Paddy Clarke ah ah ah!

di Roddy Doyle


Venivamo giù per la nostra strada. Kevin si fermò a un cancello e col bastone gli mollò un colpo. Era il cancello della signora Quigley; quella stava sempre alla finestra ma non faceva mai niente.
«Quigley!»
«Quigley!»
«Quigley Quigley Quigley!»
Liam e Aidan svoltarono per il viottolo di casa loro. Noi non dicemmo una parola; loro neanche. Liam e Aidan non avevano la mamma. La signora O’Connell, così si chiamava, era morta.
«Sarebbe forte, no?» dissi io.
«Sì,» disse Kevin. «Fortissimo.»
Parlavamo del fatto di avere la mamma morta.

[incipit]

La scuola, gli amici, i nemici, le bravate, la famiglia, la paura, la vita, la morte, raccontati da Paddy Clarke, un ragazzino irlandese di 10 anni.

Capisco quali sono tutti i motivi per cui questo romanzo è così apprezzato, però… a me non è piaciuto tanto! Innanzi tutto, non è affatto così divertente come prometteva di essere. Poi, Paddy mi suscitava a tratti molta tenerezza, ma per la maggior parte del tempo l’ho trovato odioso! Un teppistello della peggior specie: vigliacco con quelli più forti di lui, prepotente con i più deboli. Lo so, lo so che il libro non era solo questo, come ho detto all’inizio, capisco che ci sia molto di più, però proprio non è riuscito a conquistarmi! Non è brutto, comunque, gli do 2 stelline, e in decimi comunque la sufficienza.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura.

Titolo: Paddy Clarke ah ah ah!
Titolo originale: Paddy Clarke Ha Ha Ha!
Autore: Roddy Doyle
Nazionalità: irlandese
Prima pubblicazione: 1993
Casa Editrice: Super Pocket
Traduzione: Laura Noulian
Pagine: 285
ISBN: 9788846200624
Provenienza: bancarella, 30 agosto 2009
Link al libro: GOODREADSANOBII
inizio lettura: 10 novembre 2009
fine lettura: 26 novembre 2009

Questo libro costituisce la NONA TAPPA del Giro del mondo in 80 libri: EUROPA, Irlanda, Dublino
Ecco la cartolina che ho mandato ai partecipanti alla sfida:

Sfide

Un po’ di frasi

Al limbo ci andavano i neonati che non erano stati battezzati e gli animali di casa. Era un bel posto, un po’ come il paradiso, solo che Dio non stava là. Ogni tanto Gesù ci andava in visita, e anche Maria, sua madre. C’era una specie di zoo, lì. Gatti e cani e porcellini d’India e pesci rossi. Gli animali che non vivevano in casa non andavano da nessuna parte. Marcivano, punto e basta, e si mescolavano alla terra, rendendola migliore. Loro non avevano l0anima. Gli animali di casa, sì. In paradiso non c’erano animali di nessun genere; tolti i cavalli, le zebre e le scimmiette.

Volevo dormire sveglio, per sapere che stavo dormendo.

Guardai se sul collo della camicia non aveva macchie di rossetto; l’avevo visto fare in Un uomo sconfitto. Niente. Comunque non capivo perché dovessero essercene. Forse le donne, al buio, non miravano bene.

[Dopo essersi buttato a terra perché gli girava la testa per aver girato su se stesso]
La forza di gravità mi incollava con le spalle a terra, mi teneva giù; mi facevano male gli stinchi. Il mondo era una sfera e l’Irlanda gli stava appiccicata su un fianco; quando giravo su me stesso lo capivo, questo – cadevo dal mondo. Peggio di tutto era quando non c’era niente nel cielo, niente cui aggrapparsi, solo blu blu blu.

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