Il turno


di Luigi Pirandello


Giovane d’oro, sì sì, giovane d’oro, Pepè Alletto! – il Ravì si sarebbe guardato bene dal negarlo; ma, quanto a concedergli la mano di Stellina, no via: non voleva se ne parlasse neanche per ischerzo.
– Ragioniamo!
Gli sarebbe piaciuto maritar la figlia col consenso popolare, come diceva; e andava in giro per la città, fermando amici e conoscenti per averne un parere. Tutti però, sentendo il nome del marito che intendeva dare alla figliuola, strabiliavano, strasecolavano:
– Don Diego Alcozèr?
Il Ravì frenava a stento un moto di stizza, si provava a sorridere e ripeteva, protendendo le mani:
– Aspettate… Ragioniamo!
Ma che ragionare! Alcuni finanche gli domandavano se lo dicesse proprio sul serio:
– Don Diego Alcozèr?
E sbruffavano una risata.
Da costoro il Ravì si allontanava indignato, dicendo:
– Scusate tanto, credevo che foste persone ragionevoli.

[incipit]

Marcantonio Ravì vuole che la figlia Stellina sposi il ricco don Diego Alcozèr per sistemarsi economicamente. Poi alla morte del vecchio, che, il Ravì ne è convinto, non tarderà molto, lei, ricca e sistemata, potrà sposarsi con chi vuole, per esempio con Pepè Alletto, che pare farle il filo…
Il turno del titolo è quindi proprio quello dell’Alletto di diventare marito di Stellina.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da me.

Pirandello mi piace. Questo è uno dei suoi romanzi “minori”, (o, almeno, io l’ho scoperto soltanto perché si trova sullo stesso libro de Il fu Mattia Pascal), ma non è meno bello. Le caratterizzazioni dei personaggi soprattutto sono meravigliose, mi sono piaciute molto.

Ma anche in generale lo stile della scrittura, a volte ironico, a volte poetico, sempre molto semplice, e realistico.

In particolare mi ha colpita un’immagine. Siamo di sera, la via lunga, deserta, era a mala pena rischiarata dalla luna che pareva corresse dietro un leggero velario di nuvole. In questo scenario seguiamo le vicende dei personaggi, che sfociano in una rissa: Ne nacque un parapiglia, un trambusto indiavolato: braccia e bastoni per aria, schiamazzo, strilli di donne, lumi e gente a tutte le finestre delle case vicine, abbajar di cani, e tutte quelle nuvolette che correvano nel cielo.

Non so, non è nulla di particolare, forse, ma il richiamo alle nuvole nel parapiglia generale mi è parso bellissimo! :)

Voto per la sfida dell’alfabeto: 8/10

L’ex-libris è stato realizzato da piccolamimi.

Titolo: Il turno
Autore: Luigi Pirandello
Nazionalità: italiana
Prima pubblicazione: 1902
Casa Editrice: Fratelli Melita
Pagine: 84
Link al libro: ANOBII
inizio lettura: 3 maggio 2009
fine lettura: 19 maggio 2009

Sfide

Un po’ di frasi

Ho lavorato come un arcibue, tutta la vita, onestamente per mia disgrazia.
Marcantonio Ravì

Certe sere, [Pepè Alletto] mentre contemplava dal viale solitario, all’uscita del paese, il grandioso spettacolo della campagna sottostante e del mare là in fondo rischiarato dalla luna, si sentiva preso da certi sogni, angosciato da certe malinconie. In quella campagna, una città scomparsa, Agrigento, città fastosa, ricca di marmi, splendida, e molle d’ozii sapienti. Ora vi crescevano gli alberi, intorno ai due tempii antichi, soli superstiti; e il loro fruscìo misterioso si fondeva col borbogliare continuo del mare in distanza e con un tremolìo sonoro incessante, che pareva derivasse dal lume blando della luna nella quiete abbandonata, ed era il canto dei grilli, in mezzo al quale sonava di tanto in tanto il chiù lamentoso, remoto, d’un assiolo.
Ma di questi suoi strani momenti Pepè si vergognava, quasi, con se stesso, temendo che i suoi amici se n’accorgessero. Che baja, allora! No, via; neanche a pensarci: lì, nella vita gretta, meschina, monotona, di tutti i giorni, lì era la realtà, a cui bisognava adattarsi.

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