scritto da Phoebes
domenica 12 Febbraio 2012
alle 21:48
Categoria : London

di Jack London

Tempo fa ho letto Zanna Bianca, contenuto in questo stesso volume e ora, cogliendo l’occasione di nuovo grazie alla medesima sfida (del protagonista) ho letto anche Il richiamo della foresta, e già che c’ero anche le “altre storie di cani” presenti sullo stesso volume, così ho pensato di postare i commenti in un post unico, anche se comunque separatamente. Il voto è unico perché era la stesso per entrambi.

Il richiamo della foresta

Nel cuore della foresta risuonava un richiamo emozionante, misterioso e attraente e tutte le volte che lo udiva si sentiva costretto a voltare le spalle al fuoco e alla terra battuta che lo circondava, per addentrarsi nella foresta, sempre più avanti, senza sapere dove andava né perché; né si domandava dove o perché il richiamo risuonasse imperiosamente nel cuore della foresta.

(Pagina 83)

California, 1897. Buck è un cane, un bellissimo cane di grossa taglia, un incrocio tra un sanbernardo e un pastore scozzese. Vive beatamente in un ranch, trattato come un re, ma un giorno viene rapito da un servitore e venduto per essere usato nel Nord, come impazza la corsa all’oro, come cane da slitta. Inizia così una vita molto dura per il nostro povero Buck, una vita che però gli permetterà di immergersi nella natura, lì dove il richiamo è più forte.

Questo romanzo di per sé non è male, solo che l’ho trovato veramente molto simile a Zanna Bianca (che è stato scritto dopo ma che io ho letto prima). In realtà si può dire che Zanna Bianca è Il richiamo della foresta al contrario: il primo finiva dove questo inizia (una tenuta di un giudice nella calda California) e iniziava dove questo finisce (nella foresta, nella natura selvaggia), ma nonostante questo sono veramente molto uguali, e per questo motivo ho trovato il romanzo un po’ noioso.

Anche in questo romanzo ho ritrovato, per esempio, l’insistenza di London sull’eredità genetica che secondo lui generazioni di lupi selvaggi hanno lasciato in tutti i cani. Non sapevo se ritenerla una cosa possibile o no che Buck “sapesse” certe cose perché le sapevano i suoi avi. In effetti esistono prove di conoscenze che gli animali hanno come retaggio genetico (penso ad esempio a quegli uccelli o quei pesci che possono compiere lunghe rotte migratorie senza che la generazioni precedente li guidi, arrivando però sempre nel solito punto dove la loro specie è solita andare), ma poi London ha decisamente esagerato, a mio parere, mostrandoci Buck che “ricorda” un tempo in cui giaceva accanto al fuoco con degli uomini primitivi (tra l’altro imprecisamente resi perché ad addomesticare gli animali è stato l’Homo sapiens, fatto esattamente come noi, mentre i suoi uomini primitivi erano molto scimmieschi, stando alla descrizione che ne dà).

E, ancora, non mancano neanche in questo romanzo le bellissime descrizioni dei paesaggi innevati del Nord, che mi hanno fatto un certo effetto lette proprio in questo periodo di grande freddo in cui tutta l’Italia (tra problemi e disagi) si sta riempiendo di bianco, tranne la mia città!!

Ma cerchiamo di tirare un po’ le somme: il romanzo m’è piaciuto o no? Sì. Non posso incolparlo di essere simile a un libro che è stato scritto dopo (li avessi letti ordine avrei allora potuto dare questa colpa a Zanna Bianca, ma ormai!), e poi comunque l’epopea di Buck mi ha coinvolto ed emozionato. Sono d’accordo con Mario Picchi che nell’introduzione dice che Il richiamo della foresta è la rappresentazione della ricerca di amore e libertà. Come può quindi non affascinare almeno un po’? In fin dei conti, non è un po’ quello che cerchiamo tutti?

Copertina e Titolo

Della copertina ho già parlato QUI. Il titolo, strafamoso e stracitato (probabilmente anche inconsapevolmente), a me piace, però come sempre succede quando si tratta appunto di qualcosa di così famoso e conosciuto, non saprei dire se mi piace davvero o se invece è la familiarità a farmi credere così. Fatto sta, comunque, che a London pare non piacesse! Ho letto infatti nell’introduzione che l’autore scrisse al suo editore (dopo che il romanzo era già uscito su rivista): Non mi piace il titolo Il richiamo della foresta. Mi sono lambiccato il cervello per trovarne un altro. Ho proposto: Il lupo che dorme. Be’, mi spiace, ma io ritengo che il titolo proposto da London non sia proprio all’altezza! Non so poi di chi fu la decisione di lasciare anche per la pubblicazione in libro lo stesso titolo, io comunque credo che fu una decisione assai felice! :)

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Zanna Bianca al contrario

Scheda del romanzo

Titolo: Il richiamo della foresta
Titolo originale: The Call of the Wild
Anno prima pubblicazione: 1903
Ambientazione: Canada (Klondyke), 1897
Personaggi: Buck, John Thornton
Traduzione: Laura Felici
Pagine: 80
inizio lettura: 3 febbraio 2012
fine lettura: 5 febbraio 2012

Trasposizioni commentate

Ancora nessuna

Un po’ di frasi

Buck non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo quali guai si stavano preparando, dallo stretto di Puget a San Diego, per lui e per ogni cane di grossa taglia, con muscoli forti e una pelliccia calda e spessa.
[incipit]

Ogni notte, puntualmente, alle nove, a mezzanotte e alle tre levavano un canto notturno, un canto misterioso e affascinante a cui Buck si univa con gioia. Quando l’aurora boreale divampava fredda nel cielo o le stelle palpitavano in una gelida danza, mentre la terra intorpidita e ghiacciata giaceva sotto il sudario di neve, quel canto dei cani eschimesi avrebbe potuto essere una sfida della vita; ma era modulato in chiave minore, con gemiti prolungati e singhiozzi interrotti ed era piuttosto una supplica della vita, esprimeva il travaglio dell’esistenza. Era un canto antico, antico come la razza stessa, uno dei primi canti del mondo giovane, quando i canti erano tristi.
(Pagina 55)

Lo dominava l’impeto della vita, la marea dell’essere, la gioia perfetta di ogni muscolo, di ogni giuntura, di ogni tendine, poiché questo era il contrario della morte, era ardore e violenza, si esprimeva nel movimento, nello sfrecciare esultante sotto le stelle e sopra le cose morte e immobili.
(Pagina 57)

Gli piaceva correre nella luce crepuscolare della mezzanotte estiva, ascoltando i mormorii sommessi e sonnolenti della foresta, leggendo segni e suoni come un uomo può leggere un libro e cercando la fonte del richiamo misterioso, quella voce che lo chiamava nella veglia o nel sonno, in qualunque momento, perché la raggiungesse.
(Pagina 94)

Andò nel centro della radura e rimase in ascolto: era il richiamo, il richiamo dalle molte note, che risuonava più allettante e imperioso che mai.
(Pagina 102)

Ma non sempre è solo. Quando vengono le lunghe notti invernali e i lupi inseguono la loro preda nelle valli più basse, lo si può vedere correre alla testa del branco nella luce pallida della luna o nel fioco chiarore dell’aurora boreale, balzando gigantesco innanzi ai compagni, la grande gola tonante nel canto del mondo più giovane, il canto del branco.
[explicit]

Altre storie di cani

Una peculiare caratteristica è il loro ululato. Non somiglia a nessun altro suono, di mare o di terra. Quando il gelo si fa mordente e l’aurora boreale solca il cielo coi suoi gelidi fuochi, danno voce nella notte alla loro sofferenza. Malinconico, singhiozzante, sale come un lamento di anime perse e torturate, e quando migliaia di husky ululano in coro, è come se il tetto fosse precipitato, e l’inferno si mostrasse nudo alle stelle.

(“Husky, il cane lupo del Nord” – Pagina 330)

A differenza dei due romanzi contenuti su questo stesso volume, questi quattro racconti sono molto diversi tra loro, e anche abbastanza diversi dai succitati romanzi. Quale più, quale meno, mi sono piaciuti tutti. E’ un po’ improprio però, secondo me, definirli “storie di cani”, perché gli uomini sono anch’essi molto presenti, specie nel primo racconto.

Farsi un fuoco

Qui il protagonista è decisamente l’uomo. Il cane, che tra l’latro rimane senza nome, è solo un comprimario. Un racconto sulla difficoltà di sopravvivere per un uomo solo, anche per poco tempo, nell’inverno dell’estremo Nord. Bello ma angosciante: nonostante il protagonista non venga descritto in modo da poterglisi affezionare, ho comunque sofferto con lui nei suoi tentativi di “farsi un fuoco”.

Brown Wolf

Racconto sicuramente meno drammatico del precedente, ma comunque abbastanza triste. Wolf è il cane di una coppia di coniugi che vive in California. Un giorno torna dal Klondyke (i luoghi sono comunque sempre gli stessi!) il fratello di una loro vicina che riconosce in Wolf il suo cane Brown. A chi appartiene dunque ora davvero quel cane? Alle inospitali foreste del Nord o all’assolata California? A chi l’ha allevato fin da cucciolo per farlo lavorare duramente come cane da slitta, o a chi l’ha accolto e amorevolmente curato senza chiedergli niente in cambio? Alla fine lasceranno la scelta la cane, e lui ovviamente opterà per il Nord!
In questo racconto il cane ha sicuramente un ruolo importante, ma ancora i protagonisti sono gli uomini.

Macchia

Questo è senz’altro il racconto che mi è piaciuto di più! Qui il protagonista è senz’altro Macchia, il cane, anche se la storia è raccontata in prima persona dal suo padrone. Come Zanna Bianca e Buck, anche Macchia è un cane eccezionale, di cui non si può trovare l’eguale, solo che lo è per motivi diversi! E’ un ladro e un briccone, ne fa di tutti i colori, ma, soprattutto, è capace di ritrovare i suoi padroni dappertutto. Vano quindi ogni tentativo di liberarsi di lui! Neanche ucciderlo si può, per via del suo sguardo intelligente che spiazza anche il più infuriato dei padroni!
Davvero un racconto divertente, che mi ha mostrato un London che non conoscevo!

Husky, il cane lupo del Nord

Questo non è propriamente un racconto, ma quasi un documentario sugli husky. Qui gli uomini praticmente non ci sono, i protagonisti sono veramente soltanto i cani. Un po’ meno interessante degli altri, questo racconto contiene anche un paio di episodi già letti ne Il richiamo della foresta. Ha però alcune splendide descrizioni, in particolar modo quelle del malinconico canto degli husky.

Scheda dei racconti

Titoli: Farsi un fuoco – Brown Wolf – Macchia – Husky, il cane lupo del Nord
Titoli originali: To Build a Fire – Brown Wolf – That Spot – Husky-Wolf Dog of the North
Anno prima pubblicazione: 1902, ?, 1908, ?
Traduzione: Paola Cabibbo
Pagine: 41
inizio lettura: 6 febbraio 2012
fine lettura: 6 febbraio 2012

Un po’ di frasi

Fredda e grigia, spaventosamente fredda e grigia si preannunciava la giornata in cui l’uomo abbandonò la pista principale dello Yukon per arrampicarsi sull’alto argine di terra, dove una pista appena, segnata e poco battuta portava verso Est, attraverso la folta boscaglia di abeti.
[incipit di “Farsi un fuoco”]

Alle dodici il giorno ebbe il suo momento di massima luminosità. Eppure il sole era ancora troppo a Sud, nella sua traiettoria invernale, per illuminare l’orizzonte. La rotondità della terra gli impediva di illuminare lo Henderson Creek, dove l’uomo camminava a mezzogiorno sotto un cielo limpido senza proiettare ombra.
(“Farsi un fuoco” – Pagina 297)

Mentre il crepuscolo avanzava, il cane, vinto dal desiderio di fuoco, cominciò ad agitarsi e a gemere sommessamente, poi afflosciò le orecchie, aspettando il castigo. Ma l’uomo rimase muto. Dopo un po’ il cane si mise a guaire più forte. E dopo un altro po’ strisciò vicino all’uomo e annusò l’odore della morte. Arricciò il pelo e si ritrasse. Sostò ancora qualche minuto, ululando sotto le stelle che tremolavano e danzavano, e brillavano nitode nel cielo gelido. Poi si volse, e si diresse trotterellando verso l’accampamento che ben conosceva, dove c’erano altri procacciatori di cibo, e di fuoco.
[explicit di “Farsi un fuoco”]

Era rimasta indietro, a causa dell’erba umida, per mettersi le soprascarpe, e quando uscì di casa trovò il marito che l’aspettava intento ad osservare la meraviglia di un fiore di mandorlo in procinto di sbocciare. Cercò con lo sguardo nell’erba alta e tra gli alberi del frutteto.
«Dov’è Wolf?», chiese.
[incipit di “Brown Wolf”]

Il trotto di Wolf si trasformò in corsa. I balzi erano sempre più lunghi. Non una volta girò la testa, la folta coda da lupo dritta dietro di lui. Tagliò velocemente la curva e scomparve.
[explicit di “Brown Wolf”]

Non ho più grande stima di Stephen Mackaye, sebbene in passato ci giurassi. Vi posso dire che a quei tempi lo amavo come un fratello. Se mai lo rincontrassi, non sarò responsabile delle mie azioni. Non riesco a darmi pace che un uomo con cui ho diviso cibo e letto, e con cui ho attraversato in slitta il Chilcoot Trail, abbia potuto comportarsi con me come si è comportato lui.
[incipit di “Macchia”]

Quel particolare acquirente lo riportò di persona, rifiutò di essere risarcito e il modo in cui ci trattò fu atroce. Disse che era regalato, se poteva prendersi il gusto di dirci quello che pesava di noi; e dal canto nostro sentivamo che aveva talmente ragione che non osammo replicare. Ma ancora oggi, a distanza di tempo, non ho riconquistato la bella fiducia in me stesso che avevo prima che quell’uomo di parlasse.
(“Macchia” – Pagina 323)

La notte scorsa Macchia si è infilato nel pollaio di Mr Harvey (il mio vicino di casa) uccidendo diciannove polli di razza. Dovrò risarcirlo. I miei dirimpettai hanno litigato con mia moglie, e si sono trasferiti. Per colpa di Macchia. Ed è per questo che sono deluso di Stephen Mackaye. Non pensavo che fosse una persona così abietta.
[explicit di “Macchia”]

Il collo, dalla testa alle spalle, una massa di pelo ispido; orecchie appuntite, muso allungato, labbra ringhiose, zanne gocciolanti; guaisce più che abbaiare; simile a un lupo all’aspetto e non bello a vedersi quando è arrabbiato: è questo lo husky, o cane lupo del Nord.
[incipit di “Husky, il cane lupo del Nord”]

E le mogli non acconsentirono a proseguire il viaggio finché il signore le cui poesie erano state lodate da Rossetti non si recò a piedi a investigare personalmente.
[explicit di “Husky, il cane lupo del Nord”]

Scheda del libro

Autore: Jack London, pseudonimo di John Griffith Chaney
Nazionalità: statunitense
Casa Editrice: Newton Compton (Grandi Tascabili Economici – Narrativa)
Copertina: foto © Jeff Vanuga/Corbis
Pagine: 331
Link al libro: ANOBIIGOODREADS

Segnalibri: quello che ho usato durante la lettura (a destra) è stato realizzato da wolf_minori; l’ho scelto, banalmente, perché c’era un lupo sopra.

Argomenti


4 commenti per Il richiamo della foresta e altre storie di cani

  1. SiMo85 scrive:

    “Il lupo che dorme” è decisamente un titolo brutto e arzigogolato (immagino che si riferisse forse all’istinto di lupo che dorme in Buck finché non viene risvegliato dalle sue esperienze). Meno male che alla fine hanno tenuto “Il richiamo della foresta”, molto più chiaro ad esplicito e anche molto più incisivo.

    • Phoebes scrive:

      Sì, penso anch’io si riferisse all’istinto dormiente in Buck! Indubbiamente “Il richiamo della foresta” è molto meglio! Curioso come certi titoli entrati nella storia sono stati magari frutto dle caso! :)


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