Cuore di cane


di Michail Afanas’evič Bulgakov

Titolo originale: Собачье сердце (Sobač’e serdce)
Anno: 1928
Casa Editrice: Garzanti
traduzione di Emanuela Guercetti
pagine: 100
Cuore di cane su aNobii

Questo libro partecipa a La Sfida A PUNTI, La sfida nascosta, Sono così e Random Classics.

[le strisce colorate sono spoiler, selezionare per leggere]

U-u-u-u-u-hu-huh-huu! Oh, guardatemi, sto morendo. La bufera sotto il portone mi urla il deprofundis, e io ululo con lei. Sono perduto, perduto. Un mascalzone col berretto sudicio – il cuoco della mensa per l’alimentazione normale degli impiegati del Consiglio Centrale dell’Economia Nazionale – mi ha gettato addosso dell’acqua bollente e mi ha ustionato il fianco sinistro. Che serpe, e oltretutto è un proletario. Signore, Dio mio, che dolore! Fino alle ossa mi ha trapassato quell’acqua bollente. E adesso ululo, ululo, ma forse che ululare serve?
[incipit]

Un povero cane che nella vita desiderava solo mangiare e stare al caldo, geme in un portone, soffrendo col fianco ustionato dall’acqua bollente lanciatagli da un cuoco. Un passante lo nota e, miracolo, invece di maltrattarlo anche lui gli compra una salsiccia e lo porta a casa sua. Il cane crede di aver trovato il paradiso in terra: finalmente ha cibo abbondante, non soffre più il freddo e viene trattato con benevolenza. Ma il suo salvatore, un medico, non l’ha accolto in casa solo per buon cuore: ha in mente di servirsi di lui per i suoi studi.


Come mi è successo anche altre volte, non so se parlare liberamente di alcune cose che accadono nel libro, visto che ovunque vengono inserite nella trama, oppure considerarle spolier. Bè, io non le sapevo, e preferisco quindi nasconderle.
Il romanzo, come si può intuire dall’incipit, inizia in maniera molto brutta per il povero Šarik, il cane protagonista. Poi ecco che le cose sembrano mettersi meglio, quando viene portato a casa e curato dal professor Filipp Filippovič Preobraženskij. Se non che il professore fa tutto questo solo perché vuole utilizzare il cane per un esperimento: un trapianto di testicoli e ipofisi umane in un animale. Il professore cerca una “formula” per ringiovanire, e si troverà a creare, invece, un mostro: Šarik inaspettatamente sopravvive all’intervento e pian piano comincia a mutare aspetto e comportamento e a diventare umano.
Ho letto che questo romanzo è una satira della società sovietica, ma a me sembra invece prendere di mira l’umanità in generale. Infatti, per stessa ammissione di Filipp Filippovič, il bravo e simpatico cane Šarik si trasforma in un essere umano abietto e meschino, ma tutto questo per colpa del “proprietario” dell’ipofisi impiantatagli, che era un criminale. Il cuore di cane era un cuore buono, rovinato dal “cuore” umano.
Il romanzo mi ha molto stupito, non immaginavo minimamente quale potesse essere il tema, così surreale, quasi: un incrocio tra Il dottor Jeckill e mister Hide e Frankenstein, ma meglio riuscito di entrambi, a mio parere. Non posso dire che mi sia piaciuto tantissimo, anche perché la prima parte è più bella, secondo me, quando ci fa vedere tutto dal punto di vista di Šarik: commoventissimo e dolcissimo, mi ha fatto proprio sentire con un “cuore di cane”! Comunque l’ho trovato estremamente interessante, e mi piace molto lo stile di Bulgakov. Il finale però non l’ho ben capito: è stato veramente un caso che Šarik sia tornato ad essere cane, per una regressione del fenomeno, oppure
Preobraženskij l’ha operato di nuovo, rimettendogli l’ipofisi canina?

Sul volume che ho reso in Biblioteca c’è anche Uova fatali, però per ora non lo leggerò, perché ho già di questo stesso autore Il Maestro e Margherita che mi aspetta da un bel po’ sullo scaffale (e che ora, dopo questo assaggio di Bulgakov, ho ancora più voglia di leggere!). A meno che questo libro non si rivelerà deludente (ma non lo credo) di sicuro prima o poi riprenderò il libro in Biblioteca per leggere anche Uova fatali.

Il segnalibro è stato realizzato da me.

Anna Karenina – PARTE QUINTA 1-17

venerdì, 5 marzo 2010; 23:55 | Categoria : Tolstoj
Argomenti : ,

← PARTE QUARTA 12-23

Levin e Kitty finalmente si sposano! E che bella la descrizione della cerimonia del matrimonio russo! :)

Trovo molto significativa -ma dai? ;)- la contrapposizione di queste due coppie, da un lato quella felice, Levin e Kitty, appunto, appena sposati, con un futuro roseo davanti a loro, e dall’altra Anna e Vronskij, coppia clandestina, costretta a “nascondersi”, a sfuggire i connazionali (anzi, le connazionali) per non subire l’imbarazzo del giudizio.
Nonostante questo però mi sono piaciuti molto i capitoli a loro dedicati, la visita dal pittore, l’emozione dei quadri, la preferenza per quello meno amato dall’autore stesso…
E poi, la decisione di tornare in Russia! Vedremo che accadrà!

Intanto seguiamo i primi mesi di matrimonio di Levin e Kitty, con i primi litigi, le incomprensioni, le distanze… e poi ritorna Nikolaj, il fratello di Levin, ormai davvero moribondo. Come con la sua precedente apparizione, porta con sé tanta inevitabile tristezza…

A parte questi commenti sulla trama, non ho molto altro da dire, perché finirei col parlare ancora una volta di quanto scrive bene Tolstoj, della sua maestria nel costruire le frasi, nel descrivere le persone e gli stati d’animo, nel creare ritratti vivissimi di personaggi che appaiono anche solo per poche pagine… ma tutto questo l’ho già ampiamente detto e ripetuto, quindi mi fermo qui! ;)

PARTE QUINTA 18-33 →

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La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – COMMENTO GENERALE

venerdì, 5 marzo 2010; 15:44 | Categoria : Niffenegger
Argomenti : ,

Mi dispiace dire che questo libro non mi è piaciuto affatto. Ero entusiasta prima di iniziare a leggerlo, perché la trama mi incuriosiva moltissimo, e i commenti erano tutti più che lusinghieri. Invece io l’ho trovato brutto. Tanto non mi piaceva, che ad un certo punto non riuscivo più ad essere obiettiva, ogni episodio, situazione o personaggio mi risultava odioso e stupido. La curiosità di sapere come proseguiva la storia un po’ c’era, ma la maggior parte delle volte rimanevo assai delusa. L’ho anche finito in anticipo di una settimana, un po’ appunto perché ero curiosa, un po’ perché non vedevo l’ora di levarmelo dalle scatole!

La storia è senza dubbio originale, una visione del viaggio nel tempo che non avevo mai né letto né visto: la capacità di viaggiare di Henry non è altro che una malattia genetica. Poi, al contrario della stragrande maggioranza di storie sui viaggi che conosco, qui incontrare se stesso per Henry è normale, lo fa spessissimo, e tra l’altro erano tra le parti che preferivo. In particolare le riflessioni che nei vari Henry venivano suscitate dagli incontri coi suoi doppi erano molto affascinanti e, come ho già detto, una novità per quanto riguarda la letteratura (almeno quello che conosco io) sui viaggi nel tempo.

Che cos’è allora che non mi è piaciuto? Bè, praticamente tutto il resto, in primis la storia con Clare: a parte alcuni rari momenti, è quanto di più lontano dal romanticismo io abbia mai letto. Ma si può chiamare amore il loro, se è così pilotato? Più che destinati, a me sembrano obbligati ad amarsi. Per tutto il libro prendono “decisioni” forzate per via di quello che Henry ha visto nel futuro, e la cosa più brutta è che non si comportano dicendo tipo: le cose andranno così, lo sappiamo già, qualunque cosa facciamo il nostro futuro lo conosciamo già. Subiscono ancora più passivamente di così le cose, il loro modo di vedere è: le cose andranno così, lo sappiamo già, quindi sbrighiamoci a farle andare così.
Neanche presi singolarmente Henry e Clare mi stavano poi particolarmente simpatici, e più leggevo più mi parevano mentalmente disturbati, altro che cronoalterazione!
Il personaggio di Alba, la figlia di Clare e Henry, mi piaceva molto, invece, peccato non le sia stato dato più spazio.

Non ho da esprimere un parere positivo neanche sullo stile della Niffenegger. Come più volte è stato notato anche nel GDL, non c’era differenza tra il punto di vista di Clare e quello di Henry. Mi veniva da pensare a Non buttiamoci giù di Hornby, che se lo apri a caso e leggi qualche frase subito capisci di quale personaggio è il punto di vista. Ecco, qui era tutto il contrario: leggevo, e a volte mi dimenticavo chi è che stava parlando.
La storia, poi, è piena di contraddizioni. Quisquiglie, certo, se il libro mi fosse piaciuto non credo c’avrei dato peso, ma in questo caso hanno contribuito al mio giudizio negativo.
Infine, i personaggi. Come ho detto, non mi sono piaciuti, ma soprattutto non sono riuscita a sentirli vivi, non mi ci sono affezionata neanche un po’!

Insomma, nel complesso, trovo che l’autrice abbia avuto una bellissima idea iniziale, ma che poi l’abbia rovinata creando due protagonisti poco piacevoli e una storia d’amore insulsa. Non che manchino del tutto i momenti belli e/o romantici: ci sono, ma non bastano a compensare le brutture del resto del romanzo. Per questo non posso dare a questo libro più di 2 stelline. Neanche di meno, comunque: come ho detto, qualche pezzo bello c’era (specie all’inizio e nel finale), e, soprattutto, s’è fatto leggere proprio con facilità, cosa abbastanza insolita per quanto mi riguarda, perché di solito quando un libro non mi piace lo leggo con fatica e lentezza.

Peccato solo per la grandissima delusione! :(

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Il pendolo di Foucault – COMMENTO GENERALE

venerdì, 5 marzo 2010; 14:26 | Categoria : Eco
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Se c’è il Piano, deve coinvolgere tutto.
Belbo

Che meraviglia di romanzo!!
Pesantuccio l’approccio, non posso negarlo, il primo capitolo ha faticato a farsi leggere, ma presto la storia e la scrittura di Eco mi hanno catturato, e non ho trovato più nulla di pesante. E’ rimasta, però, fino alla fine, la sensazione di capire meno della metà di quello che leggevo… non che sia una cosa del tutto negativa questa: vorrà dire che prima o poi mi toccherà rileggerlo, per vedere se ci capisco un po’ di più! :)

Il personaggio di Belbo è senz’altro quello che mi è piaciuto di più, fin da subito. Mi è piaciuta innanzitutto la sua ironia, ma soprattutto i suoi racconti, sia quelli scritti su Abulafia (stracolmi di citazioni letterarie, chissà quante non ne ho colte!), sia le rievocazioni della sua infanzia durante la guerra.
Bellissimo personaggio anche Lia, peccato che non le sia stato dato più spazio.

Ho amato moltissimo anche i Templari. Non ho potuto fare a meno di pensare un pochettino al videogioco Broken Sword che alla sua prima avventura (l’unica che ho giocato) indagava proprio sui Templari: leggendo il libro ho ritrovato un sacco di punti in comune! Allora non era per nulla una sciocchezza, quel gioco! ;)
Ma, a parte il gioco, i Templari hanno un fascino indiscutibile, a causa del mistero e della leggenda che li circondano, e adesso ho proprio voglia di leggere qualche saggio sull’argomento.

Insomma, questo romanzo si legge adorando ogni pagina, a partire già dalle citazioni che introducono ogni nuovo capitolo: belle, e azzeccatissime! Poi, più ci si addentra nel Piano, più il coinvolgimento aumenta: spesso anch’io, come Belbo nel romanzo, dimenticavo che era tutto un’invenzione!
E che emozione gli ultimi capitoli! Mi sono finalmente rifatta dello smacco de Il nome della rosa, perché quello quando l’ho letto la prima volta purtroppo sapevo già tutto, per colpa della mia professoressa delle medie in primis, e poi forse avevo pure visto prima il film, non ricordo bene. Stavolta invece mi sono potuta godere tensione e inquietudine che crescevano sempre più!

Se ne Il nome della rosa veniva attribuito un enorme potere ai libri, ne Il pendolo di Foucault Eco esalta il potere dell’immaginazione e della suggestione. Tutto il romanzo, infatti, si basa sul fatto che tre amici abbiano deciso, per gioco, di mescolare un po’ di lettere, un po’ di Storia, e creare!

Confermo il mio amore incondizionato per Eco! Lo trovo soprattutto un narratore divertente ed emozionante. Divertente perché prende in giro tutti: i suoi personaggi, i grandi della letteratura, noi lettori, e forse anche se stesso. Ed è indiscutibilmente un maestro nel creare la tensione!
La storia mi ha talmente coinvolto, che più di una volta mi sono chiesta: e se tutto questo romanzo non fosse altro che il contributo di Eco al Piano? Il suo modo per mandare un messaggio ai Templari? Oh my God!!! Il potere dell’immaginazione e della suggestione ha colpito anche me!!!! ;)

Qualche frase tra le più belle e/o significative.

Diotallevi e Belbo erano entrambi di origine piemontese e dissertavano sovente su quella capacità, che hanno i piemontesi per bene, di ascoltarti con cortesia, di guardarti negli occhi, e di dire “Lei dice?” in un tono che sembra di educato interesse ma che in verità ti fa sentire oggetto di profonda disapprovazione.

Ma gavte la nata, levati il tappo. Si dice a chi sia enfiato di sé. Si suppone si regga in questa condizione posturalmente abnorme per la pressione di un tappo che porta infitto nel sedere. Se se lo toglie, pffffiiisch, ritorna a condizione umana.
Belbo

- L’argomento ontologico di sant’Anselmo è stupido. Dio deve esistere perché posso pensarlo come l’essere che ha tutte le perfezioni, compresa l’esistenza. Confonde
l’esistenza nel pensiero con l’esistenza iella realtà.
- Sì, ma è stupida anche la confutazione di Gaunilone. Io posso pensare a un’isola nel mare anche se quell’isola non c’è. Confonde il pensiero del contingente col pensiero del necessario.
- Una lotta tra stupidi.
- Certo, e Dio si diverte come un pazzo. Si è voluto impensabile solo per dimostrare che Anselmo e Gaunilone erano stupidi. Che scopo sublime per la creazione, che dico, per l’atto stesso in virtù del quale Dio si vuole. Tutto finalizzato alla denunzia della stupidità cosmica.
- Siamo circondati da stupidi.
- Non si scappa. Tutti sono stupidi, tranne lei e me. Anzi, non per offendere, tranne lei.
Casaubon e Belbo

Appartengo a una generazione perduta, e mi ritrovo soltanto quando assisto in compagnia alla solitudine dei miei simili.
Casaubon, sul perché frequenta così spesso il bar Pilade

Comportati da stupido e diventerai impenetrabile per l’eternità. Abracadabra, Manel Tekel Phares, Pape Satan Pape Satan Aleppe, le vierge le vivace et le bel aujourd’hui, ogni volta che un poeta, un predicatore, un capo, un mago hanno emesso borborigmi insignificanti, l’umanità spende secoli a decifrare il loro messaggio.
Casaubon

Si può essere ossessionati dal rimorso tutta la vita, non per aver scelto l’errore, di cui almeno ci si può pentire, ma per essersi trovati nell’impossibilità di provare a se stessi che non si sarebbe scelto l’errore…
Belbo

“O basta là,” disse Belbo. Solo un piemontese può capire l’animo con cui si pronuncia questa espressione di educata stupefazione. Nessuno dei suoi equivalenti in altra lingua o dialetto (non mi dica, dis donc, are you kidding?) può rendere il sovrano senso di disinteresse, il fatalismo coi cui essa riconferma l’indefettibile persuasione che gli altri siano, e irrimediabilmente, figli di una divinità maldestra.

…come un libro, o come un incantesimo, che è poi la stessa cosa.
Agliè

Mi stavo chiedendo chi siamo noi. Noi che riteniamo Amleto più vero del nostro portinaio. Ho diritto di giudicare costoro, io che vado in giro cercando Madame Bovary per farle una scenata?
Belbo

Ma tutti stavamo lentamente smarrendo quel lume intellettuale che ci fa sempre distinguere il simile dall’identico, la metafora dalle cose, quella qualità misteriosa e folgorante e bellissima per cui siamo sempre in grado di dire che un tale si è imbestialito ma non pensiamo affatto che gli siano cresciuti peli e zanne, e invece il malato pensa “imbestialito” e subito vede colui che abbaia o grufola o striscia o vola.

- Significato della parabola?
- Chi le ha detto che le parabole debbono avere un significato? Ma ripensandoci bene, forse vuol dire che spesso per provare qualcosa bisogna morire.
Casaubon e Belbo

“Dammi due giorni per rifletterci.” Quando Lia chiede due giorni per rifletterci è per dimostrarmi che sono stupido. L’accuso sempre di questo, e lei risponde: “Se capisco che sei stupido sono sicura che ti voglio bene davvero. Ti voglio bene anche se sei stupido. Non ti rassicura?”

Guai a fare finta, ti credono tutti.
Lia

Occorre che l’autore muoia perché il lettore si accorga della sua verità.

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La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – pp 404-500

venerdì, 5 marzo 2010; 14:10 | Categoria : Niffenegger
Argomenti : ,

← pp 319-403

Ultima tranche di lettura, finita con una settimana d’anticipo, un po’ perché ero curiosa, un po’ perché non vedevo l’ora di levarmi dalle scatole questo libro.
Ho cercato di essere il più obiettiva possibile nel giudicarlo, e devo dire che in questi ultimi capitoli qualcosa di bello c’è. Ma poco.
Clare e Gomez mi fanno abbastanza schifo. Già avevo sopportato poco quando Clare confessa a Henry il suo tradimento: oh, sì, che immane tragedia essere andata a letto con un altro uomo prima ancora che Henry ti conoscesse… il fatto che quell’uomo fosse fidanzato con la tua migliore amica, è assolutamente irrilevante! Non che Charisse mi faccia troppa pena, visto che è sempre stata ben coscia di tutto, e quindi se l’è un po’ voluto lei.
Ma rifarlo dopo la morte di Henry? Quando non si può più dare la colpa alla giovinezza o all’ubriacatura? E ovviamente il pensiero di Charisse non sfiora nemmeno per un momento Clare… e poi, che diamine significa “ora sei tu a viaggiare”?

Come ho detto, qualcosa di positivo comunque c’era. Alba, innanzi tutto, peccato non le sia stato dato più spazio come personaggio.
Poi, mi è piaciuto molto il saluto di Henry per lettera, il suo “ci rivedremo” a Clare, perché un giorno l’ha incontrata nel futuro, da vecchia. E’ stato molto altruistico da parte sua, perché per lui quello non è il futuro, bensì il passato. Sarà Clare a rivederlo, lui invece non la rivedrà più.
E’ durato poco, comunque, perché subito dopo questa scena che mi ha anche un po’ commosso, c’è quella di Gomez e Clare.

Insomma, una delusione cocente questo libro! A breve il mio “sfogo” nel commento generale, senza spoiler.

COMMENTO GENERALE →

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Il pendolo di Foucault – XIV parte – Jesod e Malkut

venerdì, 5 marzo 2010; 11:05 | Categoria : Eco
Argomenti : , , ,

← XIII parte

Occorre che l’autore muoia perché il lettore si accorga della sua verità.

Com’è vero quant’è vero! D’altronde, l’aveva in un certo senso preannunciato Belbo quando qualche capitolo prima aveva detto, a proposito del significato della storia che aveva raccontato: forse vuol dire che spesso per provare qualcosa bisogna morire.

Solitamente quando un Gruppo di Lettura giunge alla fine, me la prendo comoda, e l’ultima settimana sforo sempre di qualche giorno. Stavolta, invece, ho finito con una settimana d’anticipo! E’ che ero proprio troppo curiosa di arrivare alla fine! :)

Che finale triste, però! Con Casaubon rimasto solo, e ormai pure lui condannato! In effetti è stato un po’ ingenuo a Parigi, specie nella libreria, però… porello! Speravo che almeno lui si salvasse!
E tutto questo perché? Per aver osato mescolare un po’ di lettere, un po’ di Storia, per aver osato creare! Se ne Il nome della rosa il potere era nei libri, in questo libro Eco esalta il potere dell’immaginazione.

A breve il commento generale, senza spoiler, a tutto il libro.

E allora tanto vale star qui, attendere, e guardare la collina.
È così bella.
[explicit]

COMMENTO GENERALE →

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Poirot a Styles Court


di Agatha Christie

Titolo originale: The Mysterious Affair at Styles
Anno: 1920
Casa Editrice: Mondadori De Agostini
traduzione di Diana Fonticoli
pagine: 173
Poirot a Styles Court su aNobii

Questo libro partecipa a La Sfida infinita (o quasi)… terza edizione!, La sfida nascosta, La sfida delle riletture, La sfida dell’ALFABETO – II edizione, Sfida per categorie e Sfida… del mistero.

[le strisce colorate sono spoiler, selezionare per leggere]

Questa storia non è affatto chiara. Non è chiara neppure per me, Hercule Poirot.

Una vecchia e ricca signora viene assassinata nella sua magione di campagna, Styles Court, dove è ospite anche il capitano Hastings, che racconta la vicenda in prima persona. La signora dedicava molto del suo tempo alla beneficenza, e tra le persone che ha aiutato c’è anche un piccolo gruppo di belgi di cui fa parte Hercule Poirot. Una fortuna per la famiglia della vittima, perché quando Poirot si inserisce nelle indagine è una garanzia di successo. Così come la Christie quando scrive.


Con Agatha Christie sono stata fortunata: ho iniziato a leggerla, per caso, proprio dal suo primo libro. Peccato averlo scoperto molto dopo, e non aver seguito da subito la cronologia dei suoi romanzi. Sto cercando di farlo ora, rileggendo quelli che ho già letto, e colmando le lacune (che, per fortuna, ancora ci sono!). Stavo quasi quasi pensando di saltare questo romanzo qui, l’avevo già letto, credo anche più di una volta, e lo ricordavo piuttosto bene. Però mi sono detta: le cose, o si fanno bene, o non si fanno affatto! ;) Così mi sono riletta anche questo, e devo dire che ho fatto proprio bene!
La lettura di Agatha è sempre estremamente piacevole, e la rilettura offre l’ulteriore piacere di notare gli indizi che col senno di poi paiono quasi evidentissimi! ;) Ricordo però che già alla prima lettura avevo notato alcune cosette, ed ero stata assai fiera di me, specie perché già in questo suo primo romanzo la Christie ci gratifica permettendoci di sentirci almeno più intelligenti di Hastings! :)
Il finale… quello ovviamente non l’avrei mai immaginato! Insomma chi si aspetta che l’assassino sia proprio quello che tutti credono essere l’assassino!!! :) Infatti la cosa che più mi sorprende è che in questo romanzo c’è già tutto il meglio della Christie: la campagna inglese, le storie d’amore, l’ironia di Poirot, il suo metodo incompreso dai più, la sua genialità, l’ingenuità di Hastings, i misteri di contorno a quello principale dell’omicidio, e, ovviamente, la strabiliante soluzione finale! Insomma, un esordio col botto! E a tutto questo devo aggiungere che pur ricordando le varie spiegazioni e diverse cose della trama, la lettura mi ha catturato lo stesso, facendomi leggere gli ultimi capitoli tutti d’un fiato!
Sempre eccezionale, la zia Agatha!

Un po’ di frasi che mi sono piaciute molto.

Il grande interesse suscitato nel pubblico da quello che a suo tempo divenne famoso come “Il Caso Styles”, è ormai scemato. Ciononostante, data la risonanza che ha avuto, il mio amico Poirot e la famiglia interessata mi hanno pregato di scrivere il resoconto dell’intera vicenda. In questo modo si spera di mettere a tacere le voci che persistono ancora oggi.
[incipit]

[Poirot:] «Ma noi dobbiamo essere ancora più furbi. Tanto furbi, da non fargli nemmeno sospettare che lo siamo.»
Annuii.
«Voi, mon ami, potreste essermi di grande aiuto.»
Ero contento del complimento. Più di una volta mi era venuto il sospetto che Poirot non mi apprezzasse quanto meritavo.

Il segnalibro è stato realizzato da Brina.
In realtà è un po’ inesatto, perché ho letto questo libro a marzo, e non a gennaio, come è scritto sul segnalibro, però non ho avuto modo di usarlo in quel mese, ed era troppo bello per non usarlo più! :)

Il pendolo di Foucault – XIII parte – Hod

martedì, 2 marzo 2010; 22:17 | Categoria : Eco
Argomenti : ,

← XII parte

Mamma mia che capitoli!!!! Sono sconvolta, non mi aspettavo una fine così tragica per quello che era iniziato solo come un gioco! Sono morti tutti e due, Lorenza e Belbo! Non ci potevo credere! Con rabbia mi sono chiesta: ma Casaubon che c’è andato a fare, se non salva nessuno?
Belbo però è stato fantastico, quando riacquista coraggio e risponde laconicamente con le due famose frasi piemontesi: “Lei dice?” e “Ma gavte la nata…” Meraviglioso!!!
Un capitolo al cardiopalma il 113, non riuscivo a smettere di leggerlo! Così mi sono finalmente rifatta dello smacco de Il nome della rosa (quando l’ho letto purtroppo sapevo già tutto, per colpa della mia professoressa delle medie in primis, e poi forse avevo pure visto prima il film, non ricordo bene).
Belbo finisce impiccato proprio dal Pendolo, e io mi sono chiesta se Eco aveva basi scientifiche per affermare che diviene lui il punto fermo, e il Pendolo comincia ad oscillare solo nella parte più in basso. Bè, pare proprio di sì, visto che la citazione del capitolo successivo è una lettera di un fisico che spiega il fenomeno con tanto di formule!

Comunque, nonostante la tragicità di questi ultimi avvenimenti, il libro non è ancora finito. Diotallevi è morto, Belbo e morto, e Casaubon è rimasto da solo a fronteggiare il Piano, di cui tutti ma proprio tutti sembrano far parte. Anche Wagner, forse?

XIV parte →

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La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – pp 319-403

lunedì, 1 marzo 2010; 23:11 | Categoria : Niffenegger
Argomenti : ,

← pp 240-318

Ecco, finalmente in questi capitoli, in mezzo a un mare di pagine noiose e inutili, succede qualcosa di interessante!
Due cose, per la precisione.
La prima è che nasce la figlia di Clare e Henry, Alba. Mi è piaciuto molto quando si incontrano nel futuro, e anche quando è appena nata e il nonno Richard la prende in braccio (di tutto il pezzo prima riguardante travaglio e parto, invece, potevo tranquillamente farne a meno). E poi Alba, lei sì, mi piace molto!! ^_^
La seconda è che scopriamo che Henry muore. Me l’aspettavo, quando un giorno parla con Clare e le dice che non ha mai incontrato un se stesso più vecchio di 43 anni, avevo immaginato che o era come lui aveva ipotizzato, si trovava una cura, oppure moriva. Quindi la notizia non mi ha sorpreso particolarmente. Quello che mi ha stupito è il modo in cui Henry ha reagito alla cosa, pare che non gliene freghi niente, e, incredibilmente, una volta tanto è riuscito a non dirlo a Clare!

Per il resto, continuo a pensare questi due siano mentalmente disturbati, e che la loro storia d’amore sia quanto di più lontano dal romanticismo io abbia mai letto.
Ormai mancano solo un centinaio di pagine, dubito che riuscirà a piacermi qualcosa di questo romanzo prima della fine, ma se non altro sono curiosa di sapere come morirà Henry.

pp 404-500 →

Gli altri commenti a questo libro sono tutti QUI.

Acquisti di febbraio

lunedì, 1 marzo 2010; 16:50 | Categoria : _vario libri_
Argomenti :

A febbraio mi sono limitata -forse perché il mese era di soli 28 giorni? ;)- e ho comprato solo 4 libri, approfittando di un ordine fatto da mia madre.

More about Nicolas Eymerich, inquisitore
Ed eccomi pronta ad impelagarmi in un’altra saga! Ma ero troppo curiosa, dopo averne sentito parlare ampiamente QUI, di conoscere Eymerich. In realtà un po’ lo conosco, avendo seguito uno sceneggiato andato in onda su Radio 2 qualche anno fa con lui come protagonista, però non avevo mai letto nessun libro della serie, né di Evangelisti in particolare. Era proprio ora di rimediare, direi! Così, ho comprato il primo libro della saga: Nicolas Eymerich, inquisitore.

More about Le guerre del mondo emerso
Ho detto che ho comprato solo quattro libri, ma con Le Guerre del Mondo Emerso di Licia Troisi ho un po’ barato: questo libro infatti contiene 3 romanzi, ovvero l’intera trilogia. Sì, lo so, non ho amato tantissimo la prima, però ero troppo curiosa di continuare con la serie del Mondo Emerso e vedere se Dubhe mi starà più simpatica di Nihal, e col 3×2 di Bol.it non potevo non approfittarne!
Che librone, comunque, la mole mi ha un po’ spaventata! ;)

Avevo scritto questo post sabato, programmandone la pubblicazione ad oggi, pensando: tanto ormai il mese è finito, non comprerò più nulla. Non avevo fatto i conti con il mercatino di fine mese! E così ho presto altri due libri! ;)

More about Tre uomini a zonzo
Anni fa ho letto Tre uomini in barca, e l’ho trovato esilarante e geniale. Saputo che c’era un seguito, avrei voluto leggerlo, ma avevo un po’ paura di rimanere delusa. Poi, proprio di recente, in una sfida è stato commentato positivamente: pur confermando i miei dubbi sul fatto che non è come il primo, mi hanno comunque convinta che vale la pena leggere anche questo Tre uomini a zonzo di Jerome K. Jerome!

More about Le lacrime della giraffa
Avevo aggiunto da poco Le lacrime della giraffa di Alexander McCall Smith alla wishlist, per averne letto una recensione interessante. Mi sembra perfetto per la sfida Il giro del mondo in 80 libri, quindi lo leggerò non appena arrivata in Botswana. Ci vorrà tempo, sono ancora a Mosca! :)