scritto da Phoebes
venerdì 4 Dicembre 2009
alle 11:17
Categoria : Eschilo

Orestea III

di Eschilo

Titolo originale: Ευμενίδες (Eumenìdes)
Anno: 458 a.C.
Casa Editrice: Rizzoli
traduzione di Maria Pia Pattoni
pagine: 81
Eumenidi su aNobii

Questo libro partecipa a La Sfida delle pagine, La Sfida A PUNTI e 5 testi teatrali per l’autunno.

Ho deciso di leggere questo libro dopo averne sentito parlare QUI.

[le strisce colorate sono spoiler, selezionare per leggere]

Tra tutti gli dei, per prima cosa, onoro con questa mia preghiera Gea, la prima divinità oracolare; dopo di lei Themi, che seconda tenne, com’è fama, il seggio profetico della madre; terza bi ascese per volere di Themi e non per violenza d’alcuno, un’altra Titanide, Febe, figlia della Terra: e questa lo trasmise quale dono genetliaco a Febo, che da Febe appunto ha derivato il nome.
[La Pizia nell’incipit]

Trama:
Colpevole di matricidio, Oreste viene perseguitato dalle Erinni, e cerca rifugio e aiuto presso il tempio di Apollo.

Da quando a scuola lessi il riassunto di questa trilogia, mi venne il desiderio di leggerla perché una cosa in particolare mi aveva grandemente affascinato: la scena d’inizio di questa tragedia. La Pizia si prepara ad accogliere i pellegrini in cerca di profezie, e si ritrova davanti Oreste, con le mani ancora insanguinate, circondato dalle Erinni che dormono. Penso che sia una scena fantastica, non so come potevano essere i costumi all’epoca, ma anche solo con la fantasia è un’immagine spettacolare, questo ragazzo che per forza di cose si trova a familiarizzare con questi esseri mostruosi! :)
Nonostante io sia contraria al gesto di Oreste (e sia sempre convinta che se qualcuno, tra Clitemnestra e il marito, meritava di morite, era senz’altro Agamennone) in questa tragedia il ragazzo mi fa un po’ pena, e mi sembra meno colpevole. Già nella precedente tragedia mi era accorta come Oreste agisse consapevole dell’abominio che stava commettendo, ma sentendosi privo di alternative. Nelle Eumenidi ci viene presentato proprio come uno strumento nelle mani degli dei, che sono i veri protagonisti di questa tragedia: Apollo, Atena e le stesse Erinni, divinità più antiche dei “giovani” figli di Zeus, come più volte ci tengono a sottolineare.
Il tribunale istituito ad Atene è un po’ un’assurdità, però giustamente quando ti portano la prova di una dea (Atena) nata dal padre senza bisogno di avere una madre, che puoi dire più per difendere la sacralità del legame madre-figlio?
Non manca quindi per questa trilogia una sorta di lieto fine: Oreste è perdonato, la maledizione che gravava sugli Atridi viene quindi spezzata, le Erinni divengono divinità benevole (eumenidi, appunto), tutto per la maggior gloria di Atene! ;) D’altronde, questi tragediografi dovevano pur campare, e se una captatio benevolentiae alla città poteva aiutare, non li si può biasimare! :)

Consiglio ai cittadini di […] non espellere dalla città tutto ciò che è pauroso: chi degli uomini infatti è giusto se nulla teme?
Athena

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