scritto da Phoebes
domenica 24 Febbraio 2019
alle 20:51
Categoria : Landolfi

Scene della vita di provincia
di Tommaso Landolfi

Titolo: La pietra lunare
Sottotitolo: Scene della vita di provincia
Genere: fantasy
Autore: Tommaso Landolfi (sito ufficialeWikipedia)
Nazionalità: italiana
Anno prima pubblicazione: 1939
Ambientazione: montagne del frusinate, 1937
Personaggi: Giovancarlo Scarabozzo, Gurù
Casa Editrice: Adelphi
Pagine: 152
ISBN: 978-88-459-1176-7
Provenienza: Amazon, 6 marzo 2014
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSANOBII
inizio lettura: 7 febbraio 2019
fine lettura: 24 febbraio 2019


Quando c’è la luna fuori della finestra chiusa succedono cose strane, e meravigliose, cioè insomma ci sono cose che corrono navigano girano per conto loro mentre noi dormiamo. Non è strano questo? Non è strano anche che si possa dormire mentre la luna attraversa il cielo?
Gurù

(Pagina 31)

Dopo una prima esperienza un po’ ostica ma tutto sommato soddisfacente, ho voluto riprovare con questo autore, solo per confermare che purtroppo non fa per me!

Una visita a casa di alcuni parenti è l’occasione per il giovane Giovancarlo di incontrare Gurù, una ragazza selvaggia ed enigmatica che forse nasconde qualcosa che va oltre il regno del visibile.

Ho iniziato questa lettura con una certa apprensione, e forse mi sono lasciata condizionare, sta di fatto che il romanzo non mi è piaciuto. Non è brutto in valore assoluto, ho potuto intuirne le caratteristiche che ne fanno un’opera importante, ma evidentemente non è proprio il mio genere, questo fantastico italiano fatto di tradizioni, superstizioni e “magie” molto legate alla natura.

La Pietra Lunare by Medusa81

La trama parte dall’incontro tra questi due giovani, qualche flashback sulla storia locale, per poi soffermarsi su un’unica, intensa ed inquietante nottata che i due passano insieme sulle montagne, insieme a fantasmi di briganti e animali mannari.

L’ambientazione non è specificata, ci sono i nomi delle montagne, che personalmente non ho riconosciuto, e i paesi sono citati solo con l’iniziale. Essendo Landolfi originario di Pico, cittadina delle colline frusinati, forse il P. dove si svolgono buona parte della vicende è proprio la sua città natale. Ma diciamo tutto questo è poco importante, anzi, rimanendo le località senza nome si accresce il senso di mistero. la natura è molto molto presente, le descrizioni degli interni sono poche mentre quando siamo all’esterno si dilungano per pagine e pagine, con dovizia di particolari.

I personaggi principali sono il giovane poeta (e forse per questo predisposto ad accostarsi al soprannaturale) e Gurù, che per mancanza di una definizione migliore definirò una strega. Il nome Giovancarlo, lo ammetto, mi ha fatto ridere la prima volta che l’ho letto, mi ricordava i nomi composti strani di Sio, ma poi mi ci sono abituata. A parte questo, non m’è piaciuto granché, non l’ho trovato per niente incisivo. Gurú è sicuramente un personaggio molto più affascinate, sia la sua componente umana che quella fantastica e animalesca, ma soprattutto è questa sua doppia natura a renderla un personaggio interessante. È proprio quando con gli occhi di Giovancarlo scopriamo che la ragazza ha gambe di capra che la storia ha cominciato a interessarmi un poco, anche se poi per riprendere l’argomento ci sono volute un sacco di pagine. Sicuramente la cosa che ho apprezzato di più di questo personaggio è stata la sua selvatichezza: vive sulla montagna, di notte preferisce stare fuori, specie nelle notti di luna, conosce tutte le erbe e tutti i passaggi. Questo personaggio ha senza dubbio costituito l’avvio di qualcosa di intrigante per me che però poi non ha avuto prosecuzione. Peccato!

La pietra di luna, una varietà di adularia. Non so se è questa la pietra lunare del titolo, ma di sicuro è molto bella.

Lo stile di Landolfi è allo stesso tempo la cosa che più ho apprezzato e che più mi ha infastidito. Nel commento a Il Mar delle Blatte e altre storie avevo detto che avevo sentito descrivere il suo stile come “ricco” ma a me questa caratteristica non era particolarmente saltata agli occhi. Invece in questo romanzo la cosa mi è parsa evidentissima! Specie nelle descrizioni naturalistiche il lessico di Landolfi è spesso oserei dire opulento, e… un po’ noioso. Per esempio per più di 5 pagine seguiamo i protagonisti in un percorso sulle montagne, e, davvero, io capisco la bellezza della sontuosa descrizione della natura fatta seguendo il loro cammino, ma ho arrancato con particolare fatica in quelle pagine. Più avanti c’è tutta una parte in cui Giovancarlo si trova al buio (essenzialmente noi guardiamo tutto dal suo punto di vista) e i dialoghi assumono diverse colorazioni per lui che cerca di vedere con gli altri sensi. Anche stavolta, trovo l’espediente e le descrizioni molto affascinanti, ma anche qui ho provato più fatica che piacere a leggere queste pagine.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura.

La casa editrice Adelphi ha sicuramente tanti lati positivi, ma le copertine non sono certo uno di questi, almeno per quanto riguarda la grafica visto che, a parte il colore, sono tutte uguali. Bella però perché di cartone ruvido, il tipo che preferisco. Il titolo del libro è molto bello, sicuramente mi aveva intrigato molto e spinto a comprarlo, ma è un poco fuorviante perché questa pietra lunare nel romanzo non appare quasi mai, mentre è la luna ad essere più importante.

Commento generale.

Anche se riconosco la bravura di Landolfi, mi rendo conto che il suo stile proprio non fa per me. La storia mi ha fornito qualche sprazzo di interesse ma nel complesso non mi ha convinto, e lo stile dell’autore mi ha reso la lettura più ostica. Ho fatto veramente fatica a finirlo, un libriccino di 150 pagine che mi ha fatto l’effetto di un mattone. Peccato, ma evidentemente io e questo autore non andiamo d’accordo.

Mini recensione

Riconosco la bellezza, ma provo solo noia

Sfide

Un po’ di frasi

«Buonasera buonasera, da quanto tempo! come va?». Lo zio, in maniche di camicia a con certi pantaloni incartapecoriti che gli torcevano le gambe come quelle dei cavallerizzi, reggendo la porta con una mano, coll’altra faceva grandi gesti di benvenuto e poi d’invito a entrare.
[incipit]

Il vento il vento! […] È un’ala immensa che è passata, di quell’uccello dove sarà il corpo e dove arriverà l’altra ala? È un sospiro mozzato. Sotto l’altra ala vivono certo altri uomini altri animali altre pietre, passando così egli ci ricongiunge a loro un momento, ci dà notizie di loro, il presentimento d’altre gioie altre vite e altri dolori.
Gurù
(Pagina 62)

explicit Leggi

Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione; ché pochi possono esser grandi, e nelle arti e nella poesia forse nessuno, se non sono dominati dalle illusioni.
Dall’appendice Dal giudizio del Signor Giacomo Leopardi sulla presente opera
(Pagina 151)

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