scritto da Phoebes
mercoledì 10 Marzo 2010
alle 23:52
Categoria : Le Guin

di Ursula K. Le Guin

Titolo: La mano sinistra delle tenebre
Titolo originale: The Left Hand of Darkness
Genere: fantascienza
Autore: Ursula K. Le Guin (sito ufficiale)
Nazione: USA
Anno prima pubblicazione: 1969
Ambientazione: il pianeta Gethen
Personaggi: Therem Harth rem ir Estraven e Genly Ai
Casa Editrice: TEA
Traduzione: Ugo Malaguti
Pagine: 269
Provenienza: Biblioteca Libreria Amazon Book Depository BookMooch
Note:
Link al libro: ANOBII


La luce è la mano sinistra delle tenebre,
e le tenebre la mano destra della luce.
Due sono uno, vita e morte, e giacciono
insieme come amanti in kemmer,
come mani giunte,
come la meta e la via.

Genly Ai è un terrestre, inviato su Inverno, o Gethen, come lo chiamano i suoi abitanti, per convincere i regnanti ad unirsi all’Ecumene, la lega dei mondi civilizzati. Incontrerà enormi difficoltà nel gestire gli intrighi di corte, nel sopportare il clima e la natura estremamente ostile del pianeta, ma soprattutto avrà difficoltà nell’integrarsi con gli abitanti umani di Inverno: i getheniani hanno infatti una peculiare fisiologia sessuale che li condiziona in tutti gli aspetti dell’esistenza, e li rende un caso unico in tutto l’Ecumene.

Frozen World Across the Galaxies by lucid-light on DeviantArt

È la seconda volta che leggo questo libro. Già alla prima lettura avevo postato un commento (il 28 ottobre 2004), ma ho deciso di editarlo completamente, invece di lasciare entrambi, vecchio e nuovo commento, come ho fatto con Harry Potter, e di citare eventualmente solo qualche brano.

Innanzi tutto, nel primo commento non avevo fatto menzione del motivo che mi aveva spinto a leggere questo libro. Non che sia molto importante, ma lo ricordo ancora, per cui stavolta lo voglio precisare: durante una lezione di Chimica Inorganica all’università, il prof parlò, non ricordo perché, della luce, i fotoni, ecc, e fece due citazioni: una da una poesia di Manzoni (credo “La Pentecoste”), l’altra, appunto, da questo libro. Mi incuriosì moltissimo, così, qualche anno dopo, lo comprai e lo lessi. Mi piacque e mi stupì molto, e forse lo stupore fu maggiore, non ricordo, fatto sta che a distanza di 5 anni, e dopo aver letto altri libri della Le Guin, mi è venuta una grandissima voglia di rileggerlo.

Dopo la prima lettura, avevo scritto: «Non trovo altre parole per definire questo libro, se non: strano!» Adesso, se volessi riassumere il mio giudizio in un solo aggettivo, invece che strano direi: affascinante. Questo libro è veramente pieno di fascino. Tutto, veramente tutto mi ha affascinato.

Alla prima lettura avevo puntato l’attenzione solo sulla caratterista più evidente e aliena dei getheniani, sul clima perennemente invernale del pianeta, sulle diverse culture che lo popolano, e sulla struttura del libro, costituito dall’alternarsi di diversi narratori (Genly Ai, l’Inviato; Therem Harth rem ir Estraven, un getheniano; poi ogni tanto racconti e leggende getheniani o rapporti di esploratori che prima di Ai avevano visitato in segreto il pianeta, e raccolto informazioni).

Inutile dire che la seconda lettura mi ha lasciato molto, molto di più, a cominciare dal fatto che il finale, che la prima volta non avevo capito, non mi ha lasciata più così perplessa. Credo anche di aver finalmente compreso il senso del titolo, spiegato dalla poesia della citazione che ho messo all’inizio, che però l’altra volta non avevo ben afferrato.

Peccato solo per la traduzione che non mi ha lasciato del tutto soddisfatta per la presenza di frequenti errori, ma credo che purtroppo come spesso succede la colpa non sia del traduttore bensì della mancanza di un successivo controllo da parte dell’editore. Ma va bè, sono quisquiglie!

Come dicevo prima, in questo libro ho trovato, soprattutto, fascino, in ogni suo aspetto. Un po’ alla rinfusa, vorrei provare ad approfondirli, questi aspetti.

Unaveduta del pianeta Inverno.
Climbing mountains by Seventing on DeviantArt

Per prima cosa, l’ ambientazione: Gethen/Inverno. Su questo pianeta il clima è freddissimo (si trova nel pieno di un’era glaciale), l’ambiente decisamente inospitale. Ma bellissimo. Sono un po’ di parte, perché adoro i paesaggi di ghiaccio e neve, ma mi ha affascinato moltissimo la descrizione della geografia getheniana, dei paesaggi sconfinati che fanno dire a Estraven: Sono felice di essere vissuto per poter vedere questa scena. Ma anche il dolore e la fatica, la non-ombra che ti fa vedere solo bianco intorno, senza percezione della tridimensionalità delle cose, come stare in una sfera dove tutto è bianco, la paura, la difficoltà che questo clima comporta. E, ancora una volta, la bellezza, sempre, il fascino, di un mondo come questo.

Come ho già avuto modo di dire, gli abitanti di Inverno sono caratterizzati da una fisiologia sessuale diversa da quella del resto degli esseri umani*: sono ermafroditi, ma asessuati per la maggior parte del tempo. Una volta al mese vanno in kemmer, sviluppando uno dei due sessi, che può anche essere diverso ad ogni nuovo periodo di kemmer. Non ci sono quindi maschi o femmine, è una società senza sessi, senza quindi la distinzione a cui siamo abituati. È una situazione non difficile da capire, ma quasi impossibile da immaginare. Ogni persona ha in sé l’essenza di uomo e di donna, e contemporaneamente nessuna delle due. Sono come le tenebre e la luce della poesia, vita e morte, la meta e la via, gli opposti indivisibili, yin e yang, volendo usare un corrispettivo terrestre.

Una condizione, insomma, estremamente affascinante, che per tutto il libro “tormenta” Genly, gli causa continue riflessioni e scoperte, e anche a me ha dato da pensare parecchio dopo la prima lettura, e anche durante questa seconda.

I protagonisti del romanzo sono due, Therem Harth rem ir Estraven e Genly Ai. Entrambi mi sono piaciuti tantissimo, affascinanti come personaggi separati, ma soprattutto nella loro interazione. Sono alieni l’uno per l’altro, ma uniti dalla loro differenza e accomunati dalla solitudine.

Estraven è solo perché esiliato, perché ha perduto l’amore della sua vita, perché è l’unico ad aver creduto in Genly e nella sua missione.

Genly è solo perché è l’unico della sua razza, perennemente in kemmer, un “pervertito” per la gente di Gethen. È solo anche temporalmente, perché i viaggi su navi NAFAL (nearly as fast as light, ovvero “veloci quasi quanto la luce”) sono soggetti alla teoria della relatività, ovvero pochi anni per il viaggiatore corrispondono a diversi decenni sul pianeta di partenza, quindi tutte le persone che lui conosceva sulla Terra sono ormai morte.

Soltanto quando si troveranno entrambi “alienati” dal resto della popolazione di Gethen, Genly e Therem comprenderanno a pieno il senso della loro diversità: Noi siamo eguali, infine, eguali, alieni, soli.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura (a sinistra) è stato realizzato da struckdumb; invece il segnalibro a destra, dedicato al libro, è mio!

Infine, La mano sinistra delle tenebre è anche una storia d’amore. Per la precisione, è la storia di tanti amori, di persone che fanno cose per amore, che imparano l’amore, rimpiangono l’amore, scoprono la potenza dell’amore, vivono l’amore. Non riesco a spiegare meglio la sensazione che mi ha dato da questo punto di vista la lettura di questo libro, avrei bisogno di spiegare troppe cose ed entrare nel dettaglio. Posso solo ripetere che La mano sinistra delle tenebre ha saputo affascinarmi e commuovermi anche parlando d’amore.

Per tutte queste e per molte altre cose, ho alzato il voto che avevo dato alla prima lettura a questo libro, da 4 a 5 stelline, e dopo averci pensato un po’, ho deciso di dargli il massimo anche con la votazione in decimi.

C’è scritto in copertina che Newsweek ha definito La mano sinistra delle tenebre «Un capolavoro». Sono pienamente d’accordo.

Sfide

Un po’ di frasi

Dagli Archivi di Hain. Trascrizione di Documento Ansible, 01-01101-934-2-Gethen: Allo Stabile di Ollul: Rapporto di Genly Ai, Primo Mobile su Gethen/Inverno, Ciclo Hainiano 93, Anno Ecu-menico 1490/97.
Farò il mio rapporto come se narrassi una storia, perché mi è stato insegnato, sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione d’immaginazione. Il più solido dei fatti può soccombere o prevalere, a seconda dello stile in cui è esposto: come quel bizzarro gioiello organico dei nostri mari, che si fa più brillante quando una donna lo indossa e, indossato da un’altra, sbiadisce, si fa opaco e diventa polvere. I fatti non sono più solidi, coerenti e rotondi, e reali, di quanto non lo siano le perle. Entrambi, però, sono sensibili.
La storia non è completamente mia, né sarò io solo a narrarla. In realtà, neppure sono sicuro di chi sia questa storia; voi potrete essere giudici migliori. Ma è tutt’una, e se in certi momenti i fatti parranno cambiare, con una voce cambiata, ebbene, allora voi potrete scegliere il fatto che più vi piace; eppure, nessuno di essi è falso, e si tratta di una sola storia.
[incipit]

Una voce che pronuncia la verità è una forza più grande delle flotte e delle armate, dando tempo al tempo.
Genly Ai

Esistono delle cose più importanti della comodità, a meno che non si sia una vecchia o un gatto.
Genly Ai

Faxe il Tessitore: L’ignoto. L’imprevisto, l’indimostrato, è tutto questo la base della vita. L’ignoranza è la base del pensiero. La mancanza di prove è il terreno dell’azione. Se fosse provato che non esiste un Dio, non ci sarebbe religione. […] Ma anche se fosse provato che esiste un Dio, non ci sarebbe religione… Ditemi, Genry**, che cosa è conosciuto? Che cos’è sicuro, prevedibile, inevitabile… la sola cosa certa che voi sappiate sul vostro futuro e sul mio?
Genly Ai: Che dobbiamo morire.
Faxe il Tessitore: Sì. In realtà c’è una sola domanda alla quale si può rispondere, Genry, e noi sappiamo già la risposta… La sola cosa che rende la vita possibile è la permanente, intollerabile incertezza: non sapere che cosa verrà dopo.

Ciò che è ammirevole è inesplicabile.
Therem Harth rem ir Estraven

Una delle cose più erronee e più pericolose è l’implicazione secondo la quale la civiltà, essendo artificiale, debba essere innaturale: che sia l’opposto del primitivismo… […] il processo è semplicemente di crescita, e primitivismo e civiltà sono gradi della medesima cosa. Se la civiltà ha un opposto, questo è la guerra. Di queste due cose, ne avete o una, o l’altra. Non entrambe.
Genly Ai

L’inaspettato è ciò che rende possibile la vita.
Therem Harth rem ir Estraven

È una cosa terribile, la bontà, questa bontà che gli esseri umani non perdono. Terribile, perché quando noi alla fine siamo nudi, nel buio e nel freddo, è tutto ciò che abbiamo. Noi che siamo così ricchi, così pieni di forza, finiamo con quella piccola moneta. Non abbiamo niente altro da dare.
Genly Ai

Come si fa a odiare una nazione, o ad amarne una? […] Io conosco la gente, conosco le città, le fattorie, le colline e i fiumi e le rocce, so come il sole al tramonto, d’autunno, discende sul fianco di un certo campo sulle colline; ma qual è il senso di dare un confine a tutto questo, di dare un nome a esso e cessare di amare là dove il nome finisce di essere applicato?
Therem Harth rem ir Estraven

Non sto cercando di dire che sono stato felice, durante quelle settimane […]. La felicità deve avere qualcosa a che fare con la ragione, e solo la ragione la merita, e la ottiene. Quel che mi era dato era la cosa che non si può meritare, né ottenere, né conservare, e che spesso non si riconosce neppure sul momento; intendo dire la gioia.
Genly Ai

È un bene avere una fine per il viaggio che state compiendo; ma alla fine, è il viaggio che conta.
Genly Ai

… un’amicizia della quale ciascuno di noi aveva un enorme bisogno, nell’esilio, e che era stata già tanto dimostrata, nei giorni e nelle notti del nostro amaro, difficile viaggio, che avrebbe già potuto essere chiamata, allora come più tardi, amore. Ma era dalle differenze che esistevano tra noi, non dalle affinità o dalle somiglianze, ma dalla differenza, che quell’amore veniva: ed esso era un ponte, l’unico ponte, che attraversava ciò che ci divideva.
Genly Ai

Un amore profondo tra due persone comprende, dopotutto, il potere e l’occasione di fare un male profondo.
Genly Ai

La paura è molto utile. Come le tenebre; come le ombre.
È strano che la luce del giorno non basti. Abbiamo bisogno delle ombre, se vogliamo camminare.
Therem Harth rem ir Estraven


* Tutti gli abitanti dei vari pianeti della Galassia sono ritenuti appartenenti allo stesso genere umano, perché proveniente da uno stesso ceppo che milioni di anni prima ha colonizzato tutti i pianeti abitabili della Galassia.

** I getheniani non riescono a pronunciare la elle, per cui il nome di Genly veniva sempre pronunciato “Genry”.

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4 commenti per La mano sinistra delle tenebre

  1. Cami scrive:

    Ti dirò, mi hai fatto venire voglia di leggerlo! :D

  2. Phoebes scrive:

    Non te ne pentirai (spero!) :)

  3. secch scrive:

    è praticamente impossibile riuscire a trovarlo in italiano!

    • Phoebes scrive:

      Davvero? Io l’ho comprato un po’ di anni fa, in effetti. Non sapevo fosse così introvabile! Chissà come mai, è un romanzo così famoso! sperimo lo ristampino, prima o poi!


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