scritto da Phoebes
sabato 14 Luglio 2007
alle 19:21
Categoria : Faletti

di Giorgio Faletti

«Le persone non cambiano, Charlie.»
[…]
«Hai ragione. Nessuno cambia. A volte però qualcuno si ritrova.»
April e Charles Owl Begay

Quando la colonizzazione dell’America da parte degli europei si estese a macchia d’olio verso l’Ovest, ebbe la sua giustificazione, e quindi anche il suo slogan: possedere quelle terre per l’uomo bianco era un diritto inalienabile, “un evidente destino”. Evidente destino in cui, evidentemente, non erano compresi i pellerossa, che da esso sono stati lasciati “fuori”. Ecco, quindi, la spiegazione del titolo del libro. Già solo per questo, a mio parere, merita di essere comprato!
Già dal titolo, infatti, inizia il mio amore per i libri di Faletti. Io uccido rimane per me ancora insuperato come emozioni e anche come particolarità del titolo, ma questo occupa un bel secondo posto (mi è piaciuto infatti assai più di Niente di vero tranne gli occhi).
Una serie di morti misteriose ed inquietanti colpisce la cittadina di Flagstaff, in Arizona. Jim Mackenzie, per metà bianco e per metà Navajo del Clan del Sale, ritorna nella sua città natale per il funerale del nonno. E suo malgrado si ritroverà coinvolto nelle indagini, e dovrà, manco a dirlo, fare i conti con il suo passato e con se stesso.
Questo libro di Faletti, come molti mi avevano preannunciato, è assai diverso dagli altri, e non solo per la massiccia presenza del soprannaturale. Ma non per questo, come dicevo, mi è piaciuto di meno, né mi ha “spiazzato”, come un po’ temevo. I personaggi, come sempre, mi sono tutti piaciuto moltissimo, nel bene e nel male; ho avuto in special modo un debole per Alan Wells e Silent Joe.
Nel complesso, come ho detto, il libro mi è piaciuto un bel po’, anche se ho trovato il finale piuttosto triste. Era prevedibile che fosse Jim il discendente di Eldero, questo s’era capito, però non mi aspettavo invece che alla fine dovesse morire per sistemare le cose!!! M’è troppo dispiaciuto!!!
Come ho già avuto modo di dire, anche in una recente intervista (scusate se me la tiro un po’, ma fa così fico dire così!!!), amo molto lo stile di Faletti, e anche in Fuori da un evidente destino non sono rimasta delusa. Mi piace un sacco persino il suo modo di scrivere i ringraziamenti!
Il libro, contrariamente a quanto avevo detto nel post precedente, ho iniziato a leggerlo prima di finire I Fratelli Karamazov, perché purtroppo, come ho detto nel precedente post, sono stata ricoverata di nuovo, e mi sembrava proprio la lettura adatta ad una degenza in ospedale, così me lo sono divorato!

Prima di scrivere come sempre qualche frase che più mi ha colpito, stavolta volevo fare un po’ la spocchia e far notare un errorino, una svista che m’è saltata all’occhio nella lettura del romanzo. La madre di Curtis Lee (non vi dico nulla sul personaggio, per non spoilerare) a pag. 410 della mia edizione (I MINI, € 5,4), rigo 6, si chiama Catherine. Poi, a pag. 413, rigo 7-8, il suo nome diventa Gwendolyn.
Tutto qui, niente di che, che v’aspettavate? ;)

Informazioni sul libro

Il segnalibro qui a destra è quello che ho usato durante la lettura.

Anno: 2006
Casa Editrice: Baldini Castoldi Dalai
sito ufficiale dell’autore: Giorgio Faletti
Fuori da un evidente destino su aNobii

Un po’ di frasi

Ma il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai. E che ogni uomo, anche quando è solo, ha comunque la sua anima come compagna di viaggio.

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