scritto da Phoebes
giovedì 4 Febbraio 2010
alle 22:32
Categoria : _gruppi di lettura_

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Più leggo, più non mi capacito di avere un brutto ricordo della prima lettura di questo libro. Mi piace sempre di più!

Continuo ad avere una predilezione per Levin, non ci posso fare nulla! Pur continuando ad emergere lati del suo carattere che non mi piacciono del tutto, riesce sempre a conquistarsi le mie simpatie! Bellissime le scene della falciatura! Poi, la mia anima sotto sotto un po’ romanticuccia ha gioito del suo pur brevissimo incontro con Kitty! E splendido l’accostamento tra i cambiamenti di Levin nelle sue risoluzioni e le condizioni del cielo: prima la “conchiglia” di nuvole, ad accompagnare la sua (ennesima) decisione di cambiare vita, di abbandonare quella passata, di rinunciare a tutto ciò che sentiva come pesante e opprimente, e vivere come un contadino di lavoro fisico e aria aperta; poi, basta uno sguardo, e le nubi si disperdono, il cielo diventa chiaro e luminoso, così come la nuova presa di coscienza di Levin! Per quanto piacevole, la vita semplice e laboriosa non fa per lui, visto che è innamorato di Kitty! :)

Cambio di scena, torniamo alle vicende della nostra protagonista. Altre mirabili pagine quelle sulle riflessioni di Aleksej Aleksandrovič! Anche se la sua decisione finale era prevedibile, ho amato il racconto di tutti i suoi passaggi mentali, la descrizione del “via il dente via il dolore” ;), e infine anche la piccola notazione sul piacere che gli era abituale quando adoprava i suoi oggetti da scrivere, disposti in bell’ordine sulla scrivania. Quant’è vivo questo personaggio?!?!? :D
E poi ecco la nostra Anna. In questi ultimi capitoli, ha conquistato un po’ di più la mia simpatia. Anche lei, come Levin, cambia idea in continuazione nel giro di poco tempo, per lei però sono tutte idee infelici. Effettivamente, comunque si evolva la sua situazione, la felicità piena le è preclusa. Mi ha colpito molto che in questo momento di dolore, veda già Vronskij come suo “nemico” e non più suo alleato. Fino a poco prima era la sua unica ragione di vita, ora, col terrore di perdere il figlio, anche lui che indirettamente è la causa di questa possibile eventualità, le diviene odioso. Alla fine mi ha fatto pena il suo prendere coscienza che non sarebbe stata più forte di se stessa.

Unica nota negativa, non imputabile ovviamente a Tolstoj: i continui errori/orrori che trovo nella mia versione. Sono passata sopra a tutti, finora, ma trovare scritto a pagina 246 “ma però”… proprio non lo reggo!!!!

Per quanto Stepan Arkad’evič si sforzasse di essere un padre e un marito premuroso, non gli riusciva mai di ricordarsi di avere moglie e figli.

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Gli altri commenti a questo libro sono tutti QUI.

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