scritto da Phoebes
venerdì 21 Ottobre 2011
alle 16:21
Categoria : _gruppi di lettura_

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Capitoli 13-24 →

Ah, come sono contenta di aver deciso di partecipare a questo GDL celebrativo! Mi emoziona pensare che proprio in questo periodo in cui lo sto leggendo per la terza volta, assaporando stavolta il linguaggio originale di zia Jane, 200 anni fa il romanzo stava per essere dato alle stampe per la prima volta, opera di “una Signora” che forse neanche si aspettava di riceve tanto consenso, e di essere ancora tanto amata anche a così grande distanza di tempo! Ma bando alle ciance, passiamo a parlare del libro!

Cominciamo subito alla grande, perché dopo poche pagine c’è una scena meravigliosa che è quella del dialogo tra John Dashwood e la moglie: lei lo manipola con una facilità incredibile, che verrebbe da dire: ma non hai forse esagerato un pochino, zia Jane? E invece no! Questo è il bello! Sono così realistici questi due sposini talmente presi da se stessi da risultare quasi disarmanti nel loro ingenuo egoismo! :)

Conosciamo le due protagoniste, in due descrizioni talmente belle che le ho volute riportare in basso tra le frasi: in poche parole la Austen ci mostra questi due caratteri opposti, ma comunque affini. Perché, in mezzo a tutte le (dis)avventure in cui incapperanno nel corso del romanzo, non ci è mai permesso di dimenticare che il loro legame non viene mai meno, queste due sorelle sono legate da un amore profondo e sincero, al di là di qualsiasi senno e sensibilità.
Vediamo quanto Elinor sia più pacata e assennata di Marianne e della mamma, ma anche quanta passione metta, pur nascostamente, nel neonato amore per Edward:

The longer they were together the more doubtful seemed the nature of his regard; and sometimes, for a few painful minutes, she believed it to be no more than friendship.
(Tanto più stavano insieme più incerta sembrava la natura del suo interesse; e talvolta, per qualche penoso momento, le sembrava nulla di più di un’amicizia.)

(Capitolo 4)

Ma non ci sono le nostre due sorelline Dashwood: in questi primi dodici capitoli fanno già la loro comparsa un sacco di personaggi, alcuni più, altri meno importanti. Ed è con questi ultimi che la Nostra si dimostra, devo ammetterlo, un po’ crudele! I Middleton, per esempio: pur avendo un sacco di qualità (bè, insomma, non proprio tantissime!) sono privi lui di gusto, lei di cordialità e entrambi di talento! Porelli! ;) Ma questa non è una critica, anzi: è proprio leggendo dei Middleton che una volta di più avrei voluto gridare: JANE, SEI MERAVIGLIOSA!!! Una frase su tutte, per esprimere il genio:

…the chief of the songs which Lady Middleton had brought into the family on her marriage, and which perhaps had lain ever since in the same position on the pianoforté, for her ladyship had celebrated that event by giving up music, although by her mother’s account she had played extremely well, and by her own was very fond of it.
(…le romanze più belle che Lady Middleton aveva portato con sé al tempo del matrimonio, e che probabilmente da allora erano rimaste nella stessa posizione sul pianoforte, dato che sua signoria aveva celebrato quell’evento rinunciando alla musica, sebbene a detta di sua madre sapesse suonare estremamente bene, e lei stessa si dichiarasse amante della musica.

(Capitolo 7)

Sono sempre estremamente affascinanti i piccoli momenti di quotidianità che ci offrono uno spaccato dell’epoca, come per esempio quelli riguardanti gli “intrattenimenti”: la musica la fa da padrone! Ed è proprio grazie a questo passatempo che avviene quello che potrei definire l’incontro più importante del romanzo (che per evitare di rovinare la sorpresa a chi ancora deve leggere – faccio cenni ad avvenimenti dei capitoli successivi – nascondo come spoiler):
il primo incontro tra Marianne e il Colonnello Brandon.
Colonel Brandon alone, of all the party, heard her without being in raptures. He paid her only the compliment of attention; and she felt a respect for him on the occasion, which the others had reasonably forfeited by their shameless want of taste.
(Il Colonnello Brandon fu l’unico, fra tutti i presenti, ad ascoltarla senza andare in estasi. Le rese solo l’omaggio dell’attenzione; e lei provò, in quell’occasione, un rispetto che gli altri avevano ampiamente demeritato con la loro vergognosa mancanza di gusto.

(Capitolo 7)
Insomma, si sarebbe dovuta accorgere che era proprio l’uomo per lei!!! ;)

Marianne comincia già a darmi sui nervi: chiunque non si comporta come farebbe lei è strano! Ma vabbè, non riesco neanche a rimproverarla troppo, è un po’ una caratteristica degli adolescenti (e non solo) questa, che da duecento anni a questa parte non è cambiata poi di molto! :)

Come sempre, ogni volta che rileggo, o anche solo che ripenso a questo libro, non posso fare a meno di chiedermi: chi sono io? Più Elinor o più Marianne? Ovviamente la risposta è che sono un po’ tutte e due, come chiunque, e come anche loro stesse: anche Elinor, abbiamo visto, è capace di provare passione, e anche Marianne non è del tutto esente da saggezza e riflessione, solo che in ognuna di loro le caratteristiche, diciamo così, della sorella sono subordinate a quella che le caratterizza principalmente. Così Elinor tiene a freno la sua “passione” (intesa in senso lato) con la forza del suo senno, e così Marianne risulta avventata perché si rifiuta di venir meno alla sua spontaneità.
Certo è che in fatto di uomini non potrebbero essere di gusti più diversi! Quello che Marianne cerca in un uomo è che metta entusiasmo a profusione in qualunque cosa fa, che dimostri di amare la musica/pittura/poesia in maniera viscerale, che viva, insomma, con “sentimento” (o “sensibilità” o “emotività” o comunque si voglia tradurre l’originale sensibility). Invece Elinor esprime le sue preferenze prendendo le difese del povero Colonnello Brandon:

[He] is a sensible man; and sense will always have attractions for me.
(E’ un uomo sensato; e il buonsenso per me sarà sempre un’attrattiva.)

Dalle sue stesse parole vediamo come la “ragione” (o il “senno” o il “buonsenso”, insomma, il sense del titolo) siano per lei una caratteristica importante di un eventuale innamorato! :)

Anche se siamo ancora ai primi capitoli, già siamo avanti con la trama, sono già state poste le basi per quelli che saranno i principali argomenti del romanzo. Anche se l’ho letto e riletto e lo ricordo abbastanza bene, non ho provato mai un attimo di noia nel ripercorrere ancora una volta la sventura delle signorine Dashwood, l’ingiustizia cui il fratellastro le sottopone, e il loro trasferimento in una nuova località, dove cominciano a fare conoscenze interessanti…

Merito di questo sempre vivo interesse è comunque in parte da attribuire, non posso negarlo, alla lettura in lingua originale. Devo dire che mi ha davvero emozionato accostarmi al testo scaturito direttamente dalla penna della zia Jane, senza intermediari di mezzo*, e apprezzarne finalmente dal “vero” lo stile. Sono rimasta stupita della facilità con cui ho potuto leggere questo inglese vecchio di due secoli! Questo è di sicuro indice di uno stile semplice, ma anche molto moderno, a parer mio, fresco e vivace!

Sui personaggi non mi dilungo troppo perché ne ho già parlato abbastanza, posso solo aggiungere che tutti, ma proprio tutti, sono caratterizzati da una vividezza e una “tridimensionalità” che te li fa visualizzare così bene che se si tolgono gli abiti regency potrebbero essere tutte persone che ci può capitare (o che spesso e volentieri ci è già capitato) di incontrare davvero. In più sono trattati tutti con tale ironia che anche i più antipatici finiscono comunque per piacerti! :)

E ora li lasciamo in attesa di una gita in un posto bellissimo che appartiene al cognato del Colonnello Brandon. Non vedo l’ora!!! :D

Un po’ di frasi

The family of Dashwood had long been settled in Sussex. Their estate was large, and their residence was at Norland Park, in the centre of their property, where, for many generations, they had lived in so respectable a manner, as to engage the general good opinion of their surrounding acquaintance.
La famiglia Dashwood si era da tempo stabilita nel Sussex. Avevano una vasta tenuta e risiedevano a Norland Park, al centro della proprietà, dove, per molte generazioni, avevano vissuto in maniera tanto rispettabile da meritarsi la stima generale dei conoscenti nel circondario.
[incipit]

Elinor […] possessed a strength of understanding, and coolness of judgment, which qualified her, though only nineteen, to be the counsellor of her mother […]. She had an excellent heart; – her disposition was affectionate, and her feelings were strong; but she knew how to govern them: it was a knowledge which her mother had yet to learn; and which one of her sisters had resolved never to be taught.
Elinor [..] possedeva una capacità di comprensione, e una freddezza di giudizio, che la qualificavano, anche se a soli diciannove anni, a dare consigli alla madre […]. Aveva un cuore eccellente, era affettuosa, e i suoi sentimenti erano forti, ma lei sapeva come governarli, una qualità che la madre doveva ancora imparare, e che una delle sue sorelle era risoluta a non imparare mai.

(Capitolo 1)

Marianne’s abilities were, in many respects, quite equal to Elinor’s. She was sensible and clever; but eager in every thing; her sorrows, her joys, could have no moderation. She was generous, amiable, interesting: she was every thing but prudent.
Le doti di Marianne erano, per molti aspetti, del tutto simili a quelle di Elinor. Era sensibile e intelligente, ma impaziente in tutto; le sue pene, le sue gioie, non potevano essere moderate. Era generosa, amabile, interessante, tutto meno che prudente.

(Capitolo 1)

On every formal visit a child ought to be of the party, by way of provision for discourse.
In ogni visita di cortesia ci dovrebbe essere un bambino, per fornire alimento alla conversazione.

(Capitolo 6)


* Anche se comunque ci tengo a precisare che la traduzione a fronte (che ho ovviamente sbirciato ogni tanto) di Giuseppe Ierolli è molto bella e parecchio fedele all’originale, per quel poco che ho potuto verificare.

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4 commenti per Sense and Sensibility – Capitoli 1-12


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