scritto da Phoebes
sabato 14 Novembre 2009
alle 0:49
Categoria : Shakespeare

di William Shakespeare

Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell’intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna, o imbracciar l’armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e, combattendo contro di esse metter loro una fine? Morire per dormire. Nient’altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest’è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire per dormire. Dormire, forse sognare.
Amleto

Il re di Danimarca è morto da qualche mese, quando il suo spettro appare a dei soldati durante la guardia notturna. Il fantasma desidera parlare col figlio Amleto per rivelargli la verità sulla sua morte, e chiedergli vendetta.

Amo i classici, non c’è niente da fare, leggerne o rileggerne uno è sempre un grande piacere! Specie poi quando sono “classiconi” come questo, di cui si sa tutto anche senza averlo mai letto o visto. Per esempio l’esclamazione di Amleto Fragilità, il tuo nome è donna!, oppure C’è del marcio in Danimarca (tradotto, nella mia versione con Qualcosa si è corrotto nello stato di Danimarca) o infine l’ultrafamoso monologo To be or not to be…. Sono brani talmente famosi che, devo essere sincera, non so dire se mi piacciono o no, non ci riesco, sono troppo radicati in me per darne un giudizio obiettivo! :)
Mi chiedo però come mai, nonostante appunto quel monologo sia così famoso, viene spesso erroneamente rappresentato in parodie e citazioni mostrando Amleto con un teschio in mano: quella è un’altra scena!

Torniamo a noi, e magari a quello che di nuovo mi ha portato questa rilettura. Innanzitutto, particolare poco importante ma che mi sono stupita di non ricordare, il padre di Amleto si chiamava Amleto pure lui! Poi, passando a cose più serie, ho riscoperto il personaggio di Polonio, che ricordavo sempre come insignificante, invece oltre ad essere assai importante ai fini della storia, è davvero particolare e ben caratterizzato! E per di più offre pure qualche momento divertente! Questa è infatti un’altra cosa che non ricordavo: pur trattandosi di in una tragedia, ci sono ogni tanto dei momenti ironici, delle battute o delle prese in giro. Per esempio il riferimento dispregiativo ai “fanciulli” ovvero (spiegano le note della mia versione) The Boys of the Queen’s Chapel, la compagnia teatrale che rivaleggiò per un po’ con i King’s Men (la compagnia di zio Bill). Anche per questo probabilmente tra le due più recenti versioni cinematografiche preferisco quella di Kenneth Branagh a quella di Zeffirelli (oltre che per gli attori, Kate Winslet/Ofelia in primis!)
Insomma, ci voleva proprio questa rilettura, sono davvero contentissima che la sfida del Random Classic me ne abbia fornito il pretesto!

Scheda del libro

Titolo: Amleto
Titolo originale: The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark
Autore: William Shakespeare
Nazionalità: britannica
Anno prima pubblicazione: 1605
Casa Editrice: Club degli Editori
Traduzione: Gabriele Baldini
Pagine: 143
Link al libro: ANOBII

Segnalibri: quello che ho usato durante la lettura (a destra) è stato realizzato da struckdumb.

Un po’ di frasi

Bernardo – Chi va là?
Francisco – Rispondi a me, piuttosto. Fermati e fatti riconoscere.
Bernardo – Evviva il re!
Francisco – Bernardo?
Bernardo – Proprio lui.
Francisco – Sei venuto puntualmente alla tua ora.
Bernardo – Son suonate adesso le dodici. Vattene a letto, Francisco.
Francisco – Ti son molto grato per avermi dato il cambio. Il freddo è aspro, e sento come una pena al cuore.
Bernardo – Hai avuto una guardia tranquilla?
Francisco – Non s’è mosso un topo.
[incipit]

Non basta più il mio mantello color dell’inchiostro, buona madre, né bastano gli abiti, come voglion le costumanze, d’un nero solenne, né il ventoso sospirare d’un forzato respiro, no, e neppure il fiume che irriga fruttifero l’occhio, o l’aspetto avvilito del viso, con tutte le forme, i modi e le mostre dell’afflizione, non bastan davvero tutte queste cose ad esprimer quel che io sento veramente dentro di me.
Amleto

Signora, vi giuro ch’io non uso arte affatto. Ch’egli sia pazzo, è vero; è vero che sia un peccato; ed è un vero peccato che sia vero. Una bizzarra figura retorica. Ma diamogli pure un addio, perché non voglio metterci dell’arte. Concediamo dunque che sia pazzo: e ci resta quindi da trovare quale sia la causa di questo effetto, o per dir meglio la causa di questo difetto. Poiché questo effetto difettoso deve pur procedere da una causa. Questo ci resta, e quel che ci resta è questo.
Polonio

Debbo esser crudele solo per esser giusto.
Amleto

Il Verme è il solo Imperatore, per quanto riguarda la dieta! Noi ingrassiamo tutti gli altri animali per ingassar noi, e quindi ci ingrassiamo a nostra volta per ingrassare i vermi. Un re bello grasso e uno smunto pezzente non sono che due piatti diversi a una stessa tavola.
Amleto

– Perché è stato mandato in Inghilterra?
– Mah, perché era pazzo, e lì potrebbe ritrovare il senno smarrito; che se poi non lo ritrova, là non ci fanno gran caso.
– E perché?
– Ma perché non se n’accorgono. Là son tutti pazzi come lui.
Amleto e il Primo Clown

Il resto è silenzio.
Amleto

Buona notte, principe gentile.
Orazio

Argomenti


Un commento per Amleto

  1. Cami scrive:

    La prima citazione è piaciuta da morire anche a me :D
    Sono contenta che sia stata una bella rilettura!


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