Anno: 1904
Casa Editrice: Fratelli Melita
pagine: 217
Il fu Mattia Pascal su aNobii
Questo libro partecipa alle sfide delle pagine, infinita e collettiva – 2,dei premi Nobel,a Una Stella eDEI MEDI.
Trama:
Mi sento quasi un po’ stupida a scrivere la trama di un libro così famoso, ma, hai visto mai, se c’è qualcuno che non sa di che si stratta, in breve posso riassumerla così: Mattia Pascal si sente prigioniero della sua vita, e gli sembra di ritrovare la libertà quando, creduto morto, può crearsi una nuova identità.
Ho un piccolo problema con questo libro: non sono riuscita a capire se l’avevo già letto o no. La trama a grandi linee la ricordavo, e credevo fosse perché l’avevo visto a teatro anni fa. Ma leggendo ho trovato dei segni a matita, alcuni dei quali però non mi paiono miei, quindi forse io non l’ho mai letto ma l’avevo prestato a qualcuno? Bo! Mistero, alla fine non sono riuscita a venirne a capo!
Bè, poco male, comunque, è stata una piacevolissima lettura! Quindi, per quanto riguarda la Sfida a Una Stella, assolutamente non confermo il giudizio di Gonza Bassa, perché di stelline io gliene ho date 3, ma ho giocato un po’ sporco inserendo questo libro in questa sfida, perché a me Pirandello piace moltissimo, e anche se qualche volta mi ha deluso (vedi Uno, nessuno e centomila) comunque al massimo è da “così così” e non da “brutto”!
Che dire poi del libro in sé, la storia è affascinante, un po’ straordinaria, un po’ comunissima. Il pezzo in cui “il fu Mattia Pascal” si inventa la sua nuova vita è stato quello che mi è piaciuto di più, ma anche il finale, fino all’ultima riga, l’ho apprezzato molto.
Insomma, non c’è che dire, un Nobel meritato, quello di Pirandello! ;) A proposito, per la sfida in questione, come ho fatto per gli altririporto la motivazione del Premio:
[EDIT: con il nuovo sistema di valutazione di aNobii a 5 stelline invece che 4, questo libro aumenta di una stellina]
Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che i chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno d’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:
- Io mi chiamo Mattia Pascal.
- Grazie, caro. Questo lo so.
- E ti par poco?
Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:
- Io mi chiamo Mattia Pascal.
[incipit]
- Quando la terra non girava…
- E dàlli! Ma se ha sempre girato!
- Non è vero. L’uomo non lo sapeva, e dunque era come se non girasse.
Mattia Pascal e don Eligio Pellegrinotto
Se noi riconosciamo che errare è dell’uomo, non è crudeltà sovrumana la giustizia?
…svegliandomi nel cuore della notte (la notte, in questo caso, non dimostrava veramente d’aver cuore) …
Per quelle sofferenze credevo com’ogni altro sciagurato (leggi uomo) d’aver diritto a un compenso.
Fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siano noi, non è possibile vivere.
don Eligio Pellegrinotto
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- Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?
Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo:
- Eh, cario mio… Io sono il fu Mattia Pascal.
[explicit]
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