scritto da Phoebes
martedì 16 Marzo 2010
alle 21:42
Categoria : Cruz Smith

di Martin Cruz Smith

Le notti estive di Mosca ricordano il fuoco e il fumo. Le stelle e la luna impallidiscono. Le coppie si alzano, si vestono e vanno a passeggio per strada. Le auto girano a fari spenti.
«Laggiù.» Jaak aveva visto un’Audi passare nella direzione opposta.
Arkady infilò le cuffie e diede un colpetto alla radio ricevente. «Gli si è incantata.»
Jaak fece un’inversione di marcia portandosi sull’altro lato del vialone e accelerò. Aveva un paio d’occhi obliqui in un volto muscoloso e si teneva aggrappato al volante come se volesse piegarlo.
Arkady fece saltar fuori una sigaretta con una scossa del pacchetto. La prima della giornata. Non c’era poi tanto da vantarsi, era l’una di notte.
[incipit]

Arkady Renko è tornato a Mosca dopo l’esilio di dieci anni in Siberia, e ha ripreso il suo ruolo di investigatore. La città, così come tutta la Russia, è cambiata dopo il crollo del muro, in peggio sicuramente per quanto riguarda la criminalità. Renko si trova ad indagare sulla morte di un “banchiere della mafia” che era diventato suo informatore, quando per caso, alla radio, sente, riconoscendola all’istante, la voce di Irina. La radio è Radio Liberty, la cui sede si trova a Monaco. Quando anche alcuni indizi sull’indagine che sta svolgendo sembrano suggerire un collegamento con la città tedesca, Arkady afferra la palla al balzo e cerca in tutti i modi di farsi mandare in Germania.

Checché ne dica Anastasija Kamenskaja, a me Cruz Smith piace! Gorky Park mi era piaciuto moltissimo, e anche questo qui non è male, sebbene mi sia piaciuto un po’ di meno. E’ stato bello rivedere il caro Arkady: non è cambiato molto in questi dieci anni! E’ un personaggio che mi affascina molto, sempre un po’ depresso, sfiduciato, ma comunque determinato a fare bene il suo lavoro, in cui, tra l’altro, è piuttosto capace.
Credevo che questa fosse una sua nuova indagine senza collegamenti con la precedente, invece dopo non molte pagine è rispuntata fuori Irina. All’inizio la cosa mi aveva un po’ infastidito, mi pareva una complicazione inutile, ma poi mi ha fatto piacere che non fosse scomparsa del tutto dalla vita di Arkady.
Ci sono, ovviamente, un sacco di personaggi nuovi, e uno in particolare mi ha molto colpito: Peter Schiller. L’ho trovato, non posso negarlo, un un po’ assurdo come personaggio: non si fida di Arkady finché non scopre che gli ha mentito, da allora in poi inizia a fidarsi ciecamente! Però m’è piaciuto un sacco anche per questo! :)

La storia del romanzo si svolge nell’arco di in un paio di settimane, nell’agosto del 1991, in tre città diverse: Mosca, Monaco e Berlino.
Mi sono chiesta, da quando ho preso il libro in scambio su aNobii, il motivo della scelta di lasciare il titolo in inglese. Leggendo ho capito: diviene ben presto chiaro infatti (proprio perché scritto in inglese) che Red Square non si riferisce alla Piazza Rossa, ma a qualcos’altro. Molto più tardi si scoprirà che questo qualcos’altro è un quadro. A mio parere però non è stata una buona idea quella di lasciarlo in inglese anche nel testo, perché il messaggio in cui per la prima volta si nomina “Red Square” era scritto in cirillico, e verso la fine si scoprirà essere stato scritto da un americano che ha commesso un errore: in inglese la parola “square” significa sia “piazza” che “quadrato”; invece in russo la figura geometrica è quadrat, la piazza ploščad’. Il dipinto che in inglese si chiama Red Square, in russo è Krassny Quadrat, mentre il nome della Piazza Rossa è Krasnaja ploščad’. L’americano, non conoscendo per niente bene il russo, ha tradotto “Red Square” con Piazza Rossa. Quindi, secondo me, visto che il messaggio era in russo, sarebbe stato più normale tradurre “Piazza Rossa” quella volta. Ma il libro è scritto in inglese, quindi boh!, forse il traduttore ha voluto rispettare l’ambiguità che il testo in inglese generava.

Il romanzo di conclude con un finale ancora più “aperto” rispetto al precedente: Arkady e Irina si trovano alla Casa Bianca (non quella di Washinghton, ma quella di Mosca, sede del Parlamento Russo) il 21 agosto 1991, durante il colpo di stato. Il libro ci lascia con la paura di una strage, come Max Albov ha predetto ad Arkady. Per fortuna la wikipedia mi ha rassicurato in proposito, spiegando che in questo golpe la violenza fu sorprendentemente limitata: si salveranno! :)

Leggendo all’inizio che Arkady era da poco tornato dall’esilio causatogli da quel che accadde in Gorky Park, credevo che questo libro fosse quello subito successivo tra quelli dedicati all’Ispettore Renko. Ho invece scoperto che tra i due ce n’è un altro: Stella Polare che, deduco, dev’essere proprio ambientato negli anni in cui Arkady ha vissuto da esiliato in Siberia. Ovviamente, è già finito nella mia wishlist! :)

Questo libro costituisce la XVII TAPPA del Giro del mondo in 80 libri: EUROPA, Russia, Mosca
Ecco la cartolina che ho mandato ai partecipanti alla sfida:

Scheda del libro


Titolo: Red Square
Autore: Martin Cruz Smith
Titolo originale: Red Square
Anno prima pubblicazione: 1992
Casa Editrice: Mondadori
Traduzione: Marco Amante
Pagine: 430
aNobii: LINK

Segnalibri: quello che ho usato durante la lettura (qui a destra) è stato realizzato da piccolamimi.

Un po’ di frasi

Accampati nel buio cavernoso dell’atrio, alcuni turisti attendevano un autobus; era un po’ che lo aspettavano, e la loro immobilità era quella dei bagagli abbandonati. Il banco delle informazioni non era solo vuoto: sembrava esprimere l’eterno mistero di Stonehenge. Perché mai era stato costruito?

Per un uomo il sesso a pagamento è una cosa rozza e che ottunde il desiderio, per un altro è un fatto semplice e diretto. Quest’ultimo ha meno fantasia, oppure più soldi?

Arkady le descrisse il fiato delle renne che si cristallizzava e cadeva come la neve. Le parlò delle migrazioni dei salmoni a Sakhalin, delle aquile con la testa bianca delle Aleutine e delle onde anomale che danzavano nel Mare di Bering. Non aveva mai pensato all’insieme di esperienze che aveva tratto dall’esilio, a quanto fossero uniche e belle, la prova evidente che non esiste giorno in cui un uomo possa dirsi sicuro di non dover aprire gli occhi.

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