scritto da Phoebes
giovedì 7 Febbraio 2019
alle 21:45
Categoria : Sallustio


di Sallustio

Titolo: La congiura di Catilina
Titolo originale: De coniuratione Catilinae
Genere: storico, saggio
Autore: Gaio Sallustio Crispo (Wikipedia)
Nazionalità: romana (antica)
Anno prima pubblicazione: 43-40 a.C
Ambientazione: Roma, 62 a.C.
Personaggi: Lucio Sergio Catilina
Casa Editrice: Newton Compton
Traduzione e cura: Silvia Perezzani e Sandro Usai
Introduzione: Lidia Storoni Mazzolari
Copertina: Cesare Maccari, Cicerone apostrofa Catilina (particolare)
Pagine: 96 (effettive, cioè senza il testo a fronte: 59)
ISBN: 88-7983-497-5
Provenienza: comprato in libreria, non ricordo la data precisa ma probabilmente a metà degli anni 90
Note: edizione integrale con testo latino a fronte
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSANOBII
inizio lettura: 1 febbraio 2019
fine lettura: 6 febbraio 2019


Statui res gestas populi Romani carptim, ut quaeque memoria digna videbantur, perscribere; […] Igitur de Catilinae coniuratione, quam verissume potero, paucis absolvam.

Decisi di scrivere i fatti storici di Roma, per sommi capi, a seconda che sembrassero degni di memoria […]. E dunque esporrò, quanto più possibile attenendomi alla realtà, con brevità la congiura di Catilina.

(Capitolo IV, pagine 20-21)

Sallustio racconta della congiura ordita da Catilina ai danni dello stato alcuni decenni prima.

Frontespizio miniato di un manoscritto del De bello Catilinae (“la guerra di Catilina”, altro titolo con cui è conosciuta quest’opera), copiato da Bartolomeo San Vito per Bernardo Bembo nel 1471-84, custodito nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

Ho sempre amato molto i classici, specie quelli antichi. Comprai questo libro probabilmente quando ero al liceo (mille mila anni fa), forse fomentata dai miei studi classici, ma poi non so perché non l’ho più letto, e sono andata a ripescarlo solo ora, complice la recente lettura de I giorni del potere e la sfida Randomly 2019.

Non è stata una lettura che definirei propriamente entusiasmante, ma comunque piacevole.

Non ricordavo proprio in che periodo fossero accaduti gli avvenimenti narrati in questo libro, e ho scoperto che vengono non molto dopo quelli de I giorni del potere, Catilina era stato un sillano, quindi immagino che questa storia me la ritroverò penso non direttamente nel successivo ma probabilmente in quello dopo. Vabbè, questo non c’entra nulla, torniamo a noi.

Sallustio ripercorre le ultime fasi della congiura, ma soprattutto analizza la situazione politica e culturale dell’epoca per scovare i prodromi di questo tentato colpo di stato. Dice infatti lui stesso a pagina 78-79 (capitolo LIII):

A me è sempre piaciuto interessarmi, leggendo e ascoltando, delle cose straordinarie e avventurose compiute dai Romani, in pace e in guerra, per terra e per mare; ma badai pure ad indagare le cause che determinarono tali avvenimenti.

[Sed mihi multa legenti, multa audienti quae populus Romanus domi militiaeque, mari atque terra, praeclara facinora fecit, forte lubuit adtendere quae res maxume tanta negotia sustinuisset.]

Catilina è presentato come un uomo malvagio, e se quello che Sallustio dice di lui è vero, non possiamo dargli torto: tra le altre cose pare che per compiacere la sua nuova moglie abbia ucciso il proprio figlio avuto dal precedente matrimonio. Però per Sallustio Catilina è anche un prodotto dei suoi tempi, e fa un excursus storico per spiegarci come si è arrivati a tanta depravazione di costumi. Infatti Lidia Storoni Mazzolari nell’introduzione ci dice che Sallustio non approvava i mezzi di Catilina, ma ne condivideva la protesta contro un regime corrotto che stava portando alla rovina dello stato. Infatti anche se non manca mai di sottolineare quanto malvagi fossero Catilina e gli altri congiurati, Sallustio comunque non lesina delle lodi quando capita l’occasione, per esempio riporta il discorso ai congiurati di Catilina che presenta temi di giustizia e salvezza della patria, gli stessi condivisi da Sallustio, e nella battaglia finale elogia il fatto che i congiurati combattono con coraggio e con onore.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da me tempo fa, dedicato al personaggio di Greg Sanders, uno dei miei preferiti di C.S.I..

Sicuramente nei miei 5 anni di Liceo qualche traduzione di Sallustio mi sarà capitata, ma non ne ho memoria, quindi non so se lo trovavo facile o difficile, fatto sta che qui ho veramente faticato a ritrovare nel testo originale a fronte le frasi che leggevo in italiano. Forse anche per il fatto che la traduzione è stata resa più leggibile (sicuramente il libro scorre con facilità) e per questo maggiormente rielaborata. Se da una parte sono contenta di non aver “sofferto” durante la lettura, mi dispiace un po’ non essere riuscita a capire se lo stile di Sallustio era artefatto o no.

Mi è rimasta a fine lettura l’impressione di una contraddizione nel pensiero di Sallustio: da una parte il governo è corrotto e quindi non è certo da difendere, dall’altra però quelli che vogliono un cambiamento, un colpo di stato, sono ancora più perversi e le loro azioni sono assolutamente da condannare e anche se come ho detto quando se lo meritano li loda, in nessun modo li considera persone quantomeno decenti. Indubbiamente, penso, per Sallustio le loro azioni sono così esecrabili (pianificano anche di dare fuoco alla città) che anche se il fine può essere condivisibile non si possono assolutamente tollerare. Devo dire che la penso come lui.

La mia edizione è quelle dei vecchi “100 pagine 1000 lire”, adoravo questi libri, ne ho comprati tantissimi a suo tempo. A vederla adesso questo tipo di copertina mi sembra proprio antiquato: quelle più nuove (ma comunque sempre vecchie) sono già più moderne, quelle degli odierni 99 centesimi sono ancora più belle.

Cicero Denounces Catiline by MrErixon

Però io a queste vecchie qui, le prime credo di questo formato così economico, ci sono molto affezionata, e comunque non mi dispiace col suo sfondo marmorizzato, anche se l’immagine è proprio piccolina. Comunque in questo libro qui l’immagine è tratta da un quadro, Cicerone apostrofa Catilina di Cesare Maccari. Qui a lato vedete una rielaborazione dell’opera, mentre sulla copertina è rappresentato solo un particolare, quello di Catilina che, mentre Cicerone pronuncia, immagino, le sue famose Catilinarie, si ritrova completamente isolato col vuoto intorno a lui tra i seggi del senato. Mi piace molto come immagine!

Sul titolo non ho molto da dire, solo che è l’esatta traduzione dell’originale, e che molto semplicemente dice tutto.

Double page opening of ‘Catiline’. by University of Glasgow Library

Commento generale.

Stranamente, le parti in cui Sallustio racconta gli avvenimenti, quando quindi c’è un po’ d’azione, mi sono risultate le più noiose. Ho grandemente preferito le riflessioni sul contesto storico che ha portato alla degenerazione dei costumi e al fiorire di congiure. Questo perché, come mi accade sempre con i classici, quello che amo di più nel leggerli è ritrovare situazioni e sentimenti dei nostri giorni. Il governo corrotto, lo sfacelo dei costumi, come non identificarsi? Infatti, anche se ho dato un voto bassino al libro, perché come ho detto in parte l’ho trovato noioso, le frasi che mi sono piaciute (e che riporto alla fine) sono stata non poche, in un libro così piccolo.

Insomma, ben lungi dall’essere uno dei miei classici preferiti, ma una lettura piacevole.

Mini recensione

Oggi come ieri: o tempora, o mores!

Sfide

Un po’ di frasi

Omnis homines qui sese student praestare ceteris animalibus, summa ope niti decet ne vitam silentio transeant veluti pecora, quae natura prona atque ventri oboedientia finxit.
Per tutti coloro che mirano a emergere su altri esseri viventi, è conveniente applicarsi con fortissimo impegno al fine di non trascorrere la vita senza lasciare memoria di sé, a guisa di bestie che la natura ha formato prone a terra e dedite unicamente alla preoccupazione del cibo.
[incipit]

La vita è breve ma viene resa più lunga dal ricordo che di noi lasciamo.
Vita ipsa qua fruimur brevis est, memoriam nostri quam maxume longam efficere.
(Capitolo I, pagine 16-17)

In primo luogo è necessario che le parole siano adeguate ai fatti realmente accaduti.
Primum, quod facta dictis exaequanda sunt.
(Capitolo III, pagine 18-19)

Ai potenti, infatti, risulta più sospetta l’onestà che la depravazione e per loro la virtù altrui è fonte di angoscia.
Nam regibus boni quam mali suspectiores sunt, semperque eis aliena virtus formidulosa est.
(Capitolo VII, pagine 22-23)

Per contro, i contemporanei, uomini davvero inetti e scellerati, hanno portato via agli alleati tutti i beni, a cui pure gli eroi antichi, per quanto vincitori, rinunciavano; questo, ora, avveniva, data la convinzione che la supremazia si dimostra coll’oltraggio.
At hi contra, ignavissumi homines, per summum scelus omnia ea sociis adimere, quae fortissumi viri victores reliquerant: proinde quasi iniuriam facere, id demum esset imperio uti.
(Capitolo XII, pagine 28-29)

Coloro che si trascinano nell’ozio e nell’indolenza, pregano al vento, poiché gli dèi nutrono sdegno e disprezzo per questo genere di persone.
Ubi socordiae te atque ignaviae tradideris, nequiquam deos implores; irati infestique sunt.
(Capitolo LII, pagine 76-77)

Preferiva essere retto più che sembrarlo, così che egli quanto meno inseguiva la fama, tanto se la guadagnava.
Esse quam videri bonus malebat; ita, quo minus petebat gloriam, eo magis illum sequebatur.
(Capitolo LIV, pagine 80-81)

A nessuno, se non per il vincitore, la guerra si muta in pace.
Nemo nisi victor pace bellum mutavit.
(Capitolo LVIII, pagine 84-85)

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2 commenti per La congiura di Catilina

  1. Katerina scrive:

    È il genere di classico da cui sono attratta ma che temo. Però sono anche quelli che, a prescindere dal gradimento, mi fa sempre piacere aver letto :)


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