invece un libro di opinioni, che sono un po’ una cosa che io aborro, perché proprio non mi interessa minimamente di sapere che ne pensa Bonolis (o chiunque altro in realtà) su tutte queste cose. Inoltre l’ho trovato estremamente banale e ripetitivo. Due stelline perché comunque sono riuscita a finirlo, visto che non era proprio tutto brutto, però nel complesso il mio parere è negativo.

Copertina e titolo

La copertina è molto carina e si adatta benissimo al titolo che è interessante, anche se un po’ fuorviante (non c’entra molto col libro).

 
 
 
 
 
 
 

Dall’appendice

Titolo: Perché parlavo da solo
Genere: biografico (più o meno)
Autore: Paolo Bonolis (Wikipedia)
Nazionalità: italiana
Prima pubblicazione: 2019
Personaggi: Paolo Bonolis
Casa Editrice: Mondadori
Curatori: Nicola Bruniati, Manuela D’Angelo, Tiziana Orsini
Pagine: 331
ISBN: 978-88-17-14215-1
Provenienza: ricevuto in regalo il 24 dicembre 2019
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSPAGEBOUND
inizio lettura: 1 maggio 2026
fine lettura: 24 maggio 2026

Sfide

Un po’ di frasi

Il Canyon è largo e profondo e il fiume scuro, che vi scorre come una grossa vena, è veloce e tumultuoso.
[incipit]

Perché stiamo vivendo? Boh. Chi lo sa? L’immaginazione e l’accettazione leniscono la fatica che facciamo per passare il tempo.
Sì: «La vita è uno stato mentale».
(Pagina 127)

Non vi sembra un’idea eccellente per snellire le nostre preoccupazioni e cominciare a sorridere e, soprattutto, a riderne?
[explicit]

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