scritto da Phoebes
venerdì 4 maggio 2012
alle 18:09
Categoria : Marinina

di Aleksandra Marinina

Anastasija Kamenskaja – Polizia di Mosca
Prede innocenti
Nome della vittima: Nessuno


L’odio è cieco proprio come l’amore.
Pavel Levakov

Una giovane donna viene trovata strangolata vicino a una discarica. Sul luogo del delitto ci sono un paio di cose che non tornano al Maggiore Kamenskaja, e più le indagini proseguono, più indizi vengono fuori, più le incongruenze aumentano, e anche se il colpevole sembra orami stabilito, la nostra Nastja non si dà pace nel tentativo di far quadrare il tutto.

Continuo ad apprezzare sempre molto questa autrice, anche se ho dei problemi con la cronologia dei suoi romanzi: stando alla data di pubblicazione questo qui doveva venire subito dopo La donna che uccide, ma non ne sono sicura, parla di cose successe in passato che io non ricordo. Comunque è sempre un piacere ritrovare la Kamenskaja, anche se in questo romanzo è meno presente del solito, e possiamo dire che non arriva neanche a risolvere davvero il caso in quanto la soluzione giunge un po’ “da sola”, con una confessione della colpevole.

La trama comunque è molto interessante, con una delle sospettate che si dichiara (a noi lettori) colpevole già a metà libro, salvo poi scoprire che si sentiva tale solo perché aveva fatto il malocchio alla vittima! E poi, come ho detto nella trama, i misteri aumentano a amano a mano che con l’indagine si aprono nuove piste, addirittura ad un certo punto un personaggio tiro fuori addirittura una storia vecchia più di vent’anni…

A proposito di personaggi, non so se è stata una mia impressione, ma in questo romanzo erano veramente tanti! Oltre ai colleghi di Anastasija, che ancora non ho imparato a conoscere bene, ce n’ero diversi altri che diventano parte attiva della storia, per esempio Tatjana Obrazcova, un giudice istruttore che scrive gialli nel tempo libero (alter ego della Marinina?) e che si improvvisa detective: anche se appare per pochi capitoli ci viene comunque mostrata parte della sua vita privata, che è più di quanto si può dire di Anastasija in questo libro, e soprattutto di suoi collaboratori! Tanto che coi personaggi occasionali non ho avuto problemi, mentre con quelli ricorrenti ho fatto spesso confusione!

Ma bando alle ciance, il commento generale è senza dubbio positivo, anche se all’inizio ero rimasta un po’ perplessa come la nostra Nastja, ben presto l’infittirsi del mistero mi ha conquistata e infatti ho finito il libro in pochi giorni, che in questo periodo di “magra” per quanto riguarda le letture è sicuramente significativo. Insomma, non il più bel libro della serie, ma sempre una piacevole lettura! :)

Due paroline sul finale: come ho già detto in altri commenti ai libri della Marinina se dovessi dare una definizione di genere per i suoi romanzi direi senza dubbio che sono noir. Anche se ammetto che non sempre riesco bene a definire questo genere, da quanto leggo sulla Wikipedia le sue caratteristiche principali sono una riflessione sulla società contemporanea (e mi sembra che questi romanzi offrano uno spaccato abbastanza realistico della situazione russa degli anni 90) e un finale che, al contrario del giallo classico, non è per niente consolatorio. Questo è vero, a quanto ricordo, per tutti i romanzi della serie che ho letto: alla fine il colpevole viene sì scoperto (almeno questo!), ma non necessariamente arrestato o punito. Questo romanzo non fa eccezione nel presentare un finale a dir poco deprimente: l’assassina viene arrestata, ma alla fine ci fa quasi pena per il dolore e la rabbia che ha covato dentro per tanti anni, e l’ultimo capitolo ci svela che non ha neanche ottenuto la consolazione della verità, perché l’uomo colpevole di aver dato il via alla serie di violenze abusando di sua madre è rimasto impunito e anche non scoperto, visto che l’amico si è addossato la colpa. E qel che è peggio questo amico per tutto il romanzo l’abbiamo visto come l’essere più abbietto di tutti, mentre alla fine si è dimostrato “solo” un ingenuo egoista, ma davvero affezionato ai suoi amici. Insomma, un finale che fa rabbia, che, come dicevo prima, non consola, ma non per questo meno bello.

Copertina e Titolo
La copertina non è male, abbastanza attinente al romanzo, ma non l’ho trovata particolarmente interessante.
Stessa cosa per il titolo, che comunque costituisce senza dubbio un grosso miglioramento rispetto al libro precedente che ho letto, in cui il titolo italiano era veramente una ciofeca (non mi dilungo su questa cosa perché è piuttosto spoiler, ma ne ho parlato QUI)! Inoltre stando al traduttore di Google, il titolo originale significa qualcosa come “la faccia luminosa della morte”, quindi la traduzione è anche abbastanza fedele.

Dammi 3 parole

Sottotono ma [comunque] piacevole

Scheda del libro

Titolo: Il volto della morte
Serie: Anastasija Kamenskaja – Polizia di Mosca
Titolo originale: Светлый лик смерти (Svetlyj lik smerti)
Autore: Aleksandra Marinina (sito ufficiale in russo)
Nazionalità: russa
Anno prima pubblicazione: 1993
Ambientazione: Russia (Mosca), anni 90 del XX secolo
Personaggi: Anastasija (Nastja) Pavlovna Kamenskaja, Viktor Derbyshev, Gennadij Leontev, Tatjana Obrazcova, Ljubov (Ljuba) Serghienko, Ljudmila (Mila) Shirokova, Vladimir (Volodja) Strelnikov, Slava Tomchak, Larisa Tomchak,
Casa Editrice: Piemme
Traduzione: Rosa Mauro
Pagine: 330
Link al libro: ANOBIIGOODREADS
inizio lettura: 28 aprile 2012
fine lettura: 1 maggio 2012

Un po’ di frasi

«…Se desiderate lasciare un messaggio, parlate pure dopo il segnale acu-stico. Se desiderate inviare un fax, date inizio alla trasmissione…»
Ljuba abbassò con forza il telefono e sospirò profondamente, cercando di trattenere le lacrime.
[incipit]

Che spiegazioni volete? Quando l’anima muore, non c’è più niente da spiegare. Nulla più la rode né la strazia. Insomma, non soffre. Ma l’anima è fatta per soffrire sempre per un motivo o per un altro, solo così l’individuo la percepisce e in virtù di ciò compie varie azioni.
Alevtina

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