scritto da Phoebes
domenica 8 Marzo 2009
alle 21:18
Categoria : Calvino

di Italo Calvino

Titolo: Se una notte d’inverno un viaggiatore
Autore: Italo Calvino (sito italianoWikipedia)
Nazione: Italia
Anno prima pubblicazione: 1979
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 305
Provenienza: Biblioteca
Link al libro: ANOBII

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

[incipit]

Se una notte d’inverno un viaggiatore perde la coincidenza ed è costretto a fermarsi al bar della stazione, non c’è nulla di strano. Ma se tutta la storia comincia a tingersi di mistero, il Lettore viene catturato dalla narrazione, e ovviamente ci rimane malissimo se voltando pagina scopre che per un errore di tipografia ad un certo punto le pagine si ripetono! Comincia così questo romanzo sui romanzi, sulla lettura e sui libri, il cui protagonista è il Lettore.

Il mio secondo approccio con Calvino è stato ancora più bello del primo! Questo romanzo e straordinario! La maggior parte dei libri che ho letto è raccontata in terza persona, però ne ho letti anche molti raccontati in prima persona. Ma non mi era mai capitato prima d’ora di leggere un libro scritto in seconda persona, in cui il protagonista è un tu! Poi, io adoro gli incipit, come non amare un libro che è praticamente tutto fatto di incipit? :) All’interno del libri ci sono due descrizioni di cosa questo libro è, entrambe dell’unico autore presente come personaggio, Silas Flannery, che scrive nel suo diario:

Vorrei poter scrivere un libro che fosse solo un incipit, che mantenesse per tutta la sua durata la potenzialità dell’inizio, l’attesa ancora senza oggetto.

L’altra descrizione è in pratica un po’ un riassunto del libro fino a quel momento, niente di eccessivamente spoilerante, ma preferisco non riportarla.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da The Slayer.

Belli davvero tutti i romanzi iniziati, ogni volta che ne iniziavo uno nuovo, un po’ mi stufava dover “rientrare” di nuovo in un nuovo libro, ma poi ognuno a modo suo mi prendeva! E che belli i titoli! Nonostante avessi notato quanto fossero tutti lunghi ed estremamente “ricchi” di immagini e sensazioni non m’era proprio venuta l’idea di leggerli di seguito, e scoprire, come accade per caso al Lettore, che insieme formano una sorta di incipit, di chissà quale altro romanzo! ;)

Se una notte d’inverno un viaggiatore, fuori dell’abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l’ombra s’addensa in una rete di linee che s’allacciano, in una rete di linee che s’intersecano sul tappeto di foglie illuminate dalla luna intorno a una fossa vuota, – Quale storia laggiù attende la fine? – chiede, ansioso d’ascoltare il racconto.

Ero indecisa se dare a questo libro 3 o 4 stelle; all’inizio ero orientata sulle 4, poi a lungo andare questo meccanismo mi aveva un po’ stufato, c’era meno attesa del nuovo proseguendo la lettura, quindi volevo scendere a 3, ma poi nelle ultime pagine mi ha di nuovo attratto così tanto, specie proprio nelle ultime righe, che ho deciso definitivamente per le 4 stelle! :D [EDIT: quando anobii è passato al sistema di valutazione a 5 stelline anziché 4, la valutazione è ovviamente passata a 5 stelline!]

Oltre al piacere di leggere, questo libro mi ha anche fatto sorgere una domanda: che tipo di lettrice sono io? Bo! Trovo difficile classificarmi. Mi piace quando in un libro trovo qualcosa di nuovo, che non avevo mai letto prima. Mi piace anche quando leggo un libro di cui non so assolutamente nulla riguardo alla trama, e che scopro quindi pagina dopo pagina. Ma mi piace moltissimo anche leggere un libro sapendo già che ci troverò. E forse è questa tra le tre la caratteristica di lettrice che più mi rappresenta, se ci penso bene. Infatti fatico a volte a ingranare nella lettura di un nuovo romanzo, infatti non mi piacciono tanto i racconti (troppo brevi per riuscire ad “ingranare” nella storia) e infatti adoro invece le saghe, perché anche se ogni libro porta cose nuove, comunque ci sono personaggi, situazioni e luoghi che già conosco. Ma, ovviamente, esistono le eccezioni, e questo libro ne è una conferma, poiché risponde pienamente alle prime due tipologie, e mi è piaciuto moltissimo!!

Sfide

Un po’ di frasi

Ti prepari a riconoscere l’inconfondibile accento dell’autore. No. Non lo riconosci affatto. Ma, a pensarci bene, chi ha mai detto che questo autore ha un accento inconfondibile? Anzi, si sa che è un autore che cambia molto da libro a libro. E proprio in questi cambiamenti si riconosce che è lui.

L’aspetto in cui l’amplesso e la lettura s’assomigliano di più è che al loro interno s’aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili.

Volare è il contrario del viaggio: attraversi una discontinuità dello spazio, sparisci nel vuoto, accetti di non essere in nessun luogo per una durata che è anch’essa una specie di vuoto nel tempo; poi riappari, in un luogo e in un momento senza rapporto col dove e col quando in cui eri sparito.

Quale dato permette di distinguere le nazioni in cui la letteratura gode d’una vera considerazione, meglio delle somme stanziate per controllarla e reprimerla?
Arkadian Porphyritch

Il momento che più conta per me è quello che precede la lettura. Alle volte è il titolo che basta ad accendere in me il desiderio d’un libro che forse non esiste. Alle volte è l’incipit del libro, le prime frasi… Insomma: se a voi basta poco per mettere in moto l’immaginazione, a me basta ancor meno: la promessa della lettura.
Il sesto lettore

Lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano. Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.
Il settimo lettore

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