(Memorie di una geisha)


We don’t become geisha so our lives will be satisfying. We become geisha because we have no other choice.
Mameha(Pagina 292)
Ho sentito sempre parlare bene di questo libro, una Quest e una Sfida mi hanno finalmente spinta a leggerlo!
La vita della geisha Sayuri attraverso buona parte del XX secolo, raccontata da lei stessa.
Conosco questo romanzo da tantissimi anni e sicuramente nel tempo mi è stato consigliato, forse anche più di una volta, però non mi era mai venuto un vero desidero di leggerlo. Sono molto contenta di averlo finalmente fatto perché mi è piaciuto molto! È stato uno di quei libri a cui pensi quando non lo stai leggendo e a cui ritorni con grande desiderio. Non ho messo le cinque stelline perché è mancato quel qualcosa in più, ma veramente di pochissimo.

La trama ci viene detto è stata riadattata dal fittizio professor Rusoff dell’Università di New York che ha raccolto il racconto di Sayuri e l’ha tradotto in inglese. E la storia di Sayuri è quanto mai accattivante: le sofferenze da bambina, le angherie subite, i sogni, la rivalsa, le ingiustizie, in generale la condizione delle donne e delle geishe nel Giappone del Novecento, tutto contribuisce a creare un romanzo storico assolutamente affascinante.
Una cosa della storia di Sayuri mi ha lasciato però grandemente perplessa per buona parte del romanzo (piccolo spoiler): quando lei ha 10 anni incontra per strada un uomo che le mostra gentilezza per la prima volta da quando è arrivata a Kyoto, e lei diventa ossessionata dal ritrovarlo. Potevo accettarlo quando era una ragazzina, ma questa ossessione dura anche da adulta, e l’ho trovata proprio assurda! A questo aggiungerei (stavolta spoiler più grande, lo copro) che alla fine scopriamo che anche l’uomo in questione, conosciuto come il Presidente (the Chairman), dopo quell’incontro è rimasto impressionato da lei, che era solo una bambina, e l’ha cercata! Comunque, nonostante l’assurdità, non posso negare che il coinvolgimento emotivo con Sayuri ha fatto sì che io comunque tifassi per lei nel suo desiderio di ritrovare quest’uomo! E verso la fine del romanzo mi sono anche riconciliata con la sua ossessione perché a pagina 393 dice (traduzione mia):
Credo di aver capito come in Hatsumomo fosse cresciuta quell’amara crudeltà, e in Nonna la sua meschinità. Perfino Pumpkin, che aveva appena trent’anni, aveva portato un’espressione di delusione per molti anni. L’unica cosa che mi aveva impedito di cascarci anch’io era stata la speranza. E allora questa sua ossessione assume un nuovo significato, era qualcosa a cui aggrapparsi per non cedere al rancore e diventare anche lei un mostro.
Due parole sul finale. Durante il romanzo Sayuri parla della sua vita presente e scopriamo che vive a New York. Io mi immaginavo che ad un certo punto si fosse quindi affrancata dalla vita da geisha e avesse in qualche modo trovato la sua strada. Invece quello che succede è che diventa l’amante del Presidente, che diventa il suo danna, una posizione ufficiale e invidiabile per le geishe, però quindi vuol dire che anche se si è liberata di molte delle costrizioni di Kyoto, è rimasta comunque una geisha tutta la vita. Capisco che si tratta di un lieto fine, dell’unico modo realistico in cui le cose potevano finire bene per Sayuri, che è felicissima di questo epilogo, ma comunque mi ha intristito, avevo sperato in qualcosa di più per lei.
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| By Japanexperterna – [1], CC BY-SA 3.0, Link |
L’ambientazione è, ovviamente, bellissima! Golden non è giapponese ma ha vissuto e studiato a lungo la cultura, e si è documentato anche raccogliendo le confidenze di vere geishe. La storia parte dal 1929, quando Sayuri ha 9 anni, e arriva ad una conclusione nel 1956 quando ne ha 36, poi abbiamo solo dei cenni riguardo al resto della sua vita fino a quando la sta raccontando, negli anni 80. Siamo prevalentemente a Kyoto, dove le geishe erano moto attaccate alla tradizione (mi pare di capire che a Tokyo erano più moderne almeno nell’abbigliamento e nel trucco). La vita di una geisha era difficile, dura, costretta in regole strettissime, col rischio costante che un minimo passo falso potesse costare loro la rovina, perché comunque per una ragazza senza famiglia e senza risorse potevano esserci destini peggiori di quello.
Alcune cose della vita delle geishe e della cultura giapponese dell’epoca mi hanno stupito, ma una su tutte l’ho trovata proprio stranissima: per aprire una porta o per essere ammesse ad entrare in una stanza, si inginocchiavano!
Una delle cose che invece mi ha colpito di più riguardo l’ambientazione è la descrizione dettagliata di molti kimono, che erano veramente delle opere d’arte! Mi piacerebbe molto vederli dal vivo! Forse quello che mi è piaciuto di più stando alla descrizione è uno indossato non dalla nostra protagonista o una delle geishe più rinomate, ma da Pumpkin, e questa è la descrizione:
(Pagina 368)

I personaggi sono tutti in qualche modo interessanti. Sayuri, la protagonista, parla in prima persona ed è quindi ovviamente il personaggio che conosciamo meglio, e come ho detto ho empatizzato molto con lei. Un altro personaggio che sicuramente mi ha colpito, ma in tutt’altro modo, è Hatsumomo, la geisha principale dell’okiya di Sayuri nel momento cui lei, bambina ancora con il nome di Chiyo, arriva a Kyoto. Mi ha sorpreso la crudeltà con cui ha trattato fin da subito la piccola Chiyo, perché tornaconto personale a parte, era chiaro che provasse proprio gioia nel farla soffrire.
Ho trovato molto piacevole e interessante lo stile di Golden: Sayuri si rivolge spesso al lettore come se stesse raccontando a noi personalmente tutta la storia, l’ho trovato molto coinvolgente. Nella finta “nota del traduttore” il professor Rusoff dice che per scrivere il libro ha raccolto le memorie di Sayuri registrandole, ma lei non si rivolgeva mai al registratore, parlava sempre con lui, quindi grandi applausi a Golden per aver reso benissimo questo aspetto! Poi un’altra cosa che mi è piaciuta è che Sayuri fin da piccola è stata sempre stata molto brava con le similitudini, e alcune sono davvero molto poetiche e straordinariamente efficaci!
Commento generale.
Un affresco di una parte del Giappone del XX secolo, una storia molto avvincente, una narrazione in prima persona estremamente coinvolgente, nel complesso davvero un bellissimo romanzo.
Copertina e titolo
La copertina della mia edizione è bruttissima: ne ho viste tante con la faccia di Sayuri a tutta pagina, che probabilmente si ispirano alla locandina del film, cosa che di solito non gradisco molto, ma questa mia è veramente triste in confronto che avrei preferito quella! Poi non ho neanche capito bene quel 21 che rappresenta, qualche anniversario suppongo, ma non ho trovato spiegazioni nel libro. Il titolo è ovviamente molto semplice ma accattivante e ovviamente perfettamente attinente.
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