scritto da Phoebes
domenica 10 settembre 2017
alle 0:11
Categoria : _serie tv_

Daredevil
STAGIONE 2 →

Father Lantom: Few things are absolute, Matthew. Even Lucifer was once an angel. It’s why judgment and vengeance… are best left to God. Especially when murder is not in your heart.
Matt: How do you know?
Father Lantom: : You’re here, aren’t you?

Padre Lantom: Poche cose sono assolute, Matthew. Anche Lucifero era un angelo. È per questo che il giudizio e la vendetta… è meglio lasciarli a Dio. Soprattutto quando l’omicidio non è nel tuo cuore.
Matt: Come fa a dirlo?
Padre Lantom: Sei qui, no?

(Episodio 9)

Serie creata da Drew Goddard
con Charlie Cox, Vincent D’Onofrio

Avevo sentito tanti pareri positivi su questa serie, e devo dire che è anche meglio di quanto mi aspettassi!

Hell’s Kitchen, New York. Il quartiere è in mano alla malavita: russi, cinesi, la yakuza, e un misterioso uomo che si nasconde dietro i suoi dipendenti, si spartiscono affari e zone. Matt Murdock è un giovane avvocato idealista, cieco dopo un incidente da ragazzo, che ha deciso di ripulire la sua città usando da un lato la legge e dall’altro facendo il giustiziere mascherato.

È da aprile, credo, che ho Netflix, e uno dei motivi per cui l’ho fatto era poter vedere le varie serie Marvel. A giugno finalmente ho visto il primo episodio di questa serie, ma per vedere il secondo ho lasciato passare altri 2 mesi… ma poi me lo sono divorato!

Matt Murdock (Charlie Cox) nell’episodio 8, sotto la pioggia.

La trama è ovviamente piena di caratteristiche interessanti, e il fatto che si tratti di un supereroe cieco non è neanche la migliore! Mi sono piaciuti per esempio i riferimenti alla religione: Matt è cattolico, e il suo nome da supereroe contiene la parola “devil” (diavolo), e i discorsi sul diavolo non mancano (Matt frequenta spesso il prete della sua parrocchia), e, bè, la serie è ambientata a Hell’s Kitchen (la Cucina del Diavolo). A proposito dell’ambientazione, anche questa è da annoverare tra le cose che mi sono piaciute, specie nelle prime puntate quando iniziamo a conoscere la serie e anche il setting contribuisce a creare fascino. Per esempio piove tutto il tempo, le scene sono spesso in penombra (perché la luce a lui non serve). Andando avanti nella stagione questa insistenza con la semioscurità diminuisce, un po’ mi spiace ma decisamente le scene più illuminate sono più facili da seguire. Altra caratteristica che mi ha impressionato favorevolmente è che ci sono molti personaggi di diverse nazionalità, e tutti parlano spesso nella loro lingua, quindi capita di avere intere scene in russo o cinese, per esempio.

Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio) dall’episodio 5.

Altro punto decisamente a favore sono i personaggi. I principali sono 9, anche se non compaiono sempre tutti in ogni episodio. Sono tutti interessanti e ben fatti, forse qualcuno, tipo Urich, un po’, come dire, stereotipizzato (lui non fa il reporter, lui è un reporter, nell’anima, eccetera). In particolare comunque ho trovato veramente interessante la figura del cattivo, Wilson Fisk. Ha problemi di collera, ma solitamente è molto calmo, si innamora ed è imbranato come un adolescente, non ha la minima esitazione ad ammazzare o far ammazzare qualcuno se rientra nel suo piano, ma è veramente convinto che sia per il “bene comune”, per un “domani migliore”. Anche il suo “lacché”, James Wesley, è un personaggio particolare, anche lui è spietato e sembra mancare totalmente di morale, ma ha un’ammirazione sconfinata per Fisk e per lui farebbe qualsiasi cosa. Se ho una critica da fare è che non so proprio come tanta gente possa continuare a seguire Fisk episodio dopo episodio vista la fine che spesso fa fare ai suoi “soci”!

Matt dopo un combattimento (episodio 10).

Potrei parlare tanto degli altri personaggi, ma salto e mi concentro solo su di lui, Matt Murdock, Daredevil, protagonista di questa serie di cui io proprio mi sono innamorata! Matt è un avvocato difensore, molto idealista ma anche molto realista, sa che non sempre la legge può vincere, almeno non da sola, e allora agisce di notte con una maschera sul volto. È cieco dall’età di 9 anni e questa menomazione l’ha portato a sviluppare “poteri” che gli permettono di fare cose strabilianti come per esempio capire dai battiti del cuore le intenzioni di una persona, seguire un suono specifico per tutta la città, sapere quante persone ci sono nell’edificio, cose così. La sua abilità nel combattimento e queste sue eccezionali qualità non lo rendono però invincibile, tutt’altro: Daredevil è un eroe che le prende da tutti e in continuazione! E anche questo aspetto mi è piaciuto tantissimo! Non perché sono sadica, porello, mi dispiace un sacco per lui, ma perché crea una figura di eroe molto umano, che si fa male, e non poco, ogni volta che affronta i cattivi, ma comunque ci va lo stesso. E si creano così delle scene di lotta veramente belle come quella del corridoio (episodio 2) in cui tra un’acrobazia e l’altra Matt è costretto ad appoggiarsi al muro e ansimare perché proprio non ce la fa.

Un’immagine della sigla con la giustizia bendata.

Lasciatemi sproloquiare ancora per un poco perché vorrei spendere due parole anche sulla sigla di questa serie, che mi è piaciuta molto. Le sigle delle serie tv ultimamente tendono un po’ a sparire, ci sono diverse serie che non ce l’hanno più, e quelle che ce l’hanno sicuramente non seguono più il vecchio schema con immagini dagli episodi e il nome dell’attore in sovrimpressione sotto la sua faccia, ma sono graficamente più elaborate e personalizzate senza immagini delgi attori (vedi Game of Thrones). Quella di Daredevil anche è così e a me è piaciuta molto. Vediamo un liquido rosso che cade disegnando immagini tridimensionali della città, della giustizia (bendata, quindi cieca anche lei), e infine di Daredevil. La musica è d’azione, non un vero e proprio crescendo ma comunque incalzante, e molto bella anche quella, tanto che l’ho messa come suoneria al cellulare!

Un primo piano di Matt mascherato dall’episodio 6.

Commento generale.

Una serie davvero ben fatta, lunga il punto giusto (13 episodi) per non essere né insoddisfacentemente corta né piena di puntate noiose. Mi sono piaciute molto le scene di lotta perché a differenza di altre serie e film di questo tipo sono sì sempre spettacolari però sono anche più realistiche, soprattutto lui, come ho detto, le piglia un sacco. Non per questo però è meno temibile, anzi, certe volte ci fanno vedere le cose dal punto di vista dei cattivi, e quando arriva lui quasi fa paura!

Questa stagione è stata eccezionale, onestamente non so se riusciranno a farne una seconda all’altezza, e non so neanche se le altre serie Marvel Netflix possano essere così belle, ma lo spero proprio tanto! :D

Curiosità

Anche in questa serie, come in ogni prodotto Marvel, Stan Lee fa un piccolo cameo, ma solo in foto, e se non l’avessi letto su IMDb non me ne sarei neanche accorta! Sta in una foto al 15° distretto.

Proprio mentre vedevo Daredevil è uscita The Defenders, la serie che unisce tutti i supereroi Marvel Netflix (Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist). Qualche tempo fa ho scaricato un gioco stupidino sul cellulare, Avengers Academy, ogni mese c’è un diverso evento ispirato a prodotti Marvel in uscita, e quindi stavolta ce n’era uno dedicato appunto ai Defenders, ed è stato divertente vedere che i personaggi del gioco dicevano le stesse frasi di quelli nella serie!

Episodio 1: Into the Ring (Sul ring)


Sceneggiatura: Drew Goddard
Regia: Phil Abraham
Guest Star: Peter McRobbie (Padre Lantom), Daryl Edwards (Detective Hoffman), Chris Tardio (Detective Blake), John Patrick Hayden (Jack Murdock), Skylar Gaertner (Giovane Matt), Nikolai Nikolaeff (Vladimir Ranskahov), Gideon Emery (Anatoly Ranskahov), Peter Shinkoda (Nobu), Wai Ching Ho (Madame Gao), Rob Morgan (Turk Barrett), Royce Johnson (Sgt. Brett Mahoney)
Marvel Cinematic Universe
Agents of S.H.I.E.L.D., 2.10: What They Become
Episodio 2: Cut Man →
Voto: 7

I’m not seeking penance for what I’ve done, Father. I’m asking forgiveness… for what I’m about to do.
Non sto cercando penitenza per quello che ho fatto, padre. Sto chiedendo perdono… per quello che sto per fare.
Matt Murdock
Di notte giustiziere mascherato, di giorno Matt Murdock con l’amico Foggy Nelson ha appena aperto uno studio legale tutto loro. I due sono a caccia di clienti, e quando la giovane Karen Page viene accusata dell’omicidio di un collega, decidono di credere nella sua innocenza e aiutarla.

L’inizio non mi ha convinto appieno: vediamo lui da bambino che perde la vista per salvare la vita a un uomo, e ho trovato un po’ esagerato che si comportasse da eroe è già da piccolo. Comunque il personaggio è interessante, e anche la trama, però non mi ha conquistato del tutto.

Viene nominato l’ “incidente“, ovvero la battaglia di New York.

Il titolo penso si riferisca al padre di Matt che era un pugile, e in senso figurato a lui che “entra sul ring” sia in campo lavorativo che nel suo ruolo di vigilante.

Episodio 2: Cut Man (Un improbabile alleato)


Sceneggiatura: Drew Goddard
Regia: Phil Abraham
Guest Star: Peter Gerety (Silke), John Patrick Hayden (Jack Murdock), Skylar Gaertner (Giovane Matt), Alex Falberg (Semyon), Moisés Acevedo (Santino), Kevin Nagle (Roscoe Sweeney), Susan Varon (Josie)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 1: Into the Ring
Episodio 3: Rabbit in a Snowstorm →
Voto: 9

I’m a nurse. Work the ER at Metro-General. A few weeks ago, cops bring in three men. Said they were robbing tourists, beating them up pretty bad. Apparently, a man in a black mask took issue with their activities and decided to step in. I counted nine broken bones between them. A few days after that, EMTs bring in a 19-year-old waitress, said some guy she knew waited for her after work in the parking lot, attacked her tried to drag her in the alley. She said she screamed and screamed, and a man in a black mask heard her and he saved her life. So, yeah, word’s getting around. And I want to believe in what you’re doing.
Claire Temple
In una delle sue incursioni notturne Matt viene gravemente ferito. Per fortuna lo trova in un cassonetto l’infermiera Claire Temple che lo ricuce e lo aiuta.

Questo episodio inizia in maniera molto interessante, con Matt parecchio malconcio che cade in un cassonetto. Questo ci porta ad introdurre il personaggio di Claire, che mi piace molto. Chissà se diventerà un personaggio ricorrente, ci vuole proprio qualcuno che sappia di lui e possa aiutarlo! Penso di sì comunque, essendo interpretata da Rosario Dawson.

Iniziamo a conoscere qualcosa di più dei suoi “poteri”, cioè i suoi sensi (eccettuata ovviamente la vista) estremamente sviluppati: gli permettono addirittura di capire cose come quanto lontano sta una determinata persona e se qualcuno è svenuto o cosciente.

Vediamo anche in questo episodio qualche flashback di quando è diventato cieco, e devo dire che mi mettono una certa angoscia! Conosciamo un po’ di più il padre, su cui Matt stesso aveva accennato qualcosa nella scorsa puntata. Jack Murdock era un pugile che, si era già capito, truccava gli incontri e perdeva a pagamento. Un giorno decide di non stare ai patti perché il figlio potesse sentirlo vincere almeno una volta, e questo ovviamente lo porterà a farsi ammazzare e onestamente mi pare un po’ esagerata questa cosa! Comunque dal flashback capiamo che Matt ha imparato a incassare da suo padre perché i Murdock le pigliano sempre.

Mi è piaciuta veramente veramente tanto la scena di lotta nel finale (il mio commento non è particolarmente spoiler, ma è comunque una scena che avviene a fine episodio, quindi se non volete sapere saltare il capoverso): Matt è ancora ferito ed esausto per le botte da cui l’ha curato Claire e mentre combatte tra un cazzotto e l’altro si appoggia al muro per riprendere fiato, fatica a respirare, ma come un opponente si avvicina riprende, per riposarsi di nuovo ad ogni occasione. Bella poi anche l’atmosfera: siamo in uno stretto corridoio con una luce verdognola, i personaggi ogni tanto spariscono dentro le stanze ma non li seguiamo, restiamo nel corridoio e sentiamo solo i rumori perché la telecamera non stacca mai, è tutta un’unica inquadratura. Ho letto che questa scena è un omaggio al film Oldboy (2003) e al suo remake Old Boy(2013): io credo di aver visto il primo, e mi era piaciuto molto anche se lo ricordo parecchio crudo e questa scena del corridoio non la ricordo con precisione. Comunque questa qui in Daredevil m’è piaciuta un sacco.

Questo secondo episodio già mi è piaciuto molto di più, adesso sì che sono presa da questo supereroe.

Il titolo di questo episodio, cut man, pensavo significasse tipo “uomo tagliato” e si riferisse a lui pesto e ferito, ma poi ho cercato su internet e ho scoperto che si tratta di un altro termine derivante dalla boxe (però scritto tutto attaccato, cutman) ed è la persona che controlla e tiene sano il pugile tra un round e l’altro, e quindi in questo caso il cutman è evidentemente Claire, e suppongo che l’orrendo titolo italiano si riferisca pure sempre a lei.

Una curiosità: il pugile contro cui combatte il padre di Matt si chiama Carl “Crusher” Creel. Il nome Creel mi sembrava familiare, ma pensavo che forse mi ingannasse l’assonanza con un altro pugile della fiction, Apollo Creed; invece Carl Creel è un personaggio di Agents of S.H.I.E.L.D., quello che poteva cambiare la propria pelle in qualsiasi materiale (visto l’ultima volta nell’episodio 3.12) e non può essere un caso, insomma, siamo sempre nell’universo Marvel, quindi suppongo sia lo stesso personaggio.

Episodio 3: Rabbit in a Snowstorm (Un coniglio in una tempesta di neve)


Sceneggiatura: Marco Ramirez
Regia: Adam Kane
Guest Star: Peter McRobbie (Padre Lantom), Rob Morgan (Turk Barrett), Adriane Lenox (Doris Urich), Geoffrey Cantor (Mitchell Ellison), Wendy Moniz (Jennifer Fisher), Alex Morf (John Healy), Suzanne H. Smart (Shirley Benson)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 2: Cut Man
Episodio 4: In the Blood →
Voto: 8

I’ve been preoccupied of late with, uh, questions of morality. Of right and wrong, good and evil. Sometimes the delineation between the two is a sharp line. Sometimes it’s a blur, and often it’s like pornography: you just know when you see it.
Sono stato preoccupato di recente con, ehm, problemi di moralità. Del giusto e sbagliato, del bene e del male. A volte la demarcazione tra i due è una linea nitida. A volte è una sfocatura, e spesso è come la pornografia: lo sai solo quando lo vedi.
Matt Murdock
Matt e Foggy accettano il caso di un uomo che è chiaramente un assassino, ma Matt vuole indagare su di lui e sui suoi datori di lavoro.

Episodio meno emozionante del precedente, ma comunque molto bello. Vediamo Matt e Foggy in tribunale, e Matt fa un’arringa molto convincente senza però mai dire davvero “il mio cliente è innocente”, o meglio, che era colpevole lo si sapeva per certo, bisognava solo dimostrare che aveva agito per legittima difesa, ma Matt in pratica non lo dice mai, dice soltanto che non ci sono prove per dire il contrario.

Conosciamo un nuovo personaggio in questo episodio, Ben Urich, un giornalista che aveva scritto contro la Union Allied. Karen lo contatta senza dire nulla a Matt e Foggy perché vuole continuare ad indagare sulla compagnia.

Conosciamo un po’ di più i “cattivi”. Innanzitutto è Wesley, il tirapiedi del misterioso uomo calvo, che contatta la Nelson e Murdock perché difendano quell’assassino. Poi vediamo di nuovo il misterioso uomo calvo e scopriamo il suo nome: Wilson Fisk.

Il titolo di questo episodio è molto bello, e deriva da un dialogo tra Fisk e una gallerista, Vanessa Marianna. Di fronte a un quadro che non è altro che diversi strati di tintura bianca, Vanessa ricorda uno scherzo da bambini: You hold up a white piece of paper and you ask, “What’s this?” A rabbit in a snowstorm. [Mostri un foglio di carta bianca e chiedi “Che cos’è?” Un coniglio in una tempesta di neve.] Quindi un coniglio in una tempesta di neve è qualcosa che c’è ma non si vede, un po’ come Fisk stesso, infatti ci tiene così tanto a tenere segreto il suo nome che l’uomo che alla fine lo rivela a Matt poi si uccide per paura delle conseguenze.

Episodio 4: In the Blood (Nel sangue)


Sceneggiatura: Joe Pokaski
Regia: Ken Girotti
Guest Star: Nikolai Nikolaeff (Vladimir Ranskahov), Gideon Emery (Anatoly Ranskahov), Alex Falberg (Semyon), David Vadim (Sergei), Tony Naumovski (Dmitry), Moisés Acevedo (Santino)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 3: Rabbit in a Snowstorm
Episodio 5: World on Fire →
Voto: 8,5

Karen Page: I read every big story with your byline. […] Hell, you pretty much brought down the Italian mob back when I was in diapers. Whatever happened to that reporter, Mr. Urich?
Ben Urich: He got old. And a hell of a lot less stupid.
Karen Page: Ho letto ogni grande storia con la sua firma. […] Cavolo, praticamente lei ha abbattuto la mafia italiana quando io usavo ancora i pannolini. Che cosa è successo a quel giornalista, signor Urich?
Ben Urich: È diventato vecchio. E un casino meno stupido.
Karen insiste ad indagare sulla Union Allied, mentre Fisk dimentica per un po’ i suoi affari e corteggia Vanessa. Intanto i russi cercano l’uomo mascherato, e trovano Claire.

Di nuovo un’allusione agli Avenger in questo episodio: Wesley dice ai russi che l’ “uomo mascherato” non dovrebbe essere così difficile da uccidere visto che non ha un’armatura di ferro o un martello magico.

Ritorna Claire, e ho notato che Rosario Dawson sta proprio nella sigla, quindi sì la vedremo ancora!

Wilson Fisk, il misterioso capo che avevamo intravisto nelle scorse puntate, aveva una faccia familiare ma non l’avevo proprio riconosciuto così senza capelli: è Vincent D’Onofrio! Comunque lui mentre ci prova con quella della galleria, Vanessa, in maniera così insicura e imbarazzata che mi fa strano! È spietato e senza scrupoli, però con la donna che gli piace sembra un adolescente alla sua prima cotta! Comunque è un personaggio interessante, e un po’ l’altra faccia della medaglia rispetto a Matt, infatti nel corso di questo episodio entrambi dicono di agire perché vogliono rendere la città un posto migliore.

Piccola curiosità: in questo episodio per la prima volta un personaggio si riferisce all'”uomo mascherato” chiamandolo “diavolo”, devil in inglese. Finora da tutti veniva chiamato solo l’uomo o il vigilante mascherato.

Episodio molto bello, questa serie ormai mi ha preso tantissimo!

Il titolo è molto semplice, ma non ho capito bene a cosa si riferisce.

Episodio 5: World on Fire (Un mondo in fiamme)


Sceneggiatura: Luke Kalteux
Regia: Farren Blackburn
Guest Star: Nikolai Nikolaeff (Vladimir Ranskahov), Rob Morgan (Turk Barrett), Royce Johnson (Sgt. Brett Mahoney), Wai Ching Ho (Madame Gao), Peter Shinkoda (Nobu), Chris Tardio (Detective Blake), Daryl Edwards (Detective Hoffman), Judith Delgado (Elena Cardenas), Amy Rutberg (Marci Stahl)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 4: In the Blood
Episodio 6: Condemned →
Voto: 9

Claire: How do you… I mean, I know that you’re blind, but you see so much. How?
Matt: I guess you have to think of it as more than just five senses. I can’t see, not like everyone else, but I can feel. Things like balance and direction. Micro-changes in air density, vibrations, blankets of temperature variations. Mix all that with what I hear, subtle smells. All of the fragments form a sort of… impressionistic painting.
Claire: Ok, but what does that look like? Like what do you actually see?
Matt: A world on fire.
Claire: Come fai… voglio dire, lo so che sei cieco, ma vedi così tanto. Come?
Matt: Immagino che si debba pensare a più di cinque sensi. Non posso vedere, non come tutti gli altri, ma posso sentire. Cose come equilibrio e direzione. Micro-cambiamenti nella densità dell’aria, vibrazioni, livelli di variazioni di temperatura. Mescola tutto questo con quello che sento, odori tenui. Tutti i frammenti formano una sorta di… pittura impressionistica.
Claire: Ok, ma com’è? Com’è quello che vedi veramente?
Matt: Un mondo in fiamme.
Nelson&Murdock hanno un nuovo caso: una vecchia signora vuole aiuto contro il suo padrone di casa che intende scacciare lei e tutti gli altri coinquilini con vessazioni e minacce. Intanto Fisk ha sparso la voce che ad uccidere Anatoly è stato l’uomo mascherato.

Finalmente Matt e Claire si baciano! Eravamo in attesa, ma com’era prevedibile non possono iniziare una relazione così e basta, lui ha questa “missione” e bla bla bla, che seccatura! :/

Alla fine dello scorso episodio Fisk aveva ucciso in maniera piuttosto cruenta Anatoly, uno dei due fratelli russi, perché l’aveva messo in imbarazzo di fronte a Vanessa. Ora fa credere a tutti, compreso Vladimir, il fratello di Anatoly, che l’assassino è il vigilante mascherato.

Foggy e Karen seguono il caso e sono costretti a parlare con gli avvocati di Tully, il padrone di casa: si tratta di un megastudio prestigioso in cui Matt e Foggy avevano lavorato appena laureati, e in cui lavora ancora Marci, la ex di Foggy. Lei sembra proprio il tipico avvocato da ricchi senza scrupoli, ma Foggy le tiene testa con un discorso fichissimo che sembra lasciarla molto impressionata!

Fisk ha uomini anche nella polizia, come in effetti era prevedibile, ma non immaginavo un coinvolgimento così drammatico: un sospettato chiede l’immunità in cambio del nome dell’uomo che c’è dietro tutto, e quando nomina Fisk i due detective fingono un attacco da parte sua e lo uccidono! Ci tiene veramente tanto all’anonimato il tipo! A proposito di Fisk, anche in questa puntata ci viene mostrato come lui e Matt siano complementari: la scorsa volta entrambi avevano detto di voler rendere la città un posto migliore, stavolta Matt, che è il buono, dice che ama fare del male (anche se Claire non gli crede) mentre Fisk, il cattivo, dice che odia fare del male ma gli è necessario.

A fine episodio Matt va da Vladimir, viene coinvolto in un’esplosione e viene fermato dalla polizia!

Il titolo è bello e molto chiaro: Matt dice che con i suoi sensi “vede” il mondo in fiamme. Può riferirsi però anche al finale in cui Fisk fa fuori tutti i russi con svariate esplosioni nella città, quindi un mondo in fiamme un po’ più letterale.

Episodio 6: Condemned (Condannati)


Sceneggiatura: Joe Pokaski e Marco Ramirez
Regia: Guy Ferland
Guest Star: Nikolai Nikolaeff (Vladimir Ranskahov), Chris Tardio (Detective Blake), Daryl Edwards (Detective Hoffman), Geoffrey Cantor (Mitchell Ellison), Judith Delgado (Elena Cardenas), Suzanne H. Smart (Shirley Benson)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 5: World on Fire
Episodio 7: Stick →
Voto: 9

That’s what makes you dangerous. It’s not the mask, it’s not the skills, it’s your ideology. The lone man who thinks he can make the difference.
È questo che ti rende pericoloso. Non è la maschera, non sono le abilità, è la tua ideologia. L’uomo solitario che pensa di poter fare la differenza.
Fisk a Matt
Mentre Foggy e Karen portano la signora Cardenas in ospedale, Matt cerca di tenere in vita Vladimir perché vuole informazioni da lui.

Questo episodio inizia immediatamente dopo il precedente, con Matt che sfugge ai poliziotti portandosi Vladimir. I due passano praticamente tutto il tempo insieme in questa puntata. Alla fine Vladimir arriverà a “fidarsi” in un certo senso di lui e rivelagli il nome del commercialista di Fisk, Leland Owlsley.

Foggy e Karen accompagnano la vecchia signora in ospedale dove scoprono che anche Foggy è ferito ma per lo shock non se n’era reso conto. Niente di grave per fortuna. In ospedale i due incontrano Claire ma ovviamente non sanno della loro amicizia comune.

Urich continua ad indagare, e trovo molto interessante il supporto visivo da lui usato: una lavagna con tutte le concatenazioni che riesce a trovare tra i vari “personaggi” rappresentati da carte da gioco. Il Re sta in cima a tutto, con un punto interrogativo, ma noi sappiamo che è Fisk.

Abbiamo in questo episodio il primo contatto tra Matt e Fisk: si parlano via radio. Fisk riconosce l’affinità tra di loro, anche se Matt giustamente la nega.

Il titolo penso si riferisca al fatto che l’uomo mascherato viene “condannato” dall’opinione pubblica, ma in italiano è stato reso plurale, quindi forse non so di riferisce un po’ alla situazione generale che peggiora?

Episodio 7: Stick (Stick)


Sceneggiatura: Douglas Petrie
Regia: Brad Turner
Guest Star: Scott Glenn (Stick), Peter Shinkoda (Nobu), Skylar Gaertner (Giovane Matt), Judith Delgado (Elena Cardenas), Jasson Finney (Stone)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 6: Condemned
Episodio 8: Shadows in the Glass →
Voto: 8

Stick: You wanted a father and I wanted a soldier.
Matt: Then I guess we were both disappointed.
Stick: Tu volevi un padre e io volevo un soldato.
Matt: Allora immagino che siamo rimasti entrambi delusi.
Ritorna in città una vecchia conoscenza di Matt: si tratta di Stick, un guerriero cieco che l’ha preso sotto la sua ala da bambino e gli ha insegnato a sfruttare i suoi poteri.

Un altro cieco che combatte: all’inizio mi sembrava un po’ assurdo, ma invee ecco che scopriamo che non è un caso, è infatti l’uomo che ha insegnato a Matt che la cecità poteva essere un vantaggio. In questo episodio abbiamo infatti un sacco di flashback, non ne avevamo da un po’. Questo Stick è un po’ esaltato, addestrava Matt alla guerra fin da piccolo, senza considerare che era solo un ragazzo orfano (vedi frase che ho riportato su). Stick chiede a Matt di aiutarlo a distruggere una potentissima arma che i giapponesi hanno portato a New York, il Black Sky. Dal mistero su quest’arma avevo intuito che potesse trattarsi di una persona e non di una cosa, ma non immaginavo fosse un ragazzino, e Stick vuole ucciderlo, ma Matt ovviamente si oppone. Stick trova che questo suo rifiuto a uccidere una debolezza.

Dopo quello che ha fatto Fisk negli ultimi episodi (le esplosioni e i poliziotti uccisi) incolpando l’uomo mascherato ora i giornali lo chiamano “il Diavolo di Hell’s Kitchen”.

Karen porta Foggy da Ben Urich, quindi ora anche lui è al corrente della loro indagine.

A fine episodio vediamo che Stick risponde a un uomo con tante cicatrici sulla schiena, e parlano di una “porta”, non so se metaforica o che, che deve aprirsi.

In uno dei flashback viene nominata la madre di Matt: la suora dell’istituto dove è finito il ragazzo dopo la morte del padre dice che la madre non è morta ma “quella è un’altra storia”. Chissà cosa le è successo!

Il titolo di questo episodio è il nome del nuovo personaggio, Stick.

Episodio 8: Shadows in the Glass (Nell’ombra)


Sceneggiatura: Steven S. DeKnight
Regia: Stephen Surjik
Guest Star: Domenick Lombardozzi (Bill Fisk), Angela Reed (Marlene Fisk), Cole Jensen (Giovane Wilson Fisk), Keenan Jolliff (Bernie Walker), Matt Gerald (Melvin Potter), Wai Ching Ho (Madame Gao), Peter Shinkoda (Nobu), Chris Tardio (Detective Blake), Daryl Edwards (Detective Hoffman), Royce Johnson (Sgt. Brett Mahoney)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 7: Stick
Episodio 9: Speak of the Devil →
Voto: 8,5

Ben Urich: You got a name?
Matt: Wilson Fisk.
Ben Urich: Never heard of him.
Matt: Because he doesn’t want you to. That’s what makes him dangerous. Living in the shadows, no one knowing who he is.
Ben Urich: Said the man in the mask.
Ben Urich: Hai un nome?
Matt: Wilson Fisk.
Ben Urich: Non l’ho mai sentito.
Matt: Perché lui non lo vuole. È questo che lo rende pericoloso. Vivere nell’ombra, senza che nessuno sappia chi è.
Ben Urich: Disse l’uomo con la maschera.
Scopriamo di più sul passato di Fisk, mentre nel presente si trova a dover risolvere un altro “problema”. Intanto Karen e Foggy mettono a parte anche Matt sull’indagine riguardante la Union Allied.

L’episodio inizia con una mattinata tipo di Fisk: si sveglia da un incubo e si calma guardando il quadro comprato da Vanessa, il Coniglio in una tempesta di neve. Si prepara la colazione nella sua cucina perfetta, la mangia nella sua sala da pranzo perfetta, poi si veste (possiede vestiti tutti uguali!), poi si guarda allo specchio e si vede come un ragazzino insanguinato. Durante l’episodio vedremo che aveva un padre stupido e violento che lui stesso ha ucciso a martellate per proteggere la madre. Dice a Vanessa che porta sempre i suoi gemelli per ricordarsi di non diventare come lui: epic fail! XD Comunque la sera dell’omicidio il padre l’aveva messo in castigo a fissare la parete, e quella parete bianca e pitturata male ricorda molto il Coniglio in una tempesta di neve!

La notte delle esplosioni Fisk ha fatto uccidere diversi poliziotti per poter dare la colpa all’uomo mascherato. Uno di questi però, il detective Blake, non è morto ma il coma. In questo episodio si sveglia e ovviamente Fisk teme che possa parlare di lui. Decide allora di mandare ad ucciderlo proprio il suo collega, il detective Hoffman. I due erano amici fin dall’infanzia, ma di fronte alle minacce di Fisk Hoffman cede, uccide il collega (e per un tempismo sfortunato di nuovo la colpa va all’uomo mascherato) e poi scompare.

Ancora una volta un finale che riesce grandemente a sorprendermi. Matt nelle vesti dell’uomo mascherato è riuscito a convincere Urich a scrivere un articolo su Fisk perché la gente possa conoscerlo e lui non possa più nascondersi dietro l’anonimato, ma ecco che lui fa la mossa più geniale e si rivela pubblicamente per primo, ovviamente come benefattore e filantropo. Ora il piano di Matt di smascherarlo e farlo odiare non può più funzionare.

Il titolo significa letteralmente “ombre nel vetro”. L’ombra, come penso abbia interpretato il titolo italiano, si riferisce immagino alla situazione di Fisk che resta nascosto. Non capisco la menzione del vetro, forse qui glass ha un significato diverso, tipo lente, o bicchiere? Non capisco, e mi secca perché è proprio un bel titolo!

Episodio 9: Speak of the Devil (Parli del diavolo)


Sceneggiatura: Christos N. Gage e Ruth Fletcher
Regia: Nelson McCormick
Guest Star: Peter McRobbie (Padre Lantom), Peter Shinkoda (Nobu), Royce Johnson (Sgt. Brett Mahoney), Judith Delgado (Elena Cardenas), Tom Walker (Francis), Susan Varon (Josie)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 8: Shadows in the Glass
Episodio 10: Nelson v. Murdock →
Voto: 9.5

There is a wide gulf between inaction and murder, Matthew. Another man’s evil does not make you good. Men have used the atrocities of their enemies to justify their own throughout history. So the question you have to ask yourself is: are you struggling with the fact that you don’t wanna kill this man, but have to? Or that you don’t have to kill him, but want to?
C’è un ampio divario tra l’inazione e l’omicidio, Matthew. Il male di un altro non ti rende buono. Gli uomini hanno usato le atrocità dei loro nemici per giustificare le proprie durante la storia. Quindi la domanda che devi porre a te stesso è: stai lottando con il fatto che non vuoi uccidere quest’uomo, ma devi? O con il fatto che non devi ucciderlo, ma vuoi?
Padre Lantom a Matt
Dopo che Fisk si è rivelato al mondo rendendo vano il piano di Matt di smascherarlo, lui comincia a pensare che potrebbe rendersi necessaria un’azione più drastica per fermare Fisk.

L’episodio inizia in maniera drammatica: Matt sta combattendo contro un ninja vestito di rosso. Durante l’episodio vediamo come Matt è arrivato a trovarsi in quella situazione, mentre ogni tanto vediamo altri momenti del combattimento in cui Matt se la vede brutta.

In questo episodio si fa principalmente quello che dice il titolo: si parla del Diavolo. In senso più o meno letterale parlando con Padre Lantom, che Matt va a trovare diverse volte nel corso della puntata, perché sta seriamente valutando l’eventualità di uccidere Fisk. In senso un po’ più figurato perché si parla del Diavolo di Hell’s Kitchen: Karen è sicura che sia innocente, ma Foggy non ne è convinto.

Vanessa e Matt alla galleria d’arte.

Matt va alla galleria d’arte di Vanessa anche in questo caso per “parlare del Diavolo”, ovvero di Fisk, ma le cose non vanno proprio come immaginava perché in questo modo scopre che Fisk ha dei sentimenti, ama ed è amato, quindi diventa molto più umano ai suoi occhi e molto meno “diavolo”. Inoltre, Fisk in persona arriva alla galleria e abbiamo quindi il loro primo incontro faccia a faccia, anche se lui è Murdock e non l’uomo mascherato. Comunque questa scena è molto interessante anche perché Vanessa gli “mostra” un quadro che, nella sua descrizione, sembra quasi riflettere l’attuale situazione mentale di Matt. Ecco il loro dialogo:

Vanessa: So, give me an idea what you’re after. [Allora, mi dica cosa sta cercando.]
Matt: I’m not sure. [Non ne sono sicuro.]
Vanessa: Good… art isn’t furniture. If you knew exactly what you were looking for, you’d be just decorating. Art should speak to you… move you. This one, for example. One of my favorite pieces. [Bene… l’arte non è un mobile. Se lei sa esattamente quello che cerca, starebbe solo decorando. L’arte dovrebbe parlarle… commuoverla. Questo qui, per esempio. Uno dei miei pezzi preferiti.]
Matt: Describe it to me. [Me lo descriva.]
Vanessa: Imagine a sea of tonal reds. The color of anger… of rage… but also the color of the heart… of love… hope. This strikes the perfect balance between the two. [Immagini un mare di rossi tonali. Il colore dell’ira… della rabbia… ma anche il colore del cuore… dell’amore… della speranza. Questo enfatizza l’equilibrio perfetto tra i due.]
Matt: I don’t know, it sounds aggressive [Non lo so, sembra aggressivo.].
Vanessa: All depends on your point of view. [Dipende tutto dal suo punto di vista.]

Fisk chiede a Nobu, il giapponese, di fornirgli qualche “esperto” per aiutarlo a liberarsi dell’uomo in nero, da cui il ninja di inizio episodio. Per attirarlo in trappola Fisk fa uccidere Elena, la vecchia signora di cui stavano seguendo il caso contro il padrone di casa. Questo è quello che convince Matt dopo tutti i ripensamenti che deve uccidere Fisk, ma, come detto, trova il ninja. E il ninja è Nobu stesso, ed è veramente un avversario incredibile, anche perché combatte con delle lame, mentre Matt torna ad usare i legni, certo non stanno alla pari. E infatti viene ripetutamente e gravemente ferito. Alla fine riesce a sconfiggerlo, per la gioia di Fisk che in realtà volevo solo liberarsi del giapponese. Esausto e sanguinante Matt combatte anche contro Fisk, perde, ma riesce a fuggire.

Il finale dell’episodio mi ha emozionato molto: Foggy mezzo ubriaco va da Matt, sente dei rumori sospetti all’interno, si preoccupa, entra dal tetto e trova l’uomo mascherato che sviene! Sta per chiamare la polizia ma poi lo guarda bene, gli leva la maschera e scopre quindi che è Matt!

Il titolo è come ho detto molto attinente alla puntata, bello e molto azzeccato!

Episodio 10: Nelson v. Murdock (Nelson contro Murdock)


Sceneggiatura: Luke Kalteux
Regia: Farren Blackburn
Guest Star: Phyllis Somerville (Mrs. Vistain), Wai Ching Ho (Madame Gao), Geoffrey Cantor (Mitchell Ellison), Susan Varon (Josie), Suzanne H. Smart (Shirley Benson), Adriane Lenox (Doris Urich), Jonathan Walker (Senatore Randolph Cherryh)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 9: Speak of the Devil
Episodio 11: The Path of the Righteous →
Voto: 9.5

Foggy: We are both one day gonna be fine, upstanding members of the legal profession. El grande… How do you say “lawyers” in Spanish?
Matt: Lawyers? Abogados.
Foggy: El grande avocados!
Matt: [laughs] That’s not Spanish, that’s fruit.
Foggy: Pfft. It’s a vegetable at best.
Foggy: Andremo alla grande, virtuosi membri della professione legale. El grande… Come si dice “avvocati” in spagnolo?
Matt: Avvocati? Abogados.
Foggy: El grande avocado!
Matt: [ride] Quello non è spagnolo, è un frutto.
Foggy: Pfft. Al massimo è un vegetale.
Foggy e Matt cercano di chiarirsi, mentre dei flashback ci mostrano il loro passato insieme. Urich sta pensando di mollare tutto per poter stare con la moglie, ma Karen non demorde. Intanto Fisk sta avendo problemi con i suoi collaboratori, ormai ridotti a Leland Owlsley e Madame Gao.

Povero Matt! Deve vedersela con un infuriato Foggy mentre è pure più acciaccato che mai!

Il titolo di questo episodio non prometteva nulla di buono, Nelson vs Murdock preannunciava qualcosa di molto triste e così è stato. E trovo quasi crudele farci vedere tutti quei flashback di quando si sono incontrati all’università, di com’erano amici e felici mentre nel presente stanno litigando di brutto. Belli però i flashback, vediamo non solo il loro primo incontro ma altri episodi all’università, e poi il loro primo lavoro per quello studio legale di avvocati-squalo, e quando l’hanno lasciato, e il tovagliolo di cui parlavano nell’episodio scorso con la bozza dell’insegna del loro studio legale. Bello anche il modo in cui si passava dal passato al presente, sempre con una scena collegata, per esempio un personaggio che si sta alzando nel presente e quando è in piedi è nel passato (o viceversa, non ricordo), cose così.

Un altro flashback interessante è quando Matt racconta la prima volta che ha indossato una maschera per fare giustizia (spoiler: le ha prese anche quella volta, ma è riuscito comunque nel suo intento).

Karen cerca di convincere Urich a non mollare e lo porta con una scusa in una lussuosissima casa di cura dove vive… la madre di Fisk! Che quindi non è morta! E rivela l’uccisione del padre da parte di Fisk ragazzino.

Questa scena mi ha colpito per la sua infinita simmetria!

Fisk e Madame Gao hanno un’altra lunga conversazione in cinese, alla fine della quale lei lo lascia con qualcosa di simile a una minaccia. Più tardi Fisk sta partecipando a una serata di beneficenza dove diverse persone vengono avvelenate, compresa Vanessa. Sarà stata Gao?

L’episodio finisce in maniera molto triste con Foggy che abbandona Matt e lo studio, sentendosi troppo tradito per fidarsi ancora dell’amico. :(

Un paio di curiosità. Nel flashback in cui i Nostri lavoravano per lo studio legale senz’anima il cliente che stavano difendendo era la Roxxon, una compagnia che nel mondo Marvel si è già sentita (molto famosa nei fumetti), ovviamente dalla parte dei cattivi! Nell’ufficio di Urich vediamo alle sue spalle appesi sulla parete due articoli, probabilmente firmati dal giornalista, su “Il terrore di Harlem” (L’incredibile Hulk) e “La Battaglia di NY” (The Avengers).

Matt rivela a Foggy dell’intenzione che aveva di uccidere Fisk, che ora sa che era un errore, e lo assicura che non ha mai ucciso nessuno. Tecnicamente però ha ha ucciso Nobu visto che è stato lui, e immagino volontariamente, a far scoccare dal lampadario le scintille che hanno dato fuoco al ninja. Forse però semplicemente la differenza era che in quel caso si era trattato di legittima difesa e non di omicidio a sangue freddo.

Episodio 11: The Path of the Righteous (Il sentiero dei giusti)


Sceneggiatura: Steven S. DeKnight e Douglas Petrie
Regia: Nick Gomez
Guest Star: Peter McRobbie (Padre Lantom), Rob Morgan (Turk Barrett), Tom Walker (Francis), Amy Rutberg (Marci Stahl), Matt Gerald (Melvin Potter), Susan Varon (Josie)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 10: Nelson v. Murdock
Episodio 12: The Ones We Leave Behind →
Voto: 9

Matt: [God] made each and every one of us with a purpose, didn’t he? A reason for being.
Father Lantom: I believe so, yes.
Matt: Then why did he put the Devil in me? Why do I feel it in my heart and my soul clawing to be let out if that’s not all part of God’s plan?
Matt: [Dio] ha fatto ognuno di noi con uno scopo, giusto? Una ragione per esistere.
Padre Lantom: Io lo credo, sì.
Matt: Allora perché ha messo il diavolo in me? Perché lo sento nel mio cuore e nella mia anima che graffia perché lo faccia uscire se non è tutto parte del piano di Dio?
Matt riflette sulla sua missione, Foggy si allontana sempre più, Karen non demorde. Dall’altra parte Fisk soffre al capezzale di Vanessa ancora in fin di vita.

Mentre riflette sul futuro del suo studio, Foggy va a letto con Marci, che sembra sempre senza cuore ma allo stesso tempo veramente presa da lui…

Claire ritorna per ricucire un po’ Matt che voleva “testare” la sua libertà di movimento. I due parlano e Claire mette in chiaro ancora una volta che non intende iniziare una relazione con lui, anche se sarà sempre disponibile per aiutarlo con le ferite. Sarà veramente la fine di questa storia d’amore? Io punto sul no. Spero solo però che non rimarranno un tira e molla infinito.

Matt torna di nuovo in chiesa, vuole chiarire la lotta che sente dentro di sé, dice di sentirsi il Diavolo nel cuore e nell’anima, in un certo senso ammette quello di cui sia Claire che Foggy l’hanno accusato, e cioè che quello che fa gli piace al di là della questione della necessità, del salvare la città. Dopo aver meditato prende una decisione. Durante lo scontro con Fisk Matt l’aveva ferito con l’arma di Nobu ma a parte qualche taglio nella giacca non si era fatto niente, e da questo Matt ha dedotto che deve indossare una sorta di armatura particolare, leggera, che non limita i movimenti, e decide di scoprire chi gliel’ha fatta per farsene fare una anche lui. E questo ci porta ad una scena per me bellissima che mi ha commosso molto. Avevamo già visto qualche episodio fa il sarto di Fisk, stava facendo un vestito per Leland, che l’aveva descritto come uno con mezzo cervello. In effetti vediamo che Melvin Potter, questo il suo nome, ha evidentemente un ritardo mentale, e a me le persone così fragili messe in situazioni violente mi fanno una pena infinita. Lui e Matt lottano perché Melvin lo attacca quando lo trova nel suo studio, perché dice nessuno può stare lì. Quando Matt, dopo averne, come sempre, prese tantissime, riesce ad atterrarlo, Melvin comincia a piangere come un bambino, è spaventato perché teme che Fisk possa fare del male a una persona che gli è vicina, Betsy, ora che l’uomo mascherato è venuto da lui. E mi ha commosso molto il modo in cui Matt, dopo che si sono picchiati duramente e Melvin aveva cercato di ucciderlo, gli si avvicina, gli parla gentilmente e lo consola. Certo, non posso negare che Matt aveva anche un secondo fine, voleva convincerlo ad aiutarlo, però è stato comunque tenero e poi non gli mente mai, non dice: se mi fai un vestito di sicuro riuscirò a fermare Fisk. Dice onestamente che è quello che vuole fare, e pensa di poterci riuscire. E finalmente Matt avrà un’armatura!

Dopo tutto questo pippone, l’episodio comunque non è finito, c’è un’altra cosa importante di cui parlare: la madre di Fisk gli telefona, e Wesley prende la chiamata, c’è qualcosa che non va, lui prende una pistola e si assenta senza dire nulla al capo. E io ho paura! E facevo bene perché Wesley rapisce Karen e la minaccia, e poi fa una mossa stupidissima mettendola in condizioni di prendere la sua pistola e KAREN GLI SPARA! Questa non me l’aspettavo proprio!

Il titolo dell’episodio si rifà evidentemente al percorso scelto da Matt, perché insomma onestamente il solo dire “il sentiero del giusto” mi fa pensare a un campo minato, a qualcosa che facilmente può essere deviata nello “sbagliato”. Diversa l’opinione di Padre Lantom: Nothing drives people to the church faster than the thought of the Devil snapping at their heels. Maybe that was God’s plan all along. Why he created him, allowed him to fall from grace to become a symbol to be feared warning to us all, to tread the path of the righteous. [Nulla conduce le persone in chiesa più velocemente del pensiero del Diavolo che ti alita sul collo. Forse questo era il piano di Dio fin dall’inizio. Il motivo per cui l’ha creato, gli ha permesso di cadere dalla grazia per diventare un simbolo da temere per avvertirci tutti, per percorrere il cammino dei giusti.]

Episodio 12: The Ones We Leave Behind (Quelli che ci lasciamo alle spalle)


Sceneggiatura: Douglas Petrie
Regia: Euros Lyn
Guest Star: Phyllis Somerville (Mrs. Vistain), Royce Johnson (Sgt. Brett Mahoney), Wai Ching Ho (Madame Gao), Tom Walker (Francis), Amy Rutberg (Marci Stahl), Susan Varon (Josie), Geoffrey Cantor (Mitchell Ellison), Adriane Lenox (Doris Urich)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 11: The Path of the Righteous
Episodio 13: Daredevil →
Voto: 9

Wind blows the hardest the closer you get to the mountain top.
Il vento soffia più forte più ti avvicini alla cima.
Leland Owlsley
Karen fa i conti con quello che le è successo, Matt continua la sua lotta puntando ai cinesi, Foggy continua per conto suo le indagini, mentre Fisk cerca l’assassino di Wesley.

Non c’entra nulla, ma in questa puntata, molto più frequentemente che nel resto della serie, un sacco di persone sorprendono altre persone alle spalle ed è tutto un “saltare di paura ma oh meno male sei tu” (quasi sempre almeno).

Karen si porta dentro il peso enorme di aver ucciso un uomo, e sceglie di non confidarlo a nessuno. Spinge però Ben a pubblicare al più presto un articolo per esporre Fisk perché giustamente ha molta paura di quello che le può succedere, ma Ben non sono fallisce nel convincere il suo editore, viene anche licenziato.

Dal suo punto di vista Wilson Fisk adesso sta vedendo il suo mondo cadere: prima Vanessa viene ferita (comunque in questo episodio vediamo che si riprende completamente) e adesso gli manca Wesley. Avendo però spie dappertutto, scopre che Urich è stato a trovare sua madre, va da lui e lo uccide!!!

Foggy continua ad evitare Matt, ma non il caso e fa una mossa inaspettata (almeno per me): chiede aiuto a Marci, che sorprendentemente dopo un’iniziale comprensibile contrarietà decide di aiutarlo lavorando di nascosto contro il suo studio legale.

Matt sta scalando la malavita per arrivare al “Re” previsto da Urich, ovvero Fisk: prima i russi, poi i giapponesi, adesso va contro i cinesi. Insegue una dei loro corrieri ciechi in una scena molto bella perché sente la musica della macchina che l’ha caricata correndo sui tetti tra l’altro senza costume da Diavolo di Hell’s Kitchen (che è come lo chiamano ora). Pensavo però che avrebbe aspettato di avere la nuova tuta prima di agire di nuovo, invece eccolo che va, ma Madame Gao lo becca e ci riceve pure da lei!!! Ma povero, pure una vecchia col bastone lo picchia! Comunque non ottiene nulla e torna allo studio estremamente affranto e turbato, e confessa a Karen che non ce la fa a fare quello che deve fare (senza specificare di che si tratta) da solo. Poverino!!!! Spero che lui e Foggy risolvano prima della fine della stagione, perché odio vederli separati!

Il titolo di questo episodio è molto triste, e penso si riferisca ai lutti di diverso tipo dei vari personaggi: Fisk che compiange Wesley, Matt e Foggy che non si parlano più, e probabilmente anche Urich nel finale.

C’è un errore in un dialogo che mi ha dato molto fastidio. È in questa frase di Leland Owlsley: Do what you want. I could honestly care less. È un errore purtroppo molto comune nell’inglese parlato di oggi, ma in una serie così curata e per bocca di un personaggio chiaramente istruito che normalmente dà peso alle parola che use, mi ha irritato. L’errore, per chi non lo sapesse, è che “I could care less” significa “potrebbe importarmene di meno”, cioè un poco mi importa, mentre il senso della frase è “non me ne potrebbe importare di meno” (come diciamo anche in italiano), quindi “I couldn’t care less”.

Episodio 13: Daredevil (Daredevil)


Sceneggiatura: Steven S. DeKnight
Regia: Steven S. DeKnight
Guest Star: Peter McRobbie (Padre Lantom), Daryl Edwards (Detective Hoffman), Rob Morgan (Turk Barrett), Royce Johnson (Sgt. Brett Mahoney), Tom Walker (Francis), Amy Rutberg (Marci Stahl), Matt Gerald (Melvin Potter), Geoffrey Cantor (Mitchell Ellison), Adriane Lenox (Doris Urich), Jonathan Walker (Senatore Randolph Cherryh)
Marvel Cinematic Universe
← Episodio 12: The Ones We Leave Behind
Agents of S.H.I.E.L.D., Episodio 11: Aftershocks →
Voto: 10

This is the part when law meets reality.
Matt
Matt pian piano si avvicina sempre di più a Fisk, che rimane sempre più da solo.

Ultima puntata della stagione! Dico sempre che le serie con stagioni brevi sono migliori, e lo confermo, però… di già!!!!

Leland ha sempre parlato con Fisk senza mostrare paura, criticava palesemente senza preoccuparsi, cosa che per esempio a Nobu è costata la vita. Pensavo fosse sciocco da parte sua, invece aveva un piano: ha nascosto Hoffman come garanzia. In effetti è stato in pratica l’unico ad aver steso facilmente l’uomo mascherato (ok Matt era distratto perché aveva sentito Stick, ma comunque c’è riuscito!), e poi ha amministrato tutta la vita soldi di delinquenti, insomma, non è certo uno sprovveduto. Però quando Fisk scopre che è stato lui in combutta con Gao a cercare di uccidere Vanessa, lo ammazza senza pensarci due volte.

Foggy va a cercare Matt, ritornano a collaborare!!!! Evviva!!!! :DDDDD Ritornano ad agire per via legale, ma poi quando serve, come spiega Matt, arriva la parte in cui la legge incontra la realtà, e interviene l’uomo mascherato che riesce a salvare Hoffman dagli uomini di Fisk, e abbiamo due scene molto molto belle. La prima quella in cui, dopo aver abbattuto tutti gli assalitori, Matt lentamente sposta la sedia di fronte a Hoffman per sedersi e parlare tranquillamente con lui, che se ne sta lì tutto ricoperto di sangue ancora spaventato a morte. La seconda bella scena viene poco dopo: Hoffman si consegna alla polizia e rivela tutto quello che sa su Fisk e tutti gli uomini che pagava (e i suoi avvocati sono Nelson e Murdock, ovviamente!) e l’FBI arresta tutti sulle note di Nessundorma!

Fisk racconta alle guardie che lo stanno scortando in prigione la parabola del Buon Samaritano spiegando che lui ha sempre pensato di essere il samaritano del titolo ma che ora si rende conto che non è così, e pensavo stesse avendo forse un momento forse di profonda onestà: spiega che lui è the ill intent who set upon the traveler on a road that he should not have been on [l’intento malato che ha posto il viaggiatore su una strada che non avrebbe dovuto percorrere]. Ehe?!?!

Finalmente in questo episodio arriva il costume! Sono contenta che l’armatura lo aiuti a proteggersi, e poi che come lui stesso ha detto adesso è un simbolo, però devo dire che mi piaceva un sacco prima anche perché era vestito in maniera raffazzonata! E poi anche il fatto di tornare sempre pesto e acciaccato era una sua caratteristica! Però povero, meglio così! Comunque, va ad affrontare Fisk quando questi sfugge all’arresto, e io mi chiedevo: lo ucciderà o no? La soluzione più facile sarebbe che Fisk morisse ma non direttamente per mano sua, però sarebbe stata una scappatoia troppo facile, diciamo pure un po’ vigliacca: o lo mettevano dentro legalmente di nuovo oppure Matt lo uccide dannandosi. Sarà la prima, e devo dire ne sono felice!

Il titolo è abbastanza ovvio, ma mi ha fatto molto piacere perché finora ogni volta per riferirmi a lui dovevo dire “l’uomo mascherato”, “l’uomo in nero” o “il diavolo di Hell’s Kitchen”! Il nome ovviamente deriva di nuovo dai giornali, e significa “spericolato, temerario”, ed è diciamo il giusto passaggio dal negativo “devil”, ora che tutti si sono resi conto che non è lui il cattivo.

Informazioni sulla serie

Matt in chiesa a parlare con Padre Lantom (episodio 11).

Serie creata da Drew Goddard

Titolo: Daredevil
Titolo originale: Marvel’s Daredevil
Stagione: 1/?
Episodi: 13
Anno: 2015
Paese: USA
Canale: Netflix
Genere: supereroi, azione, fantascienza
Sigla: John Paesano

Attori: Charlie Cox (Matt Murdock), Deborah Ann Woll (Karen Page), Elden Henson (Foggy Nelson), Toby Leonard Moore (James Wesley), Vondie Curtis-Hall (Ben Urich), Bob Gunton (Leland Owlsley), Ayelet Zurer (Vanessa Marianna), Rosario Dawson (Claire Temple), Vincent D’Onofrio (Wilson Fisk)

Link alla serie: sito ufficialeWikipediaIMDb

Un po’ di frasi

Heroes and their consequences are why we have our current opportunities.
Gli eroi e le loro conseguenze sono il motivo per cui abbiamo le attuali opportunità.
Leland Owlsley
(Episodio 1)

Claire: That’s what I’m talking about. Okay, I find a guy in a dumpster who turns out to be some kind of blind vigilante who can do all this really weird shit like smell cologne through walls and sense whether someone’s unconscious or faking it. Slap on top of that, he can take an unbelievable amount of punishment without one damn complaint.
Matt: The last part’s the Catholicism.
Claire: Questo è quello di cui sto parlando. Okay, trovo un tizio in un cassonetto che si rivela essere una sorta di vigilante cieco che può fare tutte queste strane cazzate come sentire l’odore di colonia attraverso le pareti e sapere se qualcuno è incosciente o sta fingendo. Sbattutto in cima a tutto ciò, può sostenere una quantità incredibile di punizioni senza una dannata lamentela.
Matt: L’ultima parte è il cattolicesimo.
(Episodio 2)

I need to be the man this city needs.
Ho bisogno di essere l’uomo di cui questa città ha bisogno.
Matt
(Episodio 5)

General rule… guys who wear masks have something to hide, and it usually ain’t good.
Regola generale… i tizi che indossano maschere hanno qualcosa da nascondere, e di solito non è qualcosa di buono.
Foggy Nelson
(Episodio 6)

There are no heroes, no villains. Just people with different agendas.
Non ci sono eroi, né nemici. Solo persone con diversi programmi.
Ben Urich
(Episodio 7)

It is the clever man who plays the fool. And a foolish woman… who does not recognize it.
È l’uomo intelligente che gioca a fare lo sciocco. E una donna stupida… che non lo riconosce.
Madame Gao
(Episodio 8)

Foggy: Matt wouldn’t understand. You know what he would say.
Karen: No, that we’re being stupid.
Foggy: I prefer the term “foolheartedly provocative.”
Karen: Yeah, that’s lawyer talk for stupid.
Foggy: Matt non capirebbe. Sai cosa direbbe.
Karen: No, che stiamo agendo da stupidi.
Foggy: Preferisco il termine “imprudentemente provocatorio”.
Karen: Sì, questo è avvocatese per stupido.
(Episodio 8)

Wesley: If he’s still in the city, we’ll find him.
Fisk: If he isn’t?
Wesley: We’ll still find him. It might just take a little longer.
Wesley: Se è ancora in città, lo troveremo.
Fisk: E se non lo è?
Wesley: Lo troveremo comunque. Potrebbe solo volerci un po’ di più.
(Episodio 9)

Father Lantom: “Like a muddied spring or a polluted fountain is the righteous man who gives way before the wicked.” Proverb 25-something, I never can remember.
Matt: Meaning righteous men have a duty to stand up to evil.
Father Lantom: One interpretation. Another is that when the righteous succumb to sin, it is as harmful as if the public well were poisoned.
Padre Lantom: “Il giusto che vacilla davanti all’empio, è come una fontana torbida e una sorgente inquinata.”. Proverbio 25-qualcosa, non mi ricordo mai*.
Matt: Significa che gli uomini giusti hanno il dovere di resistere al male.
Padre Lantom: Una interpretazione. Un’altra è che quando i giusti soccombono al peccato, è tanto dannoso come se il pozzo pubblico venisse avvelenato.
(Episodio 9)

Episodio 10 Leggi

Marci: Grunts don’t count as words, Foggy Bear.
Foggy: Please don’t call me that.
Marci: I’ll call you whatever I damn well please.
Foggy: Okay, just… can you do it with your inside voice, without speaking?
Marci: That’s a very asshole thing to say. I’m impressed.
Foggy: Sorry.
Marci: And now you’ve ruined it.
Marci: I grugniti non contano come parole, Orsetto Foggy.
Foggy: Per favore non chiamarmi così.
Marci: Io ti chiamo come diavolo mi piace.
Foggy: Ok, solo… puoi farlo con la tua voce interiore, senza parlare?
Marci: Questa è una cosa davvero stronza da dire. Sono impressionata.
Foggy: Scusa.
Marci: E ora l’hai rovinato.
(Episodio 11)

Father Lantom: How you holding up?
Matt: Like a good Catholic boy.
Father Lantom: That bad, huh?
Padre Lantom: Come te la cavi?
Matt: Come un bravo ragazzo cattolico.
Padre Lantom: Così male, eh?
(Episodio 13)

Episodio 13 Leggi


* Per la cronaca: Prv 25,26.

Argomenti


2 commenti per Daredevil, stagione 1

  1. Katerina scrive:

    Sono contenta che alla fine l’hai vista :D ricordo che eri un po’ scettica.
    Concordo con tutto quello che hai scritto (anche sulle recensioni singole degli episodi, ma li ho visti troppo tempo fa per poter commentare quelle), e per me Daredevil è una delle migliori – se non la migliore – serie sui supereroi in televisione.
    Sulla seconda stagione… la prima metà io l’ho trovata meravigliosa ai livelli della prima, la seconda un po’ meno. Ma sono io il problema: una serie che non solo è tratta da un fumetto, ma che in continuity ha pure gli dei norreni che vengono a fare casino sulla Terra, un procione e un albero che combattono nello spazio e un neurochirurgo che è divetato stregone, e mi lamento perchè ad un certo punto si vede che è tratta da un fumetto XD

    • Phoebes scrive:

      Sì è vero non ero convinta ma mi ha veramente conquistato!
      Per la seconda stagione ti saprò dire, per ora sto andando in ordine e sto guardando Jessica Jones. Comprendo comunque il tuo commento, è vero che sono serie tratte da fumetti, ma il fatto che a volte te lo dimentichi è effettivamente un punto a loro favore, quindi quando viene a mancare capisco che ci puoi rimanere male! :D


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