scritto da Phoebes
lunedì 8 Giugno 2009
alle 22:25
Categoria : Blissett, Wu Ming

Q

di Luther Blissett (alias Wu Ming)

Altai


— Capitano… Dimmi che quello per cui ci siamo battuti non era sbagliato.
— Non l’ho mai pensato, nemmeno per un momento.

Balthasar e Gert

Europa, prima metà del XVI secolo. Guerre, rivolte, proteste, ribellioni, utopie, sogni, speranze, amore, soldi, avventure. E un tradimento.
Il protagonista dai mille nomi racconta in prima persona le vittorie e le sconfitte, e Q, il suo antagonista, lo segue come un’ombra, una minaccia.
Più di questo non riesco a fare per delineare la trama, non riesco a riassumerlo più dettagliatamente, c’è troppo in questo libro!

Ho scaricato Q dal sito dei Wu Ming, e ho iniziato a leggerlo circa un annetto fa, perché ero davvero molto curiosa di conoscere questo collettivo di scrittori. Avevo letto Stella del mattino, scritto dal solo Wu Ming 4, e American Parmigiano, scritto da tutto il collettivo, ma breve, solo un racconto. Ero quindi decisa a cimentarmi con i Wu Ming più “veri”, e c’ho provato col loro primo romanzo, pubblicato quando ancora il nome Wu Ming non era stato scelto, e si chiamavano Luther Blissett (non mi dilungo sui significati di questi nomi, è spiegato tutto qui).
Giunta all’incirca a metà libro, ho deciso che era troppo bello per “rovinarlo” con la lettura al pc, così l’ho abbandonato nell’attesa di avere tra le mani la versione cartacea. Finalmente poi l’ho comprato, e quest’anno l’ho ricominciato, ovviamente dall’inizio, e non me ne sono pentita neanche un po’. Bello bello bello!
Un libro che è cominciato a piacermi già prima di iniziare, quando ho letto la nota: E’ consentita riproduzione, parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica ad uso personale dei lettori, purché non sia a scopo commerciale.

Ma veniamo al libro in sé.
La mia ignoranza sulle vicende storiche dell’epoca è stata un pochino colmata dalla sempre fedele wikipedia. Ogni tanto quasi mi pentivo, però, di andare a informarmi, temendo che questo potesse in un certo senso “spoilerarmi”! ;) Per fortuna non è stato così, i colpi di scena me li sono potuti godere ugualmente!
La Q del titolo sta per Qoèlet, ed è il “nome” con cui una spia di Giovanni Pietro Carafa firma sempre le sue lettere.

La storia non procede in maniera lineare, almeno nella prima parte, viene fuori pian piano dai ricordi o dai racconti del protagonista/narratore, con spostamenti e salti temporali, sempre un po’ avanti e un po’ indietro. Mentre lo leggevo sul pc, poiché scorreva più lentamente di una normale lettura, questa cosa mi aveva causato un po’ di confusione. Nel ricominciare il libro, invece, forse anche perché un po’ la storia ormai la sapevo, tutto questo palesarsi a poco a poco della vita del protagonista ha aggiunto ancora più fascino alla storia! Continuo a chiamarlo “protagonista”, senza dire il nome, perché in effetti “il Nostro&” (potrei chiamarlo così) un nome non ce l’ha, o meglio, ne ha molti, ma quello “vero”, il primo, non lo sappiamo.
Nel 1525 diventa Gustav Metzger. Nel ’27 Lucas Niemanson, poi Thomas Puel e Lienhard Jost. Nel 1532 è Gerrit Boekbinder, detto Gert dal Pozzo. Nel ’38, Lot, come il personaggio biblico che non deve guardarsi indietro, ma presto abbandona questo nome per lanciarsi in una nuova avventura col nome di Hans Grüeb. Nel 1545 prende il nome di Ludwig Schaliedecker, trasformato in Ludovico a Venezia. Nel 1547 diventa Tiziano Rinato. Infine, nel 1555 è Ismael Il-Viaggiatore-del-Mondo.

Q invece mantiene sempre lo stesso nome, ma resta quasi del tutto anonimo finché, dopo oltre metà libro (a pagina 412 nella mia versione) finalmente parla anche lui: non abbiamo più solo le lettere indirizzate a Carafa, ma il suo diario. E l’inizio di questo diario è citato nell’incipit, quel “Nell’affresco sono una delle figure di sfondo”. Questa cosa, sapere che alla fine della storia, quando il Nostro nel 1555 rievoca tutte le vicende, ha con sé il diario di Q, ha contribuito ad aumentare l’attrattiva e il fascino che questi due personaggi avevano già per me. Q in particolare si arricchisce di umanità e personalità col suo diario, la storia diventa ancora più sua.

I personaggi di questo libro sono tutti molto ben collocati nella loro epoca, sia quelli realmente esistiti che quelli inventati, e ognuno di loro è, a modo suo, assai affascinante! Ovviamente tra tutti spiccano prepotentemente Q e soprattutto il Nostro. Per tutta la durata del libro viviamo sempre con lui, e non ho potuto fare a meno di adorarlo, nel bene e nel male è una persona straordinaria, e tutto sommato lo è più nel bene che nel male. E anche se non capisco verso la fine se quando torna a predicare ci crede ancora o desidera solo la vendetta, la passione che mette in ogni cosa è ammirevole e coinvolgente.
Ma dall’inizio del diario in poi, e soprattutto nelle pagine finali, dopo la scoperta della sua identità, Q sale alla ribalta come mio personaggio preferito. Anche se ad un certo punto, riflettendoci un po’, avevo capito quale poteva essere la sua vera identità, l’emozione del rincorrersi dei due non era minore, e il capitolo col momento della rivelazione della sua identità, mi ha comunque tenuta col fiato sospeso, così come il capitolo precedente, il primo e unico in tutto il libro narrato in terza persona!
Mi piace davvero moltissimo il Q maturo, pentito in un certo senso, o forse solo disilluso, che decide di passare dall’altra parte, e aiutare il Nostro a mettere Carafa fuori gioco.
Insomma, Q è davvero un bellissimo personaggio!! Non per niente, è lui che dà il titolo al libro! :)

Gli ultimi capitoli li ho centellinati il più possibile, vedevo assottigliarsi le pagine che mancavano, e mi dispiaceva moltissimo sapere di dover abbandonare questo libro! Per fortuna ho letto su internet che i Wu Ming stanno scrivendo il seguito di Q, e la cosa ovviamente non può che riempirmi di gioia! Spero vi ritroveremo qualcuno dei personaggi che questo libro mi ha insegnato ad amare, e il finale di Q, con “Ismael”, “Josséf” e “Samuele” (ma Duarte? Dov’è?) a Istanbul, pronti a buttarsi nel commercio del caffè, fa ben sperare da questo punto di vista!

I Wu Ming si riconfermano dei gran narratori, e a parte questo famigerato seguito, voglio assolutamente leggere altro di questo collettivo! Anche se ho un po’ paura che nessun altro libro sarà all’altezza di questo! S’è capito che m’è piaciuto veramente tanto? Forse potrei esprimere meglio la mia ammirazione con le parole di uno dei personaggi, Eloi:

Il tuo racconto […] mi ha mozzato il fiato. Non riuscivo neanche a dormire dopo che ci eravamo congedati a notte alta. Ecco perché amo coloro che sanno raccontare una storia, con le parole, il pennello o la penna […] e ora quella storia l’ho vissuta anch’io.

Scheda del libro


Titolo: Q
Autore: Wu Ming (sito ufficiale)
Nazionalità: italiana
Anno prima pubblicazione: 1999
Ambientazione: Europa, XVI secolo
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 643
Link al libro: ANOBII

Un po’ di frasi

Fuori dall’Europa, 1555
Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è piú stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.
[incipit]

L’andirivieni di anime in cerca di rassicurazione indigna a morte un giovane frate agostiniano, dottore all’università di Wittenberg. Non può tollerare l’osceno mercato messo in piedi da Tetzel, con stemma e bolla papale in bella vista.
31 ottobre 1517, il frate affigge alla porta settentrionale della chiesa di Wittenberg novantacinque tesi contro il traffico delle indulgenze, scritte di suo pugno.
Si chiama Martin Lutero. Con quel gesto ha inizio la Riforma.
Un punto d’origine. Memorie che ricompongono i frammenti di un’epoca. La mia. E quella del mio nemico: Q.

Questa fatica, che torna ad addentarmi, l’avevo scordata, annullata dalla forza di chi si arrampica oltre l’orlo della disfatta.

In questa vita ho imparato una cosa sola: che l’inferno e il paradiso non esistono. Ce li portiamo dentro dovunque andiamo.

Il Regno di Dio non è qualcosa che si attende: non ha ieri o domani, e non giunge nemmeno tra mille anni. È l’esperienza di un cuore.
Eloi citato da Balthasar

Gli uomini provano impressione del sangue, per questo fanno la guerra, cercano di scongiurarne il terrore. Le donne no, devono vedere scorrere il proprio a ogni cambio di luna.
Ursula Jost

La sconfitta non rende ingiusta una causa.

L’Apocalisse non è un obiettivo da raggiungere, è in mezzo a noi. Negli ultimi vent’anni ho sentito tanto gridare all’Apocalisse, che se oggi venisse davvero, ci vorrebbe del bello e del buono per riuscire a distinguerla dalla sorte quotidiana riservata agli uomini. Il vero Regno di Dio comincia qui, – punta l’indice sul petto, – e qui, – si tocca la fronte. – Essere puri non significa separarsi dal mondo, condannarlo, per obbedire ciecamente alla legge di Dio: se vuoi cambiare il mondo degli uomini devi viverlo.
Eloi

Il medico spagnolo Michele Serveto ha descritto gli italiani come diversi tra loro in tutto: governo, lingua, costumi e tratti somatici. Ci unirebbe soltanto l’antipatia degli uni verso gli altri, la mancanza di coraggio in guerra e la spocchia verso gli ultramontani.
Pietro Perna

Io sono un libraio, vado in giro, vedo un sacco di gente, vendo i libri, scopro talenti nascosti sotto montagne di carta… Io propago idee. Il mio è il mestiere piú rischioso del mondo, capito?, sono responsabile della diffusione dei pensieri.
Pietro Perna

Non sottovalutate la curiosità degli uomini, amici miei, può muovere le montagne…
Pietro Perna

Bisogna scoprire come va a finire, giocarsi la sorte e la vita per dare a esse un significato. Per motivare tutte le sconfitte e anche ciò che resta da vivere.

La paura può essere un’alleata, se ti serve a essere piú cauto e piú astuto. Se ti caghi addosso, il nemico ti troverà seguendo la puzza di merda.

Dovunque, e per tutti, la stessa guerra. Costoro, io tra essi, sono i piú fortunati. Hanno goduto il privilegio di combatterla. Pezzenti o nobili, bastardi o eroi, infami spie o cavalieri degli umili, sordidi mercenari o profeti di un tempo nuovo, essi hanno scelto il campo, abbracciato una fede, aizzato il fuoco della speranza e della vanità. Il campo è quello dove hanno trovato chi dilaniò le loro carni; la fede quella che li tradí nell’ultimo giorno; il fuoco, il rogo dove ancora ardono. Costoro sono stati gli artefici dell’ambigua fortuna e della incessante rovina. Hanno riempito, giorno dopo giorno, la coppa del veleno che li avrebbe uccisi.

Non esiste un piano che possa prevedere tutto. Altri solleveranno il capo, altri diserteranno. Il tempo non cesserà di elargire sconfitte e vittorie a chi proseguirà la lotta.
[…] Possano i giorni trascorrere senza meta.
Non si prosegua l’azione secondo un piano.

[explicit]

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