Memoirs of a Geisha

(Memorie di una geisha)

di Arthur Golden



We don’t become geisha so our lives will be satisfying. We become geisha because we have no other choice.
Mameha

(Pagina 292)

Ho sentito sempre parlare bene di questo libro, una Quest e una Sfida mi hanno finalmente spinta a leggerlo!

La vita della geisha Sayuri attraverso buona parte del XX secolo, raccontata da lei stessa.

Conosco questo romanzo da tantissimi anni e sicuramente nel tempo mi è stato consigliato, forse anche più di una volta, però non mi era mai venuto un vero desidero di leggerlo. Sono molto contenta di averlo finalmente fatto perché mi è piaciuto molto! È stato uno di quei libri a cui pensi quando non lo stai leggendo e a cui ritorni con grande desiderio. Non ho messo le cinque stelline perché è mancato quel qualcosa in più, ma veramente di pochissimo.

La trama ci viene detto è stata riadattata dal fittizio professor Rusoff dell’Università di New York che ha raccolto il racconto di Sayuri e l’ha tradotto in inglese. E la storia di Sayuri è quanto mai accattivante: le sofferenze da bambina, le angherie subite, i sogni, la rivalsa, le ingiustizie, in generale la condizione delle donne e delle geishe nel Giappone del Novecento, tutto contribuisce a creare un romanzo storico assolutamente affascinante.

Una cosa della storia di Sayuri mi ha lasciato però grandemente perplessa per buona parte del romanzo (piccolo spoiler): quando lei ha 10 anni incontra per strada un uomo che le mostra gentilezza per la prima volta da quando è arrivata a Kyoto, e lei diventa ossessionata dal ritrovarlo. Potevo accettarlo quando era una ragazzina, ma questa ossessione dura anche da adulta, e l’ho trovata proprio assurda! A questo aggiungerei (stavolta spoiler più grande, lo copro) che alla fine scopriamo che anche l’uomo in questione, conosciuto come il Presidente (the Chairman), dopo quell’incontro è rimasto impressionato da lei, che era solo una bambina, e l’ha cercata! Comunque, nonostante l’assurdità, non posso negare che il coinvolgimento emotivo con Sayuri ha fatto sì che io comunque tifassi per lei nel suo desiderio di ritrovare quest’uomo! E verso la fine del romanzo mi sono anche riconciliata con la sua ossessione perché a pagina 393 dice (traduzione mia):

I thought perhaps I understood how Hatsumomo had come by her bitter cruelty, and Granny her meanness. Even Pumpkin, who was scarcely thirty, had worn a look of disappointment for many years. The only thing that had kept me from it was hope.

Credo di aver capito come in Hatsumomo fosse cresciuta quell’amara crudeltà, e in Nonna la sua meschinità. Perfino Pumpkin, che aveva appena trent’anni, aveva portato un’espressione di delusione per molti anni. L’unica cosa che mi aveva impedito di cascarci anch’io era stata la speranza. E allora questa sua ossessione assume un nuovo significato, era qualcosa a cui aggrapparsi per non cedere al rancore e diventare anche lei un mostro.

Due parole sul finale. Durante il romanzo Sayuri parla della sua vita presente e scopriamo che vive a New York. Io mi immaginavo che ad un certo punto si fosse quindi affrancata dalla vita da geisha e avesse in qualche modo trovato la sua strada. Invece quello che succede è che diventa l’amante del Presidente, che diventa il suo danna, una posizione ufficiale e invidiabile per le geishe, però quindi vuol dire che anche se si è liberata di molte delle costrizioni di Kyoto, è rimasta comunque una geisha tutta la vita. Capisco che si tratta di un lieto fine, dell’unico modo realistico in cui le cose potevano finire bene per Sayuri, che è felicissima di questo epilogo, ma comunque mi ha intristito, avevo sperato in qualcosa di più per lei.

By Japanexperterna[1], CC BY-SA 3.0, Link

L’ambientazione è, ovviamente, bellissima! Golden non è giapponese ma ha vissuto e studiato a lungo la cultura, e si è documentato anche raccogliendo le confidenze di vere geishe. La storia parte dal 1929, quando Sayuri ha 9 anni, e arriva ad una conclusione nel 1956 quando ne ha 36, poi abbiamo solo dei cenni riguardo al resto della sua vita fino a quando la sta raccontando, negli anni 80. Siamo prevalentemente a Kyoto, dove le geishe erano moto attaccate alla tradizione (mi pare di capire che a Tokyo erano più moderne almeno nell’abbigliamento e nel trucco). La vita di una geisha era difficile, dura, costretta in regole strettissime, col rischio costante che un minimo passo falso potesse costare loro la rovina, perché comunque per una ragazza senza famiglia e senza risorse potevano esserci destini peggiori di quello.

Alcune cose della vita delle geishe e della cultura giapponese dell’epoca mi hanno stupito, ma una su tutte l’ho trovata proprio stranissima: per aprire una porta o per essere ammesse ad entrare in una stanza, si inginocchiavano!

Una delle cose che invece mi ha colpito di più riguardo l’ambientazione è la descrizione dettagliata di molti kimono, che erano veramente delle opere d’arte! Mi piacerebbe molto vederli dal vivo! Forse quello che mi è piaciuto di più stando alla descrizione è uno indossato non dalla nostra protagonista o una delle geishe più rinomate, ma da Pumpkin, e questa è la descrizione:

ash-gray kimono, which was spotted below the waist with brilliant gold dots that turned out to be embroidered fireflies, set against an image of mountains and water in the light of the moon.

(Pagina 368)

I personaggi sono tutti in qualche modo interessanti. Sayuri, la protagonista, parla in prima persona ed è quindi ovviamente il personaggio che conosciamo meglio, e come ho detto ho empatizzato molto con lei. Un altro personaggio che sicuramente mi ha colpito, ma in tutt’altro modo, è Hatsumomo, la geisha principale dell’okiya di Sayuri nel momento cui lei, bambina ancora con il nome di Chiyo, arriva a Kyoto. Mi ha sorpreso la crudeltà con cui ha trattato fin da subito la piccola Chiyo, perché tornaconto personale a parte, era chiaro che provasse proprio gioia nel farla soffrire.

Ho trovato molto piacevole e interessante lo stile di Golden: Sayuri si rivolge spesso al lettore come se stesse raccontando a noi personalmente tutta la storia, l’ho trovato molto coinvolgente. Nella finta “nota del traduttore” il professor Rusoff dice che per scrivere il libro ha raccolto le memorie di Sayuri registrandole, ma lei non si rivolgeva mai al registratore, parlava sempre con lui, quindi grandi applausi a Golden per aver reso benissimo questo aspetto! Poi un’altra cosa che mi è piaciuta è che Sayuri fin da piccola è stata sempre stata molto brava con le similitudini, e alcune sono davvero molto poetiche e straordinariamente efficaci!

Commento generale.

Un affresco di una parte del Giappone del XX secolo, una storia molto avvincente, una narrazione in prima persona estremamente coinvolgente, nel complesso davvero un bellissimo romanzo.

Copertina e titolo

La copertina della mia edizione è bruttissima: ne ho viste tante con la faccia di Sayuri a tutta pagina, che probabilmente si ispirano alla locandina del film, cosa che di solito non gradisco molto, ma questa mia è veramente triste in confronto che avrei preferito quella! Poi non ho neanche capito bene quel 21 che rappresenta, qualche anniversario suppongo, ma non ho trovato spiegazioni nel libro. Il titolo è ovviamente molto semplice ma accattivante e ovviamente perfettamente attinente.

Nuove parole/cose scoperte
unabashed: sfacciato, sfrontato, impudente; evidente, palese, manifesto
upbraid: riprendere, rimproverare
conniving: subdolo, infido
ailing: malato, sofferente; malandato, cadente; (figurato) guasto, in avaria, decadente, malandato, in rovina

Titolo: Memoirs of a Geisha
Titolo italiano: Memorie di una geisha
Genere: storico
Autore: Arthur Sulzberger Golden (Wikipedia)
Nazionalità: statunitense
Prima pubblicazione: 1997
Ambientazione: Kyoto (Giappone), dal 1929 al 1956
Personaggi: Nitta Sayuri (Sakamoto Chiyo), Hatsumomo, Mameha, Iwamura Ken (the Chairman )
Casa Editrice: Vintage
Pagine: 432
ISBN: 9781407019666
Provenienza: comprato online il 29 maggio 2026
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSPAGEBOUND
inizio lettura: 1 giugno 2026
fine lettura: 16 giugno 2026

Sfide

Trasposizioni

Memoirs of a Geisha (2005) di Rob Marshall

Un po’ di frasi

Suppose that you and I were sitting in a quiet room overlooking a garden, chatting and sipping at our cups of green tea while we talked about something that had happened a long while ago, and I said to you “That afternoon when I met so-and-so . . . was the very best afternoon of my life, and also the very worst afternoon.”
[incipit]

The sea was violent, with waves like stones chipped into blades, sharp enough to cut. It seemed to me the world itself was feeling just as I felt.
(Pagina 11)

I suppose the rich just go right on being rich, even in a time like this.
Mameha
(Pagina 131)

Grief is a most peculiar thing; we’re so helpless in the face of it.
(Pagina 253)

Destiny isn’t always like a party at the end of the evening. Sometimes it’s nothing more than struggling through life from day to day.
Mameha
(Pagina 292)

But she was like a teakettle that even on a good day might still scald the hand of anyone who used it.
(Pagina 329)

So I listened closely not to his words, but to the tone of his voice; because in the same way that sound rises as a bucket is emptied, I could hear the Chairman’s voice softening as he spoke.
(Pagina 420)

I’ve lived my life again just telling it to you.
(Pagina 430)

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