scritto da Phoebes
domenica 29 Giugno 2008
alle 10:01
Categoria : Sciascia

di Leonardo Sciascia

Anno: 1979
Casa Editrice: Club del Libro
Dalle parti degli infedeli su aNobii

Questo libro partecipa alle sfide 50 libri per un anno eLa sfida della Bibliografia.

[L’edizioni di aNobii è diversa dalla mia, ma la mia non aveva codice, quindi ho preferito cercarne un’altra. In più la mia non ha copertina, perché la sovracoperta è andata persa, per cui niente immagine!]

A monsignor Angelo Ficarra, da più di dieci anni vescovo di Patti, il segno dei tempi nuovi fu dato da una lettera anonima. Accompagnava un articolo dell’Osservatore romano in cui si celebravano, nel decennio della morte, le virtù del cardinale Bisleti; e segnato in rosso questo passo: «Splendente esempio di vita sacerdotale, il Cardinale fu particolarmente sensibile ai problemi dell’educazione del Clero, che egli sognava santo ed eroico, e fu inesorabile nell’impedire l’accesso al Sacerdozio di coloro che egli giudicava inadatti». A questo passo la lettera si attaccava: «… non così la pensa il Vescovo di Patti»; ed elencando difetti e colpe dei preti della diocesi, e meravigliandosi che un vescovo «santo» e «dotto» lasciasse correre tanto scandalo, così concludeva «Eccellenza! il popolo che ancora conserva un tantino di fede ed i Vostri sacerdoti di retto sentire si domandano: che cosa ci sta a fare ancora qua Monsignor Ficarra?».
[
incipit]

Che cosa ci sta a fare ancora questo monsignore al suo posto di vescovo, quando è così evidentemente colpevole? Ma colpevole di che? Di un increscioso delitto: la sconfitta alle elezioni di Patti della Democrazia Cristiana. E la risposta alla domanda “che ci sta a fare?” è davvero molto semplice: il suo dovere, di vescovo, non di politico.
Tra le 3 inchieste lette per la sfida della Bibliografia, questa è sicuramente quella che mi è piaciuta di più. Forse perché era un episodio che non conoscevo, forse perché Sciascia m’è sembrato più obiettivo del solito, non lo so, comunque l’ho letto con maggiore interesse rispettoagli altri due.
Tra le altre cose, poi, mi sono piaciuti alcuni riferimenti letterari, per esempio i due ai Promessi Sposi e quello a Il Gattopardo (Tante cose stavano per cambiare: e, si capisce, per non cambiar nulla. Ma appunto perciò cambiavano.)
Per capire però il significato del titolo ho dovuto fare una ricerchina. “Dalle parti degli infedeli” è la traduzione della locuzione latina in partibus infidelium. E’ un’espressione che appartiene alla Chiesa cattolica. In pratica se un vescovo lasciava la propria sede perché invasa da “infedeli”, veniva accolto da altre diocesi cattoliche, e conservava il titolo della sua diocesi d’origine, a cui aggiungeva in partibus infidelium, “nelle terre dei non credenti”. Quando alla fine la Sacra Congregazione riuscirà a togliere a monsignor Ficarra la diocesi di Patti, lo nominerà arcivescovo di Leontopoli di Augustamnica, un luogo che non esiste più. Quindi vescovo “dalle parti degli infedeli”. Ovviamente per Sciascia la questione diventa più che mai metaforica, perché “dalle parti degli infedeli” Ficarra ci si è trovato dal momento in cui ha ricevuto la lettera anonima che lo accusava ingiustamente.

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