Il Silmarillion – Quenta Silmarillion capitoli V-XII

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Ecco, adesso comincio irrimediabilmente a confondermi. Troppo nomi, a volte tutti per la stessa persona o cosa, faccio un po’ fatica a seguire. E’ semplicemente per questo che non riesco ad amare questo libro come gli altri di Tolkien che ho letto. Per fortuna la storia diventa invece sempre più avvincente, e quindi comunque il piacere di leggere non viene meno! 🙂

Eldamar e i Principi degli Eldalië.

Comincia a saltar fuori finalmente qualche nome conosciuto: Galadriel! Quindi tra gli Elfi (famosi) de Il Signore degli Anelli, lei è la più vecchia! 🙂
Spunta fuori anche il nome Celeborn, ma non è l’Elfo che poi sarà il marito di Galadriel, bensì un albero! 😉

Fëanor e la liberazione di Melkor.

In questo capitolo mi ha colpito la triste storia di Miriel e della sua incredibile spossatezza, che la porta ad “addormentarsi” per sempre, lasciando solo il povero Finwë… chissà, forse se avesse avuto la madre vicino, Fëanor non avrebbe combinato tutti i casini che poi ha fatto!
Come dice il titolo, ritorna Melkor, per nulla pentito. Incredibile come degli esseri dai poteri così straordinari come i Valar, possano farsi prendere in giro così!

I Silmaril e le agitazioni dei Noldor.

Finalmente ecco comparire questi misteriosi oggetti che danno il titolo al libro: i Silmaril. Non ricordavo di preciso cos’erano, ed ecco che leggo che in realtà nessuno sa quale di sostanza sono fatti lo si saprà solo dopo la Fine. Ero curiosa! 😉
Ancora Melkor che usa il suo potere per ingannare e portare discordia.

L’Ottenebramento di Valinor

Compare un essere mostruoso, Ungoliant, che, nonostante il ribrezzo che suscita, ho trovato affascinante come personaggio. E’ talmente spaventosa che mette paura anche a Melkor, e mi ha colpito molto la sua fine (descritta però nel capitolo successivo): a causa della sua fame insaziabile, ha finito col divorare se stessa! Orrenda fino alla fine!
Cmq, grazie a Ungoliant Melkor ha potuto distruggere i due alberi che davano la luce a Valinor, che ora è piombato nell’oscurità.

La fuga dei Noldor.

Povero Finwë! 🙁 Mi stava simpatico, molto più del figlio Fëanor, che sarà pure il più grande tra tutti i figli di Ilùvatar, ma evidentemente lo è proprio in tutto perché è grandemente antipatico e anche grandemente bastardo!
I Silmaril sono finiti in mano a Melkor/Morgoth, l’oscurità è totale. Che tristezza questa guerra di Elfi contro Elfi!

I Sindar.

Passiamo un po’ a racconti meno tragici. Assistiamo alla nascita di Luthien, e poi ecco che si rifanno vivi i Nani! E già costruiscono Moria: non credevo fosse così antica!

Il Sole, la Luna e l’Occultamento di Valinor.

Questo è stato il capitolo che mi è piaciuto di più di questa parte: la nascita del Sole e della Luna, da un ultimo fiore e un ultimo frutto dei due Alberi, Telperion e Laurelin. In particolare mi è piaciuta moltissimo la descrizione di Arien!
Ho trovato strano che contrariamente a quanto siamo abituati, per Tolkien il Sole è di genere femminile, mentre la Luna è maschile.

Gli Uomini

Eccoli, finalmente, gli esseri umani! Quando leggo un fantasy con protagonisti umani, aspetto sempre con ansia l’arrivo di qualche essere soprannaturale, Elfo, Drago o quant’altro. In questo libro, invece, così com’è stato un po’ anche ne Lo Hobbit, ho sentito quasi la mancanza dei semplici e familiari Uomini, in mezzo a tutti questi essere così straordinari!!
Poi, al momento della loro comparsa, mi fanno anche un po’ pena, pare che nessuno si curi di loro!
Il capitolo si chiude nominando Beren, di cui sentiremo ancora parlare, e il caro vecchio Elrond! 🙂

Un po’ di frasi

Re Thingol seduto sul suo trono era come i signori dei Maiar, il cui potere è pace, la cui gioia è come un’aria che essi respirino di continuo, il cui pensiero fluisce come una corrente tranquilla dalle vette alle pianure.

Più possente di lui [Tilion] era Arien la fanciulla, che era stata scelta perché non aveva temuto gli ardori di Laurelin, che nessun male le facevano poiché sin dall’origine era stata uno spirito di fuoco, da Melkor non irretito né sedotto al proprio servizio. Troppo lucenti erano gli occhi in Arien perché persino gli Eldar li fissassero e, lasciando Valinor, essa abbandonò la forma e gli indumenti che a guisa dei Valar ivi aveva indossato, e fu una nuda fiamma, terribile nella pienezza del suo splendore.

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